"Università, i test inutili di medicina", di Eugenia Tognotti
A dispetto delle sacrosante critiche che, da anni, ormai, piovono da ogni parte sui test di Medicina, i 90 mila aspiranti camici bianchi si troveranno di fronte, domani, alla solita sequenza di domande a risposta multipla (18 di biologia, 11 di chimica, 11 di Fisica e Matematica, 40 di Logica e cultura generale), cui ci si affida, qui da noi, per reclutare i futuri medici. Nessun test psicoattitudinale, non uno straccio di colloquio per accertare le predisposizioni, le attitudini specifiche, la «vocazione», che non appare un termine obsoleto e sorpassato, trattandosi di medici che dovranno rapportarsi alla malattia e al dolore, e confrontarsi non solo con «casi clinici», ma con «persone». In mancanza, anche, di una valutazione legata al percorso degli studi superiori e al voto finale – almeno in alcune materie – è, dunque, alla prova d’ammissione che è affidata la funzione di «filtro». Ma basta scorrere la lunga sequenza di domande di cultura generale, incongrue, se non dissennate – improbabili anche se riguardate dal punto di vista della preparazione media degli studenti italiani …
