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Camera dei Deputati- Discussione sulle linee generali del DDL riguardante “Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere d’acquisto delle famiglie”

Pubblichiamo l’intervento dell’On. Amalia Schirru effettuato nel corso della seduta di Lunedì 23 Giugno 2008 alla Camera dei Deputati.
L’ On. Schirru interviene nel merito delle misure previste dal DDL nr. 93 del 2008, con le quali sono state introdotte l’eliminazione dell’ ICI sulla prima casa, la detassazione del lavoro straordinario e altri interventi per la salvaguardia del potere d’acquisto delle famiglie.
Si tratta di un’analisi economica e sociologica molto approfondita sul reale impatto delle misure previste dal Governo.

AMALIA SCHIRRU. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge 27 magg2008, n. 93, recante disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie, contiene disposizioni in
materia di esenzione totale dall’ICI per la prima casa, in aggiunta a quelle già decisecon la legge finanziaria 2008 dal GovernoProdi.
Il provvedimento introduce un regime fiscale agevolato fino a 3 mila euro lordi solo per i lavoratori del settore privato che svolgono lavoro straordinario e supplementare, prevede la rinegoziazione dei
mutui a tasso variabile per la casa e concede un prestito di 300 milioni di euro all’Alitalia, che ha problemi di liquidità.
A dire il vero, dal titolo, ci aspettavamo per il periodo 2008-2010, in cui è compreso l’anno europeo di lotta alla povertà e all’esclusione sociale, una serie di misure più coerenti con l’iniziativa lanciata dall’Unione europea, che – lo ricordiamo – mira a favorire la piena occupazione attraverso un sistema completo di protezione sociale, capace di conciliare un adeguato sostegno al reddito con la necessità
di maggiore mobilità sul mercato del lavoro.
Ci sentivamo pronti a sostenere, a partecipare e a condividere, anche con le  nostre proposte di legge, le preoccupazioni alla base della decisione europea, attraverso il richiamo allo Stato, alle regioni e
agli enti locali di farsi carico delle condizioni di povertà e di esclusione in cui versano migliaia di cittadini italiani, 340 mila solo nella mia regione.
Per un momento abbiamo creduto di poter individuare insieme delle politiche capaci di assicurare l’integrazione sociale delle persone che sono più lontane dal mercato del lavoro, sostenendo gli enti
locali nella promozione delle condizioni di accesso, per le persone più in difficoltà, ai servizi sociali economici e culturali, ma sitrattava di un’evidente illusione.
Il Governo, infatti, a poco più di un mese dal suo insediamento, ci propone come primo intervento urgente un’azione che non ci pare possa promuovere la crescita economica del nostro Paese e
l’occupazione e che di certo non facilita ai cittadini l’ingresso nel mercato del lavoro, né fornisce un’adeguata protezione a coloro che ne sono fuori.
Con lo stesso decreto-legge e con la somma erogata all’Alitalia, ci viene prospettata la riduzione delle risorse per il trasporto pubblico, che invece devono essere destinate ad aumentare e a migliorare
i mezzi di trasporto e la viabilità. Si tratta di interventi necessari per fare fronte alle nuove domande di spostamento quotidiano dei lavoratori e dei cittadini, per rendere meno traumatico il fenomeno del
pendolarismo e per evitare il triste ripetersi delle stragi sulle strade, anche per recarsi al lavoro.
Per contro – e a sorpresa – si chiedono interventi di riduzione nei settori della sanità, come la prossima reintroduzione dei ticket per le prestazioni medico-specialistiche.
Si dimezzano i Fondi delle pari opportunità e delle politiche sociali e si cancella il Fondo per le iniziative rivolte a combattere la violenza sessuale, utili, invece, a nostro parere, ad affrontare e
contrastare quelle terribili forme di sopruso che si annidano in tante famiglie spesso segnate, oltre che dalla povertà materiale, anche da sofferenze, dalla sopraffazione e da una grande solitudine.
Il
Governo sembra in questo caso non conoscere, o non voler prestare la sua giusta attenzione, alle forme più complesse della povertà e non reputa centrale la necessità di porre in atto strategie e azioni coerenti di prevenzione fondate sul processo di appropriazione sociale. Ci propone misure che, invece di aggiungere, sottraggono, riducono, quelle risorse destinate ai più indigenti, alle persone più indifese, nonché misure che ledono i diritti delle donne e dei più deboli.
Una maggiore conoscenza avrebbe aiutato a riconoscere in Italia l’esistenza di una forte polarizzazione tra ricchi e poveri, tra il Settentrione, dove c’è lavoro ma spesso è sottopagato e ingiustamente remunerato, e il Meridione, dove si registrano realtà di disoccupazione giovanile e
femminile, con lavoratori da anni in cassa integrazione e ancora troppi precari non stabilizzati: un Paese, insomma, dove permangono grandi forme di disuguaglianza sociale e dove esistono persone sole che, dopo una vita di lavoro, sopravvivono con redditi impensabili di 400 euro, invalidi con pensioni di 215 euro, famiglie mono-reddito con più figli a carico che percepiscono  700-900 euro mensili, tanti disoccupati che hanno un lavoro per solo due o tre mesi all’anno e donne impiegate nelle imprese di pulizia, che vivono con 300-400 euro al mese.
La nostra società è e si sente più povera, poiché la spesa di tante famigliecontinua ad aumentare. Oggi non si hanno i soldi non solo per il cinema, ma più gravemente per pagare le bollette e per
fare la spesa: cresce il costo delle abitazioni in affitto, dell’acqua, dell’elettricità, dei prodotti alimentari e dei trasporti. Ci sono famiglie escluse dai servizi sanitari o dall’istruzione, perché nel bilancio familiare è impossibile prevedere spese extra, come una visita medica specialistica o i
testi universitari per i figli.
Questa è la realtà di un Paese nel quale la crescita è ancora minima, nonostante i sacrifici fatti finora, e che vede un potere d’acquisto ancora troppo debole per poter pensare ad una politica di regalie ad
imprese già compromesse.
Riteniamo che per far crescere il Paese meglio sarebbe stato investire su altri fronti (come quello a noi caro e ancora troppo invisibile dell’occupazione femminile), sull’incremento dei servizi e della
rete di sostegno al lavoro delle donne, al fine di conseguire finalmente gli obiettivi della strategia di Lisbona (da cui l’Italia è ancora troppo lontana) e per compiere finalmente quel cambio di passo che è il lavoro e l’innovazione per le donne e, insieme, maggiore crescita e opportunità per il Paese.
Per quel che concerne nello specifico la detassazione degli straordinari (una misura discussa presso la Commissione lavoro), riteniamo che non rappresenti assolutamenteuna priorità per il Paese.
Come ricordavo in premessa, ben altre sono le urgenze: l’emergenza dei salari (tra i più bassi d’Europa) e delle pensioni. Ci troviamo, invece, dinanzi ad una disciplina particolare, che vede nel prolungamento dell’orario normale di lavoro un’emergenza.
Intanto, la variazione dell’orario di lavoro deve sempre trovare una motivazione nelle esigenze particolari e organizzative delle imprese e devono essere in ogni caso provate dal datore di lavoro. Ciò
richiede, comunque, l’accordo delle parti e deve essere retribuito con una maggiorazione.
Di conseguenza, per giustificare l’impiego di questa soluzione senza ricorrere all’assunzione di altri lavoratori occorrerebbero esigenze tecnico-produttive e casi eccezionali, casi di forza maggiore, che in questo momento non ci pare esistano nel nostro sistema produttivo. Anzi, ricordiamoci che in molte zone d’Italia le maggiori aziende stanno addirittura chiudendo e licenziando centinaia di lavoratori. Parlo con preoccupazione non solo della mia Sardegna, ma anche della Lombardia, di
Lecco e di altre realtà note.
Il decreto-legge n. 93 del 2008 di fatto non permette di conseguire i due importanti e condivisibili obiettivi della promozione della crescita e dell’incremento del potere di acquisto dei lavoratori. Non si
considerano le fasce di lavoratori escluse dal provvedimento, quali i pubblici dipendenti, che comprendono figure particolarmente importanti per la collettività: infermieri, poliziotti, guardie carcerarie, nonché i lavoratori atipici e le donne, rispettoai quali sarebbe stato auspicabile, a nostro
avviso, un ben altro tipo di intervento.
Si interviene, invece, esclusivamente in favore del settore privato e delle imprese maggiormente in grado di competere sul mercato, determinando perciò una discriminazione a danno del Mezzogiorno, con conseguente aumento del differenziale occupazionale tra nord e sud.
L’ennesima incongruenza si ritrova se si guarda al lavoro a tempo parziale o part-time, considerato una forma di lavoro flessibile ed utilizzato non perché richiesto dal lavoratore, ma soprattutto perché preteso dal datore di lavoro. Anche questa tipologia di lavoro potrà ricorrere al lavoro straordinario e allora perché non promuovere la stabilizzazione, il tempo pieno e indeterminato, quando ciò corrisponde alle aspettative del lavoratore ed è importante per la maggiore produttività del sistema aziendale ? Oltre al fatto che non tutti i lavoratori fanno straordinario, ci si dimentica che in questo modo si incentiva esclusivamente la quantità del lavoro e non la qualità dello stesso.
Le ore di straordinario costituiscono, infatti, ore con produttività marginale inferiore.
Dopo le otto ore giornaliere, il lavoratore è più stanco e, quindi, anche meno produttivo. Non si ricorda ancora che il problema in Italia sia oggi il basso tasso di occupazione e non sicuramente il
numero di ore lavorate. In luogo della detassazione degli straordinari, sarebbe stato più opportuno prevedere forme di detassazione del reddito dei lavoratori dipendenti, nonché forme di decontribuzione, legate alle prestazioni previdenziali, con un contestuale rafforzamento della
disciplina volta a favorire i premi di produttività – ad esempio, rispetto a ciò, l’impegno del precedente Governo si concentrato sulla materia degli sgravi contributivi, per incentivare la contrattazione di secondo livello –, e di riduzione dell’imposizione fiscale sulla quota di retribuzione
corrisposta a titolo di premio diproduttività. Invece della detassazione decisa unilateralmente
dal datore di lavoro, avremmo dovuto sostenere la riforma della contrattazione, utile a revisionare il funzionamento del nostro mercato del lavoro, la struttura contrattuale e il miglioramento
del sistema produttivo, e prevedere incentivi per i lavori stabili.
Riteniamo che le disposizioni contenute nel decreto-legge possano, in realtà, favorire l’emersione di particolari forme di elusione fiscale, considerato che le imprese potrebbero far rientrare, nell’ambito delle remunerazioni per prestazioni di lavoro straordinario, prestazioni non riconducibili a tale tipologia di lavoro, al solo fine di ottenere un regime fiscale agevolato.
Ancora una volta, il Partito Democratico propone al Governo di riconoscere l’evidenza e di utilizzare le risorse dall’extragettito per altre e più urgenti priorità d’intervento, come quelle citate in premessa.
Concludendo, nel ribadire la nostra contrarietà a un provvedimento che favorisce le categorie di lavoro e di impresa più forti, sarebbe stato più opportuno intervenire a sostegno dei redditi di lavoro
dipendente, in presenza di più bassi livelli salariali, venendo poi incontro alle esigenze
delle imprese anche attraverso quelle misure di riduzione del cuneo fiscale già prese nella passata legislatura dal Governo precedente, in una ottica di riduzione reale e concreta del costo del lavoro. Salari più alti a chi ha visto sminuire il valore della propria attività e concretamente precipitare il proprio potere d’acquisto.
Sarebbero state maggiormente auspicabili politiche di buona flessibilità, nonché di conciliazione tra lavoro e vita familiare, per mettere a punto le necessarie strategie di crescita, senza dimenticare i principi di equità e pari opportunità, con un occhio di riguardo alle politiche di distribuzione del
reddito e di accesso a servizi pubblici efficienti e moderni.
Sarebbe stato opportuno agire con misure tese a rilanciare l’economia, l’occupazione e a bloccare l’aumento incontrollato dei prezzi dei servizi, della benzina e dei trasporti, incoraggiando, attraverso interventi fiscali, lo sviluppo di quelle attività che sostengono la crescita e, quindi, la
ricerca, la formazione e gli investimenti in tecnologia.
Inoltre, perché operare sulla riduzione delle spese attraverso i contributi ISFOL dil avoratori precari, le  attività socialmente utili rivolte alle categorie più deboli nel mercato del lavoro, sottoposte a continui
ricatti ?
Si vuole forse aprire una guerra tra poveri e accentuare il conflitto sociale nel mondo del lavoro ? Perché tutelare chi già possiede e umiliare chi ancora non ha e non ha mai avuto ?

3 Commenti

  1. A proposito dell’abolizione dell’ICI, che dopo il voto di fiducia sarà approvata dalla Camera martedì prossimo per passare poi al Senato, vi propongo il comunicato dell’on. Maino Marchi, nel quale si spiega chiaramente come non sia “tutto oro ciò che luccica”, soprattutto se è Tremonti a sostenerlo.

    «ABOLIZIONE ICI CON ONERI A CARICO DEI COMUNI: COME NON RISPETTARE GLI IMPEGNI ELETTORALI CON UNA MANOVRA IN DUE TEMPI, di Maino Marchi
    “Totale eliminazione dell’ICI sulla prima casa, senza oneri per i Comuni”. Così recitava il programma elettorale del PDL, esattamente come primo impegno del punto 1 (Meno tasse) della missione 2 (Sostenere la famiglia, dare ai giovani un futuro).
    PDL e Lega hanno evidenziato in questi giorni come stiano corrispondendo agli impegni con gli elettori. Pomposamente l’abolizione dell’ICI prima casa, o meglio l’abolizione della parte rimasta dopo la riduzione prodotta dalla Finanziaria 2008 del Governo Prodi (che era già praticamente un’abolizione totale fino a 300 euro) viene presentata in un decreto legge che passa per “disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie”. Io penso che per il potere d’acquisto delle famiglie con redditi medio-bassi era meglio fare detrazioni fiscali sull’IRPEF per lavoratori e pensionati.
    Gli elettori hanno premiato PDL e Lega e oggi i vantaggi vanno soprattutto alle famiglie con redditi medio alti con l’abolizione totale dell’ICI sulla prima casa.
    C’è però un altro aspetto che intendo sottolineare. Non si rispetta quel “senza oneri per i Comuni”. Ovviamente da ottimi comunicatori come sono Tremonti e soci, la cosa si fa in modo fine.
    Prima fase: si stabilisce che lo Stato rimborsa il minor gettito ai Comuni, ma con tempi e modalità che saranno stabiliti dalla Conferenza Stato-città e autonomie locali, per una quantità che si basa su dati non aggiornati e che i Comuni denunciano essere sottostimati e in una misura che resta ferma nel tempo (mentre il gettito dell’imposta è cresciuto in passato di anno in anno). Quindi gli oneri ci sono. C’è una situazione drammatica: al 16 giugno i Comuni non hanno incassato ciò che incassavano gli scorsi anni, non hanno ancora incassato nulla come rimborso dello Stato ed entro il 30 giugno devono pagare le rate dei mutui.
    Questo è ancora ben poco rispetto alla fase due.
    Il minor gettito è stimato in 1,7 miliardi. Il Governo ha predisposto la manovra 2009-2011 e prevede che il contributo dei Comuni alla stessa debba essere di oltre 1,3 miliardi nel 2009. Et voilà! In due mosse il gioco è fatto. Da “senza oneri per i Comuni” si è già in “quasi tutti gli oneri a carico dei Comuni”.
    E la Lega? E il federalismo fiscale? La Lega dorme (come direbbe Alessandri) e fa finta di niente, annunciando che c’è l’impegno di Berlusconi e Tremonti per una corsia preferenziale sul federalismo fiscale.
    Un federalismo fiscale con le casse vuote oppure come elemento essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica tramite i tagli di spesa. Anche questo era già scritto. Esattamente, come ho denunciato nel mio intervento sul decreto legge alle Commissioni riunite Bilancio e Finanze della Camera, nella relazione del Governo di accompagnamento al decreto legge sull’ICI, quello appunto per “il potere d’acquisto delle famiglie”. Quelle stesse famiglie che pagheranno in qualche modo i tagli a servizi e prestazioni, o i maggiori contributi richiesti agli utenti, che i Comuni dovranno decidere avendo le casse vuote.
    Dopo aver messo le mani nelle tasche delle imprese, sottraendo loro 290 milioni (205 dal fondo per la competitività e 85 dal fondo per la finanza d’impresa) destinati praticamente come contributo a fondo perduto ad Alitalia, cioè buttati via, ora si mettono di fatto le mani nelle tasche dei cittadini, che si troveranno appesantiti da nuove spese.»

  2. Daniela dice

    Marina Sereni Capogruppo del PD è intervenuta alla Camera durante la discussione sulla questione della fiducia del DL n. 93 “Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie”, con dichiarazione di voto negativo che riporto interamente dal resoconto stenografico della Camera

    “”Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, il titolo del decreto-legge: disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie, sul quale oggi chiedete la fiducia, è senza dubbio accattivante. Se fossimo a scuola potremmo dire che il titolo del tema era interessante, che il ragazzo ci ha messo una certa dose di fantasia, ma lo svolgimento è stato del tutto insufficiente.
    Che le famiglie italiane attraversino un momento di grave difficoltà è certo: i prezzi dei beni primari crescono; salari e stipendi sono fermi; aumentano i debiti; calano i consumi. Le famiglie italiane fanno fatica a vivere dignitosamente e a progettare il loro futuro. Tutte le famiglie allo stesso modo? No, non tutte allo stesso modo. Faticano di più e stanno peggio le famiglie che vivono con un solo stipendio, specialmente se risiedono al sud e sono numerose, e molti pensionati che percepiscono assegni davvero bassi. Il PD è convinto di questa emergenza non da oggi. Per queste ragioni, nella precedente legislatura, abbiamo istituito la cosiddetta quattordicesima di circa 400 euro per oltre tre milioni di pensionati, una misura che grazie alle nostre leggi si ripeterà tra qualche settimana nel mese di luglio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Per questo l’ICI era già stata ridotta e di fatto azzerata per il 40 per cento dei proprietari di prima casa. Per questo abbiamo ricercato un confronto con il Governo, nel tentativo di rendere questo provvedimento efficace ed equo.
    Sottopongo alla vostra attenzione tre esempi. Avete proposto di abolire del tutto l’ICI sulla prima casa. Bene, diciamo noi, ma non vi sembra il caso di intervenire con analoga e magari più forte determinazione a sostegno di quelle famiglie per le quali la casa di proprietà è un sogno e che pagano l’affitto (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e di deputati del gruppo Unione di Centro)? Avevamo presentato emendamenti in questo senso, che la vostra scelta di porre la fiducia ci ha impedito anche solo di discutere.
    Avete proposto di detassare il lavoro straordinario. Ebbene, tale misura avvantaggia – lo sapete anche voi – una parte soltanto dei lavoratori e non è affatto detto che serva per aumentare la produttività del nostro sistema imprenditoriale. Con la detassazione degli straordinari si lasciano fuori molti lavoratori del sud, i precari e certamente non si incentiva il lavoro femminile.
    Inoltre, risulta incomprensibile come si possano escludere totalmente i lavoratori pubblici. Penso, in particolare, ad alcune figure come gli infermieri e a tutto il comparto delle forze dell’ordine. Parlate tanto di sicurezza ma, quando si tratta di uscire dalla propaganda, non mostrate per niente lo stesso zelo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
    Anche su questi aspetti avevamo presentato emendamenti migliorativi, ma la decisione di porre la questione di fiducia ha impedito anche soltanto di discuterli.
    Proponete una misura sui mutui e un accordo tra banche e Governo. Non vogliamo affatto banalizzare tale provvedimento, perché per molte famiglie che non riescono a pagare la rata del mutuo può rappresentare un’ancora di salvataggio.
    Però dovete dire la verità agli italiani: dovete dire che le banche non ci rimetteranno un euro e che stiamo parlando della possibilità – lo ripeto: per alcuni certo un momento di sollievo – di diluire il pagamento del mutuo in un tempo più lungo, pagando gli interessi corrispondenti.
    Per fortuna avete avuto il buon senso di ripristinare il Fondo per le famiglie in difficoltà nel pagamento dei mutui, che noi avevamo introdotto con la legge finanziaria per il 2008 e che in precedenza avevate cancellato.
    Niente a che vedere, dunque, con l’idea di togliere ai ricchi per dare ai poveri. Niente a che vedere con il divieto di derubare i cittadini con quell’odiosa clausola del massimo scoperto che vi avevamo proposto di inserire in questo decreto-legge e che, ponendo la questione di fiducia, non avete neppure preso in considerazione.
    Toglietevi, dunque, il cappello con la piuma di Robin Hood. Dite agli italiani che, in questo Paese, il tempo delle banche che fanno concorrenza tra chi tratta meglio i clienti non è ancora arrivato e, forse, per voi non arriverà, come ha ricordato anche ieri il presidente dell’Authority Catricalà.
    Infine, una riflessione sul modo in cui avete finanziato il provvedimento in esame. Non saremo certamente noi, che nel nostro programma abbiamo proposto e, come Governo, attuato una politica di seria razionalizzazione della spesa pubblica, ad affermare che nuove spese non possano essere finanziate con i risparmi. Ma qui siamo di fronte ad un quadro di tagli indiscriminati e ingiustificabili.
    Per finanziare le misure sull’ICI e sugli straordinari avete azzerato il finanziamento sulla viabilità in Calabria e in Sicilia, cancellato i fondi per le metropolitane di Bologna e di Torino e il tramvia di Firenze, impedito all’INAIL di finanziare investimenti in campo sanitario e universitario a Milano, Bari, Bologna e Benevento e di realizzare la cittadella della polizia a Napoli.
    Perché siete ricorsi a questo metodo di tagli irrazionale, incomprensibile e punitivo? Oso suggerire una spiegazione semplice: perché, altrimenti, avreste dovuto ammettere che si potevano utilizzare le risorse dell’extragettito, che ci sono e che sono il frutto del lavoro del Governo precedente (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
    Leggo letteralmente dal comunicato del 3 giugno del Ministero dell’economia e delle finanze: «Nei primi cinque mesi del 2008 si è registrato complessivamente un fabbisogno di 39.300 milioni, inferiore di circa 5.600 milioni a quello dell’analogo periodo del 2007. Il miglioramento del fabbisogno nel mese di maggio 2008 rispetto a quello dello scorso anno risulta determinato dall’incremento delle entrate fiscali».
    Se aveste avuto l’onestà intellettuale di riconoscere la disponibilità di questi fondi, avreste dovuto fare i conti con una «piccola» norma della legge finanziaria 2008 che recita: «…le maggiori entrate sono destinate alla riduzione della pressione fiscale nei confronti dei lavoratori dipendenti…» e sareste stati costretti a dire che non ritenete una priorità tagliare la tasse sugli stipendi dei lavoratori dipendenti per aumentare davvero il potere d’acquisto delle famiglie (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)!
    In queste settimane, presi dall’ansia di prolungare la luna di miele con gli italiani, avete messo in cantiere molti decreti-legge, la cui scadenza ravvicinata ha prodotto un ingorgo nei lavori parlamentari.
    L’unica promessa elettorale che sembra non vogliate neppure tentare di mantenere è quella di un confronto serio con l’opposizione.
    Temo che questo voto di fiducia – lo dico anche al collega Cota – purtroppo, sia il primo di una lunga serie che imporrete alla nostra Assemblea. Messaggio ricevuto: ne prendiamo atto.
    Come gruppo del Partito Democratico, useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per fare le nostre proposte e le nostre battaglie.
    Abbiamo capito però anche un’altra verità: avete i numeri per essere maggioranza, ma non la compattezza per votare i vostri provvedimenti senza ricorrere al voto di fiducia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
    In campagna elettorale si può dire una cosa in Lombardia e un’altra in Sicilia, una ai lavoratori e un’altra agli imprenditori. Dopo no: bisogna governare, trovare le soluzioni, fare fatti e non solo propaganda e voi, certo bravi nella propaganda, alla prova dei fatti cominciate a dimostrare le vostre non piccole contraddizioni.
    Per tutte queste ragioni, con rammarico per non aver potuto discutere davvero del potere di acquisto delle famiglie, il gruppo del Partito Democratico voterà «no» alla vostra richiesta di fiducia (Vivi applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori – Congratulazioni).

  3. Daniela dice

    Sul decreto a cui fa riferimento l’On.le Schirru, ieri sera il governo ha deciso di porre la fiducia nonostante l’impegno dell’opposizione a ridurre gli emendamenti. Il ricorso alla fiducia deciso dal governo, nonostante l’ampia maggioranza alla Camera, denota le difficoltà interne alla coalizione di centro-destra. A questo proposito, la dichiarazione di Marina Sereni fa ulteriormente luce su una linea “Berlusconi-centrica” dell’azione di governo.

    “”Abbiamo ridotto i nostri emendamenti da 170 a 29 e, in aula, avremmo condotto una discussione corretta, così come abbiamo fatto in commissione.
    Dunque, questa non è una fiducia messa per arginare l’la forza e la caparbietà dell’opposizione, ma per legare le mani alla maggioranza”.

    Così Marina Sereni, nell’aula di Montecitorio, dopo la decisione del governo di porre la questione di fiducia sul decreto Ici-straordinari.

    “Il problema – ha detto Sereni – sono le coperture che avete messo per finanziare questi interventi. Perché i soldi li avete tolti agli ospedali, ai servizi pubblici locali, alle infrastrutture della Calabria e della
    Sicilia, al Fondo contro la violenza sulle donne, alla possibilità di sgravi sugli affitti…”.

    “Voi dovete dire la verità – ha concluso Sereni, mostrando un’intervista del governatore della Sicilia contro i tagli contenuti nel decreto del governo – non siete nelle condizioni di reggere. Avete paura del voto della
    maggioranza. Sappiamo, fin da ora, che questo è soltanto il primo ricorso alla fiducia, ma noi saremo sempre qui a fare la battaglia per tutte le regioni, Nord, Centro e Sud.””

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