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"25 aprile, i qualunquisti e il partigiano Chiesa", di Enzo Costa

Leggo dei soliti sproloqui mortuari di Grillo, questa volta dedicati al 25 Aprile (a suo bloggare, defunto causa gli ultimi sviluppi della politica nazionale), conditi, e ci mancava, con la classica lamentazione sul tradimento degli ideali resistenziali da parte della classe politica. Per carità, l’attuale classe politica ha molto da farsi perdonare, ma che l’invettiva filopartigiana venga dal già ammiccante a Casa Pound suona grottesco. Ma il Guru è sicuro: i Partigiani che non ci sono più l’avrebbero pensata come lui. Io ho qualche dubbio, in compenso sono certo di come la pensa sul suo MoVimento e sull’idea di politica che rappresenta, un partigiano che è ancora molto attento e vigile sulla nostra democrazia: Angelo Chiesa, presidente provinciale dell’Anpi di Varese. Un paio di mesi fa, a ridosso delle elezioni politiche, mi aveva scritto una lettera molto eloquente al riguardo: la pubblico qui di seguito con la sua autorizzazione.
«Ciascun uomo politico vale l’altro, sono tutti mestieranti privi di scrupoli, pronti a strumentalizzare tutto e tutti per la salvezza della loro pagnotta». È una delle tante affermazioni che nel lontano 1946 (non era ancora passato un anno dalla Liberazione) scriveva a nome del suo «movimento» personale sul suo giornale personale «l’uomo qualunque» il commediografo Guglielmo Giannini. Siamo sempre nel novero di uomini di teatro che hanno cambiato mestiere, che vogliono fare politica con un loro personale movimento o un loro personale partito, con le stesse polemiche, con le stesse accuse, anche se sono passati 68 anni.
Quel movimento politico chiamato l’uomo qualunque partecipò alle elezioni della Assemblea Costituente del 2 giugno 1946 e ottenne un significativo risultato elettorale con ben 1.211.956 voti pari al 5,28 per cento dei voti validi e la elezione di un gruppo di 30 parlamentari. Un gruppo, un Movimento che non assolse alcuna funzione nel processo di elaborazione della Carta Costituzionale se non quello della continua negazione. Il 5 dicembre del 1945 Giannini aveva già scritto sul suo giornale che c’era bisogno di «…un governo di transizione al di fuori di tutti i partiti». L’unica proposta avanzata era che lo Stato «dovrebbe fare solo dell’amministrazione in senso stretto, tanto più che non ha bisogno di specialisti della politica per essere retto, ma da un buon ragioniere».
Come la storia insegna, quel movimento finì presto nel nulla soprattutto perché i partiti dell’arco costituzionale seppero elaborare e approvare in modo unitario, senza alcun inciucio, pure durante il contemporaneo duro scontro politico di quei mesi del 1947, i valori e le regole della vita democratica contenute nella carta fondamentale della nostra Repubblica, sia perché a sostituirlo nacque il «movimento sociale» di chiara estrazione fascista come di chiaro orientamento reazionario è chi oggi pontifica accusando di ogni nefandezza tutti gli altri, minaccia i sindacati che devono essere aboliti (come già fece Mussolini) e, con i voti e i parlamentari che otterrà, vuole aprire il Parlamento come una scatola di sardine.
Ieri, come oggi, il qualunquismo tanto diffuso non sa distinguere. Tutti gli altri sono uguali. L’unico che si salva, è il predicatore di turno, sia quando urla sulle piazze sia quando usa la rete per dare ordini ma, come tutti i predicatori, mai per ascoltare, sempre pronto a pronunciare una condanna quando non si è d’accordo con lui. Facciamo tesoro delle passate esperienze e, soprattutto, i partiti sappiano essere quegli strumenti che la Costituzione vuole quali promotori della partecipazione dei cittadini per «concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale» e non, come è avvenuto troppo spesso, strumenti di gestione del potere.

L’Unità 27.04.13

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