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"Scuola e docenti, il ministro sbaglia strada", di Giunio Luzzatto*

Nei prossimi giorni, le Commissioni parlamentari dell’Istruzione devono esprimersi su un Decreto che regolamenta la formazione dei futuri insegnanti. Esso, recependo le indicazioni di una “Commissione Israel”, riduce a nulla o quasi la preparazione specificamente didattica nell’iter che conduce all’abilitazione ed è perciò fuori del tempo; oggi, infatti, le problematiche da affrontare nelle classi hanno a che fare con la motivazione da promuovere nei ragazzi (perciò con le competenze psicopedagogiche e metodologiche dei docenti), altrettanto quanto con i contenuti disciplinari. Il Decreto tace sulle procedure con cui i nuovi abilitati saranno poi assunti; la legge da cui esso deriva prevedeva invece una regolamentazione congiunta di formazione e reclutamento, sicché è dubbia la legittimità stessa di un Decreto dimezzato. I futuri abilitati vengono collocati in un limbo dalle imprecisate prospettive; eppure, il ministro Gelmini aveva soppresso le Ssis (Scuole di specializzazione dell’istruzione secondaria) affermando che un’abilitazione senza regole per il reclutamento non ha senso. In un’intervista del primo maggio (è la sua concezione del diritto al lavoro) il ministro ha ora chiarito il perché di questa sua incoerenza. Le procedure per le assunzioni le sta in realtà predisponendo: dichiara infatti, testualmente, che «gli insegnanti saranno reclutati su chiamata diretta da parte delle scuole». Non si tratta solo dell’accoglimento di posizioni leghiste ispirate allo “ius loci”, in quanto l’ipotesi circolava da tempo in una logica scolastica “aziendalista”; nessun ministro aveva però osato farla propria per il semplice motivo che, come recita la Costituzione: «Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede per concorso» (art. 97). Il tema del reclutamento di nuovi insegnanti potrebbe apparire inattuale, in presenza delle sforbiciate che fanno perdere lavoro anche a chi già insegna; ma occorre comunque operare in vista della situazione a regime, quando tra un paio di anni il turn over ritornerà elevato in relazione ai numerosi pensionamenti. In quella prospettiva, è necessario che accanto alle graduatorie di chi già c’è, venga predisposto un meccanismo concorsuale che dia spazio ai migliori laureati delle nuove leve; altrimenti, è inutile invocare scelte di qualità e ringiovanimento del corpo docente. A chi gli faceva osservare che spesso i concorsi funzionano male, Paolo Sylos Labini rispondeva che per l’assunzione dei professori tramite concorso vale quello che diceva Churchill a proposito della democrazia parlamentare: «Una soluzione pessima, ma una migliore non è mai stata individuata ».

*Università di Genova

L’Unità 12.05.10

5 Commenti

  1. Mi assumo tutte le responsabilità del caso, al contempo osservo un dato di fatto: ben 8 degli ultimi 10 anni della storia italiana sono stati a guida del centro-destra. Davvero le politiche della Moratti prima e ora della Gelmini non hanno influenzato lo stato della scuola pubblica?
    La scuola NON è un’azienda: se le istituzioni scolastiche sono “in fallimento” la responsabilità è di chi governa e ha deciso di non trasferire le necessarie risorse. Forse è giusto riflettere su un dato: come mai il 2007 – il solo anno in cui il Governo Prodi ha espresso pienamente la propria azione – c’è stato sostanziale equilibrio tra i trasferimenti dello Stato e le spese delle scuole?

  2. Assumiamoci le nostre responsabilità , lei è convinta che negli ultimi anni abbia sbagliato solo il governo di centro-destra? La scuola pubblica in questo momento storico è in ginocchio e come azienda è in fallimento, visto che non ci sono risorse.

  3. A me non pare che sia la scuola pubblica ad aver fallito: semmai lo sono state le politiche scolastiche dell’ultimo decennio, durante il quale il centro-destra ha governato per ben 8 anni. Vale la pena ricordarlo.

  4. Bisognerebbe avere il coraggio di dire che la scuola pubblica è fallita!
    Non ci sono soldi i pensionamenti previsti non averranno secondo le proiezioni, causa recessione, molti docenti hanno deciso di restare fino al compimento del 40°anno di servizio.Le liste delle GP sono lì , senza alcuna possibilità di reclutamento e il Ministro parla di nuova formazione didattico-motivazionale, bene dovrebbe sapere, ma dubito fortemente che lo sappia, che molti docenti in attesa di collocazione sono super formati da tali punti di vista ,eppure non riescono sempre a motivare i propri allievi, semplicemente perchè manca il tempo necessario. Vi invito a fare un calcolo, le classi in entrata sono formate da 30/33 alunni se un insegnante copre 3 ore settimanali quanti minuti può dedicare ad ogni allievo ?
    L’affermazione del Ministro è un paradosso ……..la verità è che si riempie la bocca di belle parole, ma non ci sono i soldi per attuare una politica motivazionale vincente! Invito tutti a visionare i nuovi quadri orari della Riforma Gelmini, per constatare che nel prossimo futuro la situazione peggiorerà e il numero di ore caleranno di gran lunga, sapete chi subirà maggiori tagli? Le Scienze Sociali , ecco spiegato il paradosso.
    I giovani laureati dovranno cercarsi una nuova occupazione e consiglierai un settore diverso dalla formazione, se non varanno diventare come me vecchi precari!

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