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“E il governo vieta i manifesti anti-Gelmini”, di Goffredo De Marchis

Niente manifesti contro la riforma Gelmini a Bologna e provincia, sentenzia il governo. Nemmeno garbati. Dentro le scuole, ma anche fuori. E contro i trasgressori «è attivato un incarico ispettivo di vigilanza, assistenza, consulenza e supporto alle istituzioni scolastiche». Una specie di “ronda” anti-striscione.
Il sottosegretario all´Istruzione Giuseppe Pizza, segretario della rinata ma piccola Dc, risponde per iscritto all´interrogazione di Fabio Garagnani, deputato del Pdl, da un mese impegnato a tutto campo (esposti, polemiche e atti parlamentari) contro l´occupazione della scuola elementare XXI aprile a Bologna. E lo rassicura. L´ispezione, come si legge da ieri sul bollettino della commissione Cultura della Camera, serve a «garantire il corretto svolgimento delle attività scolastiche in presenza di abusi o comportamenti come l´affissione di manifesti fuori e dentro gli edifici scolastici contenenti propaganda politica contro il governo». Non si potrà più scrivere “no alla riforma Gelmini” oppure “il decreto mi piace così così”. Nelle bacheche della scuola, dove pure sindacati, studenti, docenti potrebbero criticare, spiegare senza offendere nessuno. Ma neanche all´esterno e non si capisce a quale distanza dalle classi si possa liberamente affiggere innocenti tazebao.
Berlusconi autorizza interventi della polizia contro le occupazioni, ma il governo, fra le righe di una risposta scritta a un´interrogazione, fa anche altro: proibisce o comunque vigila sulla «propaganda» anti-governativa. Lo stesso Pizza “intima”: «La scuola non può essere usata per attività politiche di contestazione di provvedimenti votati dal Parlamento». Adesso però sono le deputate del Pd Manuela Ghizzoni, Donata Lenzi e Sandra Zampa che interrogano la Gelmini per capire il senso delle affermazioni del suo ministero e se ci sia ancora la libertà «di confronto e di critica».

La Repubblica 23.10.08

5 Commenti

  1. Raffaella dice

    X LUCA:

    Era ironico? Forse non hai sentito al telegioranle quello che è successo a Roma ad un sit-in in Piazza Navona, dove “casualmente” un camioncino carico di springhe e manganelli si trovava al centro della piazza, nel quale, tenderei a precisare, era vietato a TUTTI l’accesso con gli automezzi. Bella coincidenza, non credi?

  2. Gabriele dice

    Valutate dalla Magistratura o da un buon psichiatra…..dipende dai punti di vista.

  3. luca dice

    L’intento era amaramente ironico. Mi chiedo se frasi come “Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città” non debbano essere valutate dalla magistratura.

  4. patrizia dice

    x luca:
    credo che del contributo di Cossiga su questi temi possiamo farne a meno, considerato anche quello che ha combinato quando era al potere.
    Se invece l’intento era quello di provocare un dibattito sono pronta a dire la mia:
    Meno male che adesso parla a titolo personale e non in rappresentanza di qualcuno o addirittura di tutto il popolo italiano! Meno male che ci sono anche senatori a vita come la Montalcini!

  5. Luca dice

    Da “GIORNO/RESTO/NAZIONE” di giovedì 23 ottobre 2008

    INTERVISTA A COSSIGA «Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei» di ANDREA CANGINI – ROMA PRESIDENTE Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo.

    Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figurac- cia».

    Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».

    Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…».

    Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

    Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

    Nel senso che…

    «Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

    Anche i docenti? «Soprattutto i docenti».

    Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che in- dottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

    E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.

    «Balle, questa è la ricetta democratica:

    spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».

    Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università.

    E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

    E` dunque possibile che la storia si ripeta? «Non è possibile, è probabile.

    Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

    Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.

    «Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama…».

    Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente…

    «Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all`inizio del- la contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com`era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro.

    La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla… Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».

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