Giorno: 9 Dicembre 2012

“Quei libri coperti dal cellophane. Piove nella Biblioteca di Firenze”, di Gian Antonio Stella

Ricordate l’«accordo epocale» con Google per digitalizzare un milione di libri delle biblioteche italiane? Tre anni dopo (quasi il tempo impiegato dai cinesi per un ponte di 36 chilometri nel mare di Shanghai) non ne hanno trattato manco uno: il primo sarà consegnato allo scanner domani mattina. Evviva. E intanto alla Biblioteca nazionale centrale di Firenze, nella sala di lettura, le librerie sono coperte dal cellophane: quando piove, piove dentro. Un’immagine che da sola illustra lo stato spesso penoso delle biblioteche italiane. Gli amici dell’«Associazione lettori» ci ridono sopra con amarezza. E accompagnano le fotografie inviate al Corriere di quelle librerie al primo piano protette con teli di plastica per mettere i libri al riparo se diluvia, cosa accaduta per settimane da novembre in qua, con una didascalia ironica. Che fa il verso alla canzone Singin’ in the rain che Gene Kelly cantava allegro giocando con l’ombrello sotto la grondaia: «Studying in the rain». Studiando sotto la pioggia. Certo, le condizioni rispetto all’anno scorso, quando l’Associazione lettori si spinse a chiedere l’intervento dell’Asl perché nelle …

“Quanto ci costa il populismo della destra”, di Paolo Gurrieri

Poco più di un anno fa la drammatica uscita di scena di Silvio Berlusconi consegnò a Mario Monti un Paese sull’orlo di un vero e proprio crack finanziario. Se si fa un sommario bilancio di questo periodo non si può non riconoscere al governo il merito di aver evitato quel crack, avviando l’Italia verso un percorso di risanamento dei conti pubblici. In soli tredici mesi è stata restituita credibilità e un ruolo da protagonista al nostro Paese in campo europeo e internazionale, introducendo una forte discontinuità rispetto ai governi Berlusconi attraverso un modo di fare politica incentrato sui temi e contenuti piuttosto che su questioni di mero potere. Decisamente più modesti, viceversa, sono stati i risultati raggiunti rispetto alle altre due grandi finalità che Monti aveva posto, unitamente al rigore, a fondamento del proprio programma: il rilancio della crescita e il perseguimento dell’equità. Certamente hanno pesato le difficoltà di antica data alla base del nostro ristagno e delle disuguaglianze nella società. Non meno importanti, tuttavia, sono state lacune e debolezze delle strategie e politiche adottate …

“Una tragedia da non dimenticare: ThyssenKrupp, 5 anni dopo”, di Cesare Damiano

Cinque anni fa, il 6 dicembre 2007, sette operai morirono nel rogo della ThyssenKrupp di Torino. Quella tragedia non va dimenticata. Non la deve dimenticare, anzitutto, la politica, che ha il dovere di operare affinché tragedie così non possano mai più accadere. E non la deve dimenticare il paese, abituato ad evocare spesso il tema della sicurezza sul lavoro senza però praticarlo in modo adeguato. All’epoca del rogo alla Thyssen ero ministro del Lavoro. Col governo Prodi, di cui ero parte, avevamo da poco varato la legge “123”. In quella legge venivano individuati i criteri di delega della riforma sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, ma erano anche previste norme di immediata applicazione dirette a incidere, da subito, sugli ambienti di lavoro, data l’urgenza con la quale si doveva cominciare a intervenire. Il mio impegno allora, in una situazione politica difficilissima che avrebbe di lì a poco portato alla caduta del governo e a elezioni anticipate, fu quello di varare in tempo utile il decreto legislativo che avrebbe consentito a quelle norme …

“Il Cav non fermerà il cambiamento”, di Claudio Sardo

Le primarie del centrosinistra hanno posto al centro del dibattito pubblico il tema del cambiamento – politico, di classi dirigenti, di indirizzo economico e sociale. Tanti italiani si sono appassionati al confronto, hanno apprezzato il coraggio della sfida aperta e i suoi contenuti, hanno premiato Bersani nel voto e il Pd nei sondaggi, hanno incoraggiato Renzi soprattutto per la radicalità della sua domanda di innovazione. Sembrava l’inizio di una nuova stagione: nulla sarebbe rimasto come prima e la spinta al rinnovamento avrebbe presto contagiato tutti gli attori politici. Pochi giorni dopo, però, è tornato Berlusconi. Non è più il Berlusconi del ’94, né quello del 2001, né quello del Predellino. Oggi pare uno spettro. Lo spettro dell’Italia imprigionata nella Seconda Repubblica, del declino economico, del populismo anti-europeo. Non poteva esserci contrapposizione più netta tra il tentativo di rispondere alla necessità del cambiamento – che scaturisce proprio dalla profondità della crisi, dallo «smottamento» del ceto medio, dall’impoverimento delle famiglie, dall’impotenza dei governi di fronte ai poteri finanziari – e la blindatura del Cavaliere sconfitto. Anche perché …

“Schock e timori nell’Eurozona: si riaffaccia lo spettro Italia”, di Andrea Tarquini

Shock e timori per l´eurozona e per l´euro chiaramente percepibili a Berlino, silenzi cauti quanto inquietanti a Londra, nervosismo celato con stile elegante in altre capitali europeiste ma rigoriste come per esempio Helsinki: uno spettro s´aggira per l´Europa, lo spettro del ritorno di Berlusconi, suggeriscono qui fonti vicinissime all´establishment dietro la condizione del totale anonimato. Lo spettro malvagio riemerge in Italia, dice e scrive per tutti la Sueddeutsche Zeitung. Cioè il grande, autorevole quotidiano liberal di Monaco vicino ai poteri forti di economia e finanza chiamati Bmw, Siemens o Allianz. Lo spettro malvagio sembrava infine fugato, scrive la collega Andrea Bachstein, corrispondente e columnist della Sueddeutsche. E invece no. E la prospettiva migliore per l´Italia a questo punto (con il ritiro di Monti, si sottintende) secondo la Berlino dell´establishment, o dal suo punto di vista il male minore, è una vittoria elettorale del Pd definito “i socialdemocratici proeuropei di Bersani”. Con cui si possono negoziare correzioni di linea o nuovi compromessi. Ma i pericoli del ritorno dello “spirito malvagio” possono pesare sull´Italia e su tutta …

“Il gesto limpido del Premier”, di Mario Calabresi

Mario Monti si è preso un giorno per riflettere, poi ha fatto un gesto, l’unico, che fosse in linea con la sua persona, la sua vita e il suo modo di governare: assicurare la legge di stabilità e poi dimettersi. Non solo non poteva accettare di farsi mettere sotto accusa da chi gli aveva consegnato un Paese allo sfascio, non solo non ha intenzione di elemosinare per settimane la fiducia su ogni provvedimento, ma nemmeno di condividere un metro di strada con chi adesso ha deciso che tutte le colpe stanno nella moneta unica. «Io non vado in Europa a coprire quelli che fanno proclami anti-europei, io non voglio averci niente a che fare», ha detto con estrema chiarezza Monti al presidente della Repubblica mentre, ieri sera, gli annunciava il suo passo indietro. Un gesto chiaro e limpido che costringe ognuno ad assumersi le proprie responsabilità e lascia Berlusconi solo con le sue convulsioni e i suoi voltafaccia. Non è in discussione il diritto del Cavaliere di ricandidarsi (anche se per un anno aveva assicurato …

“Un gesto che mette a nudo i ricatti del cavaliere”, di Eugenio Scalfari

Le dimissioni di Monti sono arrivate come un fulmine. Non certo un fulmine a ciel sereno perché sereno non è affatto ed anzi è rigonfio di nubi nere e cariche di tempesta. Il redivivo Berlusconi ancora ieri aveva lanciato una serie di accuse contro il governo e contro gli altri due partiti della maggioranza che finora l´ha sostenuto e aveva preannunciato una serie di bombe a orologeria per intralciare e paralizzare Monti fino allo scioglimento delle Camere. Tre mesi di continui agguati e trabocchetti che avrebbero impedito al governo di governare e costretto gli altri due partiti a sostenere Monti mentre il Pdl (o comunque si chiamerà) si sarebbe interamente dedicato ad una campagna elettorale con l´insegna del “tanto peggio tanto meglio”, con i mercati in agguato e la finanza pubblica a rischio di grave pericolo. I decreti ancora in attesa di essere convertiti in legge sarebbero stati bloccati a cominciare da quello sulle Province e quello sullo sviluppo che infatti hanno già avuto il voto contrario del Pdl. In questo condizioni Monti è salito …