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"Disegno di legge Goisis: nasce la scuola regionale", di Reginaldo Palermo

E’ stato reso noto in queste ore il testo del disegno di legge avente come primo firmatario l’onorevole Paola Goisis della Lega: 42 articoli che, se fossero approvati tutti nella forma attuale, provocherebbero un vero e proprio tsunami nel sistema di istruzione nazionale che verrebbe quasi del tutto “regionalizzata” a partire dal reclutamento del personale (compreso quello dirigenziale). Il ddl prevede concorsi e albi regionali; ai concorsi possono partecipare insegnanti provenienti da qualunque regione italiana che però, una volta assunti, devo impegnarsi a rimanere per almeno 5 anni nella stessa regione (viene così smentita una notizia che si era diffusa nelle settimane scorse che parlava di concorsi aperti ai soli residenti, norma che sarebbe palesemente illegittima).

La proposta di legge introduce anche la figura dell’”assistente educatore” addetto alle attività di assistenza e sostegno all’handicap (che non dovrebbe comunque confondersi con il docente di sostegno specializzato).

Ovviamente ci saranno contratti di lavoro regionali e verranno eliminate le rappresentanze sindacali unitarie di scuola.

Curiosamente la proposta della Lega prevede una modifica della norma del decreto Brunetta che ha fissato in 4 il numero dei comparti di contrattatazione: secondo Goisis, invece, i comparti dovranno essere portati a 5 in modo da avere uno specifico comparto destinato esclusivamente al personale della scuola (all’interno del comparto ci dovrebbero essere 3 aree del tutto autonome fra loro: docenti, Ata e dirigenti scolastici).

Tutto il personale dovrà essere sottoposto a valutazione e per ottenere questo risultato si prevede di istituire appositi organi a livello regionale.

Spetterà direttamente alle Regioni operare effettuare i controlli sulle attività svolte dalle scuole, così come sarà in capo alle Regioni il poter ispettivo.

Le scuole, attraverso i propri organi collegiali, dovranno dotarsi di un proprio statuto che dovrà però essere approvato dalla presidenza della Regione.

Spariranno anche i revisori dei conti, sostituiti da organi di controllo regionali.

Le dotazioni organiche delle singole scuole saranno determinate dalla Regione contestualmente con l’approvazione della legge di bilancio.

Andrà di fatto in soffitta anche il regolamento di contabilità delle istituzioni scolastiche in quanto sarà sempre la Regione a fornire alle scuole istruzioni sulla materia.

La governance di ciascun sistema regionale sarà affidata al consiglio regionale della comunità scolastica territoriale di cui faranno parte l’assessore regionale, rappresentanti degli enti locali, esperti di chiara fama e dirigenti scolastici.

La prima impressione che se ne ha è che si tratta di una proposta con cui il centralismo ministeriale viene sostituito da un centralismo regionale peraltro ancor più pesanti soffocante.

Adesso non resta che aspettare le reazioni dei sindacati e dell’opposizione (non c’è dubbio peraltro che saranno negative) e quelle degli stessi alleati di Governo.

da Tecnica della Scuola 07.05.10

1 Commento

  1. da L’Unità: “La scuola per diritto di nascita”, di Giuseppe Caliceti
    Il Ministro all’Istruzione Gelmini pensa a un’altra delle sue riforme epocali: nella modalità di reclutamento dei docenti e della loro carriera, introducendo criteri meritocratici e la cosiddetta regionalizzazione della scuola. Ma di che merito si parla? Si vuole sancire un diritto di merito legato a un luogo di nascita. Puro medioevo: chi è nato in una regione avrebbe più merito di un altro docente a prescindere dalla sua effettiva preparazione didattica. Chi pensava che sulla scuola l’obiettivo del governo Berlusconi fosse squisitamente economico, – cioè far cassa sulla pelle dei più giovani, – deve ricredersi. C’è di peggio. Non si mira solo allo smaltellamento della scuola pubblica, ma all’utilizzo in termini propagandistici di quello che resterà di lei. Il contenuto lo mettono i leghisti: senza dubbio tra i peggiori pedagogisti in circolazione. L’idea che il luogo di nascita e la residenza di un docente possano essere più importanti della sua preparazione è semplicemente razzista.E figuratevi cosa può succedere di razzista con questa logica tra alunni e studenti. L’autonomia scolastica tanto decantata un tempo, rischia oggi di diventare una forma di idiota «regionalizzazione delle conoscenze», di pericoloso «federalismo mentale». Alla vigilia dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia non si potrebbe pensare a qualcosa di peggio.

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