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Diaz, condannati i vertici della polizia

La sentenza di secondo grado per la sanguinosa irruzione della Polizia nella scuola Diaz, durante il G8 del 2001 di Genova, ha ribaltato la decisione di primo grado condannando anche i vertici della polizia, l’apice della catena di comando.
I vertici, dunque, sapevano cosa sarebbe successo quella notte. È stato così accolto il teorema della Procura genovese. Dopo oltre undici ore di camera di consiglio i giudici della terza sezione della Corte d’Appello hanno letto il dispositivo: un secolo di carcere per 25 imputati su 27. Prescritti i reati di calunnia, arresto illegale e lesioni lievi, sono rimasti in piedi quelli di falso ideologico e lesioni gravi. Gli imputati sono stati condannati anche all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

Per gli agenti condannati in primo grado, i giudici della corte hanno inasprito le pene. Il procuratore generale Pio Macchiavello, aveva chiesto oltre 110 anni di reclusione per i 27 imputati. La pena più pesante, cinque anni, è stata inflitta a Vincenzo Canterini, ex dirigente del reparto mobile di Roma, già condannato a quattro anni in primo grado. Quattro anni ciascuno a Francesco Gratteri, ex direttore dello Sco e attuale dirigente dell’Anticrimine e a Giovanni Luperi, ex vice direttore Ucigos e oggi all’Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna; entrambi erano stati assolti in primo grado. Tre anni e otto mesi sono stati inflitti Spartaco Mortola, ex capo della Digos di Genova e oggi questore vicario a Torino, anch’egli assolto in primo grado.

Sono passate da tre anni a quattro anni le pene per i «picchiatori» materiali, mentre per coloro che firmarono i verbali e che erano stati assolti in primo grado, la corte ha stabilito pene per tre anni e otto mesi ciascuno. In fondo all’aula ad ascoltare la lettura della sentenza c’era anche «Coda di cavallo», l’agente filmato durante i pestaggi e identificato soltanto nel corso del processo di primo grado, dopo avere partecipato a numerose udienze, mescolato tra gli agenti.

Prosciolti, per intervenuta prescrizione, Michelangelo Fournier, il funzionario di polizia che parlò di «macelleria messicana», pentendosi di quello che era successo, così come Luigi Fazio. In primo grado erano stati 13 gli imputati condannati, soltanto gli autori materiali dei pestaggi, per un totale di 35 anni e sette mesi di reclusione. Erano stati assolti tutti i vertici della polizia. Quella sera del 13 novembre 2008 i no-global e i simpatizzanti avevano accolto la sentenza gridando «Vergogna, vergogna». Ieri notte, invece, c’è stato spazio solo per gli abbracci e le lacrime di gioia.

La Stampa 19.05.10

1 Commento

  1. La Redazione dice

    Diaz, le vittime: “Giustizia fatta” . Ma il governo difende gli agenti

    Sollievo nell’aula del Tribunale di Genova dopo la sentenza di appello. Le vittime: “Adesso tutti sapranno della macelleria messicana di quella notte”. Il Viminale: “La sentenza non dice l’ultima parola, i poliziotti condannati restano al loro posto”. Quando i magistrati hanno letto il dispositivo della sentenza, un urlo di sollievo si è levato nell’aula del Tribunale di Genova. Grida di gioia, in inglese e tedesco soprattutto, provenienti dalle numerose vittime straniere dell’assalto alla scuola Diaz.

    La decisione di secondo grado per la sanguinosa irruzione della Polizia nella notte tra il 20 e il 21 luglio 2001 ha infatti ribaltato la decisione di primo grado, condannando anche i vertici delle forze dell’ordine. Il giornalista inglese Mark Covell rivela all’Ansa di non capacitarsi ancora: “Stamattina non mi aspettavo niente. È una sentenza sensazionale che restituisce forza e coraggio a tanti italiani e stranieri che durante il G8 hanno subito delle ingiustizie, sono stati picchiati, torturati, imprigionati”. Stupita si dice anche Enrica Bartesaghi, presidente del comitato “Verità e giustizia”: “È incredibile – dice – non ci aspettavamo questa sentenza, si riapre uno spiraglio di fiducia in questo paese. È stata riconosciuta la catena di comando. Tutti quelli che c’erano sono responsabili”.

    Heidi Giuliani, la madre di Carlo, afferma invece che “il sorriso di Zulkhe (la ragazza tedesca protagonista della foto simbolo del pestaggio) è stata la risposta migliore alla sentenza. Avere una risposta di giustizia fa sempre piacere in questo paese”. Soddisfazione è stata espressa anche dagli avvocati difensori dei manifestanti e delle parti civili. “È stata confermata la nostra tesi che anche i vertici sono responsabili dell’operazione. Abbiamo ottenuto il risarcimento delle spese di primo grado, l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni” ha commentato l’avvocato Stefano Bigliazzi. Tra gli altri particolari, è stato riconosciuto anche il danno subito dai giuristi democratici ai quali furono sequestrati degli hard disk alla scuola Pascoli.

    Nel dispositivo della sentenza, in effetti, è stato accolto il teorema della Procura genovese: un secolo di carcere per 25 imputati su 27. Gli imputati sono stati condannati anche all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Il Genoa Social Forum, però, chiede di più. “Ora tutti i condannati devono essere immediatamente rimossi dai loro incarichi ed essere espulsi dalla polizia”, è la richiesta di Vittorio Agnoletto, portavoce del Gsf nel luglio 2001 e di Antonio Bruno, già membro del forum. “Non è accettabile che la difesa della Costituzione, della libertà e della sicurezza dei cittadini – scrivono Agnoletto e Bruno in una nota – sia affidata a chi è stato riconosciuto responsabile dal tribunale di reati estremamente gravi”.

    Il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, la pensa in maniera completamente diversa. “Questi uomini – ha detto – hanno e continuano ad avere la piena fiducia del sistema di sicurezza e del ministero dell’Interno”. Quella di Genova, afferma Mantovano, “è una sentenza che non dice l’ultima parola, in quanto afferma l’esatto contrario di quanto era stato stabilito in primo grado e quindi ora andràal vaglio della Corte di Cassazione”. Questo non significa, prosegue “che alla Diaz non sia successo nulla, ma la sentenza di primo grado aveva individuato delle responsabilità e distinto le varie posizioni”. E dunque, sottolinea Mantovano, sono “ragionevolmente convinto che la Cassazione ristabilirà l’esatta proporzione di ciò che è successo”.

    In ogni caso, le parti lese del processo Diaz hanno rilasciato un comunicato stampa. “Siamo lieti di constatare che la magistratura italiana ha corretto l’ingiusta sentenza del novembre 2008 e ha riconosciuto il coinvolgimento, le intenzioni delittuose e le connivenze dei capi della polizia” – si legge. “Adesso anche l’opinione pubblica italiana verrà a conoscenza di quanto avvenuto nel corso della “macelleria messicana” presso la scuola Diaz – continua il comunicato di due pagine fortemente voluto dalle vittime straniere e rivisto passo per passo con i loro legali – siamo convinti che il blitz alla Diaz sia l’esempio lampante del controllo politico sistematico esercitato sulle forze dell’ordine dal Ministero dell’interno. Possiamo sperare che la sentenza Diaz costituisca un forte messaggio a tutti i funzionari di polizia affinchè rispettino i diritti di ogni singolo cittadino italiano”.

    Di ben altro tono sono invece i commenti degli esponenti della maggioranza di governo. La sentenza viene definita “una vendetta in nome dei no global consumata nei confronti della polizia” dalla parlamentare del Popolo della libertà Isabella Bertolini. Il suo collega di partito Enrico Costa parla invece di “guerra fra le forze di polizia e la magistratura” e “faida tutta interna alla magistratura stessa”.

    I senatori del Pd Roberto Della Seta (che aveva presentato un ddl per l’istituzione di una commissione d’inchiesta sul G8 di Genova), e Francesco Ferrante, infine, definiscono quella di oggi “una pagina di limpida democrazia che ristabilisce lo stato di diritto”, una decisione che finalmente condanna “chi, della famigerata “macelleria messicana”, era stato responsabile morale”.

    da http://www.rassegna.it

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