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Elette in rosa, ancora non va. Solo il Pd porta il 30% di donne

Il totale delle parlamentari dovrebbe aggirarsi sul 20 per cento. Il partito di Veltroni ne manda un centinaio su 317 tra deputati e senatori. Ancora bassa la presenza femminile nel centrodestra. Il Pdl arriva al 20%. L’Italia al 50esimo posto nel mondo per presenza femminile in Parlamento.

Quote rosa, ancora non ci siamo. Finiti gli scrutini, stabiliti nomi e numeri di eletti e non eletti alle politiche del 13 e 14 aprile, si delinea in modo chiaro quello che sarà, almeno dal punto di vista numerico, il ruolo delle donne in Parlamento. Le signore deputate e senatrici dovrebbero essere 178 pari al 19% delle Camere in seduta comune.

A rispettare i propositi è stato solo il Pd. “Porteremo in Parlamento 130 donne”, aveva detto Giovanna Melandri in un’intervista alla fine dello scorso marzo. Mentre il segretario del partito, Walter Veltroni, aveva parlato di un 33% di rappresentanza femminile. A conti fatti, pur con una leggera instabilità dei dati conseguente alla scelta, di alcuni/e parlamentari, di optare per determinati collegi, il Partito democratico vanta – su 211 eletti – 59 deputate e – su 116 eletti – 38 senatrici. In totale quasi il 30% (29,7% per la precisione contro il 18% dell’Ulivo nel Parlamento uscente). Se non proprio il rispetto alla lettera di quanto promesso, almeno una buona approssimazione.

Va male, invece, il Pdl, che al Senato porta solo 11 donne su 141 eletti, mentre alla Camera ne arrivano 52 su 272 eletti per un totale del 20% (nella scorsa legislatura, la Cdl era al 17% di donne).

Alla Camera la rappresentanza femminile sarà del 20,2%. Che il Pd si sia avvicinato più di altri all’obiettivo del 33%, lo dimostra quel 28% di donne elette nelle liste dei democratici. Quanto all’Italia dei valori, le donne sono il 10% (3 su 28 eletti), un 16% (10 su 60 eletti) è nella Lega, un 2,7% (una su 36) nell’Udc. Nelle liste del Pdl, 45 candidate diventano deputate (su 272 eletti). Ad esse, tuttavia, vanno aggiunte 7 parlamentari che rientrano nei primi due fra i non eletti che subentreranno a Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini capolista in ogni circoscrizione. Si tratta di Elena Centemero (Lombardia 1), Giustina Mistrello Destro (Veneto 1), Catia Polidori (Veneto 2), Mariarosaria Rossi (Lazio 1), Maria Elena Stasi (Campania 1), Giovanna Petrengo (Campania 2) e Gabriella Giammanco (Sicilia 1).

Per quel che riguarda Palazzo Madama, il numero delle candidate che diventano senatrici è 53, su 309 eletti, corrispondente al 17%. Anche qui, il Pd fa meglio di tutti gli altri: 38 donne su 116 eletti (32,7%), contro le 11 del Pdl (su 141 eletti, in tutto il 7,8%).

Quanto ai nomi e ai volti, parecchi di quelli delle donne del Pdl che entrano in Parlamento sono già conosciuti, per ragioni diverse. Ci sono Michela Vittoria Brambilla, Mara Carfagna, Fiorella Rubino Ceccacci, Michela Biancofiore, Laura Ravetto, Gabriella Carlucci e Beatrice Lorenzin. Fuori a sorpresa, almeno per ora, Elisabetta Gardini, ex attrice e portavoce di Fi: candidata in Veneto, è stata – involontariamente – impallinata dal fuoco amico della Lega, che nella regione ha ottenuto risultati al di là delle aspettative.

Fra le new entry, Deborah Bergamini, ex assistente di Berlusconi poi dirigente a viale Mazzini e al centro di una bufera su un ventilato accordo Rai-Mediaset. E poi Fiamma Nirenstein (che entra alla Camera con il Pdl in Liguria) e della ex direttrice del Secolo d’Italia, Flavia Perina (con il Pdl alla Camera in Toscana). Eletta al Senato anche la moglie di Emilio Fede, Diana De Feo. Seconda legislatura per la sciatrice Manuela Di Centa, eletta alla Camera con il Pdl in Trentino Alto Adige.

Centra l’obiettivo il Pd, grazie a uno dei motti della campagna elettorale di Veltroni, ovvero i giovani in testa alle liste. Ce la fanno la ricercatrice Marianna Madia, la dirigente democratica Federica Mogherini, la leader dei giovani della Margherita – e autrice di una tesi sull’eloquio di Ciriaco De Mita – Pina Picierno, la responsabile lavoro Alessia Mosca. Sbarca in Parlamento anche Sandra Zampa, capo ufficio stampa di Romano Prodi (eletta al Senato in Campania).

In Sicilia, alla Camera con il Pd, viene eletta la figlia dell’ex ministro delle Comunicazioni, Salvatore Cardinale, Daniela. Sempre con i democratici, torna Sabina Rossa, figlia di Guido Rossa, l’operaio ucciso dalle Br a Genova nel 1979. E ancora, alla Camera in Calabria, Maria Grazia Laganà, la vedova di Francesco Fortugno.

Con i numeri delle politiche 2008 l’Italia, secondo l’Inter-Parliamentary Union, passerebbe dal 67° al 50° posto nella classifica mondiale per presenza di donne in Parlamento. Nel 2006, infatti, le elette erano state 109 a Montecitorio (il 17,3%) e 45 a Palazzo Madama (il 14%). La crescita, insomma, è stata minima.

di ALESSANDRA VITALI, Repubblica.it

3 Commenti

  1. Annamaria dice

    Per Francesca: per le risposte (anche per me impossibili) forse dovresti porgere le domande in altri forum…
    Facci sapere se ne trovi qualcuna.

  2. Francesca dice

    Sono Francesca, ho 25 anni, lavoro con un contratto a progetto, sono laureata.
    Conosco la Spagna, è un Paese molto accogliente, si respira un’aria di rinnovamento, le leggi, soprattutto quelle per un cambiamento culturale del governo Zapatero, stanno dando i loro frutti, i giovani e le donne hanno più rappresentanza non solo in politica ma in tutta la società.
    Ciò detto, avevo sperato in una “primavera” di cambiamento anche in Italia ma così non è stato e proprio i giovani e anche tante donne, nonostante nella vita di tutti i giorni pretendano rispetto e pari opportunità, ricerchino affermazioni nel lavoro e nella vita, hanno contribuito affinchè questo, nel nostro paese, non avvenisse.
    Potete spiegarmi perchè?
    Le donne e le giovani donne come possono aver votato per uno schieramento politico che continuamente le offende, le deride, ironizza sulle loro capacità e intelligenze.
    Potete spiegarmi perchè?

  3. Forse, la motivazione della rappresentanza femminile ferma al 20% nel PDL, si cela nella dichiarazione resa dal Maggior esponente sul governo rosa di Zapatero (dall’unità.it).

    Ministre spagnole a Berlusconi: «Ci ha offeso»
    l governo Zapatero ha una forte presenza femminile? «il presidente del consiglio se l’è voluta e ora dovrà guidarle…». Lui dirà che era una battuta, ma per tutta Europa si tratta della prima gaffe internazionale del Berlusconi Terzo. Una gaffe che ha provocato la reazione delle ministre spagnole.
    La titolare delle Infrastrutture, la socialista andalusa Magdalena Alvarez, ha definito «assolutamente inappropriati» i commenti del leader del centrodestra italiano Silvio Berlusconi sulla composizione «troppo rosa» del nuovo governo di Madrid del premier Josè Luis Zapatero.
    In dichiarazioni riportate dall’agenzia Europa Press, Alvarez ha detto anche di ritenere che le parole di Berlusconi siano «un’offesa» per tutti i cittadini. «Probabilmente – ha detto ancora a proposito del leader del centrodestra italiano – non avrà mai questo problema, perchè molte donne non vorrebbero lavorare con un politico che pensa questo delle donne». Noi, ha aggiunto, «in molte non entreremmo mai in un governo presieduto da Berlusconi».
    Un’altra delle 9 donne ministro (su 17) del governo “Zapatero Due”, la titolare del nuovo dicastero dell’Uguaglianza uomo-donna, Bibiana Aido, ha detto ai cronisti che «è ovvio che le donne sono preparate quanto gli uomini ad assumere responsabilità politiche». «Questo è più che dimostrato» ha aggiunto.
    Prima di Alvarez e Aido aveva già replicato a Berlusconi la segretaria per le relazioni internazionali del Psoe, il partito socialista di Zapatero. «In Italia, come in Spagna, ci sono abbastanza donne qualificate e intelligenti da occupare posti di ministro o per altri impegni di governo», aveva affermato.
    Elena Valenciano ha aggiunto che il leader del Pdl dovrebbe rispettare le decisioni dei premier di altri paesi e anzi seguire l’esempio di Zapatero, perch‚ in tal modo «ne beneficerebbero la politica e l’Italia».
    Sulla vicenda è intervenuta anche la dirigente del Partido Popular (opposizione di centrodestra) Esperanza Aguirre, presidente della comunità di Madrid. «Questo è il secolo delle donne – ha detto ai giornalisti – ed una delle cose migliori che abbia fatto il presidente (Zapatero) è stato nominare tante donne in questo governo».
    Intanto re Juan Carlos di Spagna ha formalmente inaugurato a Madrid la nuova legislatura invitando il paese e le forze politiche a dare prova di «grandezza, dialogo, coesione e solidarietà» nel fare fronte alle «difficoltà e all’incertezza economica».
    In un intervento davanti a deputati e senatori riuniti nell’aula del Congresso, in presenza del governo presieduto dal socialista Josè Luis Zapatero, Juan Carlos si è anche pronunciato per una «Spagna moderna, unita, plurale e diversa, che esige di conciliare e armonizzare gli interessi per garantire che la nostra vita collettiva sia un progetto solidale e integratore». La IX legislatura spagnola, nata dalle elezioni politiche del 9 marzo vinte dal Psoe di Zapatero, avrà una durata di 4 anni. Le prossime elezioni legislative regolari sono previste nel 2012. Nel nuovo Congresso dei Deputati il Psoe ha una maggioranza relativa di 169 seggi su 350 contro 154 al Partido Popular (opposizione).

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