Giorno: 13 febbraio 2011

"El Pais: «Un milione di no a B. e machismo»", di Maria Zegarelli

Una cifra enorme, quasi duecentonovanta piazze in tutto il mondo, duecentotrenta soltanto in Italia: è qui, in tutti questi luoghi, l’ appuntamento per tantissime donne e- speriamo – tantissimi uomini che hanno risposto all’appello lanciato da un gruppo di donne – tra le quali Francesca Comencini e Gae Aulenti – e poi rimbalzato da un capo all’altro del mondo: «Se non ora quando? ». Se non ora quando (ri)affermare la propria forza, dignità e determinazione? Se non ora quando dire che basta con le donne usate comenella prima Repubblica si usavano le mazzette, «educate» per compiacere il Drago, apprezzate per le misure seno-vita-fianchi altrimenti trasparenti perché se l’ascensore sociale va piano per tutti per le donne è bloccato al primo piano. Proprio ora, dicono queste piazze che azzerano le distanze tra l’Italia, la Francia, l’America, la Spagna, la Svizzera, isole lontane e decine di stati stranieri. Nessun simbolo di partito, di sindacato, di associazione, niente che sia ascrivibile ad «una parte»: sonoinvitate ledonnedi destra, di centro – quelle dell’Udc fanno sapere che non saranno presenti …

L'urlo da Roma: «Creare stati generali delle donne»

La manifestazione in piazza del Popolo si è svolta nel migliore dei modi possibili. Anche perché c’erano tutte le generazioni: dalle nonne alle nipotine, dalle ragazze alle madri. Donne davanti Montecitorio: “Qui regna il c…” Davanti all’entrata di Montecitorio alcune manifestanti hanno disteso per qualche minuto uno striscione: «Nel Palazzo regna il c…, diamoci un taglio». Sullo striscione, di colore bianco e con la scritta nera, le donne hanno sistemato regali ironici. Le manifestanti indossavano oggetti rossi: molte di loro agitavano ombrelli dello stesso colore, il simbolo – hanno detto – delle escort. Da Bersani a Bindi: i vertici Pd erano in piazza In piazza, tra la folla, c’erano molti esponenti del Pd, a cominciare dal segretario Pier Luigi Bersani: “Berlusconi se ne dovrebbe andare da tempo, è questo che gli chiedono le piazze. C’erano i due capigruppo in parlamento, Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, oltre a Rosy Bindi e Walter Veltroni. La piazza inizia a svuotarsi La manifestazione è finita, è iniziato il deflusso dalla piazza. Angela Finocchiario: grazie a tutte per aver permesso …

"Per Lino, Angelo e Maria", di Manuela Ghizzoni*

ieri, 66 anni fa, questa comunità viveva una delle pagine più cupe e dolorose dell’occupazione tedesca, che negli ultimi mesi del conflitto, con la piena complicità dei fascisti, si fece più feroce, più accanita e fanatica. L’11 febbraio 1945, tedeschi e fascisti compiono nel territorio di Budrione violenze e razzie; il giorno successivo, l’azione di contrasto dei partigiani approda all’assedio di una casa colonica in cui si era riparato un plotone di tedeschi proveniente da un rastrellamento a Rolo. Durante il combattimento perdono la vita i partigiani Lino Bassoli e Angelo Cavalletti; insieme a loro cade anche Maria Guandalini, una vittima civile trucidata dai tedeschi per convincere i partigiani ad abbandonare l’azione. Non ho vissuto quei tragici eventi, ma ne ho raccolto la testimonianza diretta da mia madre, che allora bambina provò la paura delle violenze, lo sgomento per l’uccisione di persone vicine, care, l’indignazione per i soprusi subiti e la rabbia per la dignità umana calpestata e vilipesa. Sentimenti ed esperienze poi elaborati in un codice etico e trasfusi in un orizzonte di ideali, …

“Le verità rovesciate del caso Ruby”, di Luigi Ferrarella

Non è facile, guardando alla salute delle istituzioni scosse dall’inchiesta Berlusconi-Ruby, capire se la minaccino di più le bugie, che almeno con la verità hanno un rapporto (seppure rovesciato), o le affermazioni del tutto indifferenti alla verità. I 315 deputati che in una deliberazione ufficiale hanno attestato «evidente» il fatto che nel telefonare di notte alla Questura di Milano «il presidente del Consiglio abbia voluto tutelare il prestigio e le relazioni internazionali dell’Italia, giacché presso la medesima Questura era detenuta, a quanto poteva legittimamente risultargli, la nipote di un Capo di Stato estero» , hanno ridotto la credibilità istituzionale della Camera sotto i tacchi persino dell’autoconfezionata trasmissione tv nella quale Ruby stessa aveva riso della storiella di lei nipote di Mubarak. Il ministro degli Esteri annuncia che il premier potrebbe ricorrere alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo contro l’asserita violazione della sua privacy, e subito trova il ministro della Giustizia, tra un consiglio di guerra e l’altro con il presidente del Consiglio e i suoi avvocati-parlamentari, a garantire che «il ministro degli Esteri parla …

«Il governo mai protagonista:al massimo fa il tifo», di Giuseppe Vespo

Poteva essere un’occasione per recuperare il confronto sul piano industriale, partendo da una migliore definizione degli investimenti. Invece si continua a parlare in modo generico di venti miliardi, ma dove e come verranno impiegati non è dato saperlo». A Vincenzo Scudiere, segretario confederale Cgil, non bastano le rassicurazioni della Fiat sugli investimenti in Italia: «C’è bisogno di risposte precise sulla direzione strategica del gruppo. Invece restiamo nella più totale incertezza». D’altra parte è il presidente John Elkann a dire che “dobbiamo imparare a vivere col dubbio”. «Infatti: i dubbi sono di tutti. Delle imprese e dei lavoratori. Per renderli un po’ meno forti ci vorrebbe un governo che aiutasse le aziende a restare in Italia. Basta guardare fuori: Bmw, Volkswagen, Peugeot. In Germania, in Francia, negli Stati Uniti. Obama mette fondi e sostegno». Noi non siamo gli Usa o la Germania. Tra l’altro in Europa gli aiuti alle imprese non sono ammessi. «Ma, come avviene in Germania o in Francia,nonsono vietate politiche industriali d’investimento sulla ricerca e l’innovazione. Si possono cercare soluzioni diverse ai problemi …

"L'enigmatica vittoria delle masse", di Enzo Bettiza

Sono due, a mio parere, i tratti caratteristici di queste rivolte a catena delle masse arabe lungo le coste africane fino alla punta dello Yemen: il grandioso effetto domino, combinato con una certa indeterminatezza dell’approdo finale del loro travolgente e contagioso movimento da un Paese all’altro. Non si sa quello che potrà accader domani o dopodomani in Tunisia, dove per ora predomina un totale vuoto anarchico, da cui già erompono migliaia di profughi disperati verso Lampedusa. Ancor meno si sa quello che potrà accadere in Algeria, dove i primi sussulti di popolo si stanno scontrando con il potere militarizzato del presidente Bouteflika, addestrato alla soppressione spietata, più che mai deciso a soffocare nel sangue ogni forma di opposizione. Nemmeno è possibile prevedere cosa potrà accadere a giorni in Marocco, in Libia, in Giordania, dove l’ondata lunga dello tsunami non si è ancora manifestata pienamente. L’imprevedibilità è connaturata ai fermenti delle masse arabe, e, più in generale, alle velocissime mutazioni politiche ed economiche delle società arabe. Queste inducono facilmente a valutazioni affrettate o errate. Basterà dire …

"Quale federalismo si sta veramente realizzando?" di Osvaldo Roman

La montagna di retorica prodotta dalla propaganda leghista sul cosiddetto federalismo fiscale sta producendo i suoi mostriciattoli che potranno avere, al momento della loro effettiva incidenza sulla realtà amministrativa delle Regioni e degli enti locali, solo due possibili esiti: o restare, lettera morta e finire accantonati da provvedimenti di urgenza in attesa di una loro radicale modifica, o aprire una stagione di grave disordine e di possibile collasso nel funzionamento amministrativo delle autonomie locali, con gravi conseguenze, specie nel mezzogiorno d’Italia, nell’erogazione di fondamentali servizi. E’ davvero sorprendente che fino ad oggi quel poco di attenzione dell’opinione pubblica, che si è riusciti a sollecitare per tale argomento, sia stata concentrata sul tema della qualità della tassazione aggiuntiva o sostitutiva e sul futuro assetto del sistema fiscale che dovrebbe essere incentrato sul superamento della finanza derivata, fondata sul criterio della spesa storica. La legge delega ha stabilito la struttura fondamentale delle entrate di regioni ed enti locali, ha definito i principi che dovrebbero regolare l’assegnazione di risorse perequative agli enti dotati di minori capacità di autofinanziamento …