università | ricerca

Scuola Diaz: assolti 16 dei 29 imputati

“E’ una sentenza incomprensibile, che nega giustizia a tutte le persone che quella notte nella scuola Diaz vennero violentate”. Roberto Della Seta, senatore del Pd e capogruppo in Commissione Ambiente, commenta così la decisione del Tribunale di Genova che ha assolto l’intera catena di comando della polizia per i “pestaggi” nella scuola Diaz di Genova.

“Quella notte come la stessa sentenza riconosce – afferma ancora Della Seta – molti agenti violarono i diritti elementari di tante persone, mancarono al loro giuramento di fedeltà alle leggi della Repubblica e macchiarono con i loro comportamenti l’onore delle forze dell’ordine: è fuori dalla logica, e come sanno tutti quelli che come me in quelle ore erano a Genova è fuori dalla realtà, sostenere come fanno i giudici che tutto questo avvenne per l’improvviso ed autonomo impazzimento di alcuni ‘esecutori’, senza colpe ed omissioni di chi in quelle ore gestiva l’ordine pubblico nella città”.

Di tutt’altro avviso è il ministro della Giustizia Angelino Alfano: «È stata pronunciata una sentenza – dice – che ha dato un responso chiaro su ciò che è successo». Eppure l’unica cosa chiara è che i fatti di Genova 2001 rischiano di rimanere inghiottiti in una delle pagine più buie del nostro Paese, così come della nostra Democrazia. La sentenza ha assolto i vertici della polizia e condannato agenti e due soli dirigenti, Michelangelo Fournier che aveva definito quella notte di botte e violenza, tra il 21 e il 22 luglio del 2001, una “macelleria messicana” e l’ex capo del reparto Mobile di Roma, Canterini.

Lanfranco Tenaglia, ministro ombra della Giustizia, ha espresso rispetto per la decisione della magistratura, sia pure con ”l’amaro in bocca”. “Anche in questo caso – riferisce Tenaglia – credo che i giudici abbiano fatto il loro dovere. Vedremo nei successivi gradi di giudizio”.

Nell’attesa, però, rimangono le certezze che questa sentenza dei giudici offre, e cioè – come ha ricordato Ermete Realacci, ministro ombra dell’Ambiente del PD – “La conferma delle gravissime responsabilità di alcuni esponenti delle forze dell’ordine in una delle pagine più buie della nostra democrazia: quella legata ai pestaggi della Diaz e alla distorsione della verità su quanto accadde realmente nei giorni del G8 di Genova”.
”Per poter mettere definitivamente la parola fine su questa triste pagina della nostra storia”, conclude Realacci, ”serve il completo accertamento della verità. Oggi la ferita è ancora aperta.”

Ora, non rimane che il dolore. Il dolore per una verità mutilata che non smette di dilaniare la memoria di quei giorni oscuri. Quattro giorni in cui l’Italia è caduta nel baratro della sua stessa vergogna. Quattro giorni in cui i diritti fondamentali della Costituzione sono stati sospesi. Quattro giorni in cui il cuore della Democrazia ha cessato di battere.

www.partitodemocratico.it

3 Commenti

  1. andrea dice

    Io credo che a Genova nel 2001 ci sia stata una sospensione della Costituzione, un vuoto in cui i diritti sono stati dimenticati e questo credo rimanga nel ricordo, al di là della sentenza emessa dai giudici l’altro giorno.
    I motivi per cui non dobbiamo dimenticare quello che è successo a Genova li ha espressi oggi Barbara Spinelli sulla Stampa:
    http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=64539

  2. redazione dice

    Pubblichiamo intervista al capo della Polizia Manganelli, pare voglia raccontare la sua verità sui fatti diGenova, speriamo gli diano la possibilità di farlo…

    Manganelli: spiegherò cosa avvenne al G8

    ROMA – Promette chiarezza su quanto è successo a Genova, durante il G8 del 2001, il capo della Polizia Antonio Manganelli, in una lettera a Repubblica. E´ convinto «che il Paese abbia bisogno di spiegazioni su quello che realmente accadde a Genova», garantisce che si muoverà, «senza alcuna riserva», pur di arrivare a questa verità. Promette di muoversi in prima persona e «per conto dell´Istituzione che rappresento nelle sedi istituzionali e costituzionali».

    La polizia italiana, aggiunge Manganelli, non ha bisogno di alcun richiamo alla Costituzione, perché ha dalla sua una storia di 150 anni segnata «dai nostri morti», una storia in cui la polizia ha sempre servito la Carta Costituzionale, schierandosi a difesa dei cittadini con un lavoro quotidiano che unisce «migliaia di uomini sotto pagati».

    Poi annuncia l´inaugurazione della prima scuola di formazione per gli agenti incaricati di tutelare l´ordine pubblico, e sottolinea come da subito, dall´inizio del suo mandato, si sta adoperando «per migliorare e anche correggere le modalità di intervento “in piazza”». Dunque, il silenzio dopo la sentenza per i pestaggi alla scuola Diaz di Genova, non va collegato a nessuna voglia di tirarsi indietro, di non mandare messaggi chiari. Il capo della Polizia ricorda che ai vertici dei reparti operativi e investigativi stanno “persone pulite”. Dal luglio scorso, conclude Antonio Manganelli, «sono io il loro garante», pronto a assumermi la responsabilità «per errori che possono commettere».

    Il suo intervento è la conferma che la ferita di Genova non è stata chiusa da processi e sentenze, mentre il richiamo alle sedi “istituzionali e costituzionali” potrebbe far pensare anche all´ipotesi della commissione d´inchiesta che continua a tenere banco nel mondo politico. L´ha richiesta il sindaco di Genova Marta Vincenzi, è favorevole il centrosinistra, Italia dei Valori compresa.

    Ma c´è chi, Piero Sansonetti sul “Liberazione” e l´euro parlamentare di prc, Vittorio Agnoletto, si stupisce. Vittorio Agnoletto, ieri a Genova, nota: «Italia dei Valori vuole la commissione di inchiesta, peccato che quando era nel programma del governo Prodi, Di Pietro fosse contrario. Come mai ha cambiato idea? E´ pura ipocrisia, perché si sa bene come la pensa il governo».

    E´ Maurizio Gasparri, presidente del Pdl al Senato, a riassumere il pensiero del centro destra: «Non esiste nessuna polemica sulla commissione d´inchiesta, perché la maggioranza non ha alcuna intenzione di permettere una speculazione in Parlamento ai danni delle forze dell´ordine». Quei fatti, prosegue Gasparri, sono stati chiariti da un processo, ora confida che anche chi è stato condannato «potrà dimostrare la propria innocenza». Pensa a Vincenzo Canterini, ex capo del Reparto Mobile di Roma, gli esprime solidarietà, e anche Canterini si rivolge a Repubblica per chiarire che non ha mandato nessun messaggio in codice agli uomini che un tempo guidava, che non è alla ricerca di “improbabili rivincite”, ma aspetta solo il processo di appello. Perché lui, come Michelangelo Fournier, i quattro capi squadra e l´ispettore condannati per i fatti della Diaz, hanno scelto di rinunciare alla prescrizione.

    E se Umberto Bossi non entra nel merito della sentenza, ha però una sua idea: «È una decisione della magistratura, quindi, visto che la magistratura è in larga parte di sinistra, significa che ha scelto come vuole la sinistra». Intanto a Genova, in un dibattito pubblico, le vittime del “Comitato Verità e Giustizia” annunciano che ricorreranno in appello e si rivolgeranno alla Corte Europea di giustizia. Loro chiedono di riavere a disposizione la scuola Diaz il 13 dicembre per far tornare «gli intellettuali, i registi che filmarono la storia di quei giorni».

    Giuliano Pisapia, presidente degli avvocati democratici chiarisce: «Non cerchiamo vendette, vigiliamo per non ritrovarci alla fine noi come soli colpevoli». Si schiera con le forze dell´ordine che «difendono la legalità» il senatore Carlo Giovanardi, dei Popolari Liberali nel Pdl, i Giuristi democratici, invece, sono convinti che sia mancato «il coraggio di arrivare fino in fondo».

    Wanda Valli
    La Repubblica, 16 Novembre 2008

  3. Annamaria dice

    La sentenza sulla Diaz mi lascia attonita: rispetto da sempre le sentenze della Magistratura, ma questa mi sembra un esempio perfetto per una definizione di cerchiobottismo.
    D’altra parte, in un Paese che HA, purtroppo, BISOGNO di eroi, alcuni giudici sono stati, evidentemente, in bilico fra il poter condannare ed il dover assolvere.

    Chiedo scusa per un O.T., ma ho vari conflitti personali in corso, molto forti…

    La ministra gelmini parla di annullamento del 6 o 18 politico, ma dimentica di parlare da un pulpito fragile: il suo esame di Stato da avvocato si è trasferito volontariamente e scientemente a Reggio Calabria.
    Usque tandem, chiedeva Cicerone e lo chiedo anch’io…

    Metto su questo piatto (quelo dell’O.T.) anche la posizione del senatore (senatore?) villari – le maiuscole non mi vengono mai in alcuni casi, scusate-.
    Brutta, HORRIBILIS figura di questo senatore del PD (ma siamo sicuri di averlo eletto noi???), che sembra “L’anello debole” colto dalla furbizia (innegabile ormai), ma ai miei occhi disonesta, del pdl.
    Annuncio qui pubblicamente: se il senatore villari rimarrà Presidente della Vigilanza RAI ed egli non verrà espulso, io non mi riconoscerò mai più (con estremo dolore, ma necessario) nel PD.

I commenti sono chiusi.