Giorno: 14 Maggio 2010

"Bertolaso e Anemone tra segreti e bugie", di Claudia Fusani

Nelle annotazioni relative all’anno 2003 si legge: “Via Giulia-Bertolaso”, intervento numero 5 della lista. Stesso anno solare, intervento n°19, questo volta c’è solo: “Bertolaso”. Poi c’è “via Bellotti Bon 2”, anno 2004, l’abitazione di Bertolaso; “via Vitorchiano”, sede della Protezione Civile, intervento n°7 dell’anno 2005; “uffici presidenza protezione civile via Ulpiano”, intervento n° 23 del 2006; e di nuovo, “via Vitorchiano”, intervento n°41 del 2007. Dopo il capitolo chiese e conventi e caserme e palazzo Chigi, non c’è dubbio che uno dei clienti più affezionati di Diego Anemone sia proprio Guido Bertolaso e gli uffici delle varie sedi della Protezione Civile. Così dice “la lista” già ribattezzata “dei favori e dei lavori”, il personalissimo libro mastro del costruttore Diego Anemone, perno, con Balducci, della cricca che ha monopolizzato gli appalti pubblici negli ultimi dieci anni. Prima ancora degli eventuali scambi di favori – leggi lavoretti di falegnameria – la cosa certa qui sono le incongruenze tra le “verità” del sottosegretario n°1 della Protezione civile e i fatti che emergono nell’inchiesta. «Non ho mai mentito agli …

"Non erano schiaffi", di Marina Sereni

«Basta schiaffi al leader» titola oggi un grande giornale parlando dell’atmosfera che avrebbe contrassegnato una riunione della maggioranza del Pd in risposta all’iniziativa di Area Democratica. Poiché i resoconti giornalistici, con la parziale eccezione dei giornali amici come Europa, non hanno consentito di cogliere appieno né il clima né la ricchezza del dibattito (peraltro pubblico e disponibile sul sito www.areademocratica.it) di Cortona, forse non possiamo fidarci neppure della ricostruzione di quella riunione di “bersaniani”…Il seminario di Area Democratica è stato un successo, per la partecipazione di tante persone da tutta Italia, per la discussione approfondita sui molti temi politici cruciali per il Pd: il Nord e il Sud, il lavoro, la scuola e l’università, le riforme istituzionali, il futuro del bipolarismo, la strategia del Pd dopo il voto. A Cortona la minoranza del partito si è interrogata, con l’aiuto di esperti come D’Alimonte, Feltrin, Viesti, su come aiutare il Pd a comprendere la società italiana, a entrare in sintonia con ceti e territori che ci avvertono distanti dai loro problemi quotidiani ed incapaci di offrire …

"Istituti tecnici, la Confindustria coglionata", di Pino Patroncini

Quattro anni fa la riforma della secondaria superiore della Moratti era stata bloccata anche per l’opposizione anche di Confindustria che non gradiva la trasformazione degli istituti tecnici in generici licei tecnologici. In quella occasione gli istituti tecnici, rievocati come i grandi accompagnatori del processo di industrializzazione degli anni sessanta, erano stati persino definiti “i gioielli di famiglia”, i quali, per l’appunto, non potevano essere alienati. Gelmini sapeva tutto ciò. Suo obiettivo fu quindi quello non cadere nello stesso errore di trovarsi praticamente nemici (e che nemici!) in casa. Pensò quindi di accattivarsi le simpatie di Confindustria per i suoi tagli-gabellati-per-riforma coinvolgendo gli industriali nella gestione scolastica da subito, senza attendere la riforma degli organi collegiali a cui stava lavorando la sua amica-rivale Aprea, e istituendo i cosiddetti comitati tecnico-scientifici paritetici tra componenti interne alla scuola e componenti esterne. Di fronte a questa proposta a Confindustria non parve vero di ritornare ai vecchi consigli di amministrazione degli istituti tecnici e professionali degli anni cinquanta e sessanta nella illusione di rinverdire le glorie industriali di quegli anni …

"Call center, le vite precarie a tre euro l'ora", di Cinzia Sasso

Diplomati, 35 anni in media: sono i braccianti del Duemila. Lavorano con un telefono incollato all´orecchio cercando di vendere qualcosa. E in qualche caso, come a Incisa Valdarno, vivono in condizioni di asservimento. Ecco le loro storie, raccontate a Repubblica.it Il bracciante del Duemila è soprattutto (al 78%) donna, ha un´età media di 35 anni, nell´80 per cento dei casi un diploma inutilmente incorniciato a casa, nessuna divisa da lavoro, né un prodotto da forgiare, e ha un orario variabile, che si aggira, secondo la media astratta delle statistiche, sulle 34 ore. Il suo titolo di studio non serve a niente: può essere tranquillamente lasciato là, nella cornice appesa nel salotto di casa, perché quel che serve a chi, per scelta o costrizione, entra a lavorare in un call center – a volte anche per tre euro l´ora – è ben altro. Un nuovo mestiere in tumultuoso cambiamento, che faticosamente cercava di trovare una sua dignità di lavoro e che storie come quella della Italcarone rischiano di riportare nel sottoscala. Dagli anni ‘90, quando il …

"Ateneo, la guerra dei ricercatori Medicina, Ingegneria e Chimica pronte a bloccare le lezioni", di Marina Amaduzzi

Sono pronti a non tenere lezioni nel prossimo anno accademico. E, fin dal prossimo mese, a disertare le commissioni di laurea e ad abbandonare le attività di tutorato. Ricercatori sul piede di guerra. Anche all’Alma Mater. Si stanno contando, facoltà per facoltà, per sapere quanti sono disposti ad astenersi dalla didattica, in vista dell’assemblea d’Ateneo che si terrà martedì prossimo alle 13 e della mobilitazione nazionale contro le conseguenze del disegno di legge Gelmini. La riforma dell’università, e i tagli confermati dal ministro Tremonti, stanno mettendo in subbuglio gli atenei di tutta Italia. E Bologna non si tira indietro. Il fronte sindacale dei tecnici e amministrativi, dei docenti, dei precari, oltreché dei ricercatori, compatto come non mai, chiama a raccolta il personale nella stessa giornata di martedì dalle 10.30 nell’aula V di via Zamboni 38 per un’assemblea che si concluderà con l’occupazione pacifica e simbolica del rettorato (molte lezioni potrebbero quindi saltare). «Chiederemo al rettore Ivano Dionigi di prendere posizione contro i provvedimenti che penalizzano l’università», annuncia Davide Valente della Cgil-Flc. Alla prima assemblea dei …

"La bandiera strappata del federalismo", di Massimo Giannini

Nel governo berlusconiano e nella maggioranza forzaleghista nessuno ha il coraggio di dirlo pubblicamente, al Paese e al Parlamento. Ma è ora di chiarire l´equivoco. Il federalismo fiscale non si fa più. E´ ormai fuori dall´agenda della legislatura. Il vessillo della Lega, l´obiettivo mistico vagheggiato da Bossi fin dai tempi dell´ampolla pagana sul Dio Po, sventola ormai solo nelle adunate padane del Carroccio. Ma non sventola più sui palazzi romani, da Palazzo Chigi a Via XX Settembre. Anche se non lo confessa, perché non può farlo per evidenti ragioni politiche, quella bandiera l´ha ammainata Giulio Tremonti per ragioni economiche. Costretto dal collasso della Grecia e dall´attacco della speculazione contro la moneta unica e i debiti sovrani di Eurolandia. Il ministro del Tesoro deve alzare le mani. Per il federalismo fiscale non c´è un euro a disposizione. Dopo mesi di silenzi e di equivoci sul costo effettivo dell´operazione, è ormai chiaro a tutti che non ci sono le risorse necessarie per farla decollare. Fatta la legge delega, una scatola vuota costruita solo per accontentare la Lega, …