attualità, partito democratico, politica italiana

“Bersani convince i vertici dell’Europa”, di Marco Mongiello

Berlusconi non vincerà. Dopo le elezioni l’Italia «resterà saldamente nella prospettiva europea», non tornerà indietro sulle riforme avviate dal Governo Monti e il Partito Democratico farà da argine all’ondata di populismo anti-Ue.
È questo il messaggio che il segretario del Pd Pier Luigi Bersani è venuto a portare di persona ai vertici europei a Bruxelles. Un tour iniziato ieri mattina con l’incontro con il presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy e continuato in giornata con il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e con il presidente dell’Eurogruppo e premier lussemburghese Jean-Claude Juncker.
In un’Europa a maggioranza conservatrice Mario Monti era considerato di fatto l’unica garanzia contro la deriva economica del Paese che rischiava di travolgere l’eurozona. Con le sue dimissioni, e con il ritorno in campo di Berlusconi, a Bruxelles sono tornati i timori per il caso Italia. La settimana scorsa è stata questa paura, oltre ai pregiudizi e alle poche conoscenze anche personali a sinistra, che ha spinto i leader conservatori del Partito popolare europeo (Ppe) a fare pressioni su Monti affinché si candidi alle elezioni.
«Chi ha preoccupazioni per l’Italia si rivolga a noi», ha detto Bersani. Il Partito Democratico, ha spiegato, è sopra al 30% dei consensi ed è di gran lunga il primo partito del Paese e basta «uno sguardo sul paesaggio italiano per vedere chi può avere più credibilità in Europa».
Bersani ha spiegato a Van Rompuy di «non voler smantellare l’agenda Monti», ma sull’europeismo del Pd non c’è stato bisogno di rassicurazioni, ha riferito ai giornalisti: «La gente ci conosce. Noi abbiamo portato l’Italia nell’euro, siamo quelli lì» e “sulla volontà riformatrice e di tenere i conti sotto controllo non si può dubitare”.
Sulle riforme del Governo Monti nessuna marcia indietro quindi anche se, ha precisato il leader del Pd, «qualche verifica dell’implementazione e qualche correzione degli effetti ci vorrà». L’Imu, ad esempio, il Pd l’aveva proposta in modo un po’ diverso, con «un alleggerimento e con l’affiancamento di un’imposta personale sui grandi patrimoni». Oggi però chi come Berlusconi va in giro a dire di eliminarla «racconta favole e le favole ci hanno rovinato», ha detto Bersani.
A Bruxelles, dove questa primavera molti si erano spaventati per la campagna elettorale del presidente socialista francese Francois Hollande, che chiedeva di modificare il nuovo Patto di Bilancio, Bersani ha spiegato la sua impostazione. «Ho garantito a Barroso l’assoluto impegno a mantenere i patti sottoscritti», ha riferito, aggiungendo però che «c’è l’esigenza di dedicare particolare attenzione ai temi del lavoro e della crescita».
Insomma non si tratta di togliere qualcosa alle politiche europee portate avanti fino ad ora, ma di aggiungere quello che è mancato. Un concetto ripetuto anche al presidente dell’Eurogruppo Juncker: dall’Europa sono arrivate «risposte parziali» sulla stabilità, ora «dobbiamo dare segnali inequivocabili sulla crescita».
Con il premier lussemburghese, che in passato si è opposto più volte alla politica di solo rigore imposta dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel, il feeling è stato totale. «Visto che con Juncker si possono fare battute ho detto: dì al mondo che Berlusconi non vincerà», ha raccontato Bersani. Un invito a nozze per il buontempone lussemburghese. Nel 2004 il video della sua mano che dava irriverenti pacche sulla pelata di Berlusconi durante un Consiglio europeo aveva spopolato su internet.
«Credo che Bersani sia un uomo intelligente e onesto, con le migliori intenzioni per l’Italia e per l’Europa», ha detto il presidente dell’Eurogruppo al termine del faccia a faccia, «sono rimasto favorevolmente colpito dal nostro incontro».
NESSUNO CHIEDE DI MONTI
Nessuno dei tre politici dell’Ue ha sollevato la questione dell’eventuale partecipazione di Monti in un esecutivo guidato dal Pd. «I leader europei sanno come ci si comporta: ognuno decide a casa propria», ha spiegato Bersani, che comunque ha ribadito di essere interessato «ad avere un rapporto interlocutorio» con Monti «qualsiasi decisione prenda».
Sull’ eventuale candidatura del Professore alle elezioni, il leader democratico ha ricordato che il Pd ha sempre sostenuto «molte lealmente» il premier e «i pensionati li ho sempre incontrati io, non li ho mai mandati da Monti».
Nell’ipotesi che il premier scenda in campo quindi il segretario del Pd ha assicurato: «In ragione di quella lealtà noi non faremo campagna elettorale contro nessuno» ma, ha ammonito, così «si mettono in moto delle dinamiche che non sono tutte nelle nostre mani».
L’Unità 20.12.12