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L´ultima mediazione di Bersani "Ora buttate la chiave e firmate", di Goffredo De Marchis

«Buttate la chiave e firmate questo accordo». Pier Luigi Bersani vede il traguardo dell´intesa sul mercato del lavoro. È una corsa contro il tempo ma ormai il disegno è definito. Susanna Camusso dirà sì al modello tedesco per la revisione dell´articolo 18: i lavoratori potranno essere reintegrati o indennizzati. Confindustria e le piccole imprese avranno i soldi necessari a garantire le nuove forme di ammortizzatori sociali: 2 miliardi, forse 2,5. E oggi il segretario del Pd, con il responsabile economico Stefano Fassina, vedrà sia Rete imprese sia Emma Marcegaglia, associazioni in grande sofferenza per la crescita sotto zero. «Io li posso incontrare perché conosco i loro problemi», dice con l´orgoglio dell´ex ministro e dell´ex amministratore emiliano. Che è anche una risposta alla recente folgorazione “laburista” di Alfano. Al segretario della Cisl Raffaele Bonanni, con cui si è incontrato ieri, Bersani infine ha chiesto l´impegno a non rompere l´unità sindacale, a tenere insieme il fronte dei lavoratori.
Dopo le frizioni di martedì e l´uscita infelice di Elsa Fornero sulla «paccata di miliardi», ieri è stato il giorno della svolta. In casa democratica danno l´accordo per fatto. «Bastava leggere tra le righe le reazioni alla battuta del ministro del Lavoro. Il web si è scatenato, ma sindacati e partiti sono rimasti zitti», racconta Bersani. Segno che i lavori era già molto avanzati. Nel vertice di ieri tra parti sociali e Fornero si è scesi nei dettagli e sono arrivati nuovi passi positivi.
Sindacati e datori di lavoro sigleranno l´intesa su alcune linee guida di riforma. Poi toccherà all´esecutivo preparare il disegno di legge. In pratica, si abbandona il modello della concertazione, ma rimane «il metodo del confronto. E servirà anche in futuro», precisa il segretario del Pd. L´attivismo del segretario ha una doppia lettura. L´attenzione naturale di un partito di sinistra ai temi del lavoro e la tenuta del Partito democratico. Da subito è apparso evidente che il Pd si sarebbe spaccato in caso di accordo separato. Avrebbe cioè rischiato una scissione, da destra o da sinistra per via di un´ala filo-Cgil molto scettica fin dalla nascita del governo tecnico. Bisognava perciò tutelare i lavoratori e le imprese, ma anche le sorti del Pd. Con la firma della Camusso, fra l´altro, il Pd non avrà molto da temere neanche per le reazioni di Vendola e Di Pietro.
Mancano i soldi adesso. Ma se Bersani si è spinto così avanti qualcosa sul piatto dev´esserci. La sua mediazione serve a percorrere l´ultimo miglio. La Fornero non si sbilancia sulle risorse, tiene le carte coperte. Eppure qualche garanzia è spuntata nei colloqui con le parti sociali. Da Twitter ieri sono scomparse le indiscrezioni sulle riunioni a Palazzo Chigi diffuse in tempo reale dal profilo della Cgil nelle occasioni precedenti. Un altro buon segno. Il silenzio aiuta. Ora il segretario del Pd si prepara a chiudere almeno il match politico nel vertice di maggioranza stasera.
Nel partito ognuno tirerà la coperta dell´intesa dalla sua parte. L´ala laburista guidata da Fassina rivendicherà la difesa dei diritti, la non cancellazione dell´articolo 18, l´estensione di tutele ai precari e a chi rimane senza lavoro in età avanzata vedendo la pensione sempre più lontana dopo la riforma, la Cig estesa anche alle piccole imprese. I moderati metteranno l´accento sull´innovazione del sistema. «Il cambiamento è radicale – sottolinea Francesco Boccia -. L´intero pacchetto degli ammortizzatori sociali viene rivoluzionato. Si taglia il cordone ombelicale che lega attraverso la cassa integrazione aziende decotte e lavoratori. E si sostituisce con l´indennità di disoccupazione». Boccia pensa ad esempio ai lavoratori di Alitalia, che hanno una Cig di 7 anni. Ma le interpretazioni dell´intesa non avranno effetti sulla tenuta complessiva del centrosinistra, garantita soprattutto dall´adesione della Cgil.
Il quadro generale dell´intesa servirà a far uscire i soldi, attesi non solo dalle sigle dei lavoratori ma da grandi imprese e piccole. In questo senso, un aiuto è venuto anche da Corrado Passera, il ministro dello Sviluppo economico che siede sulla poltrona che fu di Bersani. La promessa di sbloccare in parte i debiti dello Stato nei confronti delle aziende ha funzionato da acceleratore dell´accordo. E in un clima così mutato difficilmente stasera il Pdl potrà permettersi di impugnare ideologicamente la bandiera dell´abolizione dell´articolo 18.

La Repubblica 15.03.12

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Lavoro. Bersani: Ci sono spiragli positivi, accordo possibile

“Ci sono spiragli positivi nelle ultime ore e giovedì spingeremo perché si arrivi ad un accordo”. Lo ha dichiarato il leader Pd, Pier Luigi Bersani, a margine di un incontro sulla riforma del mercato del lavoro con il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni “E’ una fase – ha continuato Bersani – in cui bisogna stare zitti e affidarsi al dialogo delle forze sociali. Io ho già detto che ci sono temi dirimenti come il precariato e la modifica del sistema degli ammortizzatori e poi ci può essere una manutenzione dell’articolo 18 ma mi fermo qui”.

“Noi ci affidiamo all’intesa dei sindacati e consiglierei al governo di affidarsi un po’ di più all’esperienza, alla competenza e anche alla voglia di innovare che le forze sedute al tavolo esprimono”. Questo l’invito rivolto all’esecutivo da Bersani. “Tutti sanno – ha concluso – che bisogna cambiare, tuttavia bisogna farlo in una direzione di coesione e sul tema del lavoro le risorse vanno trovate perché sulle pensioni già si è risparmiato parecchio”.

Anche il segretario Bonanni ha lasciato intravedere segnali di ottimismo sulla possibilità che si possa raggiungere un accordo con il governo: “Noi non diamo scadenze – ha detto Bonanni – ma se il governo sarà flessibile come noi, l’accordo si potrebbe fare anche domani mattina. Ci sono state schiarite nell’ultimo incontro col governo. Per il sindacato queste terranno, spero tengano anche per il governo”.
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