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“Rai, Garimberti porta il caso Tg1 in Cda. Protesta dei giornalisti contro Minzolini”, di Giovanna Vitale

Slittano ancora le nomine Rai, a dispetto dell’ordine del giorno in cda che aveva al primo punto la designazione dei direttori di Tg2 e Raisport. La mancanza di un accordo complessivo ha costretto il dg Masi a rimandare tutto alla prossima settimana, quando si dovrebbe discutere pure di Raidue, Radio Rai e forse Raitre e Tg3. Una necessità dettata anche dal “caso Minzolini” e dalla clamorosa protesta dei giornalisti, questione che il presidente Paolo Garimberti porrà oggi con forza all’attenzione del consiglio.

D’altra parte non era mai accaduto. Mai a Viale Mazzini i comitati di redazione di tutte le testate s’erano riuniti in assemblea plenaria per condannare la disinformazione diffusa dai telegiornali sullo scandalo Berlusconi-D’Addario. “Siamo tutti Tg1, siamo tutti, noi giornalisti della Rai, contro le scelte editoriali di chi occulta le notizie e rende agli italiani un pessimo servizio pubblico radiotelevisivo” afferma un documento. Nel mirino c’è Augusto Minzolini, da meno di un mese direttore del Tg1, autore lunedì sera di un editoriale per difendere la sua linea del silenzio. Ebbene è ora che egli “comprenda”, sottolineano i rappresentanti sindacali dei giornalisti, “qual è il compito del direttore di una testata del servizio pubblico, tenuta a raccontare e rappresentare, con tutti i punti di vista, i fatti che hanno rilevanza nella vita del Paese. Un impegno che mai può venir meno e mai può permettersi di tacere notizie o impedire una loro corretta e completa lettura”. E ciò vale “anche per il Tg2, responsabile di analoghe omissioni” e per tutte le redazioni. I comitati di redazione concludono chiedendo alla Commissione di Vigilanza di convocare Minzolini. Un’audizione che l’ufficio di presidenza potrebbe decidere già oggi, insieme a quella dei direttori degli altri Tg Rai.

Nel frattempo, almeno finché Minzolini “non avrà chiarito le sue scelte sulle vicende del premier”, l’associazione Libertà e Giustizia invita a non guardare più il Tg1. E il direttore viene bacchettato perfino da un deputato del Pdl, già direttore di QN Giancarlo Mazzuca: “Ha sbagliato. Io avrei dato la notizia, ma mettendo in rilievo le forzature”.

Una protesta inedita, quella dei giornalisti Rai, che incassa subito la solidarietà del consigliere in quota Pd, Giorgio Van Straten: “La presa di posizione dei cdr dimostra che il richiamo a una maggiore correttezza non era un’invenzione né del presidente Garimberti, né del consigliere Rizzo Nervo, che ha invocato la possibilità di licenziamento per giusta causa. Perché se dare notizie in modo distorto è grave, non darle affatto è peggio”. Un’ipotesi, quella ventilata da Rizzo Nervo, rilanciata ieri da Antonio Di Pietro. “Minzolini è un gossipparo”, anzi “l’Emilio Fede del servizio pubblico”, ha attaccato il leader Idv. Annunciando una lettera al Capo dello Stato completa di dossier sul tema e denunciando le future nomine di Viale Mazzini: “Noi abbiamo rifiutato la spartizione e un mercimonio di posti su cui ora deve intervenire la magistratura”.

Nomine che tuttavia oggi non si faranno. Colpa dello stallo sui direttori di Rete. Perché se il Tg2 dovrebbe andare a Mario Orfeo, Raidue è ancora contesa tra Fi e Lega. La quale potrebbe accontentarsi della direzione della Tgr con Simonetta Faverio. Per Radio Rai si profila la “super direzione” di Bruno Socillo, mentre su Raisport il condirettore Eugenio De Paoli non convince. Resta infine il rebus Raitre-Tg3, che vedrebbe il direttore del Tg3, Di Bella, trasmigrare alla Rete. E Bianca Berlinguer al suo posto.

La Repubblica, 24 giugno 2009

1 Commento

  1. La redazione dice

    “La stampa estera e il Cavaliere «Scandalo sempre più grave»”, di Enrico Franceschini

    Londra – Il leader «più sessista d´Europa». Una versione «da fumetto» dello stereotipo del maschio italiano. Un primo ministro che continua a sorridere, mentre lo scandalo attorno a lui «si aggrava di giorno in giorno». Così i media britannici e di altri paesi europei descrivono Silvio Berlusconi, alle prese con gli ultimi sviluppi della vicenda cominciata con la 18enne Noemi Letizia e finita con le escort nella sua residenza romana. Se il premier sperava di ignorare le accuse, aspettando che passasse la tempesta, si sbagliava, riassume il Guardian di Londra: «E´ improbabile che passerà prima dell´arrivo in Italia dei leader mondiali per il summit del G8 del mese prossimo». E il Times titola sull´iniziativa, lanciata dalla rivista Micromega e ripresa da un gruppo di docenti universitarie di Milano, Padova e Perugia, di esortare le “first-lady” del G8 a «snobbare il summit», come protesta contro il «maschilista Berlusconi».
    L´editoriale non firmato del Guardian, il secondo nel giro di poche settimane contro Berlusconi, è durissimo. «Il suo atteggiamento verso le donne è solo una tra la costellazione di ragioni per le quali gli italiani non avrebbero dovuto mandarlo per tre volte al potere. Il suo successo è un prodotto piuttosto che una causa del collasso del sistema politico italiano, un collasso che ha indebolito la sinistra e il centro, lasciando campo libero a opportunisti e xenofobi. E´ una tragedia che l´indagine giudiziaria di Mani pulite sulla corruzione politica, che sembrava promettere un grande rinnovamento della politica italiana, abbia condotto a tutto questo».
    Per il Times, che gli dedica la copertina del suo inserto T2, Berlusconi interpreta il suo ruolo pubblico come una «via di mezzo tra un proprietario di night club e un attore da cabaret, una versione esagerata, da fumetto, dello stereotipo del maschio italiano: vanesio, borioso e sessualmente insicuro», simbolo di uomini cresciuti da madri iper-protettive, abituati fin dalla nascita a essere perdonati in tutto. «Ma sospetto che in questo caso», scrive l´articolista, Sarah Vine, «l´Italia non gliela perdonerà, perché c´è una cosa che gli italiani non sopportano e che diventerà ancora più evidente quando il mese prossimo Berlusconi ospiterà il G8: essere umiliati dai media stranieri. Farsi beccare con i calzoni abbassati è una tale brutta figura. E questo, in Italia, è un peccato imperdonabile».
    Il tono non è diverso sul resto della stampa europea. In Germania, per esempio, il conservatore Die Welt, vicinissimo alla cancelleria e alla Cdu, scrive, in prima pagina, che la chiesa critica il premier e dà ampio risalto alle richieste di elezioni anticipate. Il giornale sottolinea quindi che il caso di Berlusconi «non è paragonabile a quello Clinton-Lewinsky», poiché «qui non si tratta di stagiste, ma di squillo professioniste». La vicenda resta all´attenzione anche dello spagnolo El Pais che giudica il «comportamento di Silvio Berlusconi «grave da un punto vista morale, civico e culturale e mina la dignità della donna».

    La Repubblica, 24 giugno 2009

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