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"Inglese e test, istruzione (sempre meno) per tutti", di Luciana Cimino

Test d’ingresso sempre più selettivi nelle università italiane. L’Università di Venezia Ca’ Foscari per la prima volta chiede agli studenti che intendano iscriversi alle sue lauree triennali almeno il livello B1 in Inglese. La selezione è basata sul Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue, Qcer, e va, ovviamente, certificata. Una certificazione che la scuola italiana però non offre. Di solito la posseggono coloro le cui famiglie hanno un reddito tale da consentire i viaggi di studio estivi in Gran Bretagna. La Ca’ Foscari ha pensato a una proroga per chi ne è sprovvisto: si può conseguire la certificazione entro 12 mesi, gratuitamente, al centro linguistico di ateneo ma chi non dovesse farcela sarà bloccato. «Il problema è studenti più selezionati» dice il rettore Carlo Carrano. Sovrastato dalle polemiche, il rettore trova man forte nel presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, «è impensabile ipotizzare una formazione di alto livello per i nostri giovani senza la conoscenza dell’inglese – dice il governatore leghista – e non si venga a dire che la lingua al livello richiesto da Ca’ Foscari è roba da figli di papà: io stesso non ho studiato l’inglese andando a Cambridge ma approfondendolo sui libri e continuando a farlo tuttora on line». Il rettore dice che «gli studenti dovrebbero già uscire dalle superiori con la certificazione Bl». Ma così non è. E ammette: «Il punto è che abbiamo un aumento di iscritti del 30% negli ultimi due anni” La conoscenza certificata della lingua è quindi un filtro dato che a causa della riforma Gelmini e della spending review le assunzioni di docenti sono bloccate. E gli sbarramenti arrivano anche alle scuole superiori. Da gennaio a oggi diversi sono state le prove di ammissione che alcuni istituti hanno riservato ai ragazzi di terza media. Alla base il solito problema degli spazi, sempre insufficienti mentre crescono gli alunni. L’esigenza di contenere le iscrizioni rischia però di aumentare il divario sociale. «Siamo inorriditi», dice la Rete degli studenti medi. «La scuola superiore è scuola dell’obbligo, è folle immaginare di utilizzare dei test per bloccare l’accesso ». Sulla stessa linea anche l’Unione degli studenti: «Non si può permettere – dichiara Roberto Campanelli – che l’assenza strutturale di fondi alla scuola le trasformi in luoghi della selezione e non dell’emancipazione per tutti». E di «sbaglio» parla anche il Partito democratico, perchè, spiega Francesca Puglisi, responsabile scuola, «siamo ancora nell’obbligo scolastico e perché tutte le ricerche dimostrano che classi eterogenee per abilità e origini economico- sociali degli studenti sono quelle che offrono i migliori risultati negli apprendimenti. È l’ingente danno culturale che ci lascia la destra: che la scuola debba selezionare le eccellenze abbandonando la propria funzione di ascensore sociale” Contraria anche l’Arci e, mentre le associazioni dei consumatori annunciano ricorsi, la Flc- Cgil si dice pronta «a intraprendere tutte le iniziative possibili per bloccare la deriva demagogica” «È l’ennesimo attacco al diritto all’istruzione. Non si può ostacolare l’accesso alle scuole nel nome dell’ideologia della meritocrazia», dice Mimmo Pantaleo, segretario generale. Parole su cui concorda anche il sottosegretario Marco Rossi-Doria: «le scuole superiori sono aperte a tutti: servono risorse per farle funzionare meglio, altro che numero chiuso

L’Unità 20.03.13

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“Test d’ingresso alle superiori, gli studenti insorgono: una follia incostituzionale”, di A.G.

La Rete degli Studenti pronta a fare ricorso: il principio di libero accesso alla scuola è sacro e non siamo disposti a cedere neanche mezzo centimetro. L’Unione degli Studenti: si vuole recintare l’istruzione aperta a tutti, ci opporremo duramente.
Gli studenti non tardano a scagliarsi veemente contro la volontà espressa da alcuni dirigenti di introdurre i test di accesso anche per iscriversi alla scuola superiore. La Rete degli Studenti Medi, che da sempre si batte contro il numero chiuso universitario e già a messo a disposizione lo sportello di [email protected] , cui inviare qualsiasi segnalazione, spiega che non si tratta delle solite voci incontrollate e da verificare: l’associazione è infatti già venuta “a conoscenza del caso del Fermi di Mantova, del convitto nazionale di Roma, dell’Altero Spinelli di Torino”. E parla di “pratica discriminatoria e che calpesta il diritto allo studio varca le porte delle scuole non possiamo che dirci inorriditi”.
“Siamo inorriditi e molto preoccupati. – incalza Daniele Lanni, portavoce nazionale della Rete degli Studenti – Un qualsiasi test che ponga dei limiti alle iscrizioni alle scuole superiori che, lo voglio ricordare, sono scuole dell’obbligo è una follia e assolutamente incostituzionale”. Lanni annuncia anche che se il progetto andrà in porto il sindacato studentesco che rappresenta è pronto “a fare ricorso. Il principio di libero accesso alla scuola è un principio sacro e non siamo disposti a cedere neanche mezzo centimetro. La scuola dell’obbligo dovrebbe accrescere le competenze di ognuno e non valutarle all’accesso senza lasciare secondi appelli”. Per la Rete degli Studenti “il progetto, purtroppo, resta sempre lo stesso: quello di dividere le scuole in quelle di serie A e quelle di serie B. Noi diciamo no e siamo pronti a combattere per difendere la libertà di accesso alla scuola superiore.”, conclude Lanni.
Molto dura contro l’ipotesi test d’accesso alle superiori è anche l’Unione degli Studenti. “I test di iscrizione nelle scuole, tanto quanto il contributo volontario, sono l’ennesima barriera che si sta pericolosamente diffondendo con l’obiettivo di recintare l’istruzione per tutti – dichiara in una nota Roberto Campanelli, dell’Uds – Non si può permettere che l’assenza strutturale di fondi alla scuola, le trasformi in luoghi della selezione e non dell’emancipazione per tutti.”
“Sono preoccupanti – prosegue Roberto Campanelli dell’UdS – le affermazioni di numerosi dirigenti scolastici che le presentano come interessanti formule per valorizzare il merito. Trasformare le scuole in luoghi non accessibili a tutti significa tradire i principi della Costituzione in cui si ribadiscono i valori di una scuola accessibile e libera per tutti. Ci opporremo duramente a questo tipo di iniziative”.

da La Tecnica della Scuola 20.03.13

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Test di ingresso al liceo, il Ministero dice di no

È l’ultima tendenza nel mondo delle scuole superiori: i licei che impongono veri e propri test d’ingresso agli studenti di terza media che vogliono iscriversi per l’anno successivo. Il ministero dell’Istruzione però fa sapere di essere assolutamente contrario a questa pratica. Perché la selezione delle domande di iscrizione in esubero rispetto alla capacità di accoglienza della scuola «non deve essere basata su criteri che puntano a scegliere i migliori». Così hanno ribadito ieri fonti ministeriali, sottolineando che « tutti devono essere rappresentati e accolti nella scuola pubblica» e per questo sono state diffuse circolari anche recenti (l’ultima del dicembre scorso) che hanno «raccomandato di scegliere secondo criteri non parziali». E dunque, «pur nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, i criteri di precedenza deliberati dai singoli Consigli di istituto debbono rispondere a principi di ragionevolezza quali, a puro titolo di esempio, quello della vicinanza della residenza dell’alunno alla scuola o quello costituito da particolari impegni lavorativi dei genitori».
IL SORTEGGIO
Da evitare assolutamente anche il metodo dell’estrazione a sorte (adottato talvolta da qualche istituto): può essere utilizzato solo come estrema ratio quando due studenti che chiedono l’iscrizione risultano in parità in base a ogni altro criterio. Sono escluse in tutti i modi comunque le selezioni basate sulle capacità e la preparazione dell’aspirante alunno. Il perché lo ha spiegato ieri il sottosegretario (ed insegnante) Marco Rossi Doria scrivendo sul suo account di Twitter: «Le scuole superiori sono aperte a tutti. Poi servono risorse per farle funzionare meglio. Altro che numero chiuso!».
Anche i sindacati si mobilitano contro i test selettivi adottati da questi (per ora pochi) licei. «Sono una evidente violazione della Costituzione» dice Domenico Pantaleo della Flc Cgil, e aggiunge: «si punta ad una selezione di classe anche nella scuola dell’obbligo». Il sindacato autonomo Gilda parla di «storture dell’autonomia scolastica». Contrari anche gli studenti: «I test sono una follia» dichiara la Rete degli studenti medi. Solo l’Associazione nazionale dei presidi difende questo genere di iniziative, che «non bisogna demonizzare» perché – sostengono i presidi gli altri criteri come quello della vicinanza geografica sono «molto meno razionali».

da il Messaggero 20.03.13