partito democratico

Ingiustizia

E’ una misura politicamente e socialmente inaccettabile, oltre che a rischio di costituzionalità rafforza l’ingiustizia di questo Paese e aumenta la precarietà. Chiedo al governo di ritirarla immediatamente o contrasteremo questo provvedimento in Parlamento con tutte le nostre forze.

Walter Veltroni

Sui precari il PD sarà intransigente. La norma che prevede l’impossibilità per i lavoratori di ricorrere ai giudici per ottenere l’assunzione a tempo indeterminato non è accettabile per Walter Veltroni. “Credo che chiunque sia rimasto assolutamente sorpreso nel vedere l’approvazione di una norma sulla materia in maniera così rocambolesca. Vogliono regolare una norma così delicata come la precarietà con un emendamento presentato all’ultimo minuto, finendo per creare una situazione doppiamente paradossale. Chi ha una serie di contrattia termine e vuol fare causa al massimo otterrà un risarcimento ma non avrà mai né l’assunzione né il rinnovo del contratto a tempo determinato”. Veltroni prevede che così le aziende finiranno per preferire la stipula di contratti a tempo determinato”con due ministri (Sacconi e Brunetta) che ne prendono le distanze, e così la Meloni. Ma sul testo del maxiemendamento hanno posto la fiducia, il governo è un Giano bifronte.

La norma andrebbe cancellata dal testo attualmente in discussione, oggi è in Senato. Cosa che l’esecutivo non vuole fare, per non allungarne l’iter parlamentare. Veltroni, però, non accetta questa logica: “Il nostro paese sta vivendo un periodo di stagnazione drammatica che allarga le differenze sociali. Per questo noi siamo disposti, pur di eliminare l’emendamento anti-precari, anche a una terza lettura della Camera sul maxiemendamento, non si vada a racocntare ai precari che non lo si fa per non far lavorare i deputati due giorni di più!”.
Il bilancio dei 100 giorni è sempre più negativo: “Il governo è stato ingiusto con le imprese, con i lavoratori, con i precari e non c’è stata alcuna riduzione della pressione fiscale”.
Agenzie e quotidiani riportano dichiarazioni di esponenti della maggioranza che dicono di aver introdotto la norma per evitare assunzioni di massa alle Poste. Una giustificaizone inaccettabile per il segretario del PD: “Non si fanno interventi legislativi su questa materia per risolvere il problema delle poste, o delel banche o dell’editoria. Pietro Ichino proprio per questo mette in discussione la costituzioanlità di questo emendamento.

Il governo ritiri l’emendamento. “Noi abbiamo votato contro ma chiediamo al Governo di ritirarlo come chiedono anche i sindacati e parte della maggioranza. I lavoratori vanno stabilizzati, invece si rende la loro vita ancora più precaria. Questo provvedimento sancisce la precarizzazione della vita per decine di migliaia di persone. Cosa aspettarsi da chi in campagna elettorale diceva la precarietà non è un problema come Silvio Berlusconi? La precarietà è il principale problema sociale italiano!”.

Veltroni è tornato sulle battute di Renato Brunetta. Il ministro per la pubblica amministrazione si è detto infatti distinto e distante dal provvedimento. “Carino come gioco di parole, ma i giochi di parole non piaceranno ai precari che non potranno costruirsi una vita”.

Il comma 3 bis o del licenziamento facile.
Nel corso della conferenza Luigi Zanda, vicecapogruppo al Senato, ha denunciato anche le modifiche proposte con il comma 3 bis: “Ogni contratto deve avere una causale che motivi perchè sia stato preferito a un contrattoa tempo indeterminato. Con le loro modifiche se la causale viene dichiarata illegittima il contratto si annulla!”.

Zanda e Mercatali:”Stanno trattando il Senato come un deposito”.
Luigi Zanda vicecapogruppo del PD al Senato ne è sicuro: “L’uso del decreto legge sta arrivando a forme mai viste prima, lo utilizzano anche per approvare una manovra economica triennale. Hanno la maggioranza eppure abusano del decreto. L’abuso riguarda anche l’inserimento di emendamenti all’ultimo minuto come accaduto nel caso della manovra economica. Non era mai successo prima! Così si sottrae al parlamento anche il momento della valutazione. Non riesco a capire se siano emendamenti pilotati dal Governo, visto che il testo è suo”. Zanda e il capogruppo in commissione Bilancio al Senato, Vidmer Mercatali, nel corso della conferenza stampa hanno rilanciato la concertazione con le parti sociali. “Si finisce con il sottrarre al Parlamento la possibilità di valutazione. Sono spaventato – afferma Zanda – dal modo surrettizio di questo governo di operare le riforme”. “Con questa norma – aggiunge Mercatali – la vita o la morte dei precari è nelle mani dei datori di lavoro. Questo provvedimento mette in discussione anche la legge Biagi che prevedeva comunque delle tutele. Per cui noi proponiamo di sopprimere questo articolo e di inserirne un altro che prevede la concertazione con le parti sociali. La materia è tale da avere ripercussioni nel mondo sociale e economico del nostro Paese”.

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25 Commenti

  1. Ric Pre dice

    Caro Luca, mi sa che ora che siamo scivolati a pagina 6 non ci si fila più nessuno. Speriamo che l’Onorevole, che aveva espresso il desiderio di proseguire la discussione a settembre, trovi uno stratagemma per riportarci in prima pagina 🙂

  2. Pur trovandomi ideologicamente assai distante dalle posizioni politiche di coloro che propongono rifome liberiste come quelle esposte da rivoluzioneitalia, credo sia necessario prendere atto della situazione di sfascio totale nella quale si trova il sistema universitario italiano e pensare a riforme strutturali serie, anche prendendo a modello sistemi sicuramente funzionanti come quello americano (ma ci sarebbe anche quello francese, che prevede i concorsi e funziona comunque bene).
    L’abolizione dei concorsi sarebbe certamente una riforma “responsabilizzante” (e non anticostituzionale, peché la Costituzione prevede la possibilità di stabilire eccezioni alla regola del concorso pubblico per l’accesso al pubblico impiego), nel senso che colui che prende la decisione di assumere un ricercatore dovrà poi rendere conto del suo rendimento e non potrà invocare alibi del tipo “ha vinto un concorso”. Il problema è che tale cambiamento richiede necessariamente una vastissima riforma del sistema universitario, che consenta all’istituzione di allontanare i responsabili dei gruppi di ricerca improduttivi, altrimenti quale sarebbe la penalizzazione per chi recluta incapaci?
    Anche l’abolizione del valore legale del titolo di studio non può non inserirsi in una riforma mastodontica, che dovrebbe riguardare il funzionamento addirittura di tutta l’amministrazione pubblica. Attualmente infatti il titolo di studio ha valore legale essenzialmente per l’esercizio delle professioni (e qui l’abolizione del valore legale cambierebbe poco, perché sia ora che in caso di riforma, in ogni caso il filtro sarebbe l’esame di stato) e per i concorsi pubblici, il che significa che per essere efficace l’abolizione del valore legale richiederebbe l’estensione dell’abolizione dei concorsi e la creazione dei sopracitati meccanismi di allontanamento dei responsabili delle strutture inefficienti nell’intera amministrazione pubblica (comuni, ministeri, università, ospedali e via all’infinito). Il che significherebbe non solo riformare l’intera struttura statale e cambiare la costituzione, ma anche reimpostare completamente il diritto del lavoro nel settore pubblico. Cosa magari anche auspicabile, ma quanto mai al di la’ degli obiettivi realistici di qualsiasi forma di lotta politica alla nostra portata. Per completezza aggiungerei che per le assunzioni nel settore privato, il titolo di studio è già privo di valore legale e le aziende danno già molta importanza alla qualità dell’ateneo che ha prodotto quel laureato.
    Per quanto riguarda il tema della “governance” (ma non si può cercare di usare qualche parola italiana?) degli atenei proposto dall’on. Ghizzoni e che in qualche modo si ricollega ai discorsi di rivoluzioneitalia, osserverei che un discussione sul tema sarebbe senz’altro interessante ed opportuna. Ad esempio credo che sarebbe importante eliminare l’eleggibilità di rettori, presidi, direttori di dipartimento e membri dei consigli di amministrazione, nonché ridurre i poteri dei consigli di facoltà. Questo perché tali elezioni creano un inaccettabile cortocircuito fra controllati e controllori e sono la causa principale sia dei dissesti finanziari degli atenei che dell’esplosione delle autopromozioni. E’ fin troppo ovvio che per i presidi ed i rettori è estremamente difficile fermare l’orgia di autopromozioni facendo una cosa utile per l’Italia, ma contraria agli interessi dei loro elettori. E’ come se si desse la possibilità di eleggersi il vigile urbano di quartiere: è fin troppo ovvio che tutti finirebbero per votare quello che non si mette a fare multe!
    In ogni caso non penso che tale dibattito sulla governance possa esserci proposto come soluzione allo scandalo delle autopromozioni. Magari sulla carta è pure giusto, ma noi vorremmo risposte e soluzioni immediate, non un rinvio a maxiriforme che chissà quando e come saranno fatte (e peraltro per i prossimi 5 anni saranno impossibili, con il centrodestra al governo). In quest’ottica sarebbe assai più sensato accogliere la nostra proposta delle piante organiche, che sarebbero facili da introdurre, non richiederebbero alcuna maxiriforma e potrebbero essere sostenute anche dalla maggioranza attuale. E se fatte con intelligenza non strozzerebbero ed ingesserebbero nulla, perché potrebbero essere introdotte con una certa flessibilità, per esempio limitandosi a stabilire un tetto massimo alle percentuali di associati e ordinari in ciascuna facoltà, lasciando comunque liberi gli atenei di muoversi come vogliono al di sotto di questa percentuale. Una riforma semplice, coraggiosa, intelligente e rivoluzionaria. Che migliorerebbe il sistema, ma lederebbe gli interessi dei clan.

  3. Ric Pre dice

    Finché resterà il centrodestra non ci sarà da aspettarsi nulla di buono, questo è tacito. L’obiettivo è spingere il centrosinistra a comportarsi diversamente, la prossima volta che governerà. L’ultima volta non lo ha fatto: i deboli sono stati massacrati, mentre i forti stanno ancora banchettando con i regali di Mussi, Volpini, Modica, Tessitore & co., le doppie idoneità e l’orgia di autopromozioni.
    L’opposizione al centrodestra è un altro discorso, ci stiamo organizzando, ma senza alcun dialogo ne’ con i docenti, ne’ con il centrosinistra. Se poi le politiche e le alleanze universitarie del centrosinistra dovessero cambiare, cambierebbe ovviamente anche la nostra posizione.

  4. andrea dice

    Ma a voi precari interessa qualcosa di quello che sta accadendo in questi giorni alla scuola italiana, a cosa serve continuare ad accusare il precedente governo di non essere riuscito a risolvere i vostri problemi? Continuare a cercare capri espiatori per le vostre difficoltà mi sembra francamente inutile in questo momento in cui il governo Berlusconi, attraverso Tremonti Gelmini e Brunetta, sta cercando di smantellare tutto il sistema scolastico pubblico, Università e ricerca incluse.

  5. Valentina dice

    Sottoscrivo e condivido OGNI SINGOLA PAROLA dei messaggi di ric pre…onorevole, non vi crede più nessuno, e credo ve ne siate accorti.

    Come si potrebbe farlo ancora, dopo che il prodotto del vostro grande impegno, il nuovo regolamento che sbandierate come panacea di tutti i mali, è semplicemente stato ritenuto “inadeguato” (volendo con questo termine riassumere i vari clamorosi difetti del documento) dal Consiglio di Stato e dalla Corte dei Conti???…ci si riempie la bocca di discussione sui criteri per valutare l’adeguatezza dei precari della ricerca, gli unici ai quali viene richiesta l’infallibilità e, ironia della sorte, soprattutto gli unici che a più riprese hanno sempre dichiarato di volere essere giudicati per il curriculum ed il merito, ma come dovremmo valutare l’adeguatezza di una classe politica che non riesce nemmeno a preparare un documento “adeguato”?

  6. Il PD non ha nessuna volontà di riformare l’università… Anche perchè è storicamente popolata da simpatizzanti del PD.

    Quello che vedo sono le solite microdiscussioni cavillose per difendere quella e quell’altra corporazione (precari inclusi).

    Riformulo la domanda:
    Perchè il PD non è favorevole alla linea europea per università e ricerca?

    Linea europea significa autonomia economica degli atenei, significa abolizione dei concorsi pubblici, significa abolizione del valore legale del titolo di studio.

  7. Che la coerenza non sia di questo Governo e in particolare della Gelmini è accalarato. In tutte le occasioni la ministra ha parlato di “meritocrazia”, ma nessuno dei provvedimenti di cui è responsabile si regge sul principio di valorizzare e premiare il merito.
    La mancata registrazione del “nostro” regolamento per il reclutamento dei ricercatori fa sì che i prossimi concorsi si svolgano con le vecchie regole. Il tema vero è che la ministra ha dichiarato il suo interesse per la modifica delle norme concorsuali, ma non ha spiegato quali idee intenda mettere in campo: non vorrei che ci trovassimo nella solita situazione di un “ritorno al futuro”. Per il 2009 ci sono due problemi aggiuntivi, oltre all’eventualità di utilizzo dei vecchi concorsi. Innazitutto, se non si sbloccheranno i fondi previsti dal piano straordinario di Mussi (come ho proposto nel mio emendamento, bocciato) non ci saranno le risorse per bandire i posti. Inoltre, la limitazione al 20% del turn over porterà a cifre risibili i posti banditi: come ha mostrato Francesca nel suo commento sull’Università di Chieti (e a conferma del malcostume dell’autopromozione di cui abbiamo a lungo parlato) già siamo a numeri ridicoli, che si ridurranno drasticamente. Per inciso: un’autonomia “irresponsabile” , che non costringe a render conto delle decisioni assunte permette di bandire 3 posti da ricercatori, 36 da ordinario e 35 da associato. Se non si cambia la governance (cioè la testa del problema) non si porranno mai le base per un buon governo del nostro sistema universitario, a danno soprattuto dei giovani precari.
    Sto partendo per le vacanze: spero si possa riprendere questo scanbio di idee al mio ritorno.
    A presto!

  8. mino dice

    Gent.ma On. Ghizzoni,

    mi fa piacere che abbia risposto e che ci possa essere un dialogo… e credo che non potesse riferirsi a me quando parlava di arroganza.
    Sì, anche dalle parole del Sen. Modica avevo capito che a livello di Ministero erano stati posti degli ostacoli al regolamento sul reclutamento dei ricercatori. E anch’io notati con molta sorpresa lo stralcio dell’articolo riguardanti le valutazioni ex-post con disincentivi agli atenei che avessero assunto un ricercatore poco produttivo, che era in effetti una norma rivoluzionaria (come del resto tutto il regolamento). Pensai allora che questa modifica fosse dovuta proprio alla presa di posizione pubblica di alcuni esponenti della Margherita, ne apprendo ora da lei il vero motivo.

    Concordo con lei sul fatto che ci siano davvero tante cose che vanno cambiate nella gestione degli atenei. Lei ha citato le parole del Ministro Gelmini in commissione, dove ha detto che per il momento la sua priorità non è la governance, ma la riforma dei concorsi e del dottorato. Magari fosse così, perchè da quello che apprendo in questi giorni credo che il Ministro non abbia intenzione di occuparsi nemmeno della riforma dei concorsi. Mi riferisco ad una notiza apparsa su “Italia Oggi” ieri, e di cui ho poi trovato conferma diretta, secondo cui nel Disegno di Legge dello scorso 1 Agosto, il Governo ha disposto che anche i 2000 concorsi della terza trache del reclutamento straordinario per l’anno 2009 dovranno svolgersi con le vecchie regole!!
    Si tratta di una decisione è completamente assurda: per quest’anno potevano venirci a dire che non c’era il tempo per emanare un nuovo regolamento (anche se le modifiche proposte nella petizione erano più che fattibili)… ma per il 2009 c’è tutto il tempo non solo per qualche correttivo ma anzi addirittura per un cambiamento in toto dei concorsi.
    Contemporaneamente il Ministro Gelmini dice, a parole, che vuole cambiare i concorsi. Ma che senso ha dire di volere cambiare i concorsi se poi con un anno di anticipo già si stabilisce che i prossimi 2000 posti del reclutamento straordinario – che saranno praticamente gli unici concorsi che saranno banditi per effetto dei tagli sul turn-over – si devono svolgere con le vecchie regole?

    Francamente sono rimasto allibito quando ho letto la notizia. Non so cosa pensare: forse è solo un’operazione “promozionale” del Ministro in modo che ora potrà dire alla stampa che si occupa dei giovani ricercatori (omettendo, come del resto farà anche la stampa, che i 2000 concorsi li ha ereditati dal governo Prodi)? o forse è un atto premeditato per “salvare” questi 2000 concorsi dalla sua stessa riforma?

    E’ questa la meritocrazia di cui ogni giorno parla la Gelmini? continuare a far svolgere tutti i concorsi che ci rimangono con le vecchie regole sui cui effetti tutti negativi, a parole, concordano?

    Cara On. Ghizzoni, ho scritto questo intervento proprio per farle sapere di questo assurdo provvedimento. Incalzi il Ministro in Commissione su questo tema. Che il Ministro, che ogni giorno non fa altro che continuare a parlare di “merito”, spieghi come si concilia col merito questo suo provvedimento.

  9. Francesca dice

    Apro il numero 71-2008 della Newsletter di Concorsi.it e trovo:

    ABRUZZO

    UNIVERSITA’ ‘G. D’ANNUNZIO’ DI CHIETI Procedure di valutazione comparativa per la copertura di tre posti di ricercatore universitario – I tornata concorsuale 2008. (3 posti) GURI n. 54 del 11.07.2008 Scad.11.08.2008

    UNIVERSITA’ ‘G. D’ANNUNZIO’ DI CHIETI Procedure di valutazione comparativa per la copertura di trentasei posti di professore di prima fascia – Ordinario – I Tornata 2008. (36 posti) GURI n. 54 del 11.07.2008 Scad.11.08.2008

    UNIVERSITA’ ‘G. D’ANNUNZIO’ DI CHIETI Procedure di valutazione comparativa per la copertura di trentacinque posti di professore di II fascia – Associato – I tornata 2008. (35 posti) GURI n. 54 del 11.07.2008 Scad.11.08.2008

    Cosi’, solo perché l’Abruzzo è la prima regione italiana in ordine alfabetico…

  10. Il silenzio di questi ultimi giorni, da venerdì a ieri, non è dovuto ad alcun imbarazzo (se così fosse sarebbe bastato non pubblicare i commenti). Più banalmente è dovuto alla mancanza di tempo: il blog, infatti, è solo uno dei modi con il quale svolgo la mia attività di parlamentare. Credo sia facile per tutti immaginare che oltre al lavoro in commissione e in aula (ricordo che ieri si è svolto l’ultimo voto di fiducia sulla manovra), ci sono le riunioni, gli incontri pubblici (parecchi in questo periodo estivo di feste), le risposte personalizzate e meditate alle mail che arrivano al mia casella della Camera. C’è poi, come per molti, anche la famiglia (e domenica, ammetto, mi ci sono dedicata intensamente).
    Veniamo al merito.
    Della seconda risposta di Ric. Pre. non ho commentato quello che lui definisce “egoismo di casta” (cioè l’autopromozione) semplicemente perché è un dato di realtà, e concordo con lui nell’indicarlo come uno dei problemi principali del sistema universitario. Non a caso (e in coerenza con quanto sostenuto in campagna elettorale) il piano straordinario di assunzioni (140 milioni di euro) si riferiva a ricercatori. Il piano era insufficiente? Probabilmente sì, ma 4200 ricercatori sono sempre meglio del taglio del turn over previsto dal decreto 112 della coppia Gelmini-Tremonti. E vale la pena ricordare, che i pochi posti che si bandiranno quest’anno utilizzeranno le risorse messe a disposizione dal Governo Prodi.
    Mi soffermo sull’egoismo di casta: oltre a denunciarlo (giustamente), bisogna rimuoverlo. In che modo? Con le piante organiche? Quelle stesse piante organiche che stanno strozzando gli enti di ricerca (si tratta di un dato oggettivo) e che il Governo nel decreto 112 ha deciso di ridurre del 10%? A me pare, ma è la mia opinione personale, che questa strada rappresenti un vicolo cieco. E non solo perché credo che il sistema universitario e della ricerca non sia assimilabile – per la funzione che svolge – a qualsiasi altra amministrazione e perché ritengo che la “ricerca viva di libertà”, ma soprattutto perché se non cambiamo le regole e la mentalità (ne convengo, Ric. Pre.) la pianta organica si trasformerà in una gabbia. Una gabbia sempre più piccola (come dimostra il decreto 112), nella quale per avanzare occorrerà aspettare che vada in pensione l’associato o l’ordinario. E vi pare davvero che questa gabbia potrebbe garantire l’accesso ai ricercatori precari? A me non pare proprio. Sono comunque disponibile a confrontarmi a fondo su questo tema, senza reticenze e pregiudizi.
    Ha ragione Luca quando scrive che l’anomalia sta nel fatto che “la gestione dei posti finisce per essere affidata alle stesse persone interessate a bandire concorsi per sè piuttosto che per gli altri”: non concordo quando invece ritiene “demenziale” la legge che ha concesso l’autonomia gestionale. Non concordo perché non è la legge d’autonomia (peraltro dettata dall’art 33 della Costituzione) ad essere sbagliata: sbagliato è il fatto che non si sia voluto far diventare “responsabile” l’autonomia, attraverso meccanismi di valutazione. E in questo, gli Atenei (non tutti, ma tanti) sono stati bravi a svicolare e ad interpretare l’autonomia come il fare tutto ciò che si vuole (Mino, concordo con te), tanto le conseguenze di scelte sbagliate non si pagano. Ad esempio: è del tutto evidente che fare concorsi per autopromuovere ricercatori e associati sia sbagliato “eticamente” e “scientificamente”, perché così non si innova il corpo accademico e nemmeno la ricerca e la didattica. Ad Atenei che non applicano un adeguato turn over e soprattutto non garantiscono un fluido accesso alla carriera accademica andrebbero ridotte le risorse: questa sarebbe una norma equa e “responsabile”. E a questo proposito penso che dovremmo avere il coraggio di abbandonare la logica delle tre fasce (i tre gradini della gerarchia, come li definisce Luca) e pensare ad un corpo accademico unico, nel quale l’avanzamento di carriera e stipendiale è agganciato a valutazione triennale dell’attività didattica e di ricerca.
    Torno all’anomalia individuata da Luca perché credo che rappresenti il problema principe del sistema universitario italiano: cioè un modello di governace che non risponde più alle esigenze del sistema ed anzi lo affossa perché non è democratico, non è trasparente, non separa le responsabilità scientifiche e didattiche da quelle gestionali, non chiede di render conto dei propri risultati con modalità oggettive. Credo che più di ogni altra cosa l’Università abbia bisogno di una legge sulla governance, che disciplini forme e procedure di governo del sistema nazionale e dei singoli atenei. Solo così si potrà avere una autonomia responsabile; solo così si potrà spezzare, ad esempio, la catena di potere rappresentata dai concorsi e dall’accesso alla carriera accademica.
    Guardate non è un caso che la ministra Gelmini, nell’audizione della scorsa settimana in Commissione cultura abbia dichiarato “candidamente” che in accordo con il CUN, la CRUI e il CNSU le sue priorità per l’Università sono le modalità concorsuali e il dottorato di ricerca, dato che la governance è un “tema troppo complesso sul quale ci sono troppe idee”. Per forza! Con una legge sui concorsi può tenersi buono il vasto mondo accademico, con una legge sulla governance metterebbe i piedi nel piatto! E invece è proprio in questa direzione che bisogna andare. Allora sì, faremmo qualcosa di sinistra.
    Voi cosa ne pensate?
    A questo punto sarebbe legittimo, da parte vostra, chiedermi perché nei 20 mesi di Governo non abbiamo lavorato ad una nuova governance del sistema: in effetti ci abbiamo provato ma il tempo “concesso” è stato poco, troppo poco. Il ministro ha ritenuto una priorità il piano straordinario sui ricercatori (e dai vostri commenti non si può dire che l’urgenza non ci fosse). Ma evidentemente abbiamo sbagliato e gli elettori giustamente ci hanno punito.
    A Mino: studierò a fondo le proposte avanzate dalla petizione, ma posso garantirti che ai parlamentari della VII commissione non sono pervenute. Hai ragione da vendere quando dici che la doppia idoneità è stata un errore gravissimo, che personalmente ho contrastato, purtroppo senza riuscirci. Le mie dichiarazioni in questo senso sono agli atti della VII commissione.
    Tu ipotizzi divisioni all’interno del centrosinistra sul reclutamento quale causa del naufragio del nuovo regolamento. Dal mio osservatorio posso dire che sì, qualcuno al nostro interno non ha certo mostrato molta simpatia per le nuove regole (Tessitore e Volpini hanno dichiarato apertamente la loro contrarietà), ma credimi se ti dico che all’interno del ministero in molti si sono adoperati per mettere i bastoni fra le ruote. Ad esempio, la norma più “rivoluzionaria” e in grado di garantire equità al sistema, quella che prevedeva il mancato trasferimento delle risorse stipendiali nel caso in cui fosse stato assunto un ricercatore brocco, è stata cassata per quello che io definisco un cavillo normativo…
    Sulle università trasformate in fondazioni di diritto privato rinvio al mio intervento in aula: credo che le mie parole non lascino spazio a fraintendimenti… Per quanto riguarda le opinioni di D’Alema, posso solo dire che è personalmente responsabile di quello che pensa e dice.
    Scusate se sono stata prolissa, ma le cose da dire sono davvero tante. Comunque non ci fermiamo qui, giusto?
    Dimenticavo: come si fa a dire che nei due anni passati il PD ha gestito corporativamente l’università? Forse sbaglio, ma il ministro Mussi non è di Sinistra democratica?

  11. Luca dice

    Dimenticavo: ho l’impressione che il silenzio dell’Onorevole appena si è cominciato a parlare di autopromozioni e dell’osceno quadro emerso dalla 1a sessione 2008 dimostri che gli auspici con i quali ho concluso il post resteranno lettera morta. Credo che il PD non abbia intenzione di avviare una battaglia per la modernizzazione e la meritocrazia nell’università se questa richiede di assumere posizioni impopolari fra gli autopromuovendi. Peccato.

    (cara Bianca, non è che mi diverto a bacchettare il PD e non Berlusconi: è che dalla destra non mi aspetto nulla, dalla sinistra mi aspettavo molto. Per questo critico il PD. Dopo 5 anni a stringere i denti e aspettare l’arrivo del centrosinistra, i due anni in cui il PD ha gestito corporativamente l’università sono stati una delusione infinita)

  12. Luca dice

    Cari Mino e Ric Pre, la questione delle regole concorsuali è importante (anche se Ric Pre centra il cuore del problema quando parla del biglietto della lotteria ed osserva come con la mentalità imperante qualunque sistema di regole, incluse quelle del famoso regolamento-Mussi, possa essere facilmente aggirato). Il problema delle autopromozioni (messo tragicamente in evidenza dalle cifre inquietanti della 1a sessione 2008, che peraltro vanno pure raddoppiate a causa dell’osceno emendamento-vergogna sulla doppia idoneità) è però infinitamente più importante. In primo luogo perchè se si dissanguano i bilanci per fare tutti ordinari, regolamento-Berlinguer o regolamento-Mussi i concorsi da ricercatore semplicemente non si fanno. Per cui l’ordine di priorità non può che essere: 1) farli fare; 2)stabilire le regole.
    In secondo luogo non ha senso entrare in fissa con la questione del regolamento più meritocratico nei concorsi da ricercatore e AL TEMPO STESSO favorire un trionfo antimeritocratico di autopromozioni a associato e ordinario. In questo contesto non è credibile nessuno: se la CRUI (e alcuni deputati DS della scorsa legislatura) stoppano le stabilizzazioni dei precari parlando di merito negli ingressi di ricercatori e CONTEMPORANEAMENTE legiferano per far svolgere “concorsi” antimeritocratici da ordinario e associato con meccanismo locale e reintroducendo la doppia idoneità è chiaro che si perde qualsiasi credibilità. Facendo 2+2 non si può non pensare che la reale motivazione era un’altra: si voleva evitare che l’intervento a favore dei precari consumasse risorse che si era già pensato di destinare all’orgia di autopromozioni. Per di più le autopromozioni facili (e truccate) sono una delle principale cause dei trucchi anche nei concorsi da ricercatore: se io associato ho le progressioni di carriera garantite posso prendere come ricercatore chi mi pare, se devo sudarmi le progressioni entrando in concorrenza con i colleghi starò ben attento ad avere collaboratori validi.
    A questo punto sarebbe importante che il PD, più che incalzare il governo a costo zero (tanto sta all’opposizione e può chiedere tutto e il contrario di tutto), assuma posizioni chiare su questo problema, invochi la revoca della doppia idoneità e presenti una chiara proposta in favore delle piante organiche. Nessuna proposta sull’università sarà mai credibile e produttiva se non parte dalla ricostruzione dei corretti rapporti numerici fra i tre gradini della gerarchia. Qualunque sia l’insieme di regole (non solo concorsuali) e qualunque l’entità dei funzionamenti, non si può certo pensare di far funzionare un sistema con una gerarchia a piramide rovesciata, le progressioni di carriera facili e garantite ed una classe docente che pensa solo alle proprie autopromozioni anche a costo di affossare finanziariamente il sistema.

  13. Cara Manuela

    Il PD ha molto sbandierato durante la campagna elettorale linee europeiste.
    Perchè NON conferma le stesse linee per università e ricerca?

    Perchè il PD NON vuole liberalizzare l’università mantenedi il diritto pubblico?
    (quindi autonomia economica, abolizione dei concorsi, abolizione del valore legale del titolo di studio, etc. )

    Come mai d’alema è favorevole a far gestire le università dalle fondazioni bancarie a diritto privato?
    http://rivoluzioneitalia.blogspot.com/2008/06/dalema-gelmini-fondazioni-bancarie-e.html

  14. Ric Pre dice

    D’accordo, ho già scritto che questo è indicativo della malafede e del basso livello morale del mondo accademico. Ma i politici non possono chiamarsi fuori. Non è difficile intuire che se io lascio a un gruppo di persone la possibilità di autopromuoversi senza merito a spese della collettività in generale e della generazione seguente in particolare queste lo faranno. Allora chiedo, perché? Perchè l’intero arco parlamentare asseconda questo schifo, non interviene in qualche modo (le piante organiche sarebbero una buona soluzione, peraltro non lesive dell’autonomia accademica che, secondo la Costituzione, si esercità “nei limiti previsti dalla legge”) e invece si coalizza da Storace al PDCI sena eccezione alcuna per perpetuare ed anzi agevolare questo schifo? C’e’ una generazione che attende una risposta.

  15. mino dice

    Caro RicPre, nel mio intervento mi sono occupato di uno specifico tema, la questione del reclutamento straordinatio dei ricercatori e delle regole dei concorsi che tutti criticano da tanti anni – politici, giornali, addetti ai lavori – ma che non si riesce a cambiare.

    Tu sollevi un altro tema ancora, quello della distribuzione dei concorsi fra le varie fasce che ha generato la cosiddetta “piramide rovesciata” e su cui sono completamente d’accordo con te. Bene fece Mussi a bloccare per 2 anni i concorsi da associato e ordinario e molto male fece il Parlamento con un voto bypartisan a consentire che essi fossero ripristinati con le due idoneità entro il 30 giugno (i dati della I sessione 2008 sono inquietanti). Ma la responsabilità maggiore è a mio avviso dell’autonomia universitaria che è stata interpretata dai vari atenei pressapoco come il “possiamo fare quello che ci pare”.

  16. Ric Pre dice

    Ma perché nessun ricercatore precario è mai in grado di scagliarsi contro la vergogna della proliferazione delle cattedre da associato e ordinario, contro le doppie e triple idoneità che dissanguano i bilanci degli atenei e portano alle associature di gente che non ha vinto un concorso (alla faccia del merito che evidentemente viene invocato quando si deve sbarrare la strada ad una generazione, ma viene dimenticato quando si devono favorire le promozioni di massa degli anziani che sono già dentro), contro le autopromozioni dei docenti, contro la consegnuenza di tutto questo, cioè la famosa piramide rovesciata: un sistema gerarchico con più persone ai vertici cha alla base, situazione estremamente costosa che non ha eguali nel mondo e che è la causa principe della precarietà (ogni ordinario cancella due ricercatori, cioè due giovani). Caro Mino, non è che è molto più comodo tuonare contro avversari lontani (politici e ministri), che affrontare i veri responsabili della prcarietà, che si trovano nella stanza accanto, sono indifferentemente di destra di centro, di sinistra, extraparlamentari… Distruggono noi, la nostra generazione, l’istituzione universitaria e l’intero sistema economico italiano riempiendo il paese di troppi ordinari e associati (per di più mediamente incapaci)?
    E lei, On. onorevole, perchè non spende una parola contro questa vergogna? Capisco che sarebbe una presa di posizione scomoda, che non sarebbe ben vista dall’attuale establishment acacdemico, ma la politica seria, a volte, richiede anche questo tipo di coraggio.

  17. mino dice

    Gent. On. Ghizzoni,

    premetto che da ricercatore precario non posso che essere in totale disaccordo riguardo le stabilizzazioni di cui parlava il mio collega RicPre. E’ evidente che ogni politica di stabilizzazione (a tutti i livelli, quindi anche negli altri settori) va contro il merito.

    On. Ghizzoni, non è vero che i ricercatori precari non abbiano protestato contro il fatto che la seconda tranche del reclutamento straordinario sia stata sbloccata con le “vecchie norme”. Anzi, molti di noi hanno sottoscritto una raccolta di firme volta a chiedere al Ministro Gelmini di introdurre, contestualmente allo sblocco dei fondi del reclutamento straordinario, alcune poche e semplici modifiche della legge attuale sui concorsi che potessero garantire una maggiore trasparenza. Potrà trovare su questo sito

    http://www.geocities.com/petizione.ricercatori/

    il testo della petizione, sottoscritta in due settimane da oltre 1000 colleghi, col solo mezzo del passaparola.
    Non si poteva riproporre il regolamento Mussi-Modica, ovviamente irricevibile da un Governo di schieramento opposto, nè proporre “rivoluzioni” data la ristrettezza di tempi. Per questo avevamo proposto 3-4 modifiche alla attuale legge, tese a migliorare la situazione e a garantire un livello minimo di meritocrazia. Accanto a questa proposta, di immediata fattibilità, abbiamo altresì avanzato una proposta per così dire a più lunga scandenza, tesa ad una effettiva verifica del lavoro svolto dal ricercatore assunto, di modo che le sanzioni, che questi controlli “ex-post” avrebbero comportato sull’Università che avesse assunto un ricercatore poco
    produttivo, avrebbero fatto sì che fosse nell’interesse stesso di ogni Università assumere il più bravo, superando di fatto la necessità stessa del “concorso pubblico”.

    Non abbiamo ricevuta alcuna risposta da parte del Ministro, nè da parte degli altri destinatari della nostra proposta. Eppure il Ministro Gelmini, quasi beffardamente, continuava a dichiarare nelle sue interviste alla stampa che aveva aperto il suo Ministero ai giovani e alle loro proposte… Stampa che d’altra parte non ha dato alcun rilievo alla petizione, sebbene puntualmente informata.

    Per la verità anche il PD, nelle persone dell’On. Madia e del Sen. Veronesi, era stato informato su queste proposte, ed era stato invitato a presentare qualche emendamento che andasse nella direzione delle proposte da noi presentate (quanto meno l’abolizione delle prove scritte e orali e l’introduzione di una valutazione solo sui titoli e sulle pubblicazioni con una graduatoria finale).

    Infine, mi permetta qualche osservazione sul regolamento presentato dal precedente Governo. Come d’altronde ho avuto modo di dire allo stesso Sen. Modica, esso era a mio parere la riforma più innovativa mai presentata negli ultimi anni in materia di Università. Ma il Ministero e la maggioranza di Governo non sono stati all’altezza: ci sono stati troppi ritardi nella preparazione del regolamento, che doveva essere approvato entro il 31 Marzo 2007 e invece a Maggio doveva ancora essere spedito al Consiglio di Stato… per non parlare di tutto il tempo impiegato per rispondere ai dubbi sollevati dal Consiglio di Stato (2 mesi!), e alla superficialità con cui i tecnici del Ministero lo hanno scritto e che ha permesso alla Corte dei Conti di trovare quei cavilli (che purtroppo proprio cavilli non sono) per bocciare il regolamento; riguardo alla maggioranza di Governo … la domanda nasce spontanea: perchè si scelse la via del Regolamento e non quella parlamentare? evidentemente perchè c’era dissenso su questa riforma anche all’interno della maggioranza parlamentare del centro-sinistra… mi riferisco in particolare ad un infuocato articolo pubblicato su “Europa” da parte del responsabile Università e Ricerca della allora Margherita, il quale parlava a proposito di questo regolamento di “demagogia della serietà”.

    Concludo, invitando lei, gentile On. Ghizzoni, e i suoi colleghi di partito ad incalzare, nelle aule parlamentari, nelle commissioni Cultura e sulla stampa, il Ministro Gelmini proprio su questo tema delle regole dei concorsi: d’altronde come si fa a invocare il merito, come il Ministro fa praticamente ogni giorno, se poi si mantengono le attuali norme sui concorsi che sono l’antitesi della meritocrazia?

    Buon lavoro.

  18. bianca dice

    Mi inserisco in questo dibattito da inesperta della materia, nel senso che non sono una ricercatrice e nemmeno una precaria e ho quindi anche qualche difficoltà ad entrare nei tecnicismi dei vari procedimenti di assunzione, stabilizzazione, piante organiche e quant’altro.
    A parte il riportare sempre il problema del precariato al mondo della scuola, mentre la notizia a cui si fa riferimento in questo post parla di un problema diverso, cioè di persone assunte con una procedura illegale e che rischiano di non poter nemmeno denunciare il datore di lavoro che ha commesso tale scorrettezza, mi viene da pensare che sia quasi inutile cercare di argomentare e spiegare che cosa sta succedendo al sistema complessivo della conoscenza in Italia. Il governo Berlusconi lo sta semplicemente smantellando, assolutamente incurante di qualsiasi considerazione e richiesta di ripensamento che sta venendo sia dall’opposizione che dalla società civile.
    Posso condividere le preoccupazioni di due giovani ricercatori, posso immaginare anche che i problemi dell’università derivino da scelte sbagliate che si sono accumulate nel tempo,ma questo tempo non può essere soltanto il tempo dei governi di centro sinistra. la vostra preoccupazione è condivisibile, ma la soluzione non può essere soltanto nel cercare capri espiatori o soluzioni ad hoc per una categoria.

  19. Luca dice

    Hai centrato la questione, caro ric pre, il dramma dell’università italiana è il combinato dell’assenza di una pianta organica (rapporti percentuali fra i vari ruoli fissati per legge, come in qualsiasi altra amministrazione, ad esempio 50% ricercatori, 30% associati, 20% ordinari) e di un’autonomia gestionale concessa mediante una legge demenziale per la quale la gestione dei posti finisce per essere affidata alle stesse persone interessate a bandire concorsi per sè piuttosto che per gli altri, creando un esteso e diffuso conflitto di interessi rispetto al quale perfino quello di Berlusconi diventa uno scherzo. Aggiungi a questo l’egoismo, la superficialità e il disinteresse per il buon funzionamento dell’istituzione che caratterizzano il corpo accademico ed i suoi massimi rappresentanti (ivi inclusi i famigerati rettori) e capirai la ragione di quei numeri vergognosi (e dell’altrettanto vergognoso rapporto numerico ordinari:associati:ricercatori che abbiamo su scala nazionale).
    Le aule degli atenei sono piene di persone che vi raccontano come al momento di decidere come utilizzare le risorse, gli associati ed i ricercatori fanno blocco per bandire i concorsi che interessano loro (da ordinario e associato rispettivamente) togliendo ogni chance ai precari, che non partecipano alla gestione e non possono fare pressioni per avere concorsi da ricercatore. Purtroppo siamo in una situazione di stallo fra un centrodestra nemico della cultura e dell’istruzione ed un centrosinistra succube dei peggiori interessi corporativi dell’accademia italiana. Eppure basterebbe che un governo di buoni propositi ripristinasse le piante organiche e la vergogna del 93% delle risorse destinate alle autopromozioni cesserebbe. Ma l’Italia riuscirà mai ad avere un governo con buoni propositi sull’università?

  20. Ric Pre dice

    Gentile Onorevole,

    divido la mia risposta in 3 punti:

    1) l’uso del termine “avversario” non mi sembra particolarmente bellicoso, essendo esattamente lo stesso che il segretario del suo partito ha ripetutamente utilizzato in campagna elettorale per definire l’attuale presidente del consiglio e nessuno lo ha trovato aggressivo (peraltro è assai meglio dell’espressione “nemici di classe” che molti degli attuali precarizzatori utilizzavano 40 anni fa per definire i rettori di allora, che per ironia della sorte erano assai migliori di quelli attuali). Che poi sia necessario confrontarsi con queste persone è un dato di fatto, un pò come, senza voler fare paragoni irriguardosi, sarebbe opportuno confrontarsi con Hamas per portare la Pace in medioriente. Il dramma è che i partiti del centrosinistra non si limitano a dialogare, ma vanno scientemente a braccetto con gli esponenti di questa casta che sta devastando l’università italiana, li portano in parlamento, li fanno ministri e sottosegretari e si affidano a loro per riformare lo stesso sistema malato che li ha portati ai suoi massimi livelli. Se non si prende rapidamente atto della contraddizione insita in questa scelta, sarà difficile essere credibili nei propri propositi modernizzatori.

    2) riguardo la stabilizzazione basata sulla valutazione dei curriculum, non c’è alcuna contraddizione. Innanzitutto l’iniziativa avrebbe avuto ben altro respiro numerico (e sappiamo che il reclutamento straordinario di Mussi, per quanto lodevole nelle intenzioni, è del tutto insufficiente proprio sul piano numerico). Poi è chiaro che la valutazione sarebbe fatta dalle stesse persone che formano le commissioni degli attuali concorsi da ricercatore (e associato e ordinario), ma la valutazione dovrebbe essere fatta simultaneamente per tutti, con punteggi numerici ben precisi, in parte stabiliti dai valutatori, in parte stabiliti a livello ministeriale. E per quanta abilità manipolatoria si possa avere, un conto è scrivere dei giudizi tarati sui curriculum di una o due persone, ben altra cosa è inventarsi dei criteri numerici in grado di mettere simultaneamente ai primi posti tutti e soli i 20 o 30 candidati prescelti. Per di più senza avere a disposizione compiti scritti, prove orali e valutazioni di seminari per aggiustare le graduatorie.

    3) rigurdo l’assemblea, non sono andato (e come me anche la maggioranza dei precari), proprio perchè non credo nella buona fede dei partecipanti. Lei dice che c’erano tanti docenti “stabilizzati”, che hanno parlato tutti di precariato, di preoccupazioni per i ricercatori. Ma perché lo fanno solo ora? Il sospetto è che questi discorsi servano solo ad imbiancare il sepolcro, cioè a dare un velo di nobiltà ad una mobilitazione nata esclusivamente per salvaguardare gli aumenti stipendiali. Perché quando gli scatti biennali non erano in pericolo, nessuno di loro si è mai fatto vedere alle assemblee sul precariato della FLC-CGIL e del RdB? E soprattutto, perchè nei consigli di facoltà e di dipartimento tutti loro votano compatti per bandire concorsi da ordinario e da associato per se ed i propri compari, consumando le risorse che potrebbero essere utilizzate per dare un minimo di certezze, stabilità e dignità ai precari? Tutti pronti a difendere i precari quando si tratta di nobilitare una mobilitazione nata per difendere i propri scatti stipendiali, tutti pronti ad affondarli quando si tratta di divorare risorse per le proprie (auto)promozioni. Già, gentile Onorevole, perché nella sua cordiale risposta ha scelto di non commentare proprio il punto più “scomodo”: quelle percentuali così drammatiche e così eloquenti, quell’egoismo di casta che ha portato la classe docente, ateneo per ateneo, facoltà per facoltà, dipartimento per dipartimento, a destinare il 93% delle risorse alle progressioni di carriera e un misero 7% all’ingresso dei giovani. Un 93% destinato, fatti alcuni semplici conti, a trasformarsi in un ancor più spaventoso 96% grazie alla sciagurata decisione presa nella scorsa legislatura (e alla quale mi auguro lei non abbia partecipato) di reintrodurre il perverso meccanismo della doppia idoneità.

  21. Fammi capire: la stabilizzazione con sola valutazione del curriculum sarebbe stata esente da eventuali pasticci, mentre nuove forme concorsuali non potrebbero mai funzionare perchè la “mentalità” imperante nell’accademia è quella della coptazione e non la valorizzazione del merito. Si tratta di una contraddizione perchè, chi valuterebbe la produzione scientifica se non gli stessi che anche ora valutano, con criteri mobili, le pubblicazioni ai concorsi da ricercatori?
    la nostra proposta – lo riconosci anche tu – andava nella direzione giusta e proprio per questo è stata contrastata da tante parti: il risultato finale è stata la sua mancata registrazione da parte della Corte dei Conti.
    Ma c’è un altro punto della tua gradita risposta che mi fa riflettere: tu subordini la possibilità di affincarci nell’opposizione alla politica del centro- destra, se il PD rinuncia “all’asse privilegiato con la CRUI”, poiché i “rettori sono avversari” .
    A parte il fatto che questo linguaggio bellicoso proprio non mi piace e non mi appartiene (evidentemente non solo gli dilagante”), resta comunque l’evidenza che la CRUI, come il CUN o le rappresentanze di studenti e docenti sono interlocutori “obbligati” per chi voglia occuparsi di politiche universitarie. E poi ascoltare e confrontarsi non è sinonimo di “allearsi”, esattamente come sta accadenso in questa conversazione…
    Questo non impedisce – e i nostri atti sono coerenti – di portare avanti nuove idee sulla governance (ed è proprio qui che si annida il vero problema delle università italiane), sul reclutamento (e guarda casa le nostre modalità di concorso non sono diventate legge), sul finanziamento agli atenei basati sulla valutazione.
    Infine, il 22 scorso, ho partecipato alla manifestazione nazionale dei docenti universitari alla Sapienza di Roma. C’erano tanti docenti “stabilizzati”: hanno parlato tutti di precariato, di preoccupazioni per i ricercatori, del pericolo rappresentato dalle fondazioni.
    tu c’eri?

  22. Ric Pre dice

    Ci saranno azioni di contrasto alla politica del governo Berlusconi, ma i precari potranno combattere fianco a fianco con il PD solo se questo rinuncia al suo asse privilegiato con la CRUI e l’establishment accademico e prende atto del fatto che i rettori sono avversari e non alleati di chi vuole cambiare l’università.
    E’ infatti palesemente contraddittorio proporre nuove regole concorsuali perché il sistema è “sporco” e i concorsi truccati e al tempo stesso allearsi con chi quel sistema gestisce, in quel sistema è arrivato ai massimi livelli (l’incarico di rettore) e di quel sistema è espressione. E d’altra parte non avrebbe senso neppure un alleanza “strumentale” basata sulla comune opposizione al DL 112, perché, fra i vari punti contestati, alla casta accademica interessa solo il taglio degli aumenti automatici. Il giorno in cui il governo dovesse ripristinare gli aumenti biennali, gli strutturati abbandonerebbero subito la lotta e lascerebbero i precari al loro destino. Perché del precariato non interessa niente a nessuno e anzi il giovane debole e ricattabile è un vantaggio per tutti. Le prove? Guardiamo le statistiche dei concorsi della I sessione 2008 (sito MIUR) che girano da qualche giorno (fra di noi, non certo i rettori): 692 posti da ordinario (34%), 1110 da associato (54%), 244 da ricercatore (12%).
    Vedete? Esplode il precariato e le università (cioè i docenti che le gestiscono) destinano l’88% dei posti disponibile alle proprie promozioni! Anzi, fanno anche di peggio; come Lei sa, i livelli più alti guadagnano di più e di conseguenza costano di più e richiedono più risorse. Traddotto in soldi, percio’, le università (i docenti e i loro rettori) hanno destinato il 93% delle risorse alle promozioni (proprie) e il 7% all’ingresso dei giovani. Questi sono i vostri compagni di strada. Precarizzatori, appunto.
    Riguardo le stabilizzazioni, nessuno ha mai proposto di far entrare il primo che passava, ma di stabilizzare sulla base dei curiculum, come avviene in diversi altri paese: negli ultimi anni hai prodotto tot. pubblicato x articoli su riviste di impact factor medio y, allora sei una persona valida e meriti di essere stabilizzato. Sei stato 15 anni con assegni di ricerca e hai prodotto 2 pubblicazioni? Resti escluso dalle stabilizzazioni. Questa sarebbe stata vera meritocrazia e la casta accademica (aiutata deùa PD-PDCI-SD-ecc.) si è opposta perchè sarebbe saltato il sistema di potere: con il concorso entra chi decido io (anche se non meritevole) e poi mi deve riconoscenza eterna (e sostegno garantito al sistema), con una stabilizzazione dei migliori basata sui curriculum entrano persone prive di obblighi di riconoscenza, autonome ed avulse al sistema. E a poco sarebbero valse le nuove regole concorsuali: certamente sarebbero state un notevole passo in avanti, ma conosciamo troppo bene la mentalità dell’accademico italiano per no capire come sarebbe andata a finire: il referee anonimo sorteggiato si sarebbe sentito come quello che ha avuto in sorte ol biglietto vincente della lotteria ed avrebbe cominciato a fare telefonate e dispensare favori. A futura riconoscenza. Quindi la commissione locale avrebbe fatto il resto. Non è un fatto di regole, è un fatto di mentalità. E l’ingresso di persone meritevoli ed estranee al sistema avrebbe aiutato a cambiarla. Ma questo è proprio ciò che l’autoconservazione di un sistema malato non voleva.

  23. A Ric Pre.
    Già alcuni mesi fa abbiamo avuto un vivace scambio di battute sui ricercatori precari.
    Si vedano i commenti al seguente post https://www.manuelaghizzoni.it/?p=317#comments
    Non riprendo, pertanto, le considerazioni che già avevo esposto in quella occasione anche perchè non aggiungerei nulla di nuovo.
    Inoltre, limite mio, continuo a non capire come possa definirsi il Governo Prodi “bastonatore dei precari” a fronte di:
    70.000 docenti precari (che da tempo insegnavano nella scuola pubblica) assunti tra luglio 2006 e l’anno successivo;
    16.000 operatori di call center assunti a tempo indeterminato (situazione un po’ diversa da quella prefigurata nella norma contro i precari, prevista nel DL 112);
    nuove norme previste nell’accordo sul welfare (abolizione del lavoro a chiamata, limite temporale ai contrtti a tempo determinato, facilitazioni alla ricongiunzione di contrbuti lavorativi di tipo diverso…) che il Governo Berlusconi si è affrettato a modificare;
    norme della finanziaria 2007 per la stabilizazzione di lavoratori precari negli enti locali e in generale nella PA, che ora è messa a rischio dalle previsioni del DL 112;
    stabilizzazione di 800 tra tecnici e ricercatori precedentmente assunti negli enti di ricerca a tempo determinato mediante selezione pubblica.

    Questi sono fatti incontestabili che andrebbero giudicati, senza acrimonia e maggior onestà intellettuale, per quello che sono: misure tangibili contro il precariato.

    Rimane il nodo della scelta (finanziaria 2008) di non stabilizzare i ricercatori precari dell’università (categoria difficilmente identificabile, poichè ad essa sono assimilati contrattisti, assegnisti, dottori di ricerca, cultori della materia… E’ un dato, poi, che tanti ricercatori precari siano coptati dai propri baroni, senza verifica trasparente del loro valore scientifico) a fronte del piano straordinario di assunzioni predisposto in finanziaria 2007 con la disponibilità di 140 milioni nel triennio 2007-2009, quindi con la previsione di assumere più di 4000 ricercatori.
    Il piano è stato avviato per l’anno 2007 in attesa di emanare il nuovo regolamento per i concorsi.
    Come tutti sanno il nuovo regolamento non è stato registrato dalla Corte dei Conti e una domanda sorge spontanea: come mai nessuno ha protestato per la mancata introduzione di nuove modalità di concorso che avrebbero davvero premiato il merito e la trasparenza?

    Come ebbi modo di sostenere alcuni mesi fa, il Pd si è assunto la resposabilità di queste scelte e siamo stati puniti per la coerenza delle nostre azioni al programma elettorale che prevedeva, per l’università, un piano straordinario di assunzioni con modalità concorsuali trasparenti, veloci e allineati agli standard europei.
    La coerenza, in un Paese normale, è apprezzata: in Italia costituisce una nota di demerito…

    Il nuovo concorso per assumere ricercatori non c’è, ma le risorse invece sì: nel cosiddetto milleproroghe votato ieri alla camera c’è una norma che prevede lo sblocco dei finanziamenti per i concorsi per il 2008, da farsi con le modalità vecchie.
    Io ho presentato un emendamento per sbloccare anche gli 80 milioni per il 2009 e, quindi, per superare il blocco del turn over per i ricercatori per l’anno prossimo. La maggioranza ha votato contro. La notizia si commenta da sola.
    A questo punto,Ric. Pre., a fronte della politica universitaria attuata dal Governo Berlusconi con il DL 112 (tagli e blocco del turn over), non sarebbe bene contrastare insieme l’attacco al sistema pubblico del sapere (non dimentichiamoci infatti di quanto sta accadendo nella scuola)?
    Ma, forse, preferisci crogiolarti in una anonima quanto infondata critica alle politiche contro il precariato del Governo Prodi, che è rimasto in carica per soli 20 mesi e che gli italiani, speriamo, non siano costretti a rimpiangere per 20 anni.
    Ognuno si assumerà la responsabilità delle proprie scelte.

  24. Annamaria dice

    “L’Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa. Noi, questa tranquillità, questa calma laboriosa gliela daremo con l’amore, se è possibile, e con la forza, se sarà necessario.”

    — Benito Mussolini, discorso alle Camere del 3 gennaio 1925

  25. Ric Pre dice

    Ora che siete all’opposizione difendete i precari? Ma allora perché quando eravate al governo ci bastonavate?

I commenti sono chiusi.