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“Giovani donne co.co.pro le meno pagate d’Italia”, di Claudio Tucci

Poco più di 5mila euro tra gli uomini. Che salgono addirittura a 6.800 euro se si mettono a confronto le retribuzioni medie annue di una lavoratrice dipendente e di una collaboratrice a progetto.
A tanto ammonta la differenza (media annua) tra la busta paga di un co.co.pro. e un collaboratore coordinato e continuativo e quella di un lavoratore dipendente. Una forbice, ha sottolineato l’Isfol, presentando ieri i primi risultati di un progetto di ricerca sul lavoro parasubordinato basato su dati Inps 2010, che penalizza soprattutto le donne e i più giovani. Nella fascia d’età sotto i 24 anni infatti il gap salariale tra un parasubordinato e un occupato dipendente tocca quota 8.221 euro (vale a dire la differenza tra gli 11.400 euro medi annui di un dipendente e i 3.179 euro di un co.co.pro. e un collaboratore coordinato e continuativo). «Una situazione che per le lavoratrici diventa paradossale», ha commentato il direttore generale dell’Isfol, Aviana Bulgarelli. «Le donne hanno in genere tassi di istruzione più elevati degli uomini. E invece sul fronte salariale continuano a subire una forte disparità di genere. Sia se inquadrate come co.co.pro. che come lavoratrici dipendenti». Nel primo caso il gap di stipendio è di circa la metà rispetto a quanto percepito da un collega parasubordinato (7.420 euro contro 12.735 euro). Mentre nel confronto con la busta paga di un dipendente la differenza di stipendio è di circa 3.600 euro (a tutto svantaggio della collega donna).
Di qui la necessità di intervenire. Anche perché, ha ricordato l’Isfol, i collaboratori a progetto sono 676mila (dato 2010), a cui vanno aggiunti i circa 50mila collaboratori coordinati e continuativi che ci sono nella Pubblica amministrazione, e hanno un reddito medio annuo di 9.885 euro. Contro i 16.290 euro di busta paga media l’anno degli oltre 17 milioni di occupati dipendenti.
Complessivamente i lavoratori parasubordinati in Italia corrispondono a un milione e 442mila unità. E il 46,9% sono co.co.pro. Il 35,1% dei collaboratori a progetto ha un’età inferiore ai 30 anni e il 28,7% tra i 30 e 39 anni. L’84,2% dei co.co.pro. è caratterizzato poi da un regime contributivo esclusivo (non ha quindi un’altra occupazione): sono 569mila lavoratori il cui reddito medio scende a 8.500 euro l’anno. Mentre la retribuzione di un co.co.pro. e un co.co.co. cresce con l’età e arriva a superare quella di un dipendente solo nella fascia d’età superiore ai 60 anni (a fine carriera, cioè) quando i redditi medi annuali ammontano a 19.797 euro e 19.462 euro per un dipendente). In più, secondo una recente indagine Isfol-Plus sul grado di subordinazione della prestazione lavorativa resa dai parasubordinati, oltre il 70% dei collaboratori è tenuto a garantire la presenza presso la sede di lavoro, il 67% ha concordato un orario giornaliero con il datore e il 71% utilizza, nello svolgimento della prestazione, mezzi e strumenti del datore di lavoro. Inoltre, più del 70% dei collaboratori dichiara che la forma del contratto non deriva da una sua scelta, ma da una richiesta esplicita del proprio datore. «Ecco un esempio evidente di cattiva flessibilità in entrata», ha sottolineato Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil. Per Fammoni il ministro del Welfare, Elsa Fornero, dovrebbe intervenire alla radice: «equiparando i contributi, garantendo contestualmente le stesse tutele e dando certezza di un salario corrispondente al lavoro che si svolge». Mentre per Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil, per contrastare l’utilizzo improprio dei co.co.pro. è «decisivo» che queste forme contrattuali siano utilizzate «solo assumere lavoratori per qualifiche medio-alte».
Ma la vasta platea dei lavoratori subordinati, ha evidenziato ancora lo studio Isfol, comprende anche i quasi 500mila contribuenti alla gestione Inps composti da amministratori e sindaci di società. Hanno un’età media sensibilmente più elevata dei co.co.pro. e un reddito più alto, superiore a 31mila euro annui. Un ulteriore gruppo di parasubordinati (collaboratori occasionali, dottorati di ricerca, borse di studio e collaborazioni presso la Pubblica amministrazione) è composto invece di 270mila unità. E hanno una busta paga media annua di poco più di 11mila euro.

Il Sole 24 ore 01.03.12