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"Il diritto di procreare", di Michela Marzano

C´è voluta una sentenza della Corte Costituzionale perché gli italiani potessero riappropriarsi di un proprio diritto. Eppure è successo, e questa è comunque una bella notizia. Tante coppie che desideravano avere un bambino hanno potuto realizzare i propri sogni. E decisioni delicate e fondamentali, come quella di iniziare un processo di fecondazione artificiale, hanno cominciato a poter essere prese dai diretti interessati, invece di essere codificate a tavolino sulla base di criteri ideologi. Da poco più di due anni, è il medico che può finalmente stabilire quanti embrioni trasferire nell´utero di una paziente e quanti invece congelare per un utilizzo ulteriore. E non è poco, visto che la legge 40 prevedeva di trasferire sempre e comunque tre embrioni, indipendentemente dallo stato di salute di una donna.
Due anni dopo i dati sono una conquista e una felicità per tante donne, per tante famiglie. Avere un figlio è un percorso possibile e non per forza un cammino doloroso. Certo, la strada da percorrere prima di poter parlare di “autodeterminazione” è ancora molto lunga. Nonostante i progressi, resta il problema della fecondazione eterologa, ossia di quelle tecniche ormai molto diffuse in tutta Europa che permettono anche a coppie sterili di avere figli. Permane quest´idea ormai desueta che il dono di sperma o di ovuli introduca in una coppia il «fantasma dell´adulterio» e che solo il patrimonio genetico di una coppia possa poi permettere a due persone di diventare i «genitori veri» di un bambino.
Siamo un paese in ritardo, eppure in movimento. Un paese che in passato favoriva chi poteva permettersi un viaggio all´estero e pratiche inconfessabili ma che oggi, lentamente, sta dando più possibilità a tutti. Perché è evidente che la parola «procreazione» scarnifica un desiderio che, in qualche modo, va ascoltato. Senza barriere e pregiudizi. Chi ha bisogno di ricorrere a queste tecniche lo fa, spesso, dopo riflessioni, tormenti e difficoltà. Il ruolo dei genitori non è mai semplice, ed esistono mille modi diversi di vivere la propria maternità o la propria paternità, indipendentemente da come avviene. Quando sentiamo le storie di chi vuole un figlio, sentiamo mille vite diverse, mille modi differenti di desiderare e di sognare. E se è difficile giudicare i sogni degli altri, è bello festeggiarne i diritti e le opportunità, nuove, che oggi stanno cominciando a realizzarsi. D´altra parte se si vuole un figlio solo per colmare un vuoto è evidente che questo può condizionarne la crescita: ma non è certo l´inseminazione artificiale a produrre questi problemi.
Come spesso accade quando si parla di una possibilità che la scienza o la medicina mettono a nostra disposizione, anche in questo caso tutto dipende dall´uso che se ne fa. Non è forse soprattutto un modo di correggere un´ingiustizia e di promuovere l´uguaglianza tra coppie sterili e coppie che invece non hanno alcun problema ad avere figli? Perché la sterilità dovrebbe vietare ad un uomo o una donna di diventare genitori? Non si tratta di fare un´apologia del «tutto è possibile», ma di aprire un orizzonte per tanti. E non solo per chi ha i mezzi per fare del «turismo procreativo».

La Repubblica 13.03.12

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“Quei duemila bambini in provetta nati grazie alla Corte costituzionale”, di Vera Schiavazzi

Fecondazione assistita, boom dopo la sentenza sulla legge 4o. I principali paletti sono stati abbattuti La prossima frontiera riguarda l´eterologa. Almeno duemila bambini in più nascono ogni anno nell´Italia del calo demografico, grazie a una sentenza della Corte Costituzionale, quella che nel 2009 ha scardinato i paletti della legge 40. Sono questi i dati che il ministro della Salute Renato Balduzzi ha sul suo tavolo da fine febbraio, quando l´Istituto Superiore di Sanità glieli ha consegnati. Il governo voleva sapere che cosa era accaduto nel 2010 e nel 2011, gli anni nei quali i centri di procreazione assistita hanno potuto lavorare di più e meglio, aumentando del 20% i propri successi. E le risposte dei centri specializzati non si sono fatte attendere. «Otteniamo una gravidanza in più ogni 5-6 trattamenti – spiega Filippo Maria Ubaldi, direttore del Centro di medicina della riproduzione Genera, a Roma – È una percentuale enorme, che aumenta se si considerano le pazienti al di sotto dei 39 anni: non si può generalizzare, per questo è impossibile calcolare se le nascite in più siano duemila, o se il numero sia assai più grande. Nel caso delle giovani la percentuale di gravidanze a termine rispetto al numero di ovociti che otteniamo con le normali stimolazioni sale fino al 17 per cento in più rispetto agli anni nei quali la legge 40 era applicata nella sua versione originale».
Dopo che la questione era stata sollevata da diversi tribunali italiani, la Corte Costituzionale, il 1° aprile del 2009, ha deciso che non erano legittime quelle parti della legge sulla fecondazione che stabilivano l´obbligo di trasferire nell´utero della paziente tutti gli embrioni fecondati fino a un massimo di tre. Dopo la sentenza, la scelta è tornata nelle mani del medico che, d´accordo con la donna, deve stabilire caso per caso le terapie migliori, può conservare gli embrioni in eccesso e può valutarne lo stato di salute, che gli aspiranti genitori hanno diritto a conoscere. «Sotto i 40 anni – conclude Ubaldi – non è sensato trasferire oltre due embrioni. Grazie a questa sentenza, e alle correzioni apportate a una legge con forti elementi anti-scientifici, le rischiose gravidanze trigemellari si sono ridotte fin quasi a scomparire». Oggi il medico (e i tecnici di laboratorio, decisivi in questo campo) hanno il diritto di scegliere. E di non reimpiantare un embrione poco vitale e che quasi certamente non diventerà un bambino. Aggiunge Andrea Borini, alla guida di un altro centro di eccellenza, il Tecnobios di Bologna: «Oggi trasferiamo meno embrioni e otteniamo un numero eguale di gravidanze senza parti gemellari, e dunque senza problemi di salute per la donna e per i nascituri. Bisogna guardare ai numeri del registro dell´Istituto superiore di sanità. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, noi medici siamo più tranquilli: sappiamo che non creeremo danni da gravidanze multiple, e che potremo conservare gli eventuali embrioni che si decide di non trasferire subito». Quanto conta per i medici italiani la discussione, ormai vicina, sulla fecondazione eterologa davanti alla Corte Costituzionale? «Molto, perché vietarla significa discriminare dei cittadini. A meno che non si voglia sostenere che una donna che ha sposato un uomo sterile debba avere un rapporto sessuale con un estraneo se vuole avere un figlio…», conclude Borini.
Ora nasce un figlio in provetta in più ogni sei: è il dato diffuso anche al nord. «Sono cifre – dice Alberto Revelli, docente del Dipartimento di Ginecologia dell´Università di Torino – che mostrano ciò che abbiamo sempre sostenuto, e cioè che la legge 40 così come era all´origine non consentiva di operare nel modo migliore. E altrettanto confortante è il fatto che nessuna donna debba sottoporsi all´embrioriduzione». E cioè alla pratica (4 casi a Torino solo nel 2009) di sopprimere un feto su tre, nelle prime dodici settimane di gravidanza, dopo essersi sottoposte alla fecondazione assistita.
Ora lo sguardo dei medici, delle donne e delle coppie che cercano un figlio, è rivolto di nuovo alla Corte Costituzionale che il 22 maggio dovrà decidere sulla fecondazione eterologa. E cioè dirà se chi è nato sterile, o lo è diventato dopo una malattia, può ugualmente diventate madre, o padre, oppure no.

La Repubblica 13.02.12