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Si chiama democrazia. Berlusconi non ci fa paura

Berlusconi ha paura. Paura che la sua stessa maggioranza non possa più sostenerlo. Ma con una rimozione freudiana riesce ad accusare la stampa e il segretario del PD, Dario Franceschini, di orchestrare una campagna di calunnie sulla sua persona con un esplicito richiamo, davanti alla platea dei giovani industriali a Santa Margherita Ligure, ad un “progetto eversivo” contro di lui per attuare un ribaltone , cacciandolo da palazzo Chigi. E rivolgendosi a imprenditori e telecamere invita a “non dare più pubblicità a una sinistra e ai media che cantano ogni giorno la canzone del pessimismo”.
Come se non bastasse poi precisa: “parlavo di Franceschini”.

“In tutto il mondo queste parole – ha replicato il leader del PD in una conferenza stampa convocata nel pomeriggio – si chiamano intimidazioni, secondo lui non dovrei più comparire sui giornali perché dico cose non gradite. Berlusconi non mi ha mai fatto né mai mi farà paura, invito tutti coloro che hanno posti di responsabilità nel Paese a reagire perché per tutti è il momento della dignità e del coraggio. Io davanti alle minacce non mi lascerò intimidire”. E spiega: “Quando il presidente del Consiglio invita a non fare pubblicità sui giornali che dicono cose sgradite e poi, con una pezza peggiore del buco, dice di riferirsi allo spazio da non dare al leader dell’opposizione, in tutto il mondo queste cose si chiamano in un solo modo: intimidazione. Ma Berlusconi non mi ha mai fatto, non mi fa e non mi farà mai paura. Può avere tutti i soldi che ha, ma non mi lascio intimidire, perché io seguo la mia coscienza e utilizzo i mezzi che ho che sono quelli di fare il mio dovere per il mio partito e il mio Paese”.

E’ chiaro che quella del premier, come l’ha definita Franceschini, è “un’ossessione, mescola questioni personali e questioni giudiziarie a battute anche in sedi ufficiali dove ci si attenderebbe invece risposte alla crisi che investe l’Italia. Ho paura che ci sia un forte rischio di assuefazione rispetto alle parole del presidente del Consiglio, ma non ci sarebbe nulla di più pericoloso in una democrazia”.

Il segretario del Pd suggerisce poi al premier un pò più di sobrietà spiegando ai giornalisti (e magari qualcuno gli passi un ritaglio di giornale…) che “in democrazia chi governa deve accettare le critiche e non parlare di eversione”. Tanto più che il premier straparlava proprio mentre il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, collocava il principio della libertà e del pluralismo dell’informazione tra i cardini “su cui poggia la costituzione europea”.

Cita il capo dello Stato, Franceschini, per porre in evidenza “l’ossessione” del premier verso la stampa e le vicende personali. Poi lancia un appello alla mobilitazione: “E’ il momento per tutti della dignità e del coraggio, per tutti coloro che hanno posti di responsabilità nel Paese”. Perché il pericolo è “l’assuefazione” e “non c’é nulla di più pericoloso che archiviare le frasi pronunciate dal capo del Governo come se non avessero peso”.
E allora ecco la chiamata a raccolta delle “opposizioni”, della “stampa” e anche della “magistratura”. Perché “in tutti i sistemi democratici chi governa deve essere sottoposto al confronto, alla critica e ognuno deve fare la propria parte: si chiama democrazia, non progetto eversivo. Berlusconi la smetta di insultare”.

Appello rilanciato dal capogruppo alla Camera Antonello Soro: “chi nutre sentimenti democratici faccia sentire una voce forte e libera di rifiuto di ogni intimidazione”. Soro ha definito le parole del premier “deliranti , evocano sinistri ricordi”. Per Anna Finocchiaro siamo alle “accuse ridicole e intimidatorie”. L’attacco di Berlusconi al leader dell’opposizione non ha precedenti nell’Italia repubblicana per Marco Minniti: “ Un presidente del Consiglio inseguito ed ossessionato dai suoi fantasmi rischia di diventare ogni giorno che passa un problema per la democrazia italiana. Quando la libera stampa, l’ordinamento giudiziario e l’opposizione diventano un fastidio è giunto il momento per la coscienza civile di questo Paese, indipendentemente dalla collocazione politica, di dire basta”. Per Piero Fassino “il premier ha superato il limite”.
Anche il Tg1 visto che nella scaletta di domenica sera Berlusconi straparla, Franceschini si difende, Bonaiuti dà il colpo di grazia. Complimenti al nuovo direttore del Tg1.

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1 Commento

  1. Redazione dice

    Ecco le parole del Presidente Napolitano, a cui si fa riferimento nel post: “La libertà di stampa fondamento della democrazia”
    La libertà dell’informazione è un principio fondamentale. Giorgio Napolitano, al vertice Uniti per l’Europa, mette la libertà di stampa tra i cardini della cultura e del sistema politico del continente in un momento di grande polemica nel nostro Paese: “Bisogna aver fiducia nell’attaccamento delle opinioni pubbliche ai principi liberali, particolarmente a quello della libertà e del pluralismo dell’informazione”, ha detto Napolitano.

    “Non ci sono dubbi sull’importanza fondamentale di taluni principi riguardanti l’informazione nei nostri Paesi”, afferma il capo dello Stato rispondendo in conferenza stampa a una domanda che conteneva un indiretto riferimento al ddl sulle intercettazioni appena approvato da uno dei rami del Parlamento. Napolitano ribadisce comunque che “nel merito della loro applicazione noi non possiamo entrare”.

    Riprendendo un richiamo in tal senso del presidente tedesco Horst Koeler a valorizzare il patrimonio storico di cultura, democrazia e libertà che è proprio dell’Europa, il presidente della Repubblica dice testualmente che il vecchio continente certamente deve valorizzare “le riserve di saggezza che ci sono nei nostri popoli e nelle nostre opinioni pubbliche”. “Il che – aggiunge – significa avere fiducia nell’attaccamento dei nostri popoli e delle nostre opinioni pubbliche ai principi liberali e democratici su cui poggia la costituzione europea, compreso e non ultimo il principio della libertà e del pluralismo dell’informazione”.
    “Non possiamo avere dubbi – prosegue Napolitano – sull’importanza fondamentale dei principi che comunque devono presiedere all’attività di informazione nei paesi dell’Unione Europea. In merito alle situazioni nazionali sull’applicazione di questi principi però non possiamo entrare nel merito”.
    http://www.repubblica.it

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