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“Utilizzatore finale”, di Concita De Gregorio

Sarà senz’altro archiviata come quella sui Voli di Stato l’inchiesta per «induzione alla prostituzione» della procura di Bari. Mavalà Ghedini, parlamentare ormai ridotto al ruolo di Tom Ponzi, dopo aver fatto incetta di foto sarde ora assicura che la ragazza che accusa il premier di averla pagata per andare a passare la sera con lui a Palazzo Grazioli – questa si chiama Patrizia, non è la stampa comunista ad averla intervistata ma il Corriere della Sera, il complotto si estende ai giornali della borghesia – la ragazza Patrizia, dunque, dice Ghedini «non è mai entrata nell’edificio». Avrà di certo da esibire le liste della portineria arrivate via fax: prove inoppugnabili. In ogni caso, aggiunge il disperato Ghedini rientrando qualche minuto nei panni dell’avvocato, «ancorchè fossero vere le indicazioni della ragazza il premier sarebbe l’utilizzatore finale dunque non perseguibile». Utilizzatore finale è sublime. Rende perfettamente l’idea: le gentili intrattenitrici sono reclutate e pagate e trasportate a domicilio in volo in elicottero in auto, con genitori o senza, con amiche o da sole in funzione del soddisfacimento dell’utilizzatore finale. Il presidente-utilizzatore non è perseguibile. Utilizza, del resto: letteralmente rende utili le fanciulle. Dà loro uno scopo e una funzione, come per uno sturalavandini: ora sanno a cosa servono. Risolvono problemi, sono retribuite regolarmente: un gioiello, una Mini, un seggio, un assegno. Tutto regolare. Il problema di questo Paese non è più neppure di natura morale. Siamo ben oltre. Dire: non si fa, non è bello scegliere le ragazze dai cataloghi e poi candidarle alle elezioni dopo l’utilizzo – per quelle minorenni aspettare il compleanno – è una considerazione di retrovia. Se ne può parlare, certo, è uno spettacolo deprimente e per una minoranza incomprensibile quello delle madri che sollecitano le figlie a farsi avanti, delle insegnanti di liceo che dicono «chi non vorrebbe avere per amico un potente», dei fidanzati che quando chiama il presidente del Consiglio sul cellulare della ragazzina arretrano deferenti. È un sentire collettivo che si propaga più veloce dell’influenza suina, ormai: è normale, così fan tutti. Tuttavia il punto non è questo, dicevamo.
Il punto è la debolezza e la ricattabilità di un uomo potentissimo al centro di un sistema di favori femminili dai confini sterminati, perciò incontrollabile. Le ragazze «utilizzate» sono centinaia. Migliaia gli amici, genitori, parenti. Tutti sanno. Chiunque può in ogni momento avanzare e pretendere: ricattare. La rete di avvocati del premier non basta a difenderlo. I suoi collaboratori sono sgomenti, ora anche spaventati. ‘Unfit’, scrive la stampa internazionale: l’uomo è inadatto. Ci sono delle regole di affidabilità che qui vengono meno: i governi dei Paesi vicini sono in allarme. «Gli alleati preoccupati», scriveva il Times. Gianni Letta è sotto attacco. Disapprova e la disapprovazione gli si ritorce contro: lo accusano – i falchi del Pdl – di non assicurare a sufficienza la protezione del capo del governo. È impossibile proteggerlo da se stesso, tuttavia. Unfit, inadatto. Sarebbero bastate le carte del processo Mills, in un altro paese. In questo il morbo letale in politica si chiama Patrizia. Il suo utilizzo, l’utilizzatore.

L’Unità, 18 giugno 2009

1 Commento

  1. La redazione dice

    “È qui la festa? Altro che Noemi, questa è crisi vera”, di Fabrizio d’Esposito

    Dopo Casoria, Bari. Stavolta, ad aggiungere un importante capitolo al logoramento della monarchia berlusconiana, è però il Corriere della Sera di Ferruccio de Bortoli, non la Repubblica di Ezio Mauro. In una pagina maneggiata con estrema prudenza dalla cronista Fiorenza Sarzanini si tratteggia quella che per il Pdl sarebbe la “scossa” evocata da Massimo D’Alema domenica scorsa: un’inchiesta sulla sanità in Puglia. Il colpaccio è un’intervista alla nuova Noemi del premier: una bionda di nome Patrizia D’Addario, presentatasi alle ultime comunali di Bari (7 voti) in una lista di sostegno al candidato del centrodestra, che rivela di aver passato una notte a Palazzo Grazioli (a pagamento come per il primo invito?) e di avere registrato tutto col telefonino. Per la prima volta, dopo i racconti di Unità e Riformista sulla satiriasi del Cavaliere, racconti di fonti dirette ma anonime, c’è dunque una donna che con nome e cognome ammette l’esistenza di un harem dislocato tra Villa Certosa e la residenza romana di Berlusconi.
    Il personaggio chiave di tutta la vicenda è un rampante quarantenne pugliese, Giampaolo Tarantini. È lui che introduce D’Addario nel giro del presidente del Consiglio. La giovane parte da Bari in aereo e arriva a Roma per una festa a Palazzo Grazioli, in un contesto di alberghi di lusso e auto coi vetri oscurati. I pm del capoluogo pugliese si sono imbattuti nella movimentata vita privata del premier indagando su Tarantini e suo fratello Claudio, imprenditori della sanità con la Tecno Hospital. Il sospetto è il solito: mazzette in cambio di appalti. Corruzione. Giampaolo Tarantini, da chi lo conosce, viene descritto come una persona «molto sopra le righe». Al punto da avere affittato una villa accanto a quella di Berlusconi in Sardegna. Oltre alla Tecno Hospital, Tarantini ha partecipazioni in altre società, di cui una di recente costituzione con sede in un palazzo di Roma: G.C. Consulting srl, che risale al marzo di quest’anno.
    Fonti di primissima mano della Procura barese riferiscono che sotto la lente di ingrandimento ci sono i suoi rapporti con il Cavaliere. E qui ritorna in ballo uno dei momenti clou dell’ultima stagione delle madamine berlusconiane: il matrimonio della giovane parlamentare del Pdl Elvira Savino, pugliese di nascita e di elezione e soprannominata Topolona da Dagospia. Ai magistrati risulterebbe un contatto al ricevimento tra Berlusconi e Tarantini. Era il 12 settembre del 2008, di venerdì, e tra gli invitati c’era anche l’attrice Sabina Began, indicata come l’Ape Regina della corte del premier. Non solo. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, il giorno dopo, sabato 13 settembre, il Cavaliere andò all’inaugurazione della fiera del Levante a Bari e con lui ci sarebbero stati lo stesso Tarantini e un’altra avvenente pugliese: Angela Sozio, la rossa del Grande Fratello che venne fotografata a Villa Certosa seduta sulle ginocchia del presidente del Consiglio. Sozio doveva essere candidata alle ultime europee (da qui la partecipazione ai corsi di formazione politica a via dell’Umiltà, sede del Pdl) ma la sortita di Veronica Lario sul «ciarpame delle veline» l’ha fatta escludere all’ultimo momento utile.
    L’inchiesta di Bari, però, sarebbe esplosiva anche sotto un altro fronte. Oltre, infatti, ai volti di altre ragazze che affiorerebbero dai faldoni delle indagini, potrebbe materializzarsi l’ultimo timore che ha agitato fino a sabato scorso alti esponenti del governo di centrodestra: la comparsa della droga. I pm che stanno scavando negli ambienti frequentati da Tarantini avrebbero trovato chiare tracce di cocaina. Ovviamente, al momento, la pista è tutta da verificare ma i boatos trapelati dalla Procura pugliese sono più che attendibili. Senza contare che le registrazioni di D’Addario starebbero circolando già a più livelli. La ragazza ha raccontato di aver avvicinato Berlusconi per parlargli di un progetto edilizio della sua famiglia. Ma alla fine ha «capito di essere stata ingannata e usata». E così si è decisa a parlare, mettendosi in contatto con il Corriere della Sera. Dopo Papi, è il turno di D’Addy.

    Il Riformista, 18 giugno 2009

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