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Dopo il parto una donna su cinque è costretta a lasciare il lavoro

Una mamma su cinque decide di lasciare il lavoro dopo la nascita del figlio. Circa i due terzi lo fa volontariamente proprio per la difficoltà di conciliarlo con la famiglia. Sono soprattutto le più giovani, le mamme sotto i 24 anni, e le meno istruite a decidere di uscire dal mercato del lavoro dopo il concepimento. E la presenza dei nonni dimezza la probabilità di abbandono. Sono, invece, pochissime (soltanto il 4%) le donne che iniziano a lavorare dopo il parto. È quanto emerge da una ricerca pubblicata da Banca d’Italia che studia le decisioni lavorative delle neomamme nei due anni successivi alla nascita del figlio,utilizzando i dati dell’Istat sulle nascite. La percentuale di abbandono è più alta per le precarie, mentre è più bassa per le neomadri che lavorano nel settore pubblico, soprattutto per la maggiore flessibilità di orario. Per le donne che lavorano nel privato questa scelta è più frequente per le operaie e meno per la mamme che si occupano di commercio o di servizi. Nelle regioni con maggiore disponibilità di nidi pubblici la probabilità di lasciare volontariamente il lavoro diminuisce di circa cinque punti percentuali.
Tuttavia solo il 7% dei bambini sotto i tre anni frequenta asili statali. La partecipazione al mercato del lavoro si riduce significativamente per le neomamme nei primi tre anni di vita del bambino senza crescere in prospettiva.

L’Unità, 6 Settembre 2008

1 Commento

  1. Patrizia dice

    Credo che nessuno possa mettere in dubbio la serietà di una indagine fatta dalla Banca d’Italia e quindi la veridicità dei dati riportati.
    Lo sottolineo perchè questo è uno di quei problemi di cui si parla ogni tanto, non tanto spesso, senza una reale cognizione di causa.
    Dicono, i politici e gli economisti, che l’occupazione femminile è fondamentale per la crescita del Paese, che un punto percentuale in più di occupate produrebbe una crescita consistente del Pil, ma poi guarda caso le misure economiche e fiscali che favorirebbero la crescita dell’occupazione femminile non vengono mai attuate.
    Ci aveva provato Prodi, con sgravi contributivi e fiscali a favore delle aziende del Sud che assumevano donne, non si è mai saputo se abbiano prodotto qualche posto di lavoro in più, e non credo siano stati riproposti dall’attuale governo.
    A dare la mazzata finale all’occupazione femminile italiana ci ha pensato la Gelmini: basta assunzioni nella scuola, ci sono troppo insegnanti.Precarie….

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