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“La ricerca scientifica in Italia? Un vero disastro”, di Pietro Greco

La politica della scienza italiana fa notizia. Se ne sono occupate due riviste scientifiche internazionali, «Nature» e «Science». Ma da entrambe le cronache la politica della scienza italiana esce a pezzi.
Nature, 17 giugno 2009: l’Italia cancella il G8 della scienza senza fornire spiegazione alcuna. Lasciando tutti sorpresi e irritati.
Science, 19 giugno 2009: molti vorrebbero imitare il Mit di Boston. A Genova hanno dimostrato che non è facile riuscirci. Non c’è dubbio: la politica della scienza italiana fa notizia. Se ne sono occupate due riviste scientifiche internazionali, l’inglese Nature e l’americana Science, appunto. Ma da entrambe le cronache la politica della scienza italiana ne esce a pezzi.

DALL’INGHILTERRA
Nature racconta di come l’Italia, in vista del round conclusivo del G8 che sotto la sua presidenza si terrà a L’Aquila dall’8 al 10 luglio, avrebbe dovuto organizzare anche il G8 della ricerca a Torino, una riunione dei ministri competenti degli 8 paesi più industrializzati insieme a quelli di cinque tra le principali economie emergenti (Cina, India, Sud Africa, Messico, Brasile). La riunione era stata preceduta da incontri, risoluzioni, documenti preparati dalla accademie scientifiche di questi paesi in vista di importanti appuntamenti, come quello si terrà a fine anno a Copenaghen sul clima. Ebbene, tutto questo è saltato. Non era mai successo nella storia del G8. Ed è saltato senza alcuna spiegazione ufficiale. Richiesto di fornirne una almeno ufficiosa a Nature, il ministro Gelmini, non ha risposto. Suscitando sconcerto nella redazione della rivista inglese, venduta ogni settimana in almeno mezzo milione di copie in tutto il mondo.

DALL’AMERICA
Science, invece, si occupa dell’Istituto Italiano di Tecnologia nato a Genova nel 2003 per volontà del Ministro Tremonti con un budget enorme convinto di poter costruire di punto in bianco in Italia un Istituto per l’innovazione tecnologica sul modello del Mit di Boston capace di stabilire un fecondo dialogo tra scienza e industria. Science riporta l’opinione a consuntivo del direttore scientifico dell’Iit, Roberto Cingolani. L’iniziativa si è rivelata un successo sia perché l’istituto ha 380 ricercatori, molti dei quali stranieri provenienti da 38 paesi diversi, sia perché sono stati pubblicati 400 articoli scientifici firmati da ricercatori che afferiscono all’Iit.
Ma Science riporta anche le voci critiche, secondo cui l’Istituto – che in sei anni ha gestito un budget di ben 518 milioni di euro – ha fallito il suo obiettivo principale: a tutt’oggi non c’è una sola azienda italiana che abbia investito nelle sue attività. Molti stranieri di prestigio hanno offerto il loro nome, ma non hanno assicurato la loro presenza nell’istituto. C’è poco coordinamento fra i tre settori di ricerca. C’è un conflitto di interessi piuttosto palese: il Presidente dell’Iit, Vittorio Grilli, è anche Direttore generale del Tesoro e, quindi, si trova in una posizione – riceve i soldi (come presidente dell’Iit) che egli stesso si assegna (come direttore generale del Tesoro) – che fuori d’Italia non è considerata un bene. Il commento di Science è ironico: tutti vogliono imitare il Mit di Boston, ma a Genova stanno scoprendo che non tutti sono d’accordo su come fare. La politica della ricerca italiana fa notizia. Purtroppo.

L’Unità, 22 giugno 2009

1 Commento

  1. Adduso dice

    Una modesta quanto breve osservazione:

    Il sistema politico-istituzionale italiano non ha mai dimostrato di avere interesse a favorire la conoscenza del sapere scientifico a cominciare nella scuola, quindi ad iniziare già dalle fondamenta più importanti della società. Pertanto intere generazioni ancora credono agli spiriti, ai maghi, all’oroscopo, al destino, al “libro” su cui è scritto l’inizio e la fine. Tanto che se si dice loro che la nostra specie umana è l’ultima di tante precedenti e che discendiamo tutti da un piccolo primate di circa 45 milioni di anni addietro e comunque, che l’attuale presenza umana nel mondo, discende da un’unica “Eva nera” di circa 130 mila anni addietro dell’Africa centro orientale, ti guardano con dei sorrisetti (da supponenti o forse da ebeti) come se stessi farneticando.

    Così come altrettanto il “sistema” italiano, guarda caso, si è pure guardato da sempre di istruire le generazioni sulla lingua più importante di una democrazia, il diritto.

    La prima (mafiosa) “regola”: più tonto è un popolo meglio lo si pascola.

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