Mese: Settembre 2010

"Università, i test inutili di medicina", di Eugenia Tognotti

A dispetto delle sacrosante critiche che, da anni, ormai, piovono da ogni parte sui test di Medicina, i 90 mila aspiranti camici bianchi si troveranno di fronte, domani, alla solita sequenza di domande a risposta multipla (18 di biologia, 11 di chimica, 11 di Fisica e Matematica, 40 di Logica e cultura generale), cui ci si affida, qui da noi, per reclutare i futuri medici. Nessun test psicoattitudinale, non uno straccio di colloquio per accertare le predisposizioni, le attitudini specifiche, la «vocazione», che non appare un termine obsoleto e sorpassato, trattandosi di medici che dovranno rapportarsi alla malattia e al dolore, e confrontarsi non solo con «casi clinici», ma con «persone». In mancanza, anche, di una valutazione legata al percorso degli studi superiori e al voto finale – almeno in alcune materie – è, dunque, alla prova d’ammissione che è affidata la funzione di «filtro». Ma basta scorrere la lunga sequenza di domande di cultura generale, incongrue, se non dissennate – improbabili anche se riguardate dal punto di vista della preparazione media degli studenti italiani …

“Rete Ricerca Pubblica” e “Rete29Aprile” insieme per la Ricerca e la Scuola Pubblica

La “Rete Ricerca Pubblica” (libera aggregazione di lavoratori della ricerca pubblica per la salvaguardia della libertà e dell’indipendenza della ricerca in Italia – http://retericercapubblica.blogspot.com/) e la “Rete29Aprile” (rete dei ricercatori universitari http://www.rete29aprile.it/), nella volontà di unire le proprie forze per una battaglia in difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della Ricerca in Italia che sia di tutti i Ricercatori Italiani (Enti di Ricerca Pubblici e Università Pubbliche), dichiarano totale solidarietà e appoggio a tutti i lavoratori precari della scuola pubblica che da mesi protestano contro la legge 133 e da giorni sono in sciopero della fame a Montecitorio per difendere la scuola pubblica in vista dell’avvio del nuovo anno scolastico per il quale sono previsti ingenti tagli di risorse e di personale che faranno piombare circa 20.000 precari della scuola nella disoccupazione. Ricercatori e insegnanti della scuola pubblica sono accomunati dall’essere parte del sistema di produzione e diffusione della conoscenza e della cultura del nostro Paese, sistema che in questi mesi sta vivendo un attacco frontale inedito e pericoloso, un attacco fatto di tagli pesantissimi ed ingiustamente …

"Falsi Handicappati o medici compiacenti", di Federico Niccoli

Prima dell’inizio di ogni anno scolastico, si fanno le pulci ai vari dislivelli nell’ “approvvigionamento” delle risorse umane tra Nord e Sud. Ultimo, in ordine di tempo, è Gian Antonio Stella che, in un’inchiesta molto documentata sul Corriere della Sera, si occupa della crescita esponenziale, soprattutto negli ultimi anni, degli alunni disabili, che diventano un formidabile propellente per la costruzione di cattedre di “sostegno” nei vari gradi e ordini di scuole. Tutto ciò avviene nel dopo Cristo di Gelmini e Brunetta, i quali, a fronte di roboanti proclami sulla serietà e sul rigore, incassano clamorosi insuccessi nella pubblica amministrazione e nella scuola reali. L’analisi di Stella è, come sempre, puntuale. Sulle cause del fenomeno indagato serve un supplemento di attenzione. È sicuramente esatto che, come per tante altre situazioni della pubblica amministrazione, il numero degli handicappati certificati nelle regioni meridionali è molto più alto (sia in termini assoluti che in termini percentuali) rispetto alla stessa categoria presente nelle scuole del Nord: dove la disoccupazione morde con più asprezza, i malcapitati insegnanti e l’apparato istituzionale circostante …

"Se si uccide la scuola pubblica", di Sofia Toselli*

Si riapre un nuovo anno scolastico all’insegna dell’incertezza e del disorientamento. La scuola superiore in particolare è nel caos più totale. Tagli di organico, di materie, di ore di lezione. Persino nelle classi già avviate si cambia in corsa. Mentre l’assenza di un organico funzionale, classi più numerose, la mancanza di risorse, il ritorno ad un lavoro individualista e autoritario, l’introduzione di indicazioni nazionali povere culturalmente con obiettivi di apprendimento impraticabili, disegnano uno scenario particolarmente pesante: aumenteranno disagio, demotivazione, dispersione; si allontaneranno gli obiettivi di Lisbona; non miglioreranno gli esiti delle prove Ocse-Pisa. Oggi ci troviamo di fronte a un processo di ridefinizione del ruolo della scuola pubblica, espropriata della sua funzione costituzionale: quella di creare inclusione, di rimuovere i condizionamenti sociali, gli ostacoli all’uguaglianza. Anzi, le disuguaglianze di partenza sono diventate il criterio con cui viene ripensato il nuovo modello scolastico. Sembrerebbe che, attraverso la scuola, si stiano creando le condizioni perché i più deboli siano messi ai margini della società in modo definitivo e irreversibile. Altro che scuola del merito e della qualità. …

"La disoccupazione c'è ma non fa notizia", di Tito Boeri

Quei 15 milioni e oltre di nostri connazionali che nel 2009 hanno ridotto i consumi di beni di prima necessità, come pane e zucchero (addirittura in termini nominali, vale a dire senza tenere conto dell´inflazione), in questo mese d´agosto 2010 devono essersi sentiti come il ragionier Fantozzi. Inseguiti da una nuvoletta nera che si ostina a fare cadere pioggia esclusivamente sulla loro testa, mentre tutt´intorno c´è un cielo azzurro, che più azzurro non si può. Ieri nessun cenno nei titoli di testa del Tg di maggiore ascolto delle 80.000 persone che sono uscite dalle forze lavoro nel mese di luglio, secondo i dati appena resi pubblici dall´Istat. Sarebbero suonati in stridente contrasto con l´apertura di Tg1 e Tg5 del 6 agosto (insieme visti da quasi 12 milioni di telespettatori) che aveva narrato di un´industria che «vola», di una produzione industriale tornata «al top dal 2000». Purtroppo la nostra produzione industriale è tuttora di circa il 21 per cento al di sotto dei livelli del secondo trimestre del 2008, prima dell´inizio della crisi. Nei titoli di …

Nessuna alternativa all'ora di religione: scuola padovana condannata dal tribunale

L’istituto Vivaldi dovrà risarcire i genitori, dichiaratisi atei, di una bimba che aveva scelto di non seguire l’insegnamento. Il Tribunale Civile di Padova ha condannato a un risarcimento danni di 1.500 euro l’Istituto Comprensivo Vivaldi di Padova e il Ministero dell’Istruzione, per «comportamento discriminatorio indiretto» connesso alla religione a scuola. A promuovere la causa due genitori padovani, dichiaratisi atei, che lo scorso anno scolastico hanno scelto di non far partecipare la loro bambina all’ora di religione. Ma all’elementare cui era stata iscritta la figlia non era previsto l’insegnamento alternativo alla religione. I due genitori hanno così presentato ricorso in Tribunale contro la scuola vedendosi riconosciuto il risarcimento. I giudici del Collegio hanno stabilito nella sentenza che gli insegnamenti alternativi sono «facoltativi ma devono essere offerti obbligatoriamente per rendere effettiva la scelta compiuta dallo studente». il gazzettino.it 31.08.10

Gheddafi show: il biglietto costa 5 miliardi

Dopo le 500 hostess e la tenda sulla Cassia, il colonnello pretende 5 miliardi di euro per impedire il passaggio dalle coste libiche a quelle italiane altrimenti “farà nera l’Europa”. Il governo si prostra, il PD attacca: “Diritti umani calpestati per curare gli affari di famiglia del premier”. 5 miliardi di euro per non “fare nera l’Europa”. Non è una metafora, è un ricatto. Quello di Muammar Gheddafi, che da circa tre giorni, grazie al polso tremante del governo, ha fatto di Roma lo scenario delle nuove follie dell’imperatore. Prima l’incontro per convertire le 500 ragazze pagate per per pendere dalle sue labbra, poi le richieste assurde, avallate da un Presidente del Consiglio, il nostro, che non fa altro che prostrarsi ai piedi del dittatore libico, arrivando addirittura a baciargli la mano ad occhi chiusi, in segno di adorazione mistica. Questa volta Gheddafi non vuole una tenda in Via Cassia (quella l’ha già avuta), pretende 5 miliardi per bloccare gli sbarchi sulle coste italiane. In caso contrario la Libia lascerà correre, riversando frotte di disperati …