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Una “bufala” sulle pensioni dei parlamentari e due considerazioni sulla politica

Da qualche settimana circola via mail una notizia – ma potremmo tranquillamente definirla una “bufala” – che merita una smentita e alcune considerazioni.

Il testo della mail è il seguente “La scelta della data del 13 aprile per il voto in alternativa a quella del 6 di aprile può apparire casuale, ma non lo è affatto: votando il 6 aprile, infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione, votando invece come stabilito dal Consiglio dei Ministri il 13 aprile, ovvero una settimana dopo, acquisiranno la pensione. E poi parlano di voler fare l’election day per ridurre i costi della politica -ironizza- Ben altri saranno i costi di queste pensioni, non solo in meri termini quantitativi, ma anche per il messaggio dato al Paese, perché questo è il tipico esempio di come fatta la legge viene subito trovato l’inganno. Morale della favola: 300.000.000 di costi per questa gentaccia che dopo pochissimi mesi senza far nulla gia’ hanno una pensione di platino alla faccia dei pensionati che dopo una vita di lavoro adesso per mangiare raccattano la verdura rimasta a terra nei mercati! Fate girare queste informazioni, tutti devono sapere!!!!!!!! I tg corrotti e prezzolati non lo dicono, i giornali nemmeno, solo internet permette di conoscere questa schifezza!  non andiamo a  votare” .

Il contenuto di questa mail è palesemente falso e certo non depone a favore delle “buone” intenzioni della manina che l’ha scritta, come sempre capita quando, con la forza della menzogna e del discredito, si vuole colpire qualcuno o qualcosa.

Ma andiamo con ordine e proviamo a fare chiarezza sull’episodio, proponendo un paio di considerazioni a “margine”.

L’attuale Regolamento prevede che gli “assegni vitalizi” spettino ai deputati, cessati dal servizio, che abbiano compiuto 65 anni e che abbiano maturato almeno 5 anni di mandato parlamentare. In caso di anticipato scioglimento della Camera, i deputati possono versare, in modo personale e volontario, le quote per il completamento del quinquennio della legislatura, ma a condizione che abbiano svolto un periodo di mandato non inferiore a due anni e sei mesi.

Poiché la legislatura è durata appena due anni, è pertanto completamente falsa l’affermazione che la scelta del 13 invece del 6 aprile sia stata determinata dalla volontà di consentire ai deputati di prima nomina di “ottenere la pensione”. In questo caso, contrariamente a quanto annunciato, “internet” non è veicolo di verità ma solo di una grossa “bufala”, ai danni della buona fede dei lettori. Il motivo, dichiarato, è quello di invitare gli elettori all’astensione, cioè di privarsi dell’esercizio di un diritto. Una domanda, retorica, sorge però spontanea: a quali forze potrà giovare la scelta, suggerita a colpi di menzogne, di non andare a votare, rinunciando così ad un proprio diritto? Riflettete, gente, riflettete…

Fatta chiarezza e ristabilita la verità (che in questo caso non è un’opinione, ma sta scritta nei regolamenti parlamentari), credo sia opportuno fare almeno due considerazioni.

1. I costi della politica in Italia sono più alti che nel resto d’Europa, così come le indennità dei parlamentari, mentre i redditi da lavoro dipendente e le pensioni perdono costantemente potere d’acquisto. È necessario, pertanto, intervenire con una profonda azione riformatrice, che abbia nell’equità e nella sobrietà i propri principi ispiratori. A questo proposito il PD ha definito una precisa riforma, che determinerà un risparmio di 1 miliardo di euro l’anno in tagli ai costi della politica. Tra le proposte vi è la riduzione dei parlamentari (i deputati da 630 a 470, i senatori da 315 a 100), e l’allineamento delle indennità con la media di Francia, Gran Bretagna e Germania. La proposta del Pd prevede anche 100 milioni l’anno di risparmio con la riforma di tipo contributivo delle pensioni dei parlamentari: ciò significa che anche la pensione di deputati e senatori sarà proporzionale ai contributi versati, come già avviene da tempo per i normali cittadini. Resta da sottolineare che quando il PD annunciò, qualche settimana fa queste proposte, dovette sorbirsi il sarcasmo e gli attacchi volgari di Fini e del Popolo della Libertà, che a parole cavalcano l’antipolitica ma nei fatti continuano ad essere ben attenti ai propri privilegi di “casta”. Per avere maggiori informazioni sulla proposta PD vedi https://www.manuelaghizzoni.it/?p=281

2. La proposta del PD vuole ridurre sprechi e privilegi, senza concessioni all’antipolitica urlata e demagogica, che è lo stile della “bufala” che circola via mail. Resta comunque il fatto, sul quale rifletto come parlamentare, che una palese menzogna sia stata ritenuta credibile dai tantissimi utenti della rete, che l’hanno fatta girare per l’Italia. Ogni notizia che attesti il discredito della classe politica italiana è, oggi, ritenuta “vera” (o forse sarebbe meglio dire “giusta”), indipendentemente dal suo contenuto di autenticità. Certamente, la responsabilità non è dei cittadini e delle cittadine, ma sta nei troppi esempi di malcostume e privilegi che hanno contraddistinto nel tempo la politica del nostro Paese e che hanno contribuito ad allontanare progressivamente dall’impegno politico tante donne e tanti uomini. Da questa consapevolezza occorre ripartire e il PD lo ha fatto, non solo con la proposta concreta dei tagli di spesa alla politica, ma inserendo nelle proprie liste elettorali tante personalità e tanti giovani che hanno talenti e competenze ed escludendo persone che sono state condannate per reati. Cambiare si può, ma solo se vinciamo l’inerzia e diamo gambe all’indignazione con il nostro personale impegno. Che, tuttavia, non può esaurirsi nel far circolare una menzogna, che ha come obiettivo l’omologazione al senso comune (ma non per questo vero) che “tutti i politici sono uguali” e quindi tende soltanto a sollecitare un’astensione al votare. Votare è un diritto, così come lo è avere una “bella e buona” politica, al servizio dei cittadini. Non permettete che questo diritto vi venga sottratto.

Manuela Ghizzoni 

21 Commenti

  1. Oriano dice

    Sono uno dei tanti (troppi forse) schifati dalla politica, anche se ho sempre cercato di dare il mio contributo di elettore di questa Repubblica Italiana, cosa che continerò a fare con il naso tappato. Ho trovato il suo Blog non per caso, cercavo una risposta alla “bufala” delle pensioni sui deputati e politici vari. Devo dire che anche io avevo creduto alla storia della bufala e che, come contribuente, mi sono indignato non poco. Scoprire che la pensione un deputato la prende a 65 anni dopo 5 anni di legislatura dopo la riforma Violante, le assicuro che rende la medicina meno amara ma rimane pur sempre amara nei confronti di un lavoratore con 35 anni di contributi e 52 anni di età che non sa quando e come potrà godersi la sua pensione (senza parlare del futuro dei propri figli che si affacciano ora al mondo del lavoro, se lo trovano). Scoprire che il Partito per il quale ho sempre votato e nel quale ho sempre posto la mia fiducia ha presentato la proposta di legge di cui sopra, come opposizione, e non lo ha concretizzato invece quando era di maggioranza, in compenso ha partorito quella bella azione di indulto rilasciando buona parte di delinquenti e truffatori (scelta a mio , e non solo mio, modesto parere assai impopolare nei confronti di chi ha sempre lavorato onestamente) rende la medicina meno amara ma rimane pur sempre amara. Constatare che siamo attualmente governati da un puttaniere, corruttore e quant’ altro che si dà un gran daffare per la realizzazione di leggi ad personam, che ci fa vergognare nei confronti del mondo intero, senza la minima vergogna nel tentare la realizzazione di leggi anticostituzionali e vedere che il mio partito di opposizione sembra essere impotente e silente. A meno che siano bufale anche tutte le accuse delle cosiddette toghe rosse. Constatare che personaggi politici che dovrebbero rappresentare il popolo Italiano, non perdono occasione per insultare il Tricolore e la Nazione intera senza che nessuno all’ opposizione alzi la voce. Se lo ha fatto non si è sentito abbastanza. Tutto questo rende la medicina molto amara, e per riavvicinare la politica ai cittadini serve molto, ma molto zucchero. Pargonerei lo zucchero hai fatti, servono molto più fatti che proposte.

  2. Concordo con le sue richieste, pertanto credo che dovrebbe confortarla sul fornte della credibilità del Pd il fatto che:
    il PD ha depositato in data 4 novembre 2008 (http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/32676.htm ) la proposta di legge di riforma costituzionale per la riduzione dei parlamentari a 600 complessivamente (seguito dagli altri gruppi parlamentari, chi a ruota e chi, invece, a distanza “di sicurezza” e solo sulla spinta del dibattito pubblico. Aggiungo che la maggioranza ha ostacolato in ogni modo la discussione del provvedimento come testimoniano i verbali del Senato (con due sedute all’anno!): solo ora, dopo le giuste polemiche sui costi della politica, il idbattito è ripreso;
    Sulle province abbiamo depositato una legge di riforma costituzionale non demagogica, che ragiona sulle funzioni attualmente svolte dalle province (in Emilia Romagna, ad esempio, il governo della sanità, dell’assistenza e del sociale, dell’istruzione, della viabilità, della tutela ambientale, del lavoro attiene alle province nel senso di “area vasta” ( http://beta.partitodemocratico.it/doc/212728/modifica-allarticolo-133-della-costituzione-in-materia-di-mutamento-delle-circoscrizioni-provinciali-e-di-soppressione-delle-pro.htm );
    lo statuto del Partito all’art. 21, comma 3 recita “Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del Parlamento nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati”, esattamente come da lei indicato;
    sulla “piccola e media impresa” la reinvio al documento programmatico approvato all’Assemblea Nazionale di Varese nell’ottobre 2010 “Pensare al piccolo per crescere alla grande” ( http://beta.partitodemocratico.it/doc/109003/pensare-al-piccolo-per-crescere-alla-grande.htm ): un documento di scenario e di proposta, che temstimonia l’attenzione del Pd al settore;
    sui politici disonesti sfonda una porta aperta, e la vicenda di Penati, in merito alle decisioni che attengono al Partito, sia esemplare.

    Il Pd ha solo 4 anni e una lunga vita davanti, che potrà essere messa al servizio per l’Italia se ci sforzeremo di suggerirne la strada senza pregiudizio e soprattutto sulla base dei fatti (e non dei sentito dire)

  3. Quando il PD proporrà concretamente di tagliere metà dei Parlamentari e Senatori, (anche i suoi),
    Voterà per l’abolizione delle Province, (anche le sue).
    Proporrà concretamente di ridurre lo stipendio come la media europea a deputati, senatori, titolati vari ecc. (anche i suoi).
    Adotterà lo statuto del partito: cioè che dopo 2 mandati si va a casa (gliene concediamo uno di proroga, ma poi basta, non 5-6, ma uno di proroga).
    Quando il Pd si renderà conto che chi veramente soffre della crisi, oltre ai disoccupati ed ai giovani in cerca di occupazione, sono le piccole e medie imprese serie che si sono indebitate per non licenziare operai, e che pagano tutte le tasse anche di più, perché le pagano anche sui soldi persi e mai incassati, dove hanno pagato l’iva, ci pagano le tasse e il reddito in realtà non è quello, ma minore.
    Quando si farà piazza pulita dei politici disonesti che rubano soldi pubblici.
    Quando… Quando… ce ne sono da mettere fin che si vuole.
    …. allora il PD sarà credibile, e potrà governare magari con il “Centro”.

  4. Il rischio era quello di accodarsi ad una iniziativa priva di qualsiasi conseguenza concreta e quindi demagogica.
    Prima della “riforma” Violante i deputati (non so dire per i senatori) ricevevano il vitalizio al termine del loro mandato, indipendentemente dall’età anagrafica e dagli anni trascorsi in Parlamento. Avere posto un termine analogo ai lavoratori (65 anni) e avere impedito il riscatto prima di aver esercitato il mandato per almeno 5 anni sono modifiche che hanno inciso profondamente sulla spesa. Ma si può e si deve fare di più: è per questo motivo che come PD abbiamo proposto, oltre alla riduzione drastica del numero dei parlamentari (480 in tutto), anche la trasformazione del vitalizio su base contributiva e non retributiva.

  5. Marcello dice

    Ho capito ma quale sarebbe stato il rischio di votare a favore?I cambiamenti incisivi quali sono stati?solo quelli di aver portato l’età a 65 anni.scusi l’insistenza ma da iscritto al PD sono abbastanza deluso.

  6. Durante la Presidenza Violante nel I Governo Prodi, l’istituto dell’assegno vitalizio (costituito in buona parte da accantonamenti volontari) è stato oggetto di una riforma, che ha determinato comunque cambiamenti incisivi. A partire dalla XV legislatura (2006-2008), l’assegno spetta ai deputati cessati dal mandato che abbiano compiuto 65 anni di età e abbiano esercitato il mandato parlamentare per almeno 5 anni. E’ stato soppresso – dal 2008 – l’istituto della contribuzione volontaria per riscattare le legislature non compiute.
    Il voto all’odg dell’Idv non avrebbe prodotto alcuna reale modifica, perché si tratta di una “petizione di principio”: anche se approvato non avrebbe cambiato nulla. Se l’Idv avesse davvero avuto l’intenzione di abolire il vitalizio, ne avrebbe dovuto proporre la riforma nella sede adeguata, cioè l’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati. Invece, scegliendo di presentare un semplice “ordine del giorno” in Aula durante la discussione del bilancio ha voluto soltanto fare propaganda.

  7. Marcello dice

    e poi votare a favore di questo odg dell’IDV che conseguenze avrebbe dato?

  8. Marcello dice

    E’ vero che l’ultima modifica del regolamento sul vitalizio dei parlamentari è stato introdotta da un governo del centro sinistra?se si perchè i cambiamenti sono stati così leggeri e non così consistenti come nella proposta fatta dal PD quale partito di opposizione? Non sarà perchè le leggi quando si è in maggioranza si riescono a fare e quando si è in opposizione,no?

  9. Per donChisciotte: prima di rispondere al quesito, desidero ribadire quanto sostenuto nei commenti precedenti: sì, ritengo iniquo che i deputati possano ricevere un vitalizio a 65 anni a 60, se hanno svolto due legislature (art.2). Per questo motivo ho sostenuto convintamente la proposta del PD di contenere i costi della politica a partire dalle indennità e dai vitalizi dei parlamentari.
    Ora non resta che attendere che le forze politiche presenti in Parlamento esplicitino le proprio idee in proposito: quelle di PD e IDV sono inequivocabili e coerenti con un’idea di politica svolta con spirito di servizio. Venendo ai suoi quesiti, o meglio alle “illazioni” di Calderoli, non posso far altro che confermare quanto sostenuto nel regolamento: per computare un anno di legislatura occorre averne svolti almeno sei mesi e un giorno. I due anni appena della legislatura Prodi non danno quindi alcun diritto a versare personalmente le quote per il completamento del quinquennio. Questa è la regola. Qualcuno vuole farne una interpretazione estensiva? Allora riceverà la convinta opposizione del PD.

  10. donChisciotte dice

    Gentilissima Onorevole,

    Leggendo gli articoli inseriti precedentemente, mi chiedo se realmente non esista la possibilità che i Deputati riescano comunque a “materializzare” la pensione anche se non ci sia la completezza del periodo minimo richiesto..
    Non per scarsa fiducia nelle Sue dichiarazioni, ma vedendo che tra gli stessi organismi istituzionali, citati nell’articolo, esiste una certa discordanza circa l’attuazione della legge sulle pensioni parlamentari..
    Sono certo che a breve saremo in grado di svelare “l’arcano”, quando cioè si avvierà la nuova legislatura.
    Intanto Le auguro un buon lavoro

  11. Sta destando clamore da alcuni giorni un’e-mail riguardante il motivo della scelta della data del 13 aprile per indire le elezioni politico-amministrative: sembrerebbe infatti che, se indette una settimana prima, ovvero il 6 aprile, i parlamentari non avrebbero ottenuto la pensione “d’oro” che spetta di diritto dopo due anni, sei mesi e un giorno di governo.
    Il governo Prodi è, però, durato meno di due anni, quindi questa notizia dovrebbe essere smentita se non fosse per un particolare portato in luce ai primi di febbraio dal leghista Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato. Questi ha infatti dichiarato: “La scelta della data del 13 aprile per il voto in alternativa a quella del 6 di aprile può apparire casuale, ma non lo è affatto. Votando il 6 aprile, infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione, votando invece come stabilito dal Consiglio dei ministri il 13 aprile, ovvero una settimana dopo, acquisiranno la pensione.
    Il requisito dei due anni, sei mesi e un giorno ha un’interpretazione rigida soltanto per quanto riguarda il Senato, dove pure si adotta una norma interpretativa per cui, quando è stata superata la metà dell’anno, questo viene considerato come un anno intero. Per i senatori la dead-line sarebbe stata dunque il 15 giugno. Alla Camera, mi dicono, a causa dell’interpretazione che viene data la pensione matura invece dopo due anni e un giorno”.

    Questo significherebbe che la legge che regola lo scatto pensionistico per i parlamentari potrebbe essere soggetta ad interpretazione e di conseguenza raggirata.
    Il gioco di interpretazioni scatterebbe facendo capo alle date: il 28 aprile 2006 è il giorno di insediamento del governo Prodi, dunque la scadenza dei due anni e un giorno cadrebbe il 29 aprile 2008.
    Per legge, la prima seduta del nuovo Parlamento deve avvenire entro venti giorni dal voto: quindi, facendo due rapidi calcoli, se le elezioni fossero state indette per il 6 aprile, la convocazione del Parlamento sarebbe dovuta avvenire entro il 26 aprile, mentre, slittando di una settimana le elezioni, la data del 29 aprile sarebbe raggiunta e superata, portando dunque allo scatto della pensione parlamentare per i deputati della legislatura Prodi. Secondo Calderoli, per non creare disuguaglianze, il Senato si uniformerebbe alla Camera nell’interpretazione dei due anni e un giorno.
    Tuttavia, i questori di Camera e Senato avrebbero smentito l’interpretazione e l’accusa di Calderoli, affermando che la norma prevede lo scatto pensionistico a due anni, sei mesi e un giorno, dunque, nel caso del governo Prodi, il diritto sarebbe stato raggiunto solo se il governo fosse durato fino al 27 ottobre 2008. Se non rieletti, tali parlamentari non avrebbero dunque diritto all’assegno vitalizio.

    Alle affermazioni dei questori, Calderoli avrebbe ribattuto quanto segue: “In riferimento alla smentita dei questori di Camera e Senato rispetto a quanto da me prima evidenziato preciso che le mie osservazioni erano relative alla sola Camera dei deputati e, fatto salvo quanto scritto nella normativa vigente che conosciamo bene, a questo punto sarebbe altrettanto auspicabile una smentita da parte dei questori della Camera anche sulla notizia fortemente circolata e trapelata dall’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati, notizia secondo cui, per superare la sperequazione tra il parlamentare alla prima legislatura non più eletto rispetto all’equivalente però rieletto, si fosse raggiunto un accordo trasversale tra le forze politiche per portare al prossimo Ufficio di Presidenza, magari da tenersi dopo le elezioni politiche, una norma interpretativa che equiparasse i due anni sei mesi e un giorno previsti dalla normativa vigente ai due anni e un giorno che casualmente coincidono al minuto con la data della prima convocazione della Camera.
    Sarebbe interessante altresì che gli stessi Questori smentissero che, sempre in base a quella norma interpretativa che avrebbe dovuto assumere l’Ufficio di Presidenza, in caso di scioglimento anticipato, il giorno in più rispetto ai primi due anni sarebbe stato fatto valere come 181 giorni di mandato svolti, per poter dare in questo modo un assegno di fine mandato equivalente a tre anni e non a due anni. – E aggiunge – Se proprio vogliamo dircela tutta, dopo che qualcuno si è fatto grande con il fatto che alla Camera i 300 euro di aumento mensili, diversamente dal Senato, sarebbero stati bloccati, faccio notare che gli stessi sono stati congelati e, pertanto, quei 300 euro di aumento entreranno tranquillamente nella tasche di tutti i deputati con gli arretrati alla conclusione del loro mandato. Se vogliono smentire anche quest’ultima osservazione sono pronto a fare mea culpa ma resto convinto che senza questo mio sasso tirato le cose sarebbero andate ben diversamente”.

    Le affermazioni di Calderoli sono sicuramente molto forti e, nonostante la smentita dei questori di Camera e Senato circa il raggiro sulla data per le elezioni, riportano prepotentemente alla questione delle sproporzionate e ingiuste pensioni dei parlamentari, i quali possono godere di un vitalizio che va dai tremila ai diecimila euro lordi mensili, con l’opportunità di riscuotere l’assegno mensile dopo solamente cinque anni di mandato e cinquanta anni di età e usufruendo per giunta della possibilità di cumularvi ulteriori redditi o pensioni.
    Questo è uno dei tanti privilegi dell’appartenere alla Casta politica: sorge spontaneo domandarsi se questi signori tutti, di destra o di sinistra non importa, provino qualche senso di colpa nel vedere persone che pagano i contributi per trentacinque o quaranta anni, smettendo di lavorare non prima dei sessanta anni di età per vedersi dare dallo Stato una pensione da fame che non consente loro nemmeno di arrivare alla fine del mese.
    E sorge spontaneo chiedersi se dietro a tutti i loro slogan e alle loro belle parole ci sia una minima idea sul dove iniziare per mettere ordine nell’economia e nella società italiana: se questa idea proprio non ce la dovessero avere, milioni di cittadini sarebbero pronti a suggerirla.

  12. Mentre tutti si scervellano per capire se lo sciogliemento dei due rami del Parlamento prima dei due anni e mezzo impedirà a deputati e senatori di percepire la pensione, che scatta dopo quel periodo, scopro riguardando la normativa vigente che questo è totalmente ininfluente.
    I Parlamentari, infatti, hanno la possibilità di riscattare il periodo mancante della legislatura, ed usufruire ugualmente del vitalizio anche senza arrivare ai 2 anni e mezzo di mandato. Pagando i contributi mancanti avranno così diritto alla pensione a vita, dopo 2 soli anni dalla loro elezioni.
    Non è una bufala, basta guardare le deliberazioni del Luglio 2007 degli Uffici di Presidenza di Camera e Senato.

    Il 24/7/2007 è stata infatti applicata questa modifica:

    – soppressione della contribuzione volontaria, ai fini del riscatto, in modo da far coincidere i periodi di versamento con gli anni effettivi di mandato. Tale soppressione opera per tutti i parlamentari a decorrere dall’inizio della prossima legislatura;

    Dall’inizio della Prossima Legislatura: per questa, quindi, non vale. Smettiamo quindi di preoccuparci sulla validità o meno delle dichiarazioni di Calderoli, sono di fatto ininfluenti.
    Va dato comunque atto all’attuale Parlamento di avere modificato questa ed altre regole sui diritti dei parlamentari almeno per la prossima legislatura.

    Quello che mi chiedo, però, è il motivo per il quale questa informazione non sia stata data da nessuno, visto che il tema è stato comunque sollevato.

    http://www.alessandroronchi.net/2008/02/08/la-pensione-dei-parlamentari-non-cade-con-la-legislatura/

  13. Manuela dice

    Per Andrea: NO, i deputati (a differenza dei senatori) dal 1 gennaio 2007 NON ricevono lo scatto stipendale. NEMMENO hanno ricevuto gli arretrati.
    Questa sospensione degli scatti è dovuta alla scelta della Camera di NON APPLICARE la legge che lega l’indennità parlamentare allo stipendio dei magistrati presidenti di Sezione della Corte di cassazione e che prevede scatti stipendiali automatici.
    Detto questo, ti pongo una domanda retorica, che comprendere una facile considerazione politica: come mai la scelta di congelare gli scatti è stata assunta dalla Camera, dove la maggioranza di centro sinistra era consistente, e non al Senato, dove già dall’ottobre del 2006 la differenza era di 2 voti sul centro destra(esclusi i senatori a vita)?

  14. andrea dice

    Purtroppo non mi fido delle promesse del PD.
    Avevano tanto sbandierato il blocco dell’aumento degli stipendi ai parlamentari, e poi nessuno ha detto che l’aumento lo hanno ricevuto lo stesso,con gli arretrati a fine legislatura.

  15. A Stefano: concordo con te che sia “un privilegio” la possibilità di versare le quote che mancano a coprire il quinquennio utile per ottenere il vitalizio.
    Nel commentare la notizia, del resto, credo di aver espresso chiaramente come il distacco dalla politica sia avvenuto anche per i molti esempi di malcostume e privilegi. Ho anche spiegato come il PD intenda intervenire sui costi della politica a partire dal numero, dalle indennità e dal vitalizio dei parlamentari.
    Non credi vada riconosciuto al PD di essere l’unico partito ad aver posto il problema e a proporre una soluzione concreta?

  16. Luca dice

    Ciao!
    Mi riaggangio a quello che ha scritto Teresa.

    La mail “mandiamoli a casa” mi sarà arrivata almeno 10 volte, anche da persone care, con le quali discuto costruttivamente di politica. Mi sono meravigliato perchè poi gli stessi concetti non sono stati sostenuti o argomentati in luoghi diversi dall’ account di posta. Anche tramite Internet uno si deve prendere la responsabilità di quello che dice/inoltra.
    Il web non può e non deve essere il Regno dell’Antipolitica non regolamentata.

    Appena ho letto il commento di Manuela e le sue argomentazioni, non ho esitato un minuto a rispondere a tutti!

    Perchè di Manuela penso di potermi fidare, per me è un esempio di quella “politica buona e sincera”, fatta da persone giovani e meritevoli.

  17. Stefano dice

    Veramente il commento dice che “In caso di anticipato scioglimento della Camera, i deputati possono versare, in modo personale e volontario, le quote per il completamento del quinquennio della legislatura, ma a condizione che abbiano svolto un periodo di mandato non inferiore a due anni e sei mesi.”

    Questo è un privilegio: se io ho due anni e mezzo di contributi non posso versare le quote per completare il quinquennio necessario a maturare il diritto alla pensione. I parlamentari invece si.

  18. Teresa dice

    Longanesi diceva che smentire una notizia a volte significa darla due volte.
    Credo però che sia venuto il tempo di prendersi la responsabilità delle parole anche sul web.
    Anche io ho ricevuto la mail da amici e non ho saputo argomentare una risposta chiara ed efficace.
    Ora lo posso fare grazie a Manuela

  19. admin dice

    Come ho precisato nel commento, occorrono 5 anni per maturare un vitalizio. Ma il punto importante sta nella proposta PD: introdurre anche per il vitalizio dei parlamentari il principio contributivo. Nessun altro partito ha una proposta analoga. La differenza c’è e si vede!

  20. pietro dice

    anch’io, nel mio piccolo, mi sono informato e le precisazioni di manuela sono corrette. quindi l’alternativa è: cavalcare con delle balle il tema dell’antipolitica o tramite la politica costruire un paese più giusto per tutti? io scelgo la seconda e per questo voto PD

  21. Claudia dice

    Perché bastano 2 anni e sei mesi quando ad un qualunque comune mortale, contributi volontari o no, ne servono 5?
    Basta con la Casta!

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