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Solo una mancia

Berlusconi certifica lo stato di crisi in una conferenza stampa. Tremonti parla per oltre due ore snocciolando i numeri del pacchetto anti-crisi con l’obiettivo di portare il rapporto tra il debito pubblico e il PIL sotto il 100%, difendendo l’operato del governo e soprattutto la finanziaria d’estate votata con la fiducia in soli 9 minuti. Chiedono la collaborazione ignorando le proposte avanzate dal PD.
Un pacchetto provvisorio e un po’ accampato per aria che richiede della collaborazione di tutti. Il premier chiede l’interruzione del “perenne” clima elettorale che sta vivendo la politica italiana e l’avallo da parte dell’opposizione. Un po’ della serie “me la canto e me la suono” visto che chiede il sostegno a giochi fatti.A parte gli auto-elogi che Berlusconi fa a se stesso e al suo governo, il succo del discorso è in mano a Tremonti che punto per punto elenca un piano da 80 miliardi di euro. Il ministro dell’Economia conferma il bonus per i redditi più bassi, il calmiere per i mutui e una riduzione degli acconti Irpef e Irap pari al 3%.La maggiore novità è proprio il piano bonus per le famiglie, lavoratori e pensionati che rappresenta una sorta di detassazione parziale delle tredicesime che partirà dalla fine di gennaio 2009 e sarà una manovra da 2.4 miliardi di euro. Il bonus andrà a un minimo di 200 euro ad un massimo di 1000 euro, e verrà erogato a febbraio 2009 attraverso i sostituti d’imposta e gli enti pensionistici.Viene fissato il tetto massimo del 4% per i mutui a tasso variabile già esistenti e l’ancoraggio al tasso della Bce per quelli che saranno stipulati a partire dal 2009. Lo Stato si accollerà la quota degli interessi maggiore al 4%.
Verranno stanziati finanziamenti per le infrastrutture (edifici scolastici, carceri, risanamento ambientale, innovazione tecnologica) e per le ferrovie. Verrà invece bloccata la detassazione degli straordinari che, per bocca di Tremonti, in periodo di crisi può “essere lasciata da parte. Poi vedremo, con la ripresa economica”.
Un occhio di riguardo alle banche che fino a tutto il 2009 potranno godere di condizioni speciali nella sottoscrizione di obbligazioni bancarie con il ministero dell’Economia. Infine viene stoppata “l’efficacia delle norme statali che obbligano o autorizzano organi dello Stato ad emanare atti aventi ad oggetto l’adeguamento di diritti, contributi o tariffe a carico di persone fisiche o persone giuridiche in relazione al tasso di inflazione ovvero ad altri meccanismi automatici”.
“Non ci siamo. Qua e là sbuca qualcosa delle nostre proposte ma siamo molto al di sotto delle esigenze. Dopo tre decreti e una finanziaria sui quali abbiamo inutilmente avanzato proposte, suona davvero curioso che a giochi fatti Berlusconi ci chieda collaborazione”. Questo è il primo commento di Pierluigi Bersani, ministro ombra dell’Economia, al provvedimento del governo conle misure anti crisi.“Per le famiglie e per il lavoro ci vogliono interventi strutturali e non bonus o social card. Tra l’altro l’insieme di queste risorse non arriva alla metà di quello che finiremo di spendere per Alitalia. Per le imprese gli interventi sono ben lontani da quelli che qualche ministro aveva incautamente lasciato intravedere. E infine per gli investimenti non succede nulla di concreto e dovremmo nei prossimi mesi appassionarci di nuovo alle procedure”.
“L’intero provvedimento è inefficace. E la parte relativa alle famiglie è una certificazione umiliante di povertà”. Così, sul decreto legge approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, i senatori del Pd Emanuela Baio, Benedetto Adragna, Maria Antezza, Teresa Armato, Fiorenza Bassoli, Dorina Bianchi, Franca Biondelli, Daniele Bosone, Carlo Chiurazzi, Mauro Del Vecchio, Claudio Gustavino, Nino Papania, Flavio Pertoldi, Raffaele Ranucci, Paolo Rossi.
“Il bonus per le famiglie è una carità legalizzata, anche se dopo i continui rimaneggiamenti sono stati aumentati di poco i beneficiari, questo umilia le fasce sociali più deboli. Peccato. Sarebbe stato più serio – hanno spiegato i senatori del PD – , con le stesse risorse adottare scelte durature che avrebbero dimostrato l’inizio di una vera politica per le famiglie, anche per quelle più deboli economicamente. Certo è che non si può identificare una politica assistenziale, come quella del bonus, che tra l’altro verrà erogato entro febbraio 2009, come scelta a favore della famiglia”.
“Oggi serve incrementare i consumi per sostenere la nostra economia e lo possono fare le famiglie con un medio livello di reddito. C’è quindi bisogno di iniziative durature. Della detassazione della tredicesima, che lascia liquidità nelle tasche dei lavoratori. E’ una boccata d’ossigeno per la famiglia. Di interventi concreti per le famiglie con un reddito medio. Passando dalle detrazioni alle deduzioni, per esempio, si ottiene una maggiore equità e si lasciano più soldi alle famiglie che hanno figli. Così facendo, nel breve si aumentano i consumi e nel medio si inizia anche a sostenere la natalità”.
“È una politica cieca quella del Governo, vede solo quello che vuole per garantire gli interessi di pochi, non certo quelli della famiglia”.
“Non ci siamo – hanno concluso i senatori del PD – . E’ lontano l’obbiettivo di una politica familiare realmente ‘sussidiaria’, costruita ‘con le famiglie e a partire da esse’ e non destinatarie passive di interventi assistenziali”.“E’ un provvedimento insufficiente per le fasce più deboli, con misure non strutturali e perciò assolutamente inadeguate per affrontare la grave situazione economica e sociale che stiamo attraversando. E’ del tutto assente qualunque proposta per rilanciare la competitività a partire dalle questioni energetiche e climatiche, terreno dove, come hanno capito da tempo i leader dei maggiori paesi, si giocherà principalmente il rilancio dell’economia. Come al solito, al di là dei proclami, la montagna ha partorito un topolino”, lo ha affermato Ermete Realacci, Ministro dell’Ambiente del Governo Ombra del PD, commentando il piano anti-crisi varato oggi dal Consiglio dei Ministri. “Il Partito Democratico”, ha aggiunto Realacci, “da tempo si dichiara disponibile ad un confronto e a dare un contributo con una serie di proposte per affrontare la crisi partendo proprio dalle tematiche ambientali: abbiamo capacità e competenze per puntare con decisione su innovazione, ricerca, nuove tecnologie, fonti rinnovabili e rilanciare su questi temi,in modo organico e duraturo, il sistema paese. Finora, però, dal Governo non c’è stata alcuna risposta”.A.Dra
dal sito partitodemocratico.it

3 Commenti

  1. Daniela dice

    Da bambini giocavamo sempre a un gioco che recitava: “due passi da formica, 3 passi da leoni, 1 passo da tartaruga……due passi da gambero” e sapevi di aver perso il gioco perchè stavi per raggiungere la meta e dovevi ripartire da capo.
    La “carta dei poveri” è proprio questo. Ritorniamo indietro a quando c’era l'”elenco dei poveri”. In ogni comune, un registro certificava le famiglie che, ufficialmente povere, avevano diritto di usufruire nel corso dell’anno di interventi assistenziali in denaro, generi alimentari, vestiario.
    Chi ha fatto parte allora di quell’elenco non lo dimentica e ancora oggi lo ricorda con sofferenza con la consapevolezza di essere stato in un qualche modo “marchiato” della vergogna della “povertà”.
    Ma oggi c’è di più: oltre al danno anche la beffa di una misura iniqua, che non risponde ai bisogni delle persone e delle famiglie italiane. Credo sia venuto il momento di rispedire al mittente slogan ed elemosine e pretendere provvedimenti seri e puntuali o comunque che almeno non mortifichino le persone.

  2. redazione dice

    Pubblichiamo un commento di Massimo Giannini sulla manovra:

    Una manovra da 10 minuti

    C’è qualcosa che non torna, nella filosofia adottata dal centrodestra per fronteggiare il micidiale intreccio di recessione-deflazione che sta soffocando l’economia italiana. Più che un “piano keynesiano”, come lo definisce Giulio Tremonti, il decreto anti-crisi approvato dal governo somiglia a un “programma malthusiano”. Scambia la carità di Stato per sostegno al reddito. Confonde il beneficio una tantum con il rilancio dei consumi. Spaccia il rinvio di un acconto fiscale per supporto agli investimenti. Se è vero che ad una “crisi eccezionale” si deve rispondere con “misure eccezionali”, come ha detto Barroso tre giorni fa, la risposta italiana non è all’altezza della sfida. Di veramente “eccezionale”, nel provvedimento, c’è solo la rapidità con la quale è stato licenziato dal Consiglio dei ministri: dieci minuti.

    Trenta secondi in più dei nove minuti e mezzo con i quali fu approvata prima dell’estate la manovra di bilancio triennale. È la conferma che il governo è più interessato al “come” e molto meno al “cosa” si decide. Ma al di là di questa nuova performance decisionista (o “cesarista”, secondo la disincantata visione di Gianfranco Fini) il New Deal tremontiano è insufficiente e deludente. La rituale raffica di soccorsi a pioggia. Nessuno di questi, singolarmente preso, inutile e disprezzabile. Ma è l’insieme delle misure, complessivamente considerate, che non suggerisce un disegno generale e strutturale. Il decreto parla in parte ai poveri, che non hanno avuto nulla da anni. Ma parla poco alle imprese, che dovrebbero essere il motore della ripresa. E non parla affatto ai ceti medi, che dovrebbero essere il volano della domanda. In compenso ha un forte accento populista, che il ministro dell’Economia rimarca con una mossa plastica in conferenza stampa: si toglie la giacca, si allenta la cravatta, e illustra il suo “pacchetto” così, da peronista “descamisado”.

    La manovra è insufficiente per quantità. Gli 80 miliardi venduti dal Cavaliere non possono ingannare nessuno. La quasi totalità di questa cifra-monstre è assorbita da fondi Ue e risorse Cipe per grandi opere che diventeranno agibili tra qualche decennio e infrastrutture che forse non lo diventeranno mai (come l’immancabile Salerno-Reggio Calabria). L’entità vera, per famiglie e imprese, non supera i 4 miliardi di euro. “Non potevamo fare manovre che aumentano il debito del 50% come fanno alcuni Paesi, proprio noi che abbiamo un debito pari al 105% del Pil”, aggiunge Tremonti.

    Un approccio molto responsabile. Ma da un lato colpisce che oggi sia proprio lui, dopo aver picconato senza pietà i “tecnocrati” del centrosinistra alla Ciampi e Padoa-Schioppa, a vestire i panni dell’ortodossia contabile. E dall’altro lato stupisce che oggi sia di nuovo lui, dopo aver inventato la finanza creativa e le cartolarizzazioni, a non saper trovare nelle pieghe del bilancio pubblico le risorse aggiuntive che avrebbero permesso di raddoppiare l’importo della manovra, come sarebbe stato necessario. Un esempio su tutti, già indicato da Tito Boeri: i 3,82 miliardi di euro di interessi sul debito risparmiati grazie al minor rendimento corrisposto dal Tesoro sui titoli di Stato.
    La manovra è deludente per qualità. Da un ministro dell’Economia “fantasioso” come il nostro, era legittimo aspettarsi molto di più, rispetto all’ordinaria riproposizione delle solite misure-tampone, oltre tutto spalmate su una platea talmente estesa di beneficiari teorici che alla fine non ci saranno benefici pratici per nessuno. Tremonti usa un doppio registro. Nel rapporto con i cittadini-contribuenti, il registro è quello dello “Stato minimo” friedmaniano: molte banali una tantum, a sfondo demagogico e pauperista. Il bonus straordinario per le famiglie con redditi fino a 22 mila euro è senz’altro un aiuto a chi è più in affanno, ma difficilmente servirà a far ripartire gli acquisti da Natale in poi: la detassazione integrale delle tredicesime avrebbe avuto un impatto molto diverso. L’ampliamento del fondo degli ammortizzatori sociali per i lavoratori “parasubordinati” è senz’altro un gesto di buona volontà, ma non potrà mai coprire i bisogni dei 350 mila “atipici” che di qui a fine anno si ritroveranno senza contratto.

    La Social Card da 40 euro al mese per i pensionati con meno di 6 mila euro di reddito è comunque una boccata d’ossigeno per chi non arriva alla quarta settimana. Peccato che quasi tre milioni di italiani non arrivino più neanche alla seconda, e dunque avrebbero bisogno di sussidi molto più consistenti. E sarebbe meglio evitare paragoni impropri tra la nostra “tessera del pane” (che vale 480 milioni di euro e di fatto trasforma un diritto del Welfare in un’elemosina del Sovrano) e i kennediani “Food stamp program” (che impegnano ben 10 miliardi di dollari e interessano quasi 30 milioni di americani incapienti).

    Nel rapporto con gli altri poteri pubblici, al contrario, il registro è quello dello “Stato massimo” colbertiano: molti interventi a gamba tesa, dirigisti e anti-mercatisti. Il calmiere per i mutui a tasso variabile, con la copertura dello Stato per la quota di interessi superiore a 4%, trasforma la rinegoziazione dei contratti in un’imposizione governativa, benché rischi di rivelarsi una beffa visto che a gennaio, con il calo del costo del denaro già avviato dalla Bce, quel livello sarà raggiunto spontaneamente dal mercato. La sottoscrizione dei “bond” per le banche in difficoltà che vi faranno ricorso prevede l’obbligo di trattare con il Tesoro le condizioni di erogazione del credito alle piccole e medie imprese. Il blocco degli automatismi tariffari per l’elettricità e le autostrade mette a rischio i timidi passi di questi anni verso le liberalizzazioni, e prefigura quasi un ritorno al vecchio sistema dei prezzi amministrati.

    Si potrebbe continuare. E parlare dello sconto Ires-Irap per le imprese, davvero troppo modesto per rappresentare una svolta per tante piccole aziende soffocate dal “credit crunch”. O dell’aumento della quota di detassazione del salario di produttività, che poteva essere più corposo fin dall’inizio se solo si avesse avuto il buon senso di non detassare anche gli straordinari (mossa del tutto insensata in un ciclo di bassissima congiuntura). O ancora dell’inasprimento dell’Iva sulle pay-tv, bastosta secca contro Murdoch, ex alleato e ora acerrimo concorrente del Cavaliere: una norma che serve a Mediaset a far finta di indignarsi (con tanto di comunicato “di disappunto”) mentre è chiaro a tutti che l’impero mediatico berlusconiano è il carnefice, mentre la vittima è solo Sky. Al fondo, resta l’impressione di una “manovrina d’autunno” modesta e contraddittoria. Così poteva farla il governo Prodi prima del tracollo di due anni fa, o lo stesso governo Berlusconi subito dopo il trionfo del 13 aprile.

    Oggi serve molto di più, e molto di meglio. Se i democratici americani di Obama hanno avuto il grande merito di vincere le elezioni proponendo il ritorno “da Wall Street a Main Street”, mentre i democratici italiani di Veltroni hanno avuto la grande colpa di esser passati in troppa fretta “from Marx to market”, la ricetta berlusconian-tremontiana tradisce un impianto bushista, da “conservatorismo compassionevole”. È probabile che lo sciopero della Cgil, confermato da Guglielmo Epifani, non serva a cambiare il corso della storia. È possibile che “l’unità degli sforzi”, chiesta dalla Confindustria di Emma Marcegaglia, sia più utile a far uscire l’Italia dal declino. Ma la richiesta di “collaborazione nell’interesse del Paese”, strumentalmente rilanciata dal premier all’opposizione, è solo l’ennesima presa in giro che avvelena il confronto parlamentare. Eppure di correzioni e di integrazioni ci sarebbe un enorme bisogno. Perché una cosa è chiara a tutti: questo falso “piano rooseveltiano” del governo non potrà reggere l’urto della tempesta perfetta.
    m. gianninirepubblica. it

    La Repubblica, 29 Novembre 2008

  3. Ancora commenti sul Decreto legge “Anticrisi” presentato dal Governo:

    Marina Sereni, “Primi? 10 minuti? Non si è affrontata la situazione eccezionale”. La vicepresidente dei deputati PD: “Spostate risorse di una Finanziaria pre-recessione”. “Non è per forza un bene essere arrivati primi rispetto agli altri paesi europei, né aver fatto tutto in 10 minuti. La grave ed eccezionale crisi economica si doveva affrontare con misure e con risorse eccezionali da ricavare anche dalla maggiore flessibilità sui conti concessa in sede UE”. Marina Sereni, vicepresidente dei deputati PD, pur sottolineando che tra i provvedimenti decisi dal Cdm di oggi ce ne sono alcuni suggeriti dall’opposizione “come sempre pronta a discutere”, ritiene che l’esecutivo non abbia fatto il necessario per rilanciare i consumi e per aiutare chi, a causa della crisi, potrebbe perdere il lavoro.
    “Sono state spostate risorse da una parte all’altra – sottolinea – perché non si sono voluti modificare i saldi della Finanziaria di luglio che non poteva tener conto di un’Italia in recessione. Ora servono più fondi per gli ammortizzatori sociali per proteggere i lavoratori, soprattutto quelli precari, che potrebbero essere i primi a pagare le conseguenze della crisi. Si deve intervenire sui salariati, su chi vive di stipendio, perché chi non spende, non lo fa per mancanza di volontà, ma per mancanza di soldi”.
    “E’ vero, abbiamo un debito elevato – conclude Sereni – ma se gli altri paesi europei, grazie a una politica di rilancio, riusciranno a crescere, presto l’Italia avrà due dati negativi insieme: più debito, meno Pil”.

    INFRASTRUTTURE: MARTELLA, “DIETRO EFFETTO ANNUNCIO VERITA’ BEN ALTRA”“Sul tema del rilancio delle infrastrutture, fondamentale per la ripresa dell’economia, il governo continua con la politica degli spot. Lasciamo per un istante da parte l’effetto annuncio e stiamo invece ai fatti: la verità è che la riunione del Cipe, che dovrebbe sbloccare i fondi per i cantieri, è stata rinviata per l’ennesima volta; che non esiste alcuna risorsa aggiuntiva, essendo i fondi di cui parla Berlusconi dirottati dal Fondo per le Aree Sottoutilizzate; che sull’utilizzo di questi fondi non c’è ancora accordo con le regioni. Noi ribadiamo di essere disposti a ragionare su un progetto per le infrastrutture che sia serio e che poggi su basi solide, e chiediamo per questo al governo di presentare un piano che indichi quali opere realizzare subito, con soldi certi e in tempi europei. Non solo, il governo concordi con regioni ed enti locali una serie di opere che è possibile sbloccare al più presto come misura per dare fiato alla nostra economia. Se sarà questo l’approccio scelto dal governo non saremo certo noi a sottrarci”. E’ quanto dichiara Andrea martella, ministro delle Infrastrutture del governo ombra.

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