Giorno: 3 febbraio 2011

"Lo Stato del pareggio", di Ilvo Diamanti

Il voto della Commissione Bicamerale sul federalismo municipale è esemplare. Raffigura, meglio di molte altre immagini e analisi, lo Stato della politica. Della nostra democrazia. Del nostro Stato. Il “pareggio”, infatti, non significa equilibrio. Al contrario. Il Parlamento, in questo caso, appare davvero rappresentativo di quel che avviene nella società e sul territorio. Di ciò che siamo davvero: un Paese diviso. E sospeso: incapace di seguire un percorso chiaro e con-diviso. Il pareggio, infatti, è frutto di una frattura politica profonda tra una maggioranza presunta e un’opposizione, a sua volta, incapace di “imporsi”. Ma in grado, comunque, di “opporre” il suo voto, o meglio, il suo “veto” di fronte a questioni determinanti, dal punto di vista simbolico, prima ancora che pratico. Visto che, sinceramente, è difficile definire cosa sarebbe uscito, cosa uscirebbe da questo provvedimento (se comunque proseguisse fino in fondo il suo iter). Passato attraverso mille incontri, mille negoziati, mille modifiche e mille emendamenti. Depurato, precisato e complicato da “milleproproghe”. È difficile sapere cosa ne uscirebbe – ne uscirà – davvero. Di certo, ha …

Federalismo bocciato. Bersani: "Bossi e Berlusconi si fermino"

La Commissione Bicamerale respinge il testo sul federalismo. Il voto di pareggio (15 a 15) boccia un decreto sconclusionato. Bersani: “Adesso ci si fermi, non ci sono condizioni né giuridiche ne politiche per andare avanti. Berlusconi e Bossi prendano atto della situazione”. Zoggia: “Bocciato perché sbagliato, testo senza né capo ne coda”. “Adesso ci si fermi, non ci sono condizioni né giuridiche ne politiche per andare avanti. Berlusconi e Bossi prendano atto della situazione. Si creino condizione politiche nuove per un nuovo federalismo”. Così Pier Luigi Bersani ha commentato la bocciatura del decreto sul federalismo municipale. Il voto in Commissione Bicamerale sul federalismo municipale è finito 15 a 15. Un pareggio che secondo il regolamento della Camera presuppone un respingimento del parere al testo. “Un vero federalismo – ha continuato Bersani – è necessario e possibile. Quello che e’ stato respinto era un pasticcio. Adesso, ci si fermi. Non ci sono le condizioni ne’ giuridiche, ne’ politiche per andare avanti”. ”Berlusconi e Bossi – ha concluso il segretario del Pd – prendano atto della situazione. …

"Federalismo, pietra tombale Bersani: vadano via se non passa", di Andrea Carugati

Un pareggio che vuol dire bocciatura. Il fantasma agitato per settimane dalla Lega, e cioè il no della piccola Bicamerale al decreto sul federalismo municipale, è a un passo dall’avverarsi. Oggi si vota, poco prima dell’una. E l’infinita mediazione di Calderoli è fallita: settimane di limature, non hanno prodotto il risultato sperato dal ministro leghista, e cioè strappare almeno un’astensione alle opposizioni. Finirà, con tutta probabilità, 15 a 15. Di Pietro, corteggiatissimo, alla fine ha detto no, per non concedere aiutini al Cavaliere traballante. IL NO DEL FINIANO BALDASSARRI E non è servito neppure l’incontro di ieri a palazzo Grazioli con Calderoli, Berlusconi e il finiano Mario Baldassarri (l’unico di Fli in Bicamerale), per far spostare il voto del rigoroso professore, che fin dall’inizio ha fatto le pulci a un decreto definito «figlio del peggior centralismo». Ieri pomeriggio, dopo la visita dal Cavaliere, le certezze sul voto di Baldassarri scricchiolavano. Persino i “fratelli” del Terzo polo temevano un ripensamento sulla via di Arcore. E invece no. Calderoli le ha provate tutte: ha persino concesso di …

"La crisi non sia alibi, si poteva fare meglio della propaganda", di Stefano Fassina

Per la prima volta da molti anni, il reddito delle famiglie italiane è caduto, in media, del 2,7%. Un dato di straordinaria gravità economica e sociale. Ancora più preoccupante considerato che, in Italia, le medie sono bugiarde. La media combina insieme condizioni diverse, anzi opposte: l’annullamento del reddito di un giovane precario, prima a 1000 euro al mese, poi senza lavoro e senza indennità di disoccupazione; la sforbiciata alla retribuzione di un operaio in cassa integrazione; l’incremento spensierato del reddito di un evasore fiscale che, grazie allo scudo-condono del ministro Tremonti, ha potuto comprare a prezzi stracciati “un’assicurazione” contro futuri accertamenti. Un’altra politica economica avrebbe potuto attutire e redistribuire in modo meno regressivo i contraccolpi economici e sociali della crisi. Non è vero che non si poteva fare di meglio poiché «la crisi è globale e l’Italia ha il terzo debito più elevato del mondo senza essere la terza economia del mondo» come ripete la propaganda berlusconiana. Il ritornello è servito a coprire scelte politiche precise. Scelte di destra. Il controllo del bilancio pubblico era …

"È come navigare in un mare di risorse sprecate", di Oreste Pivetta

Il lavoro negato ai giovani riguarda tutti. Un paese non dovrebbe rinunciarvi. Sacconi li rimprovera se rifiutano un lavoro manuale. Ma a chi dovrebbero rivolgersi? La stagione dei giovani appare sempre meno beata, accompagnandosi ormai diffusamente alla disoccupazione. Che un terzo degli italiani tra i quindici e i ventiquattro anni si trovi senza lavoro dovrebbe costituire un problema (o una tragedia) trasversale politicamente e sicuramente trans generazionale: riguarda tutti, anche i vecchi, che a uno straccio di pensione sono arrivati o stanno arrivando, accantonati per far largo al nulla, più che a incalzanti schiere di neo-laureati, neo-diplomati, “neo” di qualcosa, qualunque cosa. Da un capo all’altro, dai giovani ai vecchi nullafacenti, è come navigare in un mare di risorse sprecate. Tutto al macero: la freschezza, la vivacità, le aperture dei primi; l’esperienza, il mestiere dei secondi. Un paese, qualsiasi paese, non dovrebbe rinunciarvi, in nome del comune benessere. Invece capita e sicuramente capita in un paesaggio più cupo di quanto dica quel numero, perché sono tante le situazioni che occultano la realtà: la scuola vissuta …

Nucleare, obbligatorio il parere delle Regioni", di Antonio Cianciullo

La Corte Costituzionale: bisogna tenere conto degli interessi locali. Il governo non potrà saltare il confronto con i governatori come ha fatto finora. Non si può costruire una centrale nucleare senza aver prima sentito il parere della Regione interessata. Con questo verdetto la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l´articolo 4 del decreto legislativo del 15 febbraio 2010, quello sulla localizzazione degli impianti atomici e dei depositi di scorie radioattive, accogliendo uno dei 26 ricorsi presentati da Toscana, Emilia Romagna e Puglia. «Un adeguato meccanismo di rappresentazione» che «ragionevolmente bilanci le esigenze di buon andamento dell´azione amministrativa e gli interessi locali», si legge nella sentenza scritta dallo stesso presidente della Corte Suprema Ugo De Siervo, è «costituito dal parere obbligatorio, seppur non vincolante, della Regione stessa». Si riaccende dunque il conflitto istituzionale tra Stato e Regioni su un tema estremamente delicato perché senza consenso si rischia di paralizzare la politica energetica del paese. Dopo lo strappo dello scorso anno, quando il governo impugnò con successo le leggi anti atomo varate da Puglia, Basilicata e Campania, lo …

"Minzolini modello Fede", di Stefano Balassone

Che lenza quel Minzolini. Mentre tutti sbertucciano il direttore dalla carta di credito facile perché perde ascolti, arriva il gennaio del 2011 ed ecco che, almeno rispetto allo stesso mese del 2010, li riguadagna. E con l’occasione cambia, e mica poco, l’assortimento dei fans del Tg1. Le élite se ne vanno, quasi si dimezzano (molti ne acchiappa Mentana, altri proprio hanno deciso di infischiarsene dei telegiornali). Il ceto medio che guarda in alto e il ceto medio senza aggettivi paiono stabili mentre il ceto medio basso (gente che ha comunque un lavoro o una pensione) vacilla. In compenso il ceto basso accorre in massa fino a sfiorare il 42% degli spettatori del Tg1 (sono il 34% per il Tg5 e solo il 22% per il TgLa7). È questo il settore di pubblico (molto sud, molta sofferenza sociale, molta richiesta di aiuto dallo stato) che porta a Minzolini i numeri del successo di gennaio. Indovinate a chi assomiglia, dopo la cura Minzolini, il pubblico del Tg1? A quello del Tg4. E non solo per la smaccata …