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Scuola: On. Ghizzoni: “Trasformare scuole in fondazioni? Proposta Gelmini è fuori luogo”.

“La scuola è già autonoma e la sua autonomia va sostenuta, garantita ed anzi ampliata, ma non certo trasformando le istituzioni scolastiche in fondazioni. Quella del ministro è una proposta del tutto fuori luogo”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni, nel giorno dell’avvio della discussione parlamentare della riforma scolastica, boccia categoricamente la proposta del ministro Gelmini di trasformare le scuole in fondazioni.

“L’autonomia scolastica – prosegue Ghizzoni – fa sì che le scuole siano inserite nel sistema nazionale di istruzione pubblica. La trasformazione in fondazioni sarebbe una forma di privatizzazione delle scuole che le farebbe, di fatto, dipendere dai diversi interessi privati”.

“Questa proposta – conclude Ghizzoni – non può essere certo condivisa dal Pd che, al contrario, vuole la piena valorizzazione della scuola pubblica di qualità, per tutti e che non lascia indietro nessuno”.

8 Commenti

  1. Appunto, diverso.
    L’approvazione dell’emendamento non pregiudica l’attribuzione di incarico ai tecnici laureati, che rientra nella disposizione del comma 2 art. 23.

  2. Tema diverso: Tristo quel prete che non si ricordò di essere stato chierichetto. Tanto per capirci, grazie della modifica apportata all’art.23 della L. Gelmini.
    A nome dei laureati tecnici delle Università.

  3. A. Martelli dice

    Off-Topic
    Onorevole Ghizzoni, la ringrazio di cuore per la battaglia che sta portando avanti anche a nome di noi non strutturati universitari (ora sono assegnista al termine del 2°anno, laureata nel 2003 ho alle spalle dottorato, borse e master ed essendo nata nel ’78 faccio parte di quella generazione nata alla fine degli anni ’70 che l’attuale governo sta cercando di estromettere dal possibile reclutamento universitario). I suoi emendamenti, e le ultime vittorie riportate alla camera, sono le nostre uniche speranze. Perfavore mantenga la sua linea anche per noi.

  4. Andrea dice

    Cara onorevole,
    la proposta di trasformare le scuole in fondazione le esporrebbe al rischio degli interessi dei privati, come lei ha affermato: infatti, prospettando l’inserimento dei privati nei comitati di valutazione per la qualità degli istituti e per l’assunzione diretta ipotizzata dei docenti da parte dei singoli dirigenti scolastici si aprirebbe facilmente la strada ai clientelismi.
    Inoltre, altro fatto da considerare è che la realtà economica e il tessuto sociale sono fortemente differenti in Italia nelle singole province: le fondazioni sarebbero più facilmente attuabili nel Nord Est industrializzato, più difficili da realizzare nelle regioni con diffuse aziende artigianali di piccola entità o nelle parti più disagiate economicamente, dove l’intervento statale è fondamentale e vitale.

    Andrea P. docente di lettere neoimmesso in ruolo

  5. Attenzione Manuel, hai preso fischi per fiaschi!!!! Mi spiego: nell’iter parlamentare un provvedimento, come il Decreto legge 112, è accompagnato da un relatore, cioè un deputato di maggioranza che in commissione (e poi in aula) ne illustra i contenuti normativi e redige un parere conclusivo, che propone al voto favorevole della commissione. Quando si tratta di un provvedimento particolarmente importante, l’opposizione presenta un proprio parere, alternativo a quello di maggioranza. Nel caso del Decreto 112 ho presentato come prima firmataria, in quanto capogruppo, il parere alternativo. Le firme che seguono il mio nome non sono tutte quelle dei deputati PD in commissione (siamo 16 in tutto) SEMPLICEMENTE PERCHE’ LA PRASSI PARLAMENTARE NON LO PREVEDE (si indicano alcuni nomi, solitamente a rotazione), MA POSSO ASSICURARLE CHE TUTTI, PROPRIO TUTTI ABBIAMO VOTATO A FAVORE DEL NOSTRO PARERE E CONTRO QUELLO DI MAGGIORANZA. La conferma sta nella mia dichiarazione di voto finale contrario che è agli atti della commissione è che è a nome di tutto il gruppo.
    La prassi parlamentare è certamente complessa e, vista da fuori, può apparire incomprensibile ma, prima di dare giudizi e soprattutto prima di immetterli in rete sarebbe augurabile una verifica puntuale delle proprie affermazioni.
    Ti ringrazio comunque di aver lasciato questo commento, anche perchè mi ha aiutato a comprendere come mai, da qualche giorno, ricevessi delle mail dal Veneto di analogo tenore. In sintesi, mi è stato chiesto (e io ho prontamente risposto) “perché il 60% dei deputati PD in commissione ha votato la proposta Aprea”?. All’inizio il mio stupore è stato grande, anche perchè la presidente Aprea ha sì presentato una proposta di legge sulla scuola (Atto Camera n. 953, nella quale si prevede, tra le altre cose,la trasformazione delle scuole in fondanzioni e la chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici) ma che non è mai stata votata essendo l’iter appena avviato.
    Ora capisco l’origine di questo grande fraintendimento: è stata confusa la proposta di legge Aprea (ancora al palo) con la proposta di parere al Decreto 112 della relatrice Aprea, alla quale abbiamo votato tutti no, dopo aver votato a favore del nostro parere, presentato da 8 di noi (appunto il 60% del gruppo).
    Ora “che i conti tornano”, le chiederei di aiutarmi a diffondere in rete e in tutte le sedi opportune la “verità” su questa vicenda.

    Per quanto riguarda la prima questione: non so proprio con chi tu abbia parlato del Pd, ma costoro SENZA DUBBIO parlano a nome personale e non interpretano il pensiero del partito. Nei post precedenti abbiamo dato conto della conferenza stampa di Veltroni proprio sui temi della scuola e mi pare che la sua posizione e quella del Partito siano inequivocabili: il nostro giudizio sulle politiche scolastiche di questo Governo è nettamente negativo e la nostra opposizione sarà fermissima. La scuola sarà al centro della mobilitazione del 26,27 e 29 settembre e un punto qualificante della manifestazione del 25 ottobre.

  6. manuel dice

    la ringrazio per quel che fa per la scuola onorevole Ghizzoni

    purtroppo molti suoi colleghi non sono del suo parere

    io qui a mestre ho parlato con gente del pd, di cui non faccio il nome, che sono favorevoli ai tagli e non sono pochi

    come la mettiamo?

    Cordiali saluti

    P.S.
    conosco il testo della sua proposta in commissione cultura:
    Mercoledì 9 luglio 2008
    CAMERA DEI DEPUTATI – XVI LEGISLATURA
    Resoconto della VII Commissione permanente
    (Cultura, scienza e istruzione)
    ALLEGATO 5
    DL 112/08: Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria (C. 1386 Governo) stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria (C. 1386 Governo)

    ho letto la sua proposta e ho capito che eravate in minoranza a votarla contro quella aprea

    peccato che il resto a maggioranza fosse del pd

  7. redazione dice

    Pubblichiamo un commento alle dichiarazioni dell’On. Ghizzoni preso da pd network:

    SCUOLA PUBBLICA…O PRIVATA…?
    contributo inviato da cesare pisano il 12 settembre 2008

    Manuela Ghizzoni, capogruppo PD nella commissione cultura alla camera si è decisamente opposta alla trasformazione delle scuole pubbliche italiane in fondazioni.

    La trasformazione in fonfazione delle scuole avrebbe un significato preciso, che toglierebbe la scuola allo stato per affidarla ai soliti gruppi privati, che la gestirebbero secondo i parametri in uso nelle società capitaliste: inseguire il profitto e attenersi scrupolosamente a tutti quegli interessi privati che soggiacciono ad una struttura, come la fondazione, basata su capitali privati.

    La scuola italiana pubblica, che si sostiene con il danaro dei contribuenti, non ha bisogno dell’intervento privato; invece, altra cosa sarebbe la trasformazione delle scuole private, già esistenti, in fondazioni.

    La scuola italiana presenta problemi di fondo che ne abbassano la qualità nella formazione generale del giovane, per cui il problema non è la sua snaturazione nella gestione, ma un’affermazione di interventi mirati, operati da chi di scuola ne capisce e sia sostenuto da una grossa cultura didattica-pedagogica, che sappia coniugare formazione umanistica-scientifica-economico-giuridica alle esigenze sempre crescenti di una società, come la nostra, altamente tecnologica, e che avanza, anche se a fatica, all’interno di un mondo globalizzato, la cui tendenza è una omologazione strisciante, che annulla qualunque differenza, soprattutto, nella qualità.

    La scuola italiana deve, da oggi e per il futuro, conoscere il pericolo che si corre nel mondo globalizzato e programmarsi per tenere alta la qualità nel docente e nei contenuti formativi.

    Il pericolo del mondo globalizzato va eluso con l’apporto di una nostra cultura diversa, di un linguaggio diverso, di uno stile diverso, che sappia inserirsi come italianità nel mondo, la cui tendenza è l’appiattimento e la superficialità.

    La globalizzazione va bene solo se si mantengono vive, all’interno di un modo di fare identico, le differenze, come l’italianità, lo stile, il linguaggio etc..

    Sappiamo tutti che i nostri alunni perdono la battaglia con altri studenti in tutti i campi scolastici, soprattutto, nelle materie scientifiche; quindi, occorre intensificare le ore di matematica, durante la settimana.

    La tendenza umanistica nella formazione del giovane è vitale e non va abbassata, ma è altrettanto vitale, nella sfida futura, l’apporto delle materie scientifiche, basate sulla conoscenza piena della matematica.

    Il cambiamento della scuola va fatto in questa direzione; è un cambiamento necessario per ottenere una formazione equilibrata, tra umanesimo e scientificità.

    La sfida e le proposte del Partito Democratico devono avvenire in questa direzione e con la consapevolezza di farcela.

    La scuola italiana in questo momento gode di autonomia; ma è un’autonomia solo di tipo amministrativo-economico, quindi non tocca la vera formazione del giovane.

    L’attuale scuola può permettere ai docenti di presentare progetti.

    Nella realtà tanti di questi progetti sono mirati alla sostanza della formazione e del cambiamento di strutture mentali nello studente; ma tantissimi progetti esulano da queste tendenze per divenire un canale con cui il docente riesce a fare delle ” cose ” scolasticamente, a sentirsi più realizzato e più vivo, ma il tutto finisce con una spartizione di compensi economici per il gruppo che si è dato da fare, ma nella sostanza, nel fine ultimo che è l’aumento della qualità formativa, il tutto resta come prima.

    L’alunno aumenta di poco le sue conoscenze e, comunque, non è in grado con la scuola dei progetti facili, alla portata di tuuti, di acquisire tutte quelle nozioni e conoscenze che lo portano a competere con le migliori scuole europee.

    Questo mio discorso analitico non deve essere preso come un attacco a chi, docente come sono stato io, presenta dei progetti, che nella sua buona fede sono finalizzati a grandi cose.

    Quindi, secondo me, l’autonomia deve restare, ma dovrà essere integrata in un progetto generale gestito dalle competenze dello stato.

    Oggi non è così.

    L’altro punto è che la vera autonomia è quella che agisce a livelli di struttutra scolastica, come la capacità di aumentare le ore di insegnamente o l’inserimento di materie specifiche.

    La vera automonia è la capacità di una scuola di potersi veramente programmare, sia nelle ore, sia nella formazione, sia nelle materie.

    Se una scuola presenta una carenza in una materia vuol dire che le ore di docenza sono poche e quindi, occorrerebbe aumentarle.

    La vera autonomia è questa; l’altro tipo di autonomia, che è quella attuale, è un sorrogato, che comunque, se dovesse essere tenuta sotto controllo effettivo dai responsabili, potrebbe dare i suoi frutti.

    Rifare il discorso sulla eliminazione dei maestri per sostituirli con un’unica figura, mi sembra che tocchi la sostanza della scuola, la sostanza del moderno, della visione globalizzante e di tutti i problemi connessi al fatto reale che le mamme, oggi, sono lavoratrici, anche, a tempo pieno, che dovrebbero affrontare i problemi del pasto, della custodia dei loro bambini.

    Il maestro unico è un ritorno all’antico al tempo della società artigianale-contadina, ferma nel tempo, ove tutto scorreva con una lentezza allucinante.

    Informatica e lingue straniere sono nella possibilità della presenza di più maestri; ma, anche, nella cultura, nella diversità e permettevano pasti e prolungamento del tempo.

    Abbattuta questa struttura si ritorna ai problemi di prima, si ritorna ai disagi e non solo per i genitori, i nonni, ma soprattutto, per i fanciulli, che passeranno molto del loro tempo a guardare la televisione e i cartoni animati, o si annoieranno perchè non c’è nessuno che possa giocare con loro.

    Attenti, teniamo alta la guardia e blocchiamo iniziative tradizionaliste-reazionarie.

  8. Fabio Milito Pagliara dice

    Caro Onorevole,

    concordo pienamente con l’intenzione di salvaguardare la scuola statale che è l’unica a poter essere davvero democratica, laica e utile alla società.
    Ma c’è un problema la scuola pubblica (a seguito della legge sulle paritarie) è composta da scuola statale e scuole private parificate, per cui il PdL avrà gioco facile a dire che il privato è già presente nella scuola pubblica

    cordiali saluti

    Fabio Milito Pagliara

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