cultura, politica italiana

"E i Nuovi Uffizi furono affidati a un manager di parrucchieri”, di Carlo Bonini

Con il placet del ministro della Cultura Sandro Bondi. Anche De Santis si sfogò: è troppo

Con buona pace di Guido Bertolaso e del set allestito venerdì a Palazzo Chigi per restituire onore e lustro alla Protezione civile, c’è una storia (documentata negli atti depositati dalla Procura di Firenze per il giudizio immediato di Angelo Balducci, Fabio De Santis, Francesco De Vito Piscicelli e l’avvocato Guido Cerreti) che torna a raccontare le mosse storte della Cricca. E uno dei suoi miracoli negli appalti per le Grandi opere. Parliamo della decisione che, nel dicembre del 2009, con il placet del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, promuove a direttore dei lavori di restauro dei Nuovi Uffizi un tale Riccardo Micciché, ingegnere agrigentino non solo in odore di mafia, ma soprattutto ricco di una competenza maturata nel ramo del management di aziende specializzate nella “preparazione dei terreni per erbe e piante officinali”, e nella “attività di parrucchiere per donna, uomo, bambino, di manicure e pedicure”. Epperò, già collega di cantiere, alla Maddalena, di Francesco Piermarini, il cognato di Guido Bertolaso.

Micciché e i Nuovi Uffizi, dunque. Per l’appalto, che vale 29 milioni e mezzo di euro (e di quelli in elenco per i 150 anni dell’Unità d’Italia), nel dicembre del 2009, un’ordinanza di “Protezione civile” della Presidenza del Consiglio dei Ministri raccomanda che sia scelto quale direttore dei lavori, “un soggetto di elevata e comprovata esperienza”. E così, quando il 22 dicembre, Salvo Nastasi, capo di gabinetto del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, comunica ad Angelo Balducci che la scelta è caduta sull’ingegnere Micciché, persino ad un tipo con due dita di pelo sullo stomaco come Fabio De Santis, sembra troppo. Al telefono con il suo amico e collega Enrico Bentivoglio, De Santis, allora provveditore per le Opere pubbliche della Toscana, dice: “Come cazzo si chiama… Micciché. Non ci posso credere… Non ci posso credere (ride)… Ma li mortacci. Quando lo vedo gli dico: “Siamo proprio dei cazzari… Siete proprio dei cazzari. Andate in giro a rompere il cazzo… Ma ti rendi conto? Quando siamo andati che ci stava pure Bondi, abbiamo fatto la riunione, siamo tornati in treno e ci stava pure Salvo Nastasi. Stavamo da soli e gli ho fatto: “Ma siamo sicuri di coso… il siciliano? Siamo sicuri che questo riesce a mettere d’accordo tutti? Perché un conto è fare un grande successo… La Maddalena per carità d’Iddio… un conto è fare il direttore degli Uffizi”.

Evidentemente, però, l’agrigentino ha amici di peso. Sicuramente – per quel che si legge nelle intercettazioni telefoniche di De Santis – ha l’appoggio di Mauro Della Giovampaola. Certamente, ha un peso decisivo aver lavorato alla Maddalena con Francesco Piermarini, il cognato di Bertolaso, quale “rappresentante della struttura di missione” e avere avuto un qualche legame con il costruttore Diego Anemone (visto che il cellulare di Micchiché, come quello di Piermarini, in quel periodo sono in carico a una delle aziende che lavorano in subappalto per il costruttore romano). In ogni caso, annotano i carabinieri del Ros nella loro informativa del 4 gennaio 2010, “l’ingegnere non appare essere munito di particolare esperienza per condurre i lavori degli Uffizi”. Se non altro, per aver seduto nel cda della società “Erbe Medicinali Sicilia” (le piante officinali) ed essere socio della “Modu’s Atelier” (parrucchiere e manicure).

Ma quel che è peggio – e sono ancora i carabinieri ad annotarlo – è che il fratello di Riccardo Micciché, Fabrizio, è responsabile tecnico della ditta “Giusylenia srl”, impresa “sotto il controllo di esponenti della Cosa nostra agrigentina”, accusati di aver favorito la latitanza di Giovanni Brusca e dunque sotto il tallone di Bernardo Provenzano.

Non è dato sapere se in quel dicembre 2009, il ministro Bondi conosca le competenze di Riccardo Micciché e il contesto familiare mafioso che lo definisce. Se lo abbia informato il suo capo di gabinetto o lo abbia fatto il capo della Protezione civile Guido Bertolaso. È un fatto che Micciché diventa direttore dei lavori di restauro e che le conclusioni del Ros appaiono su questa circostanza radicali: “Si ritiene che l’affidamento dei lavori degli Uffizi sia gestito in una più ampia cornice di interscambio di favori, con la conseguenza che l’importante direzione dei lavori venga affidata a un tecnico che, da un lato non sembra essere un soggetto di elevata e comprovata responsabilità, e dall’altro ha contatti con soggetti iscritti in un contesto di condizionamento mafioso”.
da www.repubblica.it

1 Commento

  1. Redazione dice

    Bondi: “La mia onestà lordata”
    Nulla a che fare con i faccendieri”Il ministro dei Beni culturali risponde con una nota sdegnata al suo accostamento all’inchiesta sugli appalti grandi opere. “Rivendico il merito di aver agevolato il lavoro della magistratura”
    Il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, diffonde una dichiarazione in merito all’accostamento sulla stampa tra la sua attività di ministro e l’inchiesta sugli appalti delle grandi opere. “Oggi alcuni quotidiani danno il meglio di sè nell’esercizio di lordare anche la mia onestà – dice Bondi -. Avrò il tempo per medicare le ferite alla mia onorabilità che, attraverso alcuni articoli, mi sono state inferte. Nel frattempo, desidero rivendicare il merito di aver proceduto al commissariamento dell’area archeologica di Pompei, dei Fori Romani, di Brera e degli Uffizi”.
    A proposito del museo fiorentino, che nel dicembre del 2009 vide direttore dei lavori di restauro dei Nuovi Uffizi Riccardo Micciché, ingegnere agrigentino in odore di mafia e non dotato di comprovata esperienza in materia, con il placet del ministro dei Beni culturali, Bondi precisa: “Per quanto riguarda il Museo degli Uffizi, appena ho avuto conoscenza delle indagini della magistratura, ho revocato immediatamente il commissariamento per agevolare il lavoro della magistratura stessa, proprio perché non ho nulla a che fare con faccende e faccendieri di cui si parla”.
    http://www.repubblica.it

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