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"In ogni prima due studenti in più", di Francesca Barbieri e Chiara Bussi

Meno classi, ma più affollate. Ma anche meno tempo da passare sui banchi. Sono queste le uniche certezze dei presidi alle prese con il rompicapo della riforma delle scuole superiori che parte a settembre. Archiviata la partita delle iscrizioni per le famiglie dei circa 550mila ragazzi di terza media, ora la palla passa nel campo dei dirigenti: solo cinque mesi di tempo per incastrare tutti i tasselli mancanti del puzzle della riforma approvata a metà marzo e non ancora pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (almeno fino a giovedi scorso).
L`agenda è fitta: bisogna definire i nuovi programmi sulla base della riduzione dell`orario, scegliere i libri di testo e distribuire le cattedre, garantendo la qualità dell`insegnamento.
Non nasconde la sua preoccupazione Roberto Tripodi, preside dell`Iti Volta di Palermo, che riassume i nodi ancora da sciogliere:
«Il primo problema è l`aumento del numero minimo di alunni, poi bisogna pensare all`orario, che per quanto ci riguarda passerà da 36 a 32 ore, e rischia di penalizzare le ore di laboratorio: un vero e proprio terremoto, insomma, non ci sono informazioni, le cose si scoprono giorno per giorno». Per tutti il punto di partenza sarà il calcolo delle nuove iscrizioni – le scuole avevano tempo fino a venerdì scorso per inviarle al ministero -, che servirà per misurare il gradimento dei ragazzi, ma soprattutto per definire il corpo docente e le classi.

Mentre gli organici dei docenti subiscono una sforbiciata entrano a regime i nuovi parametri per la formazione delle classi: le prime saranno costituite di regola con 27 alunni (e non più con 25) fino a un massimo di 30.
È anche prevista una deroga che in particolari situazioni – consente di aumentare o diminuire il numero fino al 10 per cento.
La misura non raccoglie consensi tra i docenti. «Con le aule affollate -l amentaGigliola Corduas,presidente Fnism, Federazione nazionale degli insegnanti – sarà impossibile coniugare la qualità con il numero elevato di presenze e mettere in pratica la riforma». E del resto l`aumento di studenti nelle prime si ripercuote “a cascata”: più banchi anche nelle classi intermedie che saranno accorpate se il numero minimo degli studenti scenderà sotto 22, mentre il vecchio parametro era 20.

La riforma fissa anche un tetto massimo di 30-32 ore per l`orario settimanale (35 solo per l`istruzione artistica), mentre secondo le vecchie regole si poteva arrivare fino a 40 ore negli istituti professionali.

Nei licei il quadro orario ridotto riguarda solo le prime, mentre nei tecnici e nei professionali anche le classi successive. Con la sforbiciata rischiano così di saltare alcune ore di insegnamento, come le sperimentazioni sulla seconda lingua straniera nei licei, o i laboratori nei professionali.

«Su sette prime classi – conferma Lucia Iannuzzi, dirigente del liceo scientifico Piero Gobetti di Torino – non sappiamo se riusciremo a garantirne due di sperimentazione bilingue, come negli anni scorsi: i programmi sono troppo restrittivi e le lingue sono le materie più penalizzate». Una soluzione l`hanno trovata al liceo scientifico Marconi di Parma, dove il collegio docenti ha deliberato di salvaguardare il quadro orario delle materie fondamentali (italiano, matematica, scienze e inglese), riducendo invece le ore di disegno, educazione fisica e latino «per assicurare una prima classe bilingue – spiega la vicepreside VivianaMenoni – e tre con informatica potenziata su nove sezioni totali».

Nei percorsi tecnici, in quelli professionali e nel nuovo indirìzzo scientifico senza latino, la riduzione dell`orario andrà a colpire in prevalenza le esercitazioni di laboratorio. «Allo scientifico tecnologico, che diventerà scienze applicate – spiega Antonio Schietroma, dirigente dell`Albert Einstein di Roma – abbiamo in media dieci ore alla settimana di laboratori di chimica, fisica e biologia. Nel nuovo piano orario non ne è indicata nemmeno una». Per i tecnici è i professionali il taglio delle ore riguarda anche le classi successive alla prima: secondo una bozza del provvedimento non ancora varato del Miur sulla riduzione del piano orario, ad esempio, negli istituti tecnici industriali verranno perse due ore di laboratorio meccanico tecnologico alla setti- mana in seconda.

Un aspetto che preoccupa il segretario generale della Flc Cgil Mimmo Pantaleo: «L`idea laboratoriale è innovativa, il fatto che vengano tagliate ore di esercitazioni ci allontana da altri paesi europei». Una carta da giocare potrebbe essere offerta dal margine di flessibilità nella gestione del 20% dei curricoli prevista dalla riforma Gelmini. Anche su questo punto però le scuole aspettano di ricevere indicazioni precise dal ministero. «I margini di autonomia – sottolinea Massimo Di Menna, segretario generale di Uil scuola – sono ampi, ma ci sono vincoli burocratici e di spesa che di fatto legano le mani ai presidi». Lo confermano i diretti interessati:
«Si può esercitare la flessibilità purché non dia luogo a esuberi e questa è la difficoltà maggiore, perché per aumentare le ore di laboratorio bisogna ridurne altre per rispettare il tetto fissato dalla riforma».
Al di là di orari, griglie da completare e cattedre da assegnare, un`altra grande sfida sarà quella dell`aggiornamento delle competenze dei docenti. Un aspetto ritenuto fondamentale da sette genitori su dieci, stando a un`indagine appena pubblicata dall`Isae. E lo conferma anche Giorgio Rembado, presidente Associazione nazionale presidi:

«È impensabile cambiare gli indirizzi di studio della scuola superiore – conclude – senza un adeguato periodo di formazione degli insegnanti».

Il Sole 24 Ore 03.05.10

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“Partire in affanno è quasi una scelta obbligata”, di Luigi Illiano

Che sarebbe stata una corsa contro il tempo era chiaro. Non bisognava essere esperti di politica scolastica per sapere che la riforma delle superiori era lo scoglio contro il quale da decenni si infrangevano annunci di cambiamenti “rivoluzionari” dei governi di qualsiasi colore politico. Non a caso, l’impianto attuale è fermo, di fatto, alla riforma Gentile che risale al 1923.

La probabilità che accadesse anche questa volta era molto forte, tanto che il ministro Mariastella Gelmini lo scorso anno era già stata costretta a rinviare di 12 mesi il varo di nuovi licei e istituti tecnici e professionali. Tanti gli ostacoli da superare, troppi i tasselli da incastrare, poi mediare con l’ostilità di pezzi del sindacato, la contrarietà sotterranea di parte della burocrazia ministeriale (che teme di perdere potere) e con le Regioni, spesso in contrapposizione. In concreto, il passato ha insegnato che decidere di partire con la riforma solo quando tutto sarebbe risultato “a posto” equivaleva, purtroppo, a non decollare mai. Sarà stato anche per questo che il ministro Gelmini alla fine ha scelto di tirare dritto, di andare avanti nonostante la quasi certezza di forzare i tempi, di arrivare col fiato corto al debutto del nuovo secondo ciclo. Ben sapendo che il mosaico avrebbe avuto dei pezzi mancanti, da aggiungere all’ultimo momento.

Oggi, a poco più di un mese dalla chiusura dell’anno scolastico non ci sono ancora i programmi definitivi – ufficiali – delle nuove superiori. Programmi che stanno alla base della stesura e dell’adozione dei libri di testo e che avrebbero consentito alle famiglie di scegliere con un’adeguata conoscenza il corso di studi superiori per i propri figli. Inoltre, slittano al 2011 le nuove classi di concorso e non si conoscono nel dettaglio i tagli di ore nelle classi seconde, terze e quarte. A condizionare non poco il riordino ci sono gli obblighi di risparmio imposti dalla manovra triennale 2009/12 varata dall’Economia (che si tradurrà nel taglio complessivo di 87.400 cattedre in tutte le scuole), mentre a settembre entrerà a regime l’aumento del numero massimo di alunni per classe, quote che finora avevano risparmiato alcune scuole.

La mancanza di chiarezza e di indicazioni dettagliate e ufficiali complica molto il lavoro delle scuole e dei presidi in particolare. Ma, evidentemente, è il prezzo che Gelmini ha messo in conto pur di tagliare il traguardo della riforma. Garantendo poi, così come ha più volte detto, che ci saranno fondi adeguati e molti aggiustamenti arriveranno verificando il riordino sul campo. C’è da augurarsi che sia così. Altrimenti, anche la tenacia del ministro potrebbe non bastare.

Il Sole 24 Ore 03.05.10

1 Commento

  1. Salvador Massimiliano dice

    Un Ministro della Pubblica istruzione,che ha fatto studi giuridici ed è un avvocato,e non è stato capace di affidare lo studio di Cittadinanza e Costituzione ad un docente di Diritto (che è la Sua materia) rispetto ad un insegnante di Storia il quale non è competente,non vale niente come “politico”,i pochi fondi non possono essere una scusa.Ormai purtroppo siamo abituati a politici-immagine!!!

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