lavoro

Il lavoro è il tema numero uno del Paese

Pierluigi Bersani al Congresso della CGIL. Il tema “numero uno di questo paese si chiama lavoro: lavoro che non c’è, prospettiva nebbiosa per le nuove generazioni, crescita economica insufficiente”. Lo sostiene il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che ne ha parlato al congresso della Cgil in corso a Rimini.
‘Il Pd – ha detto Bersani – deve avere, ha e avrà il suo punto di vista su temi come quello del lavoro che è crucialissimo. Governo e parlamento si concentrino su questo e diano una mano sul fronte della crisi perché se non c’é un po’ di crescita e di occupazione prima o poi i conti pubblici vanno in crisi”

Scajola: ”Al di là delle doverosissime dimissioni di Scajola siamo di fronte a una vera giostra di stato: appalti secretati, pubblici ufficiali corrotti, soldi trasferiti illegalmente all’estero e poi, a quanto pare, ripuliti con lo scudo fiscale”. Lo sostiene il segretario del Pd Pierluigi Bersani, parlando a Rimini a margine del congresso della Cgil.
”Davanti a una cosa del genere – ha detto Bersani riferendosi alla vicenda Scajola – non si può dire: tocca solo alla magistratura, qui tocca al governo venirci a dire cosa c’è nel sottoscala di questa repubblica e fare veramente chiarezza su una vicenda che può essere ancora più torbida di quello che abbiamo visto fin qui”.

Grecia; Alla luce di quello che è avvenuto in Grecia, mi pare che anche l’Italia ”abbia la febbre alta”
”Evasione fiscale e corruzione – continua il segretario – da sempre hanno punti di collegamento, la Grecia e’ un paese che ha una quota di sommerso paragonabile al nostro. Per avere una buona tenuta dei conti pubblici bisogna innanzitutto occuparci di avere un po’ di crescita in più, perche’ con lo 0,8% non mettiamo a posto i conti. Poi dobbiamo preoccuparci di far emergere gran parte del sommerso. Mi pare che le ultime vicende ci dicono che abbiamo la febbre alta: bisogna preoccuparcene e occuparcene con decisione”.

Lavoro: “Il Pd deve avere, ha e avrà il suo punto di vista su temi come quello del lavoro. Io amerei – ha detto Bersani – che ciascuno per la sua parte si concentrasse sul tema numero che in questo paese si chiama lavoro; lavoro che non c’è, prospettiva nebbiosa per le nuove generazioni, crescita economica insufficiente”. Per Bersani è necessario quindi “uno sforzo perché Paese, Governo e Parlamento si concentrino su questo e diano una mano sul fronte della crisi. Se non c’è un po’ di crescita e di occupazione, prima o poi i conti pubblici vanno in crisi”.

Italia 150: Per Pierluigi Bersani, quelli di Napolitano sono appelli “che bisogna sempre ascoltare, il nostro modo di ascoltarli è presentare delle proposte in Parlamento, sui temi sociali, economici e istituzionali. Purtroppo – ha aggiunto Bersani – dall’altra parte c’è molta distrazione e anche inconcludenza, speriamo che le cose migliorino, ma purtroppo non ne vedo granchè le condizioni”

Quella di Epifani al congresso della Cgil è stata, secondo il segretario del Pd Pierluigi Bersani, “una bella relazione, una relazione seria che ha messo al centro il tema dei temi, ovvero il lavoro e che ha dato indicazioni piuttosto precise su come si può procedere”.
Bersani ha raccolto l’invito “a dar luogo a iniziative straordinarie sui temi dell’occupazione: è giusto che le forze sociali si esprimano, bisogna che il governo si decida che il problema c’è, e che occorre fare qualcosa. Questo è il messaggio che viene dalla relazione di Epifani e che io condivido”. Quanto ai rapporti con Cisl e Uil, per il segretario del Pd “c’è stata la
sottolineatura di elementi di difficoltà ma anche la proposta per cominciare a superarli, sentiamo cosa diranno domani gli altri”

www.partitodemocratico.it

1 Commento

  1. La Redazione dice

    da http://www.rassegna.it

    La Cgil chiede il dialogo
    La relazione di Epifani al congresso. Aperture nei confronti di Confindustria, Cisl e Uil. Ma le critiche sull’accordo separato restano tutte. Sulla crisi il governo non fa abbastanza. La proposta: un piano straordinario per il lavoro. “Non lasciare indietro nessuno e ripartire dagli ultimi”. È uno dei passaggi chiave della relazione di Guglielmo Epifani al 16mo congresso della Cgil, in corso a Rimini. Un intervento, quello del segretario generale, tenuto di fronte a 1.041 i delegati di cui 430 donne, e a oltre 3.000 invitati. E snodatosi sui temi scottanti dell’agenda economica, sindacale e politica del Paese: la crisi e come uscirne, la proposta di un piano triennale straordinario per il lavoro, la riforma del fisco, l’applicazione del modello contrattuale, i rapporti con Confindustria, Cisl e Uil. Non sono mancati i segnali di apertura nei confronti degli industriali e delle altre organizzazioni dei lavoratori. E non è mancato l’orgoglio, nella relazione del segretario, del primo sindacato italiano, che rivendica il suo diritto a partecipare alle decisioni che riguardano i lavoratori, che non può e non vuole essere “messo nell’angolo”.

    Affetto per chi ha perso il lavoro
    L’affetto della Cgil per chi perde il lavoro, un congresso dedicato ai più deboli. Epifani è partito da quello. “Alle persone che hanno perso il lavoro senza colpa e responsabilità – dice il leader della confederazione tra gli applausi – a chi si ritrova su un’isola o in un presidio a lottare per il proprio avvenire, ai tanti precari che hanno perso per primi il lavoro, ai tanti giovani disoccupati del Mezzogiorno, e ai tanti anziani soli in condizioni di povertà, va il pensiero, l’affetto, la vicinanza di tutta la Cgil. Insieme alla riconferma di un impegno che è la stessa ragione fondativa per la quale abbiamo senso di esistere”.

    Un piano per il lavoro triennale
    “Ci vuole in sostanza un piano straordinario per il lavoro e l’occupazione fatto da tre componenti: uno stimolo importante e mirato di carattere fiscale agli investimenti in ricerca, innovazione e formazione nella filiera manifatturiera, unica possibilità per conservare in valore quello che si perde in quantità prodotta e venduta nei mercati internazionali; un allentamento del patto di stabilità degli enti locali soprattutto in rapporto ai lavori di messa in sicurezza di campagne, quartieri e città, di riconversione ecosostenibile, di risparmio energetico di abitazioni, uffici, impianti industriali: una riapertura del turn over nella scuola, nell’università, nelle pubbliche amministrazioni almeno per tre anni, allo scopo di favorire nelle forme corrette l’ingresso dei giovani laureati e diplomati chiudendo anche tutte le sacche di precariato ancora esistenti. Di fronte a una disponibilità del governo a muoversi in questa direzione, siamo pronti ad armonizzare i rinnovi contrattuali che vanno definiti nei settori pubblici e nella scuola come una parte di questa scelta”. Secondo Epifani è necessario sostenere la proposta con un piano di investimenti pubblici e privati direttamente orientati alla ricerca e allo sviluppo. Solo con le ricadute immediate di un piano di questo genere sarebbe possibile creare 150 mila nuovi posti di lavoro, mentre la riconversione verso la green economy produrrebbe in tre anni almeno 70 mila posti di lavoro. Un piano di micro opere infrastrutturali creerebbe altri 150 mila posti, mentre la sospensione per tre anni del blocco del turn over produrrebbe altri 400 mila posti. In generale, ha detto Epifani, una manovra di questo genere puntata sulla creazione e la difesa dei posti di lavoro “abbasserebbe la percentuale dei tassi reali di disoccupazione dal 10% del quarto trimestre del 2010 al 7,5% del quarto trimestre del 2013.

    I settori colpiti dalla crisi
    Il governo non fa abbastanza per le situazioni di particolare difficoltà delle imprese. Se i paesi europei più grandi mettono in campo risorse e sostegni, “noi non lo facciamo“. Lo dice Guglielmo Epifani nella relazione al Congresso. Eppure – rileva – non passa giorno che non porti parole pesanti. E cita i nuovi tagli alla Telecom, il ca Eutelia, i ventimila lavoratori dei call center, le fabbriche che chiudono a Terni, Faenza, Imola, Nocera, Fabriano, la chimica sarda, Porto Marghera. Riparte la cassa integrazione nel settore dell’auto in attesa dell’attuazione del piano Fiat che andrebbe sostenuto da una politica industriale che sviluppi in Italia ricerca e innovazione.

    Terza via per uscire dalla crisi globale
    Non si può uscire dalla crisi ricorrendo di nuovo al taglio delle spese correnti e all’imposizione di pesanti sacrifici per i lavoratori, la via che è stata imboccata per la Grecia anche a causa di gravi incertezze e ritardi dell’Europa. Lo ha detto il segretario della Cgil parlando della crisi e del caso greco. Secondo Epifani sono assolutamente sbagliate le soluzioni che stanno avanzando. Da una parte ci sono infatti molti economisti che considerano inevitabile la ripresa dell’inflazione una volta stabilizzata la situazione. Dall’altra ci sono le banche centrali che – come sempre – chiedono il contenimento delle spese correnti, a partire da quella per la sanità e le pensioni, anche se poi le stesse banche centrali non si chiedono come mai negli ultimi 15 anni, nessun grande paese sia effettivamente riuscito a ridurre la spesa, mentre gli avanzi primari sono stati ottenuti grazie a operazioni straordinarie. “Resta quindi la terza via, la migliore – ha spiegato Epifani – la più corretta, ma anche la più difficile: aumentare stabilmente il tasso medio di crescita del Pil, che è stato mediamente del 5% negli anni 1955-85 e negli ultimi 15 anni del 2%, con l’Italia sempre al di sotto di questo valore. Un progetto paese richiede l’assunzione esplicita di questo obiettivo, un programma di spesa, la capacità di attrarre investimenti dall’estero, l’aumento del valore e della qualità del nostro sistema industriale, la difesa della coesione sociale contro le scelte e le logiche corporative”. Secondo Epifani, la crisi di oggi è molto insidiosa anche perché i costi che hanno peggiorato i deficit pubblici avranno effetti nei prossimi decenni e riapriranno di sicuro un conflitto distributivo attorno alle poche risorse disponibili. Per questo si imporranno scelte inedite proprio perché “la crescita improvvisa dei deficit pubblici non ha precedenti nella storia dell’Occidente”.

    La Confindustria ci dà ragione
    “Nel suo convegno di Parma, la Confindustria ha chiesto al governo di fare di più partendo da un quadro di evoluzione delle dinamiche economiche degli ultimi decenni che portano a una conclusione molto vicina a quella a cui da tempo siamo pervenuti, intorno al tema del declino relativo del nostro sistema industriale”. Secondo Epifani, la stessa esigenza, quella di trovare una politica economica all’altezza della crisi, “viene ripetutamente avanzata dal mondo del commercio, della distribuzione, del turismo, dall’agricoltura, della piccola e media impresa, degli artigiani, delle costruzioni, da parte degli enti locali e dei Comuni, delle università, delle scuole, degli istituti di ricerca. Per il segretario della Cgil, il “governo deve riflettere su tutto questo e lo dico soprattutto al ministro dell’Economia impegnato in un ruolo non facile in una fase di turbolenze dei mercati finanziari che tornano a muoversi quasi come prima della crisi”. Epifani ha ricordato che la Cgil ha criticato da subito le politiche del governo nei confronti della grande crisi e si è anche mobilitata per questo. In realtà, l’Italia è l’unico paese in Europa e forse nel mondo che non ha deciso un reale sostegno agli investimenti, ai settori industriali più colpiti dalla crisi. Inizialmente era bollata come disfattista e sempre negativa. Ora ci sono importanti forze, a partire appunto dalla Confindustria, che cominciano a condividere le analisi sulla crisi e le critiche al governo Berlusconi. Ovviamente il segretario Cgil non ha risparmiato critiche alla Confindustria, che quest’anno ha deciso di partecipare al congresso con le sue più alte cariche. In particolare il punto di attacco di Epifani è stato sulla responsabilità di Confindustria dopo l’accordo separato, atto di eccezionale gravità.

    C’è disegno per controriforma diritti
    “Un vero e proprio disegno di controriforma dei diritti”, così Guglielmo Epifani definisce le iniziative del governo sulle politiche del lavoro, dei diritti, della cittadinanza. Il segretario della Cgil ricorda l’accordo sul welfare sottoscritto con il governo, accordo “smantellato“ dal governo ma sul quale la Cgil è stata “coerente“ e “leale“, “con quello che si è firmato e con il voto dei lavoratori“. Il governo e la maggioranza hanno invece proseguito sulla strada dell’arbitrato, del testo unico sulla sicurezza, con il ddl sulla regolamentazione del diritto di sciopero, il libro bianco e la bilateralità “forzosa“. E oggi – sottolinea Epifani – arriva l’annuncio del confronto sugli ammortizzatori sociali e lo statuto dei lavori. “Continueremo a mobilitarci, informare i lavoratori, a batterci e – ha detto Epifani – a scioperare per evitare soluzioni che riducono diritti e ci allontanano dalle scelte dei paesi europei”. La Cgil condivide e apprezza la decisione di Giorgio Napolitano (molto applaudito) di rimandare il ddl sul processo del lavoro alle Camere. E nelle correzioni apportate dalla maggioranza e dal governo “non ritroviamo la risposta corretta alle osservazioni molto forti e fonmdate del Quirinale“. Modifiche, quindi, “che non rendono la norma meno anticostituzionale“. Un passaggio molto applaudito.

    Tutti devono dare un contributo alla riforma degli ammortizzatori
    Il segretario generale della Cgil ha ribadito la posizione del sindacato sulla riforma più generale del welfare. “Avanzeremo innanzitutto una proposta di riforma organica degli ammortizzatori sociali – ha spiegato Epifani nella sua relazione d’apertura al Congresso – una riforma che parta dai contenuti dell’accordo del 2007 e della riflessione sui problemi che la crisi ci consegna”. In particolare Epifani ha detto che la Cgil vuole “un sistema pubblico e universale incentrato su due istituti, riferiti l’uno a chi ha perso il lavoro, unificando le indennità di mobilità e disoccupazione, e l’altro a chi, pur mantenendo il rapporto con l’impresa, ne vive la fase di difficoltà e crisi”. Sempre secondo Epifani, i costi di questa operazione possono essere affrontati anche prevedendo una fase di transizione e di gradualità, “mentre non è rinviabile in Italia uno strumento di salvaguardia del reddito di ultima istanza per chi, avendo perso il lavoro, giunge al termine della copertura degli ammortizzatori”. Ovviamente non si possono scaricare i costi di queste scelte e di questi interventi necessari sui lavoratori. “Solo uno strumento finanziato dalla fiscalità generale e corredato da misure di rientro nel mondo del lavoro, nella disponibilità dei Comuni quanto a gestione dell’erogazione, può evitare di scaricare sugli ammortizzatori bisogni di contrasto alla povertà che più correttamente devono essere affrontati nell’ambito delle politiche sociali”.

    La proposta sul fisco
    Restituzione immediata di una quota di drenaggio fiscale degli ultimi anni. Questa la principale proposta della Cgil sul fisco ribadita da Guglielmo Epifani dal palco del congresso. Non c’è nella proposta della Cgil soltanto equità distributiva e giustizia sociale. Occorre riformare – ha detto Epifani – il meccanismo dell’attuale cuneo fiscale sui salari, sulle retribuzioni, sulle pensioni, e anche sul tfr, “tassato oltre ogni ragionevole misura“. La Cgil chiede un fisco meno pesante con le imprese con bassi profitti e molta manodopera. Basta poi con condoni, scudi, sanatorie di ogni tipo, elusioni ed evasioni non giustificabili.

    Rinviare il Ponte sullo stretto e ricostruire L’Aquila
    L’Italia ha bisogno di una vera politica economica e di una vera politica industriale che sono necessarie per rilanciare l’economia bloccata dalla crisi. Una vera politica industriale richiede di affiancare a una base manifatturiera di qualità alle nicchie di produzione di eccellenza, a medie e grandi imprese in grado di allargare filiere e catene di valore, una forte componente interna della domanda degli investimenti e dell’occupazione per evitare di essere solo dipendenti dalle altre economie e dalla ciclicità della crisi. Ma tutte queste cose non sono neppure pensabili se non si individuano le risorse necessarie e se non si attuano scelte conseguenti. “Questo disegno – spiega il segretario della Cgil – richiede scelte, ordine di priorità, capacità di governare sistemi complessi. Richiederebbe, ad esempio, di investire subito nella banda larga e favorire un’offerta di servizi da parte delle nostre imprese”. Per non restare ultimi in Europa nell’accesso alla trasmissione veloce di dati e informazioni. Queste scelte richiederebbero di “posporre la costruzione del ponte tra Messina e Reggio Calabria per risolvere prima i collegamenti ferroviari e viari e la messa in sicurezza di quei territori, che come si è visto a Messina, franano a ogni pioggia. Secondo Epifani sarebbe al contrario necessario rimettere al centro delle scelte la ricostruzione de L’Aquila. Questa politica “richiederebbe con i tempi giusti che si facesse della ricostruzione dell’Aquila e del suo centro storico un grande progetto nazionale e internazionale – finanziato anche con una tassa di scopo – a cui fare concorrere il meglio dell’architettura e delle scuole di restauro contemporanee.” Per quanto riguarda le scelte energetiche, Epifani ha detto che ha senso continuare la ricerca sul nucleare, ma è necessario soprattutto per i prossimi 15 anni “imboccare la strada del risparmio energetico, delle tecnologie delle fonti rinnovabili, della bioedilizia, facendo dell’ambiente il campo di un forte pacchetto di investimenti e occupazione”.

    Semplificare numero e dimensione dei contratti
    Se la scommessa della ricomposizione della rappresentanza resta un obiettivo rilevante, la Cgil non può restare né subalterna né nell’angolo sul fronte della contrattazione. “Restiamo decisivi – dice – per rafforzare e qualificare la contrattazione e per lavorare seriamente allo scopo di ricomporre e semplificare il numero e la dimensione dei contratti nazionali“.

    Governo sblocchi elezioni Rsu per pubblico e scuola
    “Chiediamo al governo di confermare entro l’anno la rielezione di tutte le Rsu nei settori pubblici e nella scuola“. Così Epifani in un passaggio molto applaudito della relazione

    Firmati 40 contratti oltre l’accordo separato
    L’accordo separato del 22 gennaio non ha impedito alla Cgil di fare il suo mestiere di sindacato. La Cgil ha lottato contro quell’accordo di inaudita gravità e ha cercato di battersi in ogni categoria per spostare più in avanti l’asticella. “Dopo l’accordo separato, che resta un atto di eccezionale gravità con precisa responsabilità del governo e di Confindustria e di Cisl e Uil – ha detto Epifani – non ci siamo fermati, ci siamo rivolti ai lavoratori, fatto assemblee, raccolto milioni e milioni di firme, scioperato. La grande manifestazione al Circo Massimo il 4 aprile – la più grande manifestazione in Italia dopo quella del 2002 – ha rappresentato il punto più alto della nostra risposta”. Epifani ha detto che la Cgil non è rimasta sulla difensiva “e contratto dopo contratto dove è stato possibile, abbiamo provato a dimostrare che un’altra strada si doveva e poteva imboccare. Dopo 15 mesi, oggi sono più di 40 i contratti rinnovati unitariamente per più di tre milioni e mezzo di lavoratori, ai quali vanno aggiunti i lavoratori del commercio dove, di fronte a un primo accordo separato, le tre federazioni di categoria sono state in grado di far prevalere una positiva capacità di composizione unitaria”. Ovviamente non tutti i contratti sono uguali e non si possono mettere tutti sullo stesso piano. Ma è evidente – ed è facile averne un riscontro – che tutti “i risultati retributivi sono mediamente al di sopra dell’indicatore; in molti casi di sono realizzate innovazioni sulle professionalità, gli orari, l’estensione della contrattazione territoriale o di secondo livello. In altri contratti vi sono aspetti e soluzioni che suscitano problemi. Molti lavoratori si sono espressi con il voto, in altri casi non è stato possibile raggiungere un’intesa per votare unitariamente”. Per quanto riguarda i metalmeccanici, Epifani è tornato a criticare duramente le scelte compiute che hanno determinato una nuova intesa separata senza la Fiom e un contratto che non è stato sottoposto al voto dei diretti interessati. “L’accordo separato – ha precisato poi Epifani – ha in ogni caso un suo limite temporale, un termine, così come avevamo proposto perché le incertezze delle prospettive economiche e la crisi sconsigliavano comunque un accordo di medio e lungo periodo”. Per l’insieme di questi giudizi politici, il segretario della Cgil ha voluto riconfermare “davanti al Congresso e davanti alle nostre controparti che noi intendiamo lavorare per riconquistare un modello condiviso e un modello che riunifichi sul serio i settori pubblici e quelli privati come era previsto nell’accordo del 23 luglio”. Ci si può avvicinare a questo nuovo accordo ritrovando prima di tutto un’intesa sulle regole della democrazia.

    No a modello corporativo di sindacato
    Epifani respinge un modello corporativo del sindacato, che non porta ad includere e allargare i diritti e che porta invece a una confusione di ruoli e funzioni dove tutto si perde (il ruolo dello Stato, quello dell’impresa, quello del sindacato) in cui non si capisce bene chi sia controparte di chi. La Cgil sa bene che i rapporti di forza nel paese “non sono più quelli di una volta“ e che conquista e difendere i diritti è un processo non più lineare. In questo ambito la divisione sindacale, anche sui questi temi, “indebolisce e favorisce il disegno del governo di imporre un modello ideologico basato su principi che sono il contrario di quelli che hanno visto impegnato il movimento sindacale italiano“. Il modello neocorporativo conduce invece “ad uno svuotamento progressivo della contrattazione collettiva sia di quella nazionale sia di quella di secondo livello“. Con una rappresentanza “divisa, incerta, debole, nei luoghi di lavoro e nei territori, l’assenza di regole esigibili per misurare correttamente e in maniera omogenea la rappresentatività di ognuno”. “E per stabilire – continua – quando si possa firmare un contratto sulla base di una soglia legata al principio di maggioranza e come fare esprimere democraticamente i lavoratori, sulle intese e sugli accordi che li riguardano“. Epifani è consapevole che non si possa restare “nel limbo di questa situazione“, e propone: “Se la Cisl e la Uil vogliono lealmente e realmente prendere in mano il problema della democrazia sindacale, noi siamo pronti a ricercare le ragioni e i contenuti di un accordo tra i sindacati“ sapendo che “la legge, il sostegno della legge è l’unico modo per rendere certo ed esigibile un quadro di regole democratiche”.

    Il federalismo è il contrario della secessione
    Non sappiamo se il confronto aperto nel governo all’interno della maggioranza porterà nuovi problemi al governo stesso e dove porterà il Paese. In ogni caso “noi continueremo a stare in campo contrastando le scelte sbagliate, incalzando per dare una risposta ai problemi che salgono dal profondo della condizione del lavoro, dei pensionati, dei nostri giovani”. Così si è espresso oggi il segretario della Cgil per descrivere la nuova fase politica che si sta aprendo in questi giorni. Epifani ha ribadito le critiche alle scelte del governo e ha ribadito le posizioni della Cgil sul federalismo fiscale e l’unità del Paese. Ma nello stesso tempo ha voluto rivolgere un appello alle forze dell’opposizione affinché facciano riferimento ai valori e agli ideali che hanno segnato la storia del movimento dei lavoratori. “Per noi – ha detto Epifani – la parola federalismo è il contrario della parola secessione; autogoverno vuol dire più democrazia; non lasciare indietro nessuno vuol dire ripartire dagli ultimi, da chi, da solo, anziano, donna, migrante, precario, malato, non autosufficiente, emarginato, non ce la può fare. E paese civile è un paese che non assiste assente alla tragedia che si consuma ogni giorno dentro le nostre carceri”. Epifani, che ha voluto ricordare come da sempre i lavoratori hanno dato prova di quella che un tempo si sarebbe chiamata la responsabilità nazionale delle classi lavoratrici, ha ribadito che la Cgil sosterrà con tutte le sue forze la grande manifestazione di Milano del 2 giugno prossimo perché “la festa della Repubblica sia insieme anche la festa della nostra Costituzione”.

    Unità, tocca alla Cgil fare di più
    Epifani non nasconde, nella relazione, le difficoltà nei rapporti unitari con Cisl e Uil e cita l’ultimo caso, quello della firma dell’avviso comune sull’attuazione del ddl sull’arbitrato e il diritto del lavoro. Ma le circostanze (la cerisi, gli errori del governo) sono tali che occorre che il sindacato sappia lottare e restare unito. “Avveerto il bisogno – rileva ancora Epifani – di fermarci tutti a riflettere su queste divisioni e, pur avendo le mie certezze sulle responsabilità di questa deriva, penso che tocchi, ancora una volta, alla Cgil fare di più“. E chiede alla sua organizzazione“di discutere e condividere un percorso che freni la completa lacerazione dei rapporti e dica su quali terreni ricostruire un percorso di lavoro comune“. Su questio temi: le regole della democrazia; ricondividere il modello contrattuale; i contratti pubbloici; la rinuncia ad avvisi comunisenza tentare prima una mediazione e un chiarimento tra le tre confederazioni. Epifani chiede poi che si riprenda a discutere di merito: disicurezza sul lavoro, salute, ambiente, sui migranti, sui pensionati e sugli anziani, sul fisco.

    La Cgil si batte per lo jus soli
    Il segretario della Cgil ha parlato molto delle battaglie del sindacato contro il razzismo, ha ricordato nella sua relazione introduttiva al Congresso le tante manifestazioni e la grande campagna nazionale “stesso sangue, stessi diritti”. “Siamo stati nelle piazze – ha detto Epifani – nelle manifestazioni, abbiamo ricordato i vent’anni dell’assassinio di Jerry Masso e scelto Rosario come sede del Primo Maggio, come luogo simbolo del rapporto inaccettabile tra criminalità organizzata e domanda di lavoro di tanti immigrati trattati come schiavi moderni. “Con la determinazione che di deriva da questo impegno – ha spiegato Epifani – da queste convinzioni profonde, di fronte al dibattito parlamentare che si accinge ad affrontare il tema della jus soli, non crediamo che sia più un sogno, una fuga in avanti, battersi perché questa sfida di civiltà la si possa vincere davvero; e sperare che l’amore che si deve portare a una vita che nasce, sia fatto anche del riconoscimento della comune cittadinanza, oltre che dei doveri di umanità verso i bambini di un asilo o di una scuola, e verso i figli di chi si ritrova ad essere soltanto un clandestino. La lettera di quell’imprenditore di Adro che ha pagato la retta della mensa comincia con una frase che dice tutto: sono figlio di un mezzadro, ho imparato da mio padre il rispetto che si deve alle persone”.

    E’ stato un congresso vero
    E’ stato un congresso vero, svolto in condizioni difficili di crisi in molti luoghi di lavoro. Non è stato nè un rito nè una passeggiata facile per nessuno, nonostante la mozione uno abbia largamente prevalso. Lo dice nella parte conclusiva della relazione Guglielmo Epifani, il quale opsserva “saper gestire l’esito di un percorso democratico è una prova di responsabilità che riguarda tutta la Cgil, come pure va data attenzione ai temi contenuti della mozione che ha avuto la minoranza dei consensi“. Al nuovo gruppo diirgente spetta valorizzare l’unità, i pluralismi, le competenze e il rinnovamento necessario, aggiunge. Circa le osservazioni e i richiami sulle modalità e le procedure della consultazione di base, Epifani dice che, finito il congresso, “rifletteremo su tuttio quanto, analizzando dati e problemi in modo da ripondere ai principi di trasparenza e completezza della verifica democratica”.

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