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"La legge 953 sulla scuola è una buona legge", di Francesca Puglisi

Ieri su questo giornale Giulia Rodano (IdV) invitava a portare in aula la discussione della legge Aprea. Cominciamo col dire che la “legge Aprea” non esiste più. C’è invece oggi, in via di approvazione, la legge 953 sull’autogoverno delle scuole. Una legge che prima di essere criticata avrebbe bisogno di essere letta, senza sollevare allarmismi che forse preparano la campagna elettorale di maggio, ma danneggiano la scuola, perché se gridiamo in continuazione “al lupo al lupo”, e il lupo non c’è, si finisce poi per essere poco credibili. La legge 953 èuna buona legge. I mattoni delle sue fondamenta sono targati Pd e l’aver portato sulle nostre posizioni la maggioranza della commissione Cultura e Istruzione dellaCamera, è un risultato di cui va dato merito al nostro gruppo parlamentare. In questi anni abbiamo svolto un lavoro
di capillare e costante confronto con il mondo della scuola in decine di momenti di discussione aperta. Ci siamo confrontati nella massima trasparenza chiarendo la nostra indisponibilità
a trasformare le scuole in fondazioni, ad assumere gli insegnanti attraverso la “chiamata diretta”, a far entrare logiche di mercato nel sistema dell’istruzione, a lasciare tutto il potere gestionale ai dirigenti scolastici.
Questa legge non si occupa del reclutamento dei docenti,ma del governo delle istituzioni scolastiche. Il Pd ha il merito di aver eliminato tutti gli ardori “privatizzanti” del centrodestra, aprendo la strada a un’autonomia scolastica i cui protagonisti sono
gli insegnanti, innanzi tutto, attraverso una forte valorizzazione del collegio docenti che è l’unico a occuparsi, in piena libertà, dell’offerta formativa e della piena partecipazione degli studenti e dei genitori. Chi vive nelle scuole sa benissimo che non ha alcun senso, né gestionale né didattico, pensare alle scuole come invalicabili fortezze chiuse al mondo. La scuola è aperta al mondo. Esattamente l’opposto dello svendere le scuole al “mercato”, perché significa che ogni scuola o rete di scuole, si confronta, dialoga e fa progetti con le istituzioni pubbliche e con i soggetti protagonisti della vita culturale e sociale del proprio territorio, diventandone protagonista. Per questo il nuovo testo di legge promuove un rilancio della partecipazione a tutti i livelli, disegnando un modello di governo e dialogo tra autonomie locali e scolastiche, anche per evitare d’ora in poi alle scuole di dover “subire” il dimensionamento e di partecipare davvero alle scelte.
Autonomia e responsabilità: questi sono i due cardini della legge 953, per garantire alla scuola italiana quella centralità che la Costituzione le assegna e quella considerazione di “bene comune” che merita. Per questo, con il nucleo di autovalutazione e la rendicontazione pubblica annuale, pone premesse importanti per la diffusione di una corretta cultura della valutazione nel Paese. Sono d’accordo con la responsabile cultura dell’IdV: la proposta di legge sull’autogoverno e la rappresentanza delle scuole autonome è questione di «speciale rilevanza generale » che meriterebbe per la sua approvazione la discussione in Aula. Ma essendo noto che, nonostante il cambio di governo, i numeri in Parlamento non sono diversi da quelli usciti dalle urne, forse val la pena non mettere a repentaglio i risultati raggiunti in commissione. Forse è meglio non rischiare che l’aula faccia rientrare dalla finestra ciò che il Pd ha faticosamente fatto uscire dalla porta. Forse conviene migliorare il testo licenziato nei successivi passaggi al Senato, continuando a consultare associazioni e sindacati per raccogliere le proposte, come noi abbiamo sempre fatto.

L’Unità 27.03.12

3 Commenti

  1. giovanni dice

    La ringrazio per la risposta, ma anche la FLC/CGIL non deve essere molto informata se dichiara che “nell’attuale testo rimane ancora la possibilità di far entrare le fondazioni e i privati nel Consiglio delle autonomie (cosa negata invece dall’on. Emanuela Ghizzoni), fatto grave perché si correrebbe il rischio che, investendo il loro denaro nelle scuole, chiederebbero in cambio interessi particolari cosicchè le istituzioni scolastiche sarebbero in situazione di subalternità agli interessi delle imprese”. Critiche piovono anche sul Comitato di autovalutazione: “occorre smetterla -dice la FLC- di cercare di imporre modelli dall’alto e senza il consenso delle scuole e dei docenti ai processi di riforma. L’Invalsi deve essere un valido supporto alle scuole senza assumere un ruolo che mortifica la didattica e l’ indipendenza del collegio dei docenti”, mentre appare “ingiusto negare la rappresentanza del personale ATA nei Consigli dell’autonomia e sbagliato negare il diritto di voto al Dgsa.”
    “Da riformare radicalmente l’articolo relativo all’autonomia statutaria, per riaffermare il primato dell’autonomia e le prerogative del Collegio che in questo DDL si tenta di sminuire attraverso le forzature degli statuti, fermo restando la distinzione dei poteri tra i diversi organismi. Se positivo, continua la Flc, risulta affidare la presidenza del consiglio dell’autonomia alla rappresentanza dei genitori, la scuola ha tuttavia bisogno di “risorse certe, organici stabili e adeguati, normative chiare, trasparenza nella gestione, partecipazione, rafforzando l’autonomia”.
    Ora, come vede, o la CGIL scuola non ha il polso della situzione o siete Voi. Io propendo per questa seconda considerazione.
    In merito, poi, alla funzionalità dei vecchi Collegi, credo che il vulnus sia all’interno del DPR 165/2001, irrigidito dal DPR 150/2009. In parole semplici, l’aver riconosciuto al DS poteri datoriali cozza profondamente con lo spirito che La pervade nella sua esposizione. Oggi il DS ha la piena responsabilità funzionale delle intere risorse umane, strutturali e finanziarie. Il fatto stesso che non si parli più di Collegio ma di Consiglio dei docenti la dice lunga. Non si tratta solo di un problema semantico. Consiglio dei docenti con prerogative sulla didattica (ma quelle già le aveva) e presidenza del Consiglio dell’Autonomia ad un genitore (ma quello già era). Dove sono, dunque le novità? Per sua informazione sono anni che sono responsabile della Funzione POF della mia Istituzione e le posso assicurare che quello che Le ho raccontato è comune a tanti Collegi. Rispetto all’autovalutazione, che già le scuole attuano, rischia di divenire autoreferenzialità comportando di conseguenza il rischio di diversificare le tante aree del Paese e di acuire le differenze negli apprendimenti tra scuole di serie A e di serie B. Volete far funzionare la scuola? Affiancate una vera e seria valutazione esterna (modello inglese?) che non sia punitiva ma esortativa e di sostegno all’operato dei docenti e definite bene i confini del Comitato di valutazione interno, con obblighi di posizionamento delle rappresentanze territoriali. Impedite che le scuole per ricercare la propria fonte di finanziamento siano costrette a ricorre al ruolo dei privati, che necessariamente porrebbero veti non solo sulle discipline da impartire, ma sugli stessi programmi, con buona pace per la libertà d’insegnamento. Rispetto poi, last but non least, alla questione del Diritto nelle scuole, a parte le parole, oggi avete gli strumenti per stoppare e rivedere la Controriforma Gelmini, che il Governo che voi sostenete ritiene un punto di eccellenza da estendere e rafforzare.
    Non è tutto, ma credo di averLa già importunata abbastanza. Se siete dei veri Riformisti fate qualcosa in tal senso, riponendo la cultura al centro delle possibilità di sviluppo di questo Paese e non rimanete a fare da passacarte ad un Governo che affossa giorno dopo giorno il Vostro consenso e lo Stato sociale che era la vera diversità italica al centro del panorama europeo. PS: le risulta che alcuni Professionali, vantando la possibilità di disporre delle quota di autonomia e di flessibilità hanno deciso (con intervento regionale Toscana) di eliminare alcune ore di Italiano e Matematica nel biennio per introdurre più ore di laboratorio? Si ricorda il presupposto del Progetto ’92?

  2. giovanni dice

    Egregia deputata della Repubblica,
    a fronte di innumerevoli promesse e rassicurazioni, un solo dato. Il collegio dei docenti è già da tempo stato esautorato da una pletora di DS incaricati o reggenti che impongono proprie decisioni e minacciano ritorsioni a voti contrari del Collegio su posizioni dirigenza. Pertanto, o siete degli sciocchi o siete fuori dalla vita reale delle scuole. Non solo non innovate, ma barattate la libertà di insegnamento con logiche che con l’apprendimento e la formazione non hanno nulla a che vedere. Altro che reintrodurre la centralità del Collegio!!! E che dire dell’anelito di legalità che vi pervade se avete accettato la scomparsa del Diritto quale disciplina da innumerevoli scuole (Geometri, Professionali, Licei), mantenendo l’obbligatorietà della Religione (solo un problema di Concordato?) e dell’Educazione Fisica? Non siete diversi da coloro che hanno svenduto a piene mani il ruolo dell’istruzione quale valore costituzionale per concorrere all’eliminazione o almeno all’attenuazione delle disuguaglianze sociali. Forse più ingenui, ma in queste circostanze è ancora più grave. So che non mi risponderà, così come io non la voterò più. Adieu!!

    • Evidentemente non mi conosce, poichè in questo caso saprebbe che non mi sottraggo al confronto.
      Inannzitutto ritengo che sia assai male informato in merito alla posizione del Pd sulla scomparsa del Diritto: lo testimoniano il nostro parere alternativo alla riforma Gelmini delle scuole superiori, le nostre innumerevoli interrogazioni e prese di posizione pubbliche.
      Non sono inoltre d’accordo sulla sua valutazione a proposito del collegio dei docenti. Intanto perchè nella scuola italiana esistono migliaia di esperienze molto positive di collegi che funzionano e organizzano il piano dell’offerta formativa delle scuole, nella piena condivisione e collaborazione. In secondo luogo, perchè se avesse la bontà di approfondire il testo della nostra proposta noterebbe che il ruolo dei docenti esce anzi rinforzato, perchè al consiglio dei docenti, in tutte le sue articolazioni (consigli di classe, dipartimenti ecc), spetta il ruolo fondamentale di praticare la piena autonomia didattica e organizzativa della scuola. Considero questa legge un piccolo ma importante passo verso la condivisione della responsabilità educativa tra tutti i soggetti protagonisti di quella che noi riteniamo debba essere una vera comunità educante. Mi sfugge invece, per limite mio, la sua proposta: se i vecchi collegi a suo dire non funzionano e neppure i nuovi consiglio la soddisfano, lei sta proponendo la soppressione di un luogo decisionale in cui si ritrovano i docenti?

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