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"Gelmini apre l'anno alla scuola del Gemelli. Meglio evitare fischi", di Fabio Luppino

Tanto certa della svolta «storica » impressa alla scuola il ministro Gelmini oggi eviterà accuratamente di andare a prendere applausi al classico Mamiani o al Parini di Milano. Neppure nei disastrati istituti delle mille periferie abbandonate da questo governo al degrado, anche culturale. No, il ministro con un atto di coraggio alla rovescia andrà, secondo indiscrezioni, lì dove nessuno avrà soprattutto la forza di muoverle critiche: nella scuola del Policlinico Gemelli di Roma. Un gesto toccante, indubbiamente. Avrà accoglienze festanti. Cercare applausi così è l’ultimo atto di una campagna demagogica servita a nascondere una realtà drammatica. Ieri c’è stata anche la copertura di Berlusconi che di certo non mette piede in una scuola da sessant’anni, in una scuola vera, di quelle scrostate, con i banchi segnati e le finestre chiuse da serrande mai riparate perché nonci sono soldi. Più inglese, più informatica, più impresa, più internet? Ma lo sa il premier cosa prevede la riforma del suo ministro? Magari un test Invalsi in merito farebbe capire quanta distanza c’è tra la destra benpensante e la scuola in carne e ossa, derelitta da loro negli ultimi due anni, a partire da chi la fa, i professori. Una umiliazione per i genitori che hanno già ricevuto gli appelli dei capi d’istituto (quando ci sono, perché ne mancano sedicimila e si moltiplica dunque la figura del preside reggente, che per governare un’altra scuola riceve solo 700 euro in più, una miseria) a collaborare per la carta igienica, le fotocopie, i toner, la pulizia delle aule, qualcos’altro? La cosiddetta riforma delle superiori stronca vite e carriere. Migliaia di professori a cinquant’anni da oggi rinunciano a lavorare, perché nessuno li chiamerà. E non è affatto vero che saranno riassorbiti nei prossimi otto anni. La matematica non è un’opinione: tra quattro anni, quando la riforma andrà a regime in modo integrale anche nei licei, le ore per insegnare saranno molte meno delle attuali, già drammaticamente ridotte. I precari saranno sempre gli stessi, anzi di più. La «svolta storica» di Gelmini riguarderebbe anche il merito. Ma come si fa ad assecondare i meritevoli quando in una classe ci sono anche 35 alunni e quasi mai meno di trenta… Come si fa a garantire il diritto all’istruzione ai disabili e ai non disabili quando il rapporto disabili prof di sostegno si alza, sempre più ragazzi per un docente, a dispetto di certe statistiche usate da giornali ben orientati a suonare fanfare, spesso senza conoscere sulla materia, al rigore fasullo di viale Trastevere. L’ultima tirata demagogica riguarda la valutazione degli insegnanti. Magari, lo chiedono i professori stessi da anni, perché è certo, come in ogni dove, che a scuola ci sono i furbi e quelli che non si risparmiano mai, che fanno da docenti e da assistenti sociali, da madri e da padri di figli non loro in una società dove non si investe per superare le disegregazioni familiari. Ma come fa a dirlo un ministro che andò a cercare, con spregio del pericolo, la commissione meno severa per accedere alla professione di avvocato?

L’Unità 13.09.10

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L´orgoglio della Gelmini “Parte una riforma storica”, di SALVO INTRAVAIA

ROMA – Il ministro Mariastella Gelmini la definisce «una giornata storica». Via alla riforma della scuola, oggi, con la prima campanella per oltre tre milioni di studenti, ma è un debutto tra un rumore assordante di polemiche. La rabbia dei precari, le critiche alla scuola coi simboli leghisti e dalla festa del Pd Pierluigi Bersani parla di «licenziamento di massa» dei precari e di «emergenza nazionale» per l´istruzione.
«La scuola italiana – dichiara la Gelmini – cambia e parte la riforma che era attesa da decenni. Viene completamente ridisegnata la struttura della superiore, all´insegna della chiarezza e della modernità». Oggi partono i nuovi licei, i nuovi istituti tecnici e professionali che consentiranno, nota il ministro, «maggior collegamento tra scuola e lavoro, più attenzione alle materie scientifiche, più inglese e rilancio dell´istruzione tecnica e professionale». Ma viene anche messo alla prova il tetto del 30 per cento, caldeggiato dalla Lega, di alunni stranieri per classe, e parte pure il countdown sulle assenze alle superiori: massimo 50 giorni in un anno, pena l´automatica bocciatura senza appello.
A tenere banco in queste ore è la polemica sul nuovo polo scolastico di Adro (Brescia), dedicato all´ideologo della Lega Gianfranco Miglio. L´esposizione del “Sole delle Alpi” (simbolo della Lega) su banchi, vetrate e perfino sullo zerbino non è andato giù neppure alla ministra di Leno. «Francamente, il sindaco di Adro ci ha abituato ad un centro folklore, ad un certo estremismo, che ovviamente io come ministro dell´Istruzione – dice la Gelmini – non condivido, ma forse nemmeno tutto il partito della Lega può condividere esasperazioni che non fanno bene neanche a quel movimento». Una vicenda, questa di Adro, che Francesca Puglisi, responsabile scuola della segreteria del Pd, bolla come «inqualificabile» e da «ventennio» fascista.
L´inquilino di viale Trastevere si sofferma anche sulla prima B dell´elementare Laparelli di Roma, con 19 bambini stranieri e neppure un italiano. «Abbiamo introdotto una regola, andrò a verificare nel caso di specie come mai ci ritroviamo con una classe di soli immigrati». «Il tetto del 30 per cento – spiega – serve per evitare che alcune classi diventino classi ghetto». E mentre Bersani definisce il taglio di 133mila posti in tre anni varato dall´esecutivo come «il più grande licenziamento di massa della nostra storia», la Gelmini apre ai precari parlando «150mila assunzioni in otto anni». Per risolvere il problema del precariato l´unica soluzione è il numero programmato introdotto dalle nuove regole per il reclutamento annunciate tre giorni fa. «Entro il 2018 assorbiremo 220 mila precari» assicura il ministro. Ma una pubblicazione dello stesso dicastero la smentisce: serviranno forse 15 anni.

La Repubblica 13.09.10

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