Giorno: 2 ottobre 2008

Scuola, Pd On. Ghizzoni: “per maestro unico addio ad aumenti salariali insegnanti”

“Per affrontare gli oneri derivanti all’istituzione del maestro unico il nuovo testo del decreto Gelmini, emendato oggi dalla commissione bilancio, impone che ai fondi degli istituti confluiscano anche le risorse accantonate dalla manovra d’estate per i presunti aumenti degli stipendi degli insegnanti”.  Lo rende noto la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni, che aggiunge: “siamo al gioco delle tre carte. Gli aumenti salariali tanto attesi dagli insegnati e tanto propagandati solo pochi mesi fa dal Governo non ci saranno perché le risorse serviranno a finanziare la pessima scelta di tornare al maestro unico”.

Dagli atenei l’appello ai rettori “Bloccare l’anno accademico”, di Valentina Conte

Docenti e presidi hanno lanciato una raccolta di firme contro i tagli del governo. Da Asor Rosa a Bevilacqua, da Curi a Vattimo: “Ricerca a rischio e in mano ai privati” Bloccare l’inaugurazione dell’anno accademico. In tutte le università italiane. Per difendere la ricerca e la qualità dell’insegnamento e fermare i tagli alle risorse già scarse decisi dalla legge 133, l’ex decreto Brunetta. L’appello c’è, e si apre all’adesione dei docenti italiani. Scritto da Piero Bevilacqua, ordinario di Storia contemporanea alla Sapienza di Roma, ha già raccolto firme eccellenti: Asor Rosa, Vattimo, Curi, il rettore dell’Università di Padova. Tante si vanno aggiungendo anche con la sottoscrizione online. I professori chiedono ai loro rettori di “raccogliere il profondo disagio e la protesta che sale dalle università e di reagire con l’energia che la gravità della situazione richiede”. Contro le misure previste dalla nuova legge che di fatto cambiano in peggio il volto degli atenei: “Sottraggono risorse alla ricerca, riducono il personale docente e amministrativo, restringono lo spazio vitale dell’università sancendone l’emarginazione irreversibile nella vita del Paese”. …

“Nuove regole per scongiurare la recessione”, di Tito Boeri

   La riforma della contrattazione è come il gatto che si morde la coda. Non viene fatta perché le organizzazioni di lavoratori e datori di lavoro sono divise fra di loro e al loro interno. Ma finché non viene fattala riforma, le divisioni si accentuano, le relazioni industriali continuano a deteriorarsi. Perché il nostro paese torni a crescere, perché ci sia meno conflittualità sociale e meno disoccupazione al Sud (abbiamo saputo lunedì che è tornata al 12 per cento), è essenziale che le regole con cui si determinano i salari vengano cambiate. Lo aveva chiesto una commissione presieduta da Gino Giugni, il padre dello Statuto dei Lavoratori, ben undici anni fa. Ci voleva, secondo la Commissione “un maggior decentramento contrattuale”, capace di attribuire al “livello decentrato competenze maggiori in temi quali la flessibilità organizzativa, l`orario di lavoro ed il salario per quanto si riferisce alla quota variabile e per obiettivi”. Da allora sindacati e Confindustria hanno giocato a procrastinare la riforma, rinfacciandosi la responsabilità dei continui rinvii. Divisi i sindacati fra di loro, spaccata C onfindustria …

“Una democrazia più forte”, di Walter Veltroni

Pubblichiamo il testo integrale della lettera inviata dal segretario del Partito Democratico Walter Veltroni al Corriere della Sera. Caro direttore, nel suo editoriale di ieri Pierluigi Battista descrive la preoccupazione e l’allarme che avevo manifestato nell’intervista al Corriere della Sera di domenica come una «vecchia narrazione», come la ripresa di uno scontro muro contro muro in cui viene messa in forse la legittimità democratica dell’avversario. Credo che questa analisi non sia corretta, per due motivi che proverò a spiegare. Il primo riguarda il rapporto impostato dalla maggioranza e da Berlusconi per primo con l’opposizione, il secondo la natura e la portata del ragionamento sui rischi di un impoverimento della democrazia che ho avviato ormai da tempo, che era al centro del mio discorso al Lingotto e poi a Sinalunga e dell’intervista al suo giornale. Ha certamente ragione Battista a dire che attorno al tema del rapporto maggioranza- opposizione c’è stato un «gigantesco equivoco»: quello che i giornali hanno stucchevolmente chiamato dialogo, ovvero il confronto con il governo sulle riforme istituzionali necessarie al Paese, è diventato …