I vescovi alla Gelmini: "non speculi sulla pelle dei giovani"
Si può scrivere e suggerire, come f al’Avvenire, ieri, nell’editoriale, che «bisogna salvare l’essenziale», fermare le«strumentalizzazioni», guardare i bambini, i «nostri cerbiatti», i «nostri bambini-giaguaro» negli occhi, pensarli come un «plotone d’esecuzione» che ci mette «al muro delle nostre responsabilità» e considerare che «non c’è reato più grave oggi in Italia che trattare male la scuola». Oppure si può fare lo sciopero della fame per sedici giorni e poi gridare che «la scuola è l’ultimo baluardo di democrazia in questo paese», che «se cediamo sulla scuola non c’è più nulla», che «i tempi sono maturi per una grande mobilitazione, entro settembre, in difesa dell’istruzione e delle pari opportunità per tutti, i figli dei contadini come di questi onorevoli che guadagnano tanti soldi»,come fanno, sotto il sole di piazza Montecitorio, Giacomo Russo e Caterina Altamore, i due precari palermitani, tecnico di laboratorio lui, maestra elementare lei, diventati simbolo di questa stagione di proteste,appena iniziata. Con manifestazioni spontanee e digiuni, in tutta Italia. L’essenziale, per dirla con il quotidiano dei vescovi, dovrebbe passare comunque. È il grido …
