Giorno: 2 febbraio 2011

"Formazione e lavoro: il Governo non sa chi sono i giovani italiani", di Giulia Tosoni

Mentre la disoccupazione giovanile corre al 29%, mentre il 47% di laureati o diplomati è sottoinquadrato, il ministro Giorgia Meloni accusa i giovani di essere male informati… “Soffrono di inattitudine all’umiltà”. Con queste parole sono stati descritti i giovani italiani, non da un commentatore qualsiasi, ma dal ministro della Gioventù Giorgia Meloni. L’ennesima espressione poco felice da parte di chi dovrebbe occuparsi di mettere una generazione intera al riparo dagli effetti della crisi e dalla precarietà. L’occasione è stata la conferenza stampa di presentazione del Piano del Governo per l’occupazione giovanile, che ha l’obiettivo di favorire l’incontro tra la domanda di lavoro e la formazione dei giovani. Il piano, formulato dai Ministri Sacconi, Meloni e Gelmini, comprende, attraverso un miliardo di euro di investimenti, la creazione di scuole speciali di tecnologia, alcuni eventi in cui le imprese incontrano neodiplomati e neolaureati, lo sviluppo di sistemi di informazione e banche dati, degli stage formativi e dell’apprendistato come forma di ingresso nel mondo del lavoro. Sono previsti anche bonus alle imprese che assumono under 35 disoccupati con …

Camera dei deputati. Voto sulla legge in favore delle istituzioni medioevali: le ragioni della nostra astensione

Intervento On Ghizzoni Signor Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, permettetemi una considerazione preliminare. Nel corso di questa legislatura l’Assemblea non sia è mai occupata di politica culturale e di provvedimenti strategici a sostegno del settore culturale. Lo ha fatto, semmai tangenzialmente, in occasione delle manovre finanziarie che, l’una dopo l’altra, hanno compresso ai minimi storici gli investimenti pubblici nel settore culturale e hanno semmai disposto provvedimenti episodici e microsettoriali, invece che mettere in campo e dispiegare visioni di medio e lungo periodo per il rilancio della creatività, della produzione artistica, della ricerche e della fruizione dei beni culturali. Al Parlamento italiano negli ultimi due anni e mezzo è stato di fatto impedito di discutere di riforme strutturali e di investimenti strategici. Mi dispiace che in questo momento il rappresentante del Governo se ne sia andato perché mi sarebbe piaciuto che avesse ascoltato questo mio rammarico. Questo Parlamento – come dicevo – non ha potuto discutere di riforme strutturali e di investimenti strategici in favore delle attività culturali e dell’industria culturale del nostro Paese che, …

"La ribellione degli uomini", di Gad Lerner

Il maschio italiano schierato con le donne che si ribellano all´offesa della loro dignità? Tale è la sfida allo stereotipo del vitellone nazionale, da esporlo come minimo a sospetti e ironie. Il furbacchione si trincera dietro alle suore e alle femministe solo ora che c´è di mezzo Berlusconi, altrimenti… È roso dall´invidia per il maturo dongiovanni; si ricicla bacchettone dopo aver predicato la libertà sessuale; spia dal buco della serratura il bottino che mai riuscì a procacciarsi. Traduce la frustrazione in moralismo. E avanti di questo passo: quasi dovessimo coprirci di ridicolo, noi uomini, per solidarizzare con le nostre concittadine in un paese noto ormai come il più misogino dell´occidente. Afflitto non a caso dal più alto tasso europeo d´inattività femminile (una donna su due non trova o non cerca lavoro, dato Istat 2009). Per non parlare della loro emarginazione dal potere politico. Scatta poi un istinto atavico, più nel profondo del maschio intimidito e attratto dall´esuberanza femminile. Se quelle ragazze si offrono al desiderio del potente per trarne vantaggi, non sarà la loro una …

"La Lega ci pensa: votare a giugno", di Francesco Lo Sardo

Il Carroccio è sempre più nervoso e ipotizza le urne nella tarda primavera. Elezioni anticipate a giugno 2011, dopo l’approvazione dell’intero pacchetto dei decreti attuativi del federalismo. Se è questo il vero l’oscuro oggetto del sotterraneo confronto-scontro in atto al vertice della Lega, Silvio Berlusconi ha tutti i motivi per essere più che allarmato. Anzitutto perché il Cavaliere alle elezioni non vuole andarci con la quasi certezza di perdere il senato per colpa del Terzo polo, men che meno poi nel mese estivo di giugno che Berlusconi considera sfavorevole alla mobilitazione del suo elettorato. Perciò Berlusconi sta facendo di tutto per cercare di tenere a galla il suo governo con altri arrivi dall’Mpa (si vocifera di Latteri e Misiti) per portare da 5 a 7 i voti di vantaggio della maggioranza sull’opposizione a Montecitorio. Nessuno si illude di andare lontano: «Se tutto va bene, riusciremo a tenere fino alla fine del 2011, ma oltre non sarà facile…», ammette uno dei “motori” del neo-gruppo dei “responsabili”, la cosiddetta “terza gamba” della maggioranza Pdl-Lega. Se questo è …

"L’Italia sotto la media Ue per innovazione e ricerca", di Marco Mongiello

L’Italia arranca dietro l’Europa e l’Europa arranca dietro Stato Uniti e Giappone. È questa la situazione fotografata dal Nuovo quadro valutativo sull’innovazione, presentato ieri a Bruxelles dal commissario all’Industria, Antonio Tajani, e dal responsabile per la ricerca, Máire Geoghegan- Quinn. Lo studio misura nei Paesi europei 25 indicatori di innovazione, dalla qualità delle risorse umane, ai finanziamenti alla ricerca, agli investimenti delle imprese. Ne esce il ritratto di un’Europa in ritardo, soprattutto sull’attività di ricerca e sviluppo del settore privato. «Il divario si legge – è particolarmente ampio e in rapido aumento per quanto riguarda le entrate dall’estero derivanti da licenze e brevetti ». Resta il vantaggio su India e Russia, ma si accorcia quello sulla Cina. Tra i Ventisette però la situazione è molto differente. Ci sono i «leader dell’innovazione»,come Danimarca, Finlandia, Germania e Svezia. Ci sono i Paesi «che tengono il passo», tra cui Francia e Gran Bretagna. E poi ci sono quelli che non tengono il passo, diplomaticamente definiti «innovatori moderati», tra cui l’Italia, in compagnia di Grecia, Portogallo, Spagna e altri …

La scuola boicotta il merito, il ministero: «Uso politico», di Alessandra Migliozzi

Il Sud traina i progetti di valutazione dei professori e delle scuole lanciati a novembre dal ministro Gelmini e incappati nel no compatto degli insegnanti delle città del Centro-Nord selezionate per partecipare. In palio ci sono fino a una mensilità in più per i docenti brillanti e fino a 70mila euro per le scuole che otterranno la “pagella” migliore. Eppure da città come Torino, Milano, Pisa e Cagliari, è arrivata l’indisponibilità secca di molti docenti: «I progetti presentati sono fin troppo fumosi». Gli insegnanti hanno trovato il modo di far pagare alla Gelmini il conto per le cattedre saltate, i blocchi contrattuali, la mancanza di una retribuzione europea che resta un miraggio. «Respingeremo questo ennesimo attacco alla libertà di insegnamento e alla nostra dignità di insegnanti», tuona il Coordinamento 3 ottobre di Milano. Intanto al caso dei docenti che fanno muro si aggiunge una notizia dell’ultima ora: sarebbe pronto il provvedimento di attuazione del decreto Brunetta sulla valutazione del pubblico impiego per la parte che riguarda i docenti. Ma i sindacati non hanno mai potuto …

"Il Decreto Interministeriale n.3 del 14 gennaio è idoneo a salvare il taglio delle anzianità?", di Osvaldo Roman

Il D.I. n.3 del 14 /1/2011è attualmente all’esame della Corte dei Conti ma ha già prodotto un effetto consentendo l’introduzione, nei cedolini recanti lo stipendio mensile del mese di gennaio 2011, di una modifica dell’annotazione che riguarda il passaggio nel successivo scalone retributivo. Nei cedolini infatti si afferma che questo passaggio avverrà con due anni di ritardo rispetto alla data indicata nei mesi precedenti. Ad esempio chi nei mesi scorsi leggeva sul proprio cedolino che sarebbe passato in un certo mese del 2013 nel successivo scalone ha trovato scritto che tale passaggio avverrà nello stesso mese di due anni dopo e cioè nel 2015. La notizia era una di quelle destinate a creare notevole turbamento in un milione di dipendenti della scuola. Le organizzazioni sindacali, che hanno sollecitato e condiviso le modifiche apportate al Senato all’articolo 9, comma 23, del Decreto Legge 31 maggio 2010, n.78, convertito nella legge 122/2010 si sono giustamente preoccupate di chiarire il significato di tale singolare anticipazione. Il D.M. n.3, all’esame della Corte dei Conti, non é ancora vigente ma …