comunicati stampa

Università, On.Ghizzoni : “Cancellazione tagli è condizione necessaria per confronto”

Nella maggioranza sempre più gremito fronte anti-Gelmini 

“Gli interventi dei ministri Roberto Calderoli e Gianfranco Rotondi, del presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, e del capogruppo del Pdl in commissione Cultura alla Camera, Fabio Granata, dimostrano che anche dentro la maggioranza è sempre più gremito il fronte anti Gelmini che raccoglie le insoddisfazioni di chi non ha gradito il modo in cui in cui l’esecutivo è intervenuto sulla scuola e sull’università. Tuttavia, a chi come il capogruppo Granata ci invita ad aprire un dialogo per riformare il sistema universitario, rispondiamo che qualsiasi invito ha senso solo se è accompagnato da una profonda revisione del blocco del turnover e dei tagli all’università contenuti nella legge 133. Tagli non solo sono riconfermati nella legge finanziaria, ma che si estendono adesso anche al diritto allo studio. In ogni caso – sottolinea Ghizzoni – apprezziamo la volontà del capogruppo Granata di ripristinare la funzione legislativa del parlamento, che è il luogo dove si scrivono le leggi e non dove si ratificano decisioni prese altrove, ma per fare questo è necessario che già nella finanziaria vi sia una compensazione dei tagli apportati a luglio e un ripensamento sostanziale del blocco del turnover nell’università, soprattutto per i giovani ricercatori”.

 

Roma, 3 novembre 2008

1 Commento

  1. Luca dice

    COMUNICATO RICERCATORI PRECARI DI CHIMICA DE LA SAPIENZA

    Leggiamo con profonda delusione i contenuti di un’intervista rilasciata dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta al quotidiano La Repubblica lo scorso 12 Ottobre sul tema della mancata stabilizzazione dei ricercatori precari. Colpisce particolarmente che un ministro attivo come il prof. Brunetta, anziché affrontare seriamente uno dei temi più importanti del mondo della ricerca italiano, preferisca ciurlare nel manico affermando di aver dimostrato che i precari della ricerca sono solo 4523. In realtà il ministro dovrebbe sapere che questo dato si riferisce ai soli precari degli enti di ricerca (dove peraltro sono stati censiti solo i contratti a tempo determinato e gli assegni di ricerca) e non comprende gli assai più numerosi ricercatori precari del sistema universitario, ambiente che Brunetta dovrebbe conoscere benissimo dal momento che, essendo egli stesso dipendente di una università, si presume lo abbia frequentato almeno per qualche tempo.
    Il ministro può comunque consolarsi per la probabilmente non innocente gaffe pensando che dopotutto non è il primo a cadere in un errore così grossolano. L’equivoco, se così si può chiamare, è stato creato da alcune “curiose” paroline che alcuni ignoti personaggi della maggioranza che sosteneva il governo Prodi sono riusciti ad inserire nottetempo in uno dei maxiemendamenti alla legge Finanziaria 2008. Con queste paroline i signori in questione sono riusciti nella lodevole impresa di accostare i ricercatori precari ai loro portaborse escludendoli come questi ultimi dal processo di stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione. Da questo colpo basso si è salvata solo una parte minoritaria dei precari degli enti di ricerca in virtù del fatto che per loro il processo di stabilizzazione era stato avviato dalla Finanziaria precedente. Insomma, i governi passano, le maggioranze cambiano, ma le furbate della classe politica italiana restano sempre le stesse, sia che si tratti di ignoti personaggi del centrosinistra, sia che si abbia a che fare con meno oscuri ministri del centrodestra.
    Continuando a costruire un intero ragionamento su numeri fasulli, il ministro afferma con nonchalance che dei 4523 ricercatori precari degli enti di ricerca solo 1886 hanno i requisiti per essere stabilizzati, mentre i rimanenti 2637 “si cercheranno altre cose da fare. Altri progetti, altre esperienze, magari in giro per il mondo”. Che differenza con i ragionamenti elaborati nel caso del salvataggio dell’Alitalia! Eppure se al numero 4523 si sostituisce il valore corretto, che si aggira attorno a 30000, è banale osservare che le persone che il ministro intende mandare a spasso sono tre o quattro volte quelle che avrebbero perso il lavoro in caso di fallimento completo della compagnia aerea. E poi, quale paese decide allegramente di mandare i propri ricercatori in giro per il mondo a portare competenze, tecnologie e brevetti ai sistemi economici stranieri, quando solo tre anni fa un autorevole collega di partito del ministro Brunetta, l’allora presidente del Senato Marcello Pera, denunciava che la percentuale dei ricercatori sulla popolazione attiva in Italia è appena la metà di quelle dei maggiori paesi del nord Europa e poco più di un terzo di quelle di Stati Uniti e Giappone? Certo non lo fanno i grandi paesi appena menzionati, che guarda caso sono i nostri partner nel G7. Probabilmente la differenza fra noi ed il ministro Brunetta è tutta qui. Noi guardiamo verso nord con l’idea di affrontare la competizione internazionale tenendo l’Italia al passo con le economie più avanzate del pianeta, mentre lui ed alcuni suoi colleghi di governo guardano piuttosto ad est, ai paesi dell’Europa orientale, con l’intenzione di sostenere la nostra competitività con i mezzi tipici di queste economie disastrate: il basso costo del lavoro, la riduzione degli standard di sicurezza, le emissioni inquinanti, la riduzione del senso di sicurezza sociale ed un impoverimento generalizzato della popolazione.

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