Giorno: 22 Giugno 2009

Referendum, quorum inchiodato al 23% Chi è andato a votare ha scelto il sì

Fallimento per i 3 quesiti referendari e ora è d’obbligo riflettere sulla disaffezione della gente. Secondo i dati definitivi diffusi dal Viminale, l’affluenza alle urne è stata del 23% circa, il record negativo di affluenza per quanto riguarda un referendum. Nel dettaglio, il 23,2% degli italiani ha votato per la scheda viola (attribuzione del premio di maggioranza alla lista per la Camera dei Deputati che totalizza il maggior numero dei voti); il 23,2% ha votato per la scheda gialla (attribuzione del premio di maggioranza alla lista per il Senato che totalizza il maggior numero dei voti); il 23,7% degli aventi diritto ha votato per la scheda verde (divieto di candidarsi in più di una circoscrizione). Paolo Gentiloni parla di “fallimento notevole. Che solo il 20% degli aventi diritto di voto ha votato per il referendum è un dato che pone e conferma i dubbi con cui si sia arrivati a questo referendum”.Così il responsabile Comunicazione del Pd commenta dagli studi di YouDem i primi dati relativi al mancato quorum per il referendum abrogativo. “Il referendum …

“La ricerca scientifica in Italia? Un vero disastro”, di Pietro Greco

La politica della scienza italiana fa notizia. Se ne sono occupate due riviste scientifiche internazionali, «Nature» e «Science». Ma da entrambe le cronache la politica della scienza italiana esce a pezzi. Nature, 17 giugno 2009: l’Italia cancella il G8 della scienza senza fornire spiegazione alcuna. Lasciando tutti sorpresi e irritati. Science, 19 giugno 2009: molti vorrebbero imitare il Mit di Boston. A Genova hanno dimostrato che non è facile riuscirci. Non c’è dubbio: la politica della scienza italiana fa notizia. Se ne sono occupate due riviste scientifiche internazionali, l’inglese Nature e l’americana Science, appunto. Ma da entrambe le cronache la politica della scienza italiana ne esce a pezzi. DALL’INGHILTERRA Nature racconta di come l’Italia, in vista del round conclusivo del G8 che sotto la sua presidenza si terrà a L’Aquila dall’8 al 10 luglio, avrebbe dovuto organizzare anche il G8 della ricerca a Torino, una riunione dei ministri competenti degli 8 paesi più industrializzati insieme a quelli di cinque tra le principali economie emergenti (Cina, India, Sud Africa, Messico, Brasile). La riunione era stata preceduta …

“Krisztina Morvai l’antisemita. Un nuovo caso a Strasburgo”, di Luigi Offeddu

C’è anche lei, fra i nuovi arrivi al Parlamento Europeo, e sarà probabilmente il capogruppo degli euroscettici: bella, bionda, 46 anni, ottimi studi, l’avvocatessa Krisztina Morvai farà la sua figura fra i banchi di Strasburgo. Jobbik, il «Movimento per una migliore Un­gheria » che l’ha candidata, s’è con­quistato quasi il 15% dei voti e 3 seg­gi all’Europarlamento principalmen­te grazie a lei. Ha un solo problema, l’avvocatessa: i suoi rapporti con la comunità ebraica, in Ungheria e nel mondo. Ultimo esempio, una sua dichiara­zione, riportata giorni fa dal quoti­diano israeliano Haaretz, e ripresa con indignazione da vari siti di orga­nizzazioni ebraiche: «Sarei contenta se coloro che si definiscono fieri ebrei ungheresi se ne andassero a giocherellare con i loro piccoli peni circoncisi, invece di insultare me». Era la risposta agli attacchi di Ga­bor Barat, amministratore di un isti­tuto radiologico di New York, che di­cendosi «fiero di essere un emigrato ebreo e ungherese» aveva definito la Morvai «un caso psichiatrico, un mo­stro » per i suoi discorsi durante la campagna elettorale. La risposta, una sorta di missiva …

“Iran sull’orlo della guerra civile”

Morire per la libertà. Nel 2009 deve ancora accadere, è successo a una ragazza iraniana, si chiamava Neda, ma il tributo di sangue sembra non bastare all’Iran dove la tensione è altissima. Purtroppo lei è già diventata un simbolo dell’opposizione iraniana. La ragazza sanguinante ripresa da un video è rimasta uccisa ieri a Teheran negli scontri con i sostenitori del governo. Secondo vari siti internet e i social network Youtube e Twitter, la ragazza si chiamava Neda. Secondo un post trasmesso da Twitter apparso sul sito di opposizione loftan.org, la strada di Teheran dove la ragazza sarebbe stata uccisa, via Amirabad, sarebbe stata ribattezzata dai contestatori “via Neda”. Il video che la mostra ferita alla testa e priva di sensi è visibile su Youtube digitando le parole “Neda iranian girl”. Ha trovato la morte nel corteo che ieri, sfidando il divieto delle autorità, si è mosos nella capitale iraniana. La polizia antisommossa è intervenuta con lacrimogeni, idranti e manganelli per disperdere centinaia di manifestanti filo-Mousavi, radunati davanti all’Università di Teheran. Secondo alcuni testimoni, lungo il …

“L’etica della democrazia. Dalla Rai a Mediaset: così un caso diventa ‘fantasma’”, di Sebastiano Messina

È davvero possibile insabbiare uno scandalo che domina le prime pagine dei quotidiani nazionali, è al centro di un´inchiesta giudiziaria ed è finito immediatamente nei titoli della stampa internazionale? Sì, è possibile. In questa Italia dove il presidente del Consiglio ha anche l´ultima parola sulle nomine dei direttori di cinque dei sei maggiori telegiornali, ormai non c´è più bisogno di contestare i fatti, i sospetti e le accuse: basta nasconderli, e oplà, la notizia non c´è più. Quei quindici milioni di italiani che ogni sera si affidano ai telegiornali per sapere quello che è successo in Italia e nel mondo, quell´80 per cento di telespettatori che non leggono i giornali – dunque non leggeranno neanche questo articolo – e hanno la tv come unica fonte d´informazione, non hanno la più pallida idea di quello che è successo la settimana scorsa. Già, cos´è successo? Proviamo a mettere in ordine i fatti, e confrontiamoli con quello che il Tg1 e il Tg5 hanno riferito ai loro fiduciosi telespettatori. Mercoledì 17. Il «Corriere della Sera» pubblica in prima …

“L’ultimo Parlamento italiano”, di Furio Colombo

I giorni che stiamo vivendo dentro la sfortunata Repubblica Italiana, oscurata da quasi tutte le televisioni e disinformata da quasi tutti i giornali (anche se si intravedono le prime crepe nella diga che fino ad ora ha trattenuto e nascosto il liquame del regime) sono talmente vergognosi da renderci prigionieri di un dilemma: o parli solo del “casino Italia” come ha opportunamente intitolato Libero, o parli d’altro. Per esempio della folla esasperata di cittadini dell’Aquila e dell’Abruzzo che hanno sfidato la militarizzazione imposta alla città dai pasdaran della Protezione civile e sono venuti a Roma, davanti al Parlamento a dire la verità. Ovvero la loro vergogna e il loro imbarazzo per essere stati visitati e intrattenuti, a fari accesi e sotto le telecamere, da un finto capo del governo che in realtà era un abile imitatore e anzi, presumibilmente, un nemico giurato del buon governo. Quando si sono accorti del falso, dopo mesi di vita impossibile nelle tende gelate di notte, invivibili nella pioggia e roventi di sole, una specie di Guantanamo venduto per salvezza, …