attualità, partito democratico

Una “bufala” sulle pensioni dei parlamentari e due considerazioni sulla politica

Da qualche settimana circola via mail una notizia – ma potremmo tranquillamente definirla una “bufala” – che merita una smentita e alcune considerazioni.

Il testo della mail è il seguente “La scelta della data del 13 aprile per il voto in alternativa a quella del 6 di aprile può apparire casuale, ma non lo è affatto: votando il 6 aprile, infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione, votando invece come stabilito dal Consiglio dei Ministri il 13 aprile, ovvero una settimana dopo, acquisiranno la pensione. E poi parlano di voler fare l’election day per ridurre i costi della politica -ironizza- Ben altri saranno i costi di queste pensioni, non solo in meri termini quantitativi, ma anche per il messaggio dato al Paese, perché questo è il tipico esempio di come fatta la legge viene subito trovato l’inganno. Morale della favola: 300.000.000 di costi per questa gentaccia che dopo pochissimi mesi senza far nulla gia’ hanno una pensione di platino alla faccia dei pensionati che dopo una vita di lavoro adesso per mangiare raccattano la verdura rimasta a terra nei mercati! Fate girare queste informazioni, tutti devono sapere!!!!!!!! I tg corrotti e prezzolati non lo dicono, i giornali nemmeno, solo internet permette di conoscere questa schifezza!  non andiamo a  votare” .

Il contenuto di questa mail è palesemente falso e certo non depone a favore delle “buone” intenzioni della manina che l’ha scritta, come sempre capita quando, con la forza della menzogna e del discredito, si vuole colpire qualcuno o qualcosa.

Ma andiamo con ordine e proviamo a fare chiarezza sull’episodio, proponendo un paio di considerazioni a “margine”.

L’attuale Regolamento prevede che gli “assegni vitalizi” spettino ai deputati, cessati dal servizio, che abbiano compiuto 65 anni e che abbiano maturato almeno 5 anni di mandato parlamentare. In caso di anticipato scioglimento della Camera, i deputati possono versare, in modo personale e volontario, le quote per il completamento del quinquennio della legislatura, ma a condizione che abbiano svolto un periodo di mandato non inferiore a due anni e sei mesi.

Poiché la legislatura è durata appena due anni, è pertanto completamente falsa l’affermazione che la scelta del 13 invece del 6 aprile sia stata determinata dalla volontà di consentire ai deputati di prima nomina di “ottenere la pensione”. In questo caso, contrariamente a quanto annunciato, “internet” non è veicolo di verità ma solo di una grossa “bufala”, ai danni della buona fede dei lettori. Il motivo, dichiarato, è quello di invitare gli elettori all’astensione, cioè di privarsi dell’esercizio di un diritto. Una domanda, retorica, sorge però spontanea: a quali forze potrà giovare la scelta, suggerita a colpi di menzogne, di non andare a votare, rinunciando così ad un proprio diritto? Riflettete, gente, riflettete…

Fatta chiarezza e ristabilita la verità (che in questo caso non è un’opinione, ma sta scritta nei regolamenti parlamentari), credo sia opportuno fare almeno due considerazioni.

1. I costi della politica in Italia sono più alti che nel resto d’Europa, così come le indennità dei parlamentari, mentre i redditi da lavoro dipendente e le pensioni perdono costantemente potere d’acquisto. È necessario, pertanto, intervenire con una profonda azione riformatrice, che abbia nell’equità e nella sobrietà i propri principi ispiratori. A questo proposito il PD ha definito una precisa riforma, che determinerà un risparmio di 1 miliardo di euro l’anno in tagli ai costi della politica. Tra le proposte vi è la riduzione dei parlamentari (i deputati da 630 a 470, i senatori da 315 a 100), e l’allineamento delle indennità con la media di Francia, Gran Bretagna e Germania. La proposta del Pd prevede anche 100 milioni l’anno di risparmio con la riforma di tipo contributivo delle pensioni dei parlamentari: ciò significa che anche la pensione di deputati e senatori sarà proporzionale ai contributi versati, come già avviene da tempo per i normali cittadini. Resta da sottolineare che quando il PD annunciò, qualche settimana fa queste proposte, dovette sorbirsi il sarcasmo e gli attacchi volgari di Fini e del Popolo della Libertà, che a parole cavalcano l’antipolitica ma nei fatti continuano ad essere ben attenti ai propri privilegi di “casta”. Per avere maggiori informazioni sulla proposta PD vedi http://www.manuelaghizzoni.it/?p=281

2. La proposta del PD vuole ridurre sprechi e privilegi, senza concessioni all’antipolitica urlata e demagogica, che è lo stile della “bufala” che circola via mail. Resta comunque il fatto, sul quale rifletto come parlamentare, che una palese menzogna sia stata ritenuta credibile dai tantissimi utenti della rete, che l’hanno fatta girare per l’Italia. Ogni notizia che attesti il discredito della classe politica italiana è, oggi, ritenuta “vera” (o forse sarebbe meglio dire “giusta”), indipendentemente dal suo contenuto di autenticità. Certamente, la responsabilità non è dei cittadini e delle cittadine, ma sta nei troppi esempi di malcostume e privilegi che hanno contraddistinto nel tempo la politica del nostro Paese e che hanno contribuito ad allontanare progressivamente dall’impegno politico tante donne e tanti uomini. Da questa consapevolezza occorre ripartire e il PD lo ha fatto, non solo con la proposta concreta dei tagli di spesa alla politica, ma inserendo nelle proprie liste elettorali tante personalità e tanti giovani che hanno talenti e competenze ed escludendo persone che sono state condannate per reati. Cambiare si può, ma solo se vinciamo l’inerzia e diamo gambe all’indignazione con il nostro personale impegno. Che, tuttavia, non può esaurirsi nel far circolare una menzogna, che ha come obiettivo l’omologazione al senso comune (ma non per questo vero) che “tutti i politici sono uguali” e quindi tende soltanto a sollecitare un’astensione al votare. Votare è un diritto, così come lo è avere una “bella e buona” politica, al servizio dei cittadini. Non permettete che questo diritto vi venga sottratto.

Manuela Ghizzoni 

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