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“Pd, sì alle primarie anche per i big. Si voterà il 29-30 dicembre”, di Carlo Bertini

Il segretario «Sappiamo di chiedere uno sforzo eccezionale ai nostri militanti e ai nostri elettori, ai limiti dell’impossibile, ma vogliamo cambiare davvero la politica», ha spiegato ieri Bersani. «Noi siamo un’altra cosa rispetto a tutti gli altri, si vince mettendoci in gioco, con queste primarie dimostriamo che non molliamo sull’impegno al rinnovamento. E poi, io mi sono fatto contare, ora è il momento che tutti si mettano in gioco». Il Bersani-pensiero che si raccoglie al Nazareno, dove in serata si conclude una riunione fiume con i segretari regionali e vari big, è quello di un leader che dopo aver rischiato l’osso del collo ed aver vinto la sua sfida con Renzi, spinge il partito ad accettare una sfida con molte incognite, facendo imbufalire tutti i peones. Se con quel voler essere diversi dagli «altri» si intende non solo Berlusconi e Grillo, ma anche quel rimestio tra i moderati che coinvolge Monti e Casini, si capisce che il Pd voglia usare questa mossa per riguadagnare il centro della scena, dopo giorni in cui l’agenda della politica è dominata dal Cavaliere. Se poi queste primarie costringeranno big e peones a contarsi, si capisce che così Bersani si smarca dal pressing dei maggiorenti sulle liste. Evitando pure di dover garantire una quota a Renzi: il quale apprezza, «io alle primarie dico sempre di sì», malgrado il suo braccio destro Reggi sollevi una polemica sui tempi stretti e le regole di ingaggio. Certo è che, oltre a lui, renziani doc come Marcucci, Della Seta, Vassallo, Sarubbi, Giachetti, Realacci, Ceccanti, Scalfarotto e Ichino saranno in lizza, così come la coordinatrice della campagna Simona Bonafè, mentre non si sa cosa farà Giorgio Gori.
Ma nel Pd si scatena un uragano, perché, anche i più in vista come Letta, Franceschini e i futuri capilista difficilmente potranno sottrarsi. Tutti saranno costretti a misurarsi: dalla segreteria al completo, compresi i «giovani turchi» come Orfini o Fassina, fino alla portavoce delle primarie Alessandra Moretti. Non dovrebbero esserci insomma troppi posti al sole garantiti, ma la polemica sul «listino bloccato», la quota del 10% decisa nella capitale, è già accesa. «Io e Fassina – racconta Orfini – in segreteria abbiamo detto che tutto il gruppo dirigente, membri della segreteria e parlamentari uscenti, deve candidarsi. Ma ci spiace dover dire che la nostra posizione è rimasta abbastanza isolata». Comunque sia, dopo il passo indietro di Veltroni, D’Alema, ieri anche della Finocchiaro, gli altri big come Bindi, Fioroni, Marini, dovranno farsi votare a scrutinio segreto una deroga ai tre mandati lunedì in Direzione, con tutto quel che può comportare un passaggio di questo tipo.
«Sappiamo di chiedere uno sforzo ai limiti dell’impossibile ai nostri militanti ed elettori, ma noi vogliamo cambiarla davvero la politica», dice il segretario. Strumento di campagna elettorale o modo per riparare alle storture del porcellum: comunque le si voglia definire, le primarie per la scelta dei parlamentari sono una novità assoluta che terrà impegnate il 29 e 30 dicembre, sotto le feste natalizie, tutte le truppe di ogni ordine e grado.
Lunedì la Direzione voterà le regole che dovrebbero essere queste: potranno votare gli iscritti al Pd e tutti quelli, tra i 3 milioni delle primarie per la premiership, che vorranno iscriversi al partito. In gara circa 600 nomi, il doppio dei deputati e senatori eletti nel 2008: potranno correre anche i non iscritti al Pd che abbiano l’ok delle assemblee provinciali; almeno il 30 o il 50% delle liste sarà composto da donne e si voterà su base provinciale con listini piccoli. Sindaci, governatori, presidenti di provincia, consiglieri regionali e assessori, per potersi candidare dovranno farsi votare una deroga a maggioranza dalle rispettive assemblee regionali del Pd. Ma sulle incompatibilità c’è un braccio di ferro. Perché il terrore che a prevalere siano i cosiddetti «pacchettisti», quelli con i pacchetti di voti locali, è grande tra i nominati del porcellum.
E subito dopo il via libera della segreteria del Pd, arriva l’annuncio che anche Sel farà le sue primarie per le candidature nelle stesse date. Con Vendola sempre più determinato a far valere il suo peso nell’alleanza, come dimostrano le bordate quotidiane all’indirizzo di Casini. E ieri anche di Monti, che «se si candiderà svelerà la sua vera natura». “Nessuna eccezione Pronti alla sfida i renziani doc che però polemizzano sulla data Previsto comunque un listino bloccato per il 10% dei seggi riservato ai «tecnici»”.
L’Unità 13.12.12

2 Commenti

  1. Marina Rizza dice

    E’ un’ottima cosa. Rapporti diretti con gli elettori e primarie vere. Ora bisognerà che facciamo qualcosa anche noi cittadini, con più partecipazione. 😉

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