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“Le scuole spezzate”, di Maristella Iervasi

La campanella suonerà come sempre in settembre, ma molte scuole non ci saranno più. Lezioni a rischio in almeno 3.300 istituti di piccoli e piccolissimi Comuni, dalle Alpi alla Sicilia. Se non accadrà nel prossimo anno scolastico, succederà in seguito: entro il 2012.
E non c’è scampo. Lo impone la riforma Gelmini che ha aperto la lotteria dei tagli su prof e maestre. Lo prevede il ridimensionamento scolastico che punta al risparmio anche di presidi e bidelli. Lo esige il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ansioso di far cassa sull’istruzione: un ghiotto bottino di 85milioni di euro. proprio razionalizzando anche la rete scolastica.
Attualmente le autonomie scolastiche (con segreteria e presidenza) sono 10.800. Le scuole (plessi scolastici) sono 42 mila. In tutt’Italia quest’ultimi non regola sono 2.960, la metà ha la chiusura già segnata: il governo ha infatti imposto alle Regioni un taglio del 50% da subito. 1080 del totale sono le uniche scuole esistenti in un territorio comunale, prevalentemente montano. Per sopravvivere però devono rispettare dei parametri: 30 bambini iscritti alla scuola dell’infanzia; 50 alle elementari e medie, mentre alle superiori la regola è un intero corso quinquennale. Intanto, gli accorpamenti d’istituto sono già in corso d’opera laddove non si raggiungono i 100 e i 50 alunni. Accade nei paesini ai piedi delle Alpi del Piemonte ma anche nel cuore della Pieve aretina, fino alle isole. Protestano le Regioni (8 su 10, Calabria e Abruzzo escluse), che hanno presentato un ricorso alla Corte costituzionale. La sentenza è attesta a giorni. Protestano i genitori e i sindaci. Ma la Gelmini tira dritto, anzi ha una carta nel cassetto: ha escogitato il «giochino» del contachilometri e la tirerà fuori nella prossima Conferenza Stato-Regioni unificata, in cerca di un’intesa che difficilmente otterrà.
Il criterio sui chilometri

Ogni giorno una protesta di piazza. In Piemonte ad esempio le scuole a rischio chiusura sono 816. In provincia di Belluno si profila un taglio di oltre 70 classi. E così di seguito a seconda della posizione geografica del comune, senza dimenticare che le scuole con pochi alunni sono parecchie in tutto lo Stivale, basta il caso Ustica, l’isola più piccola. Così ecco la singolare trovata di viale Trastevere in cerca d’intesa con le Regioni: la deroga sui chilometri di distanza e dei minuti di percorrenza. Della serie, munitevi di contachilometri per accertare se la scuola X che non è in mezzo ai monti è a rischio chiusura o meno. Ed eccoli i parametri del contachilometri Gelmini: accorpamento sicuro con il plesso più vicino per le materne se il tempo da percorrere non supera i 15 minuti con una distanza di 5 km. Primaria e medie: 10 km e 30 minuti. Superiori: 30 kilometri da coprire in 45 minuti. Una strategia che non tiene conto di un fatto: già oggi gli studenti che vivono nelle frazioni dei piccolissimi comuni sono costretti a raggiungere la valle con i pulmini scolastici. Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, promette battaglia: «Siamo disposti ad accogliere le proposte concrete, questa del contachilometri è una stupidaggine. La rifiuteremo e faremo un nuovo ricorso. Dove li portiamo gli studenti in scuole già piene dove non ci sono aule? Occorrerà investire e spenderemo di più delle attuali pluriclasse per portare gli alunni a valle. Il governo vuole solo scaricare i costi sul sistema locale. Allora ci diano un budget e faremo da soli».
La scuola che li attende

Molti bambini e ragazzi delle medie potrebbero non trovare più i loro prof e maestre. Ammesso che sopravviva la loro scuola, rischiano di finire in un’unica classe: dalla 1a alla quinta elementare o peggio dalla prima alla 3a media. Pluriclassi, come vengono tecnicamente definite. In montagna sono cosa nota, ma il rischio che questo tipo di scuola con l’insegnante unico e l’orario di scuola ridotto prenda piede anche nei comuni piccolissimi che non sono comunità montane.
Il presidente Uncem

Enrico Borghi è il presidente dell’Unione nazionale Comuni e comunità montane: «Il governo ci dice di voler chiudere circa 3.300 plessi scolastici senza chiarire come siano identificati, dove siano e se nel calcolo numerico si sono tenute in considerazione le attuali deroghe per le zone montane oppure no. Sui temi della scuola e del diritto all’istruzione – sottolinea Borghi – non si può procedere muro contro muro. In Conferenza unificata ribadiremo le nostre istanze: non si possono buttare al macero le esperienze positivi, come gli istituti comprensivi. Occorre dettagliare regione per regione. Chiudere una scuola di montagna significa sancire la fine di una comunità locale».
Il braccio di ferro dunque è destinato a proseguire. Settembre non è lontano e sono ancora tanti i nodi da sciogliere. La Gelmini sarà costretta a concedere qualcosa. Già nei mesi scorsi il governo ha dovuto fare retromarcia con il commissariamento delle regioni inadempienti qualora non fosse stato approntato un piano di dimensionamento e razionalizzazione della rete scolastica entro il 30 novembre prossimo. Fu un primo importante risultato, come affermò Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni. Adesso si avvicina il secondo round. Ma la deroga chilometrica è davvero difficile da accettare.

A farne le spese saranno i bambini e gli studenti delle scuole sottodimensionate, cioè gli istituti che hanno meno di 500 alunni, 300 per quelli ubicati nelle isole o nei comuni montani.
L’Unità 13.06.09

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