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Il disegno di legge PD sull’università

Replica all’Associazione Nazionale Docenti Universitari di Luciano Modica, Responsabile Nazionale Università del Partito Democratico (in calce la lettera dell’ANDU).

Ringrazio l’ANDU di aver espresso i suoi commenti e le sue critiche al disegno di legge PD sull’università. Avremo modo di discuterne direttamente nell’incontro con il PD fissato per il 25 giugno ma provo comunque a replicare qui per tenere il dibattito il più vivo e ampio possibile.
Premessa
Vorrei innanzitutto notare che c’è un punto nodale e strategico su cui la differenza tra PD e ANDU risulta evidente e apparentemente irriducibile (ma spero di no): l’autonomia delle università. L’ANDU non esita a definirla “famigerata” e da tempo, con coerenza, la ritiene causa di tutti i mali del sistema universitario italiano.
Il PD – in linea con la storia dell’università, con un dibattito nazionale cinquantennale e con tutte le scelte degli organi democratici dell’Unione Europea – la ritiene invece lo strumento essenziale per migliorare continuamente la qualità delle attività universitarie e per assicurare ai cittadini un sistema pubblico efficiente di formazione superiore e di ricerca libera.
Coerentemente con la sua critica all’autonomia, l’ANDU concentra la sua attenzione essenzialmente su un solo punto del disegno di legge, quello sul governo degli atenei in cui maggiormente si esprime la linea autonomista del PD, anche in confronto con la linea dirigistica del Ministro.
Mi sarei però aspettato che l’ANDU non intervenisse solo sulla “governance”. Possibile che non meritino commenti altri argomenti trattati dal disegno di legge? Ne faccio una semplice lista non esaustiva:
– Adeguamento automatico annuale e fino a livelli medi europei del fondo di finanziamento ordinario.
– Stabilizzazione in legge del finanziamento statale della ricerca universitaria libera (PRIN) e forte aumento dello stanziamento.
– Abrogazione della possibilità di trasformazione delle università statali in fondazioni di diritto privato, a difesa della natura di bene pubblico e di pubblica responsabilità (così recitano i documenti europei) della formazione superiore e della ricerca libera.
– Riduzione della complessità dell’organizzazione interna degli atenei con l’abbandono della dualità tra facoltà e dipartimenti e con la ricomposizione delle attività didattiche e di ricerca dei docenti.
– Introduzione della terza fascia docente e quindi la prima forma di “carriera unica” per i docenti, con promozioni distinte dai reclutamenti.
– Riduzione dei settori scientifico-disciplinari per ridurre la frammentazione della cultura e il potere delle mini-lobbies accademiche.
– Selezione per le assunzioni dei docenti organizzata secondo le modalità in uso a livello internazionale ma con una garanzia di livelli minimi uniformi data dall’abilitazione scientifica nazionale a domanda e a lista aperta.
– Introduzione del tempo pieno esclusivo per i docenti e forte differenziazione salariale con il tempo parziale.
– Tremila nuovi posti di professore di terza fascia nel triennio 2010-2012 con il relativo finanziamento a carico del bilancio dello Stato.
– Incentivi all’assunzione di dottori di ricerca, sia per il datore di lavoro che per il lavoratore.
– Introduzione di una forma contrattuale unica per i non strutturati, limitata nel tempo e ben tutelata. Ripensamento della figura del professore a contratto.
– Progetto IDEAS italiano: finanziamento di stipendio e ricerca a validi dottori di ricerca che scelgono anche l’ateneo dove lavorare.
– Borse nazionali per merito a studenti di famiglie non abbienti (in aggiunta alle borse regionali del diritto allo studio) per garantire loro di poter scegliere l’ateneo dove preferiscono andare a studiare.
Ma questo è solo l’inizio del dibattito e ci sarà tempo per estenderlo, soprattutto quando la discussione approderà in Parlamento e sarà necessaria una grande attenzione e mobilitazione per sostenere la battaglia dell’opposizione.
Autonomia
Prima di entrare nel merito delle critiche dell’ANDU al modello di governo proposto nel disegno di legge, concludo il discorso sui principi ispiratori del disegno di legge: autonomia e responsabilità delle università, anche come segno di fiducia della società nel sistema universitario pubblico.
L’università italiana è soffocata dalla carenza di finanziamenti pubblici (siamo ultimi in Europa) e di fiducia sociale. Il PD ha invece fiducia nelle università, nel suo personale, nei suoi docenti e studenti migliori, pur sapendo bene che purtroppo non mancano malfunzionamenti e sprechi. Ritiene che solo un’autonomia responsabile e valutata possa ridare credito e finanziamenti al mondo universitario, anche se non nega che dell’autonomia è stato fatto talvolta pessimo uso.
Non è una novità. Così scriveva il Governo Ombra del PD già il 28 ottobre 2008:
“All’università italiana servono
più autonomia responsabile in un quadro di regole semplici e chiare,
più valutazione e riconoscimento del merito degli studenti, dei docenti e delle istituzioni,
più spazio ai giovani e alla ricerca libera,
più internazionalizzazione della ricerca, dei docenti, degli studenti e dei modi di funzionamento,
più attenzione all’equità sociale e infine, come conseguenza e non come condizione,
più investimenti pubblici e privati.
Solo così gli atenei italiani potranno competere ad armi pari nella società globalizzata della conoscenza, attraendo ricerche e studenti da tutto il mondo e non solo esportando i nostri migliori talenti.
Solo così le università potranno veramente costituire i centri della conoscenza e i motori dell’innovazione dei loro territori.
Solo così il Paese potrà tornare ad esprimere fiducia nella sua università.”
Il disegno di legge trasforma quest’impostazione in una precisa e organica legge di riforma.
Governo degli atenei
Il PD ritiene che l’attuale modello di governo delle università con due organi sostanzialmente paralleli, elettivi e senza effettiva distinzione di compiti, sia una delle cause di gestioni fortemente autoreferenziali e con poteri eccessivi concentrati nelle mani del rettore in quanto presidente di ambedue gli organi e quindi loro unico punto di raccordo.
Partendo da una chiara distinzione di ruoli e di compiti (non di tipologia degli argomenti da trattare!) il PD propone una forma di governo con un “potere esecutivo” chiaramente nelle mani del rettore (elettivo su ampia base democratica) e del consiglio di amministrazione (non elettivo ma democratico in quanto espressione di organi democratici come il rettore, il senato accademico e il consiglio degli studenti) e con un “potere legislativo”, di strategia e di controllo chiaramente nelle mani di un senato accademico eletto direttamente da tutte le componenti dell’università.
Come in tutti i sistemi di governo, la qualità democratica risiede e si misura nell’accurata messa a punto dei contrappesi tra i diversi poteri. Ad un rettore e consiglio di amministrazione che davvero amministrano si affianca un senato accademico che esprime metà del consiglio di amministrazione (norma stranamente dimenticata nell’analisi dell’ANDU) e che ha il potere di sfiduciare insieme rettore e consiglio portando a nuove elezioni (anche questa norma appare dimenticata).
Il Consiglio di Amministrazione amministra dunque l’ateneo in tutti i suoi aspetti correnti, mentre il Senato Accademico detta tutte le regole del gioco (dallo statuto a tutti i regolamenti) a difesa dei diritti di docenti e studenti e della natura istituzionale dell’università; determina in modo vincolante (si pensi al potere di sfiducia) le politiche strategiche dell’ateneo: in quali direzioni culturali, didattiche e di ricerca impegnarsi e con quali risorse umane e infrastrutturali; valuta i risultati anche attraverso il proprio voto al bilancio consuntivo.
Servono altri contrappesi, servono altri dettagli normativi? Siamo pronti a discuterne nei particolari entro un quadro di ampia autonomia lasciata alle università, perché molto differenti sono le loro caratteristiche, le loro storie, le loro strategie. I sistemi normativi rigidi hanno dato cattivi risultati. I principi devono essere difesi con intransigenza ma gli atenei devono essere lasciati liberi di adeguarsi continuamente ad un mondo esterno in così turbinosa evoluzione.
Peraltro il disegno di legge PD risponde già positivamente ad altre sollecitazioni dell’ANDU in tema di governance. Ad esempio è fissata a livello nazionale una durata massima del mandato del rettore, proprio per evitare le indecorose modifiche di statuto con auto-proroga degli organi cui si è assistito spesso negli ultimi anni.
Interessante e da approfondire il tema dell’organo costituente. A parte il fatto che nulla impedisce ad un ateneo di dotarsene, va istituito per legge? Così fu fatto dalla legge 168/1989 con il “senato accademico integrato”, ma gli esiti non furono così fausti.
Anche il tema del governo del sistema (Ministero, CRUI, CUN, CNSU, ANVUR, etc.) è da approfondire. Il PD ha scelto di non intervenirvi in questo disegno di legge – come ha fatto del resto su molti altri temi universitari, primo fra tutti il sistema formativo – per evitare l’effetto enciclopedia e per puntare invece su temi ritenuti prioritari. Ma nulla impedisce di farlo. Non posso non ricordare al riguardo i tentativi dei senatori dell’Ulivo di modificare la legge Moratti di riforma del CUN proprio lungo una direzione simile a quella espressa ora dall’ANDU, che però non riscossero alcuna particolare attenzione nel mondo accademico.
Ringrazio di nuovo l’ANDU e spero che il dibattito continui fruttuoso.
Luciano Modica
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ANDU – Associazione Nazionale Docenti Universitari DDL PD: COMMISSARIAMENTO DEGLI ATENEI E DEI DOCENTI LE PROPOSTE ALTERNATIVE DELL’ANDU Alla vigilia delle elezioni europee il PD ha presentato una bozza di “Proposta di legge sull’Universita’” (per leggere la “Proposta di legge” v. nota 1). Prima di commentare il DDL del PD, ci pare utile la rilettura di una ‘profetica’ proposta di ‘governance’ elaborata dalla Fondazione TreeLLLe nel 2003: “Istituzione di un organo collegiale che deterrebbe il potere esecutivo nell’ateneo: un Consiglio di Ateneo con i compiti e le responsabilita’ tipici di ogni consiglio di amministrazione”. “Il Consiglio di Ateneo delibererebbe i budget revisionali, con la conseguente ripartizione delle risorse, i bilanci consuntivi di esercizio, i piani strategici di attivita’, le operazioni patrimoniali, gli impegni contrattuali dell’ateneo. Il Consiglio di Ateneo avrebbe inoltre la responsabilita’ DIRETTA della selezione del personale docente, ricercatore e tecnico-ricercatore.” “La parola finale e dunque la responsabilita’ reale dell’assunzione rimane in capo al Consiglio di Ateneo.” Ci deve essere l’obbligo “che meta’ dei componenti, escluso il Rettore, siano scelti all’interno del personale dell’ateneo e meta’ all’esterno come rappresentanza dei portatori di interesse esterni nei cui confronti l’istituzione deve essere accountable: Governo nazionale e regionale, comunita’ territoriali, forze imprenditoriali e sociali.” “La nomina e la revoca dei componenti del Consiglio di Ateneo sarebbero una PREROGATIVA del Rettore”, salvo che per gli ‘esterni’. Tutto questo e’ scritto nelle pagine 110 e 111 del Quaderno n. 3 “Universita’ italiana, universita’ europea?”, del settembre del 2003, della Fondazione TreeLLLe, la quale si prefiggeva esplicitamente di svolgere “attivita’ di LOBBY trasparente al fine di diffondere dati e informazioni, promuovere le tesi presso i decisori pubblici a livello nazionale e regionale, i parlamentari, le forze politiche e sociali, le istituzioni educative affinche’ le proposte di TreeLLLe influenzino le azioni di governo e si trasformino in sperimentazioni concrete.” La TreeLLLe era ed e’ presieduta da Attilio Oliva, ex amministratore delegato della Luiss (l’Universita’ della Confindustria), che ha recentemente ribadito che negli Atenei “serve un consiglio d’amministrazione con pochi elementi, una decina in tutto con qualche rappresentante esterno, che abbia la responsabilita’ diretta della gestione di tutte le risorse, docenti inclusi.” (dal Corriere della Sera del 24 febbraio 2009). Per conoscere l'”organigramma” della TreeLLLe cliccare: http://www.treellle.org/?p=organigramma Le ‘indicazioni’ della TreeLLLe ora sono state sostanzialmente ‘riscritte’ nella bozza di DDL del PD (e in quelle ministeriali). Infatti nel DDL del PD si legge che “il consiglio di amministrazione (composto al massimo da una dozzina di elementi, ndr) assume TUTTE le decisioni riguardanti l’ateneo nel suo complesso, ad eccezione di quelle di competenza di altri organi di governo” e “in particolare approva il bilancio preventivo, il conto consuntivo e TUTTI i provvedimenti che riguardano la realizzazione di infrastrutture, l’ORGANICO e il RECLUTAMENTO del personale, l’ATTIVAZIONE dei corsi di studio e l’allocazione di risorse alle strutture interne.”(comma 6 dell’articolo 5). Inoltre “il consiglio di amministrazione, sentiti il senato accademico e le strutture interne interessate, DELIBERA il reclutamento (dei professori) sulla base della graduatoria di merito e di una eventuale intervista (sic!) con i candidati.” (comma 6 dell’art. 9). E anche “la promozione (dei professori) e’ DELIBERATA dal consiglio di amministrazione, sentiti il senato accademico e le strutture interessate.” (lettera d del comma 8 dell’art. 9). Meta’ dei componenti del Consiglio di Amministrazione sono nominati dal Rettore e almeno un terzo dei componenti e’formato da persone esterne (comma 7 dell’art. 5). Insomma il PD, come prevedono anche le bozze ministeriali, affida al Rettore e al suo CdA poteri assoluti, rafforzando e consacrando cosi’ quel sistema di potere oligarchico che ha gia’ portato al disastro degli Atenei e che si basa proprio sugli immensi poteri dei Rettori. Tali poteri sono derivati soprattutto da Senati Accademici incapaci di una gestione complessiva degli Atenei perche’ egemonizzati dalla presenza dei Presidi, esprimendo cosi’ una sorta di federalismo condominiale. Un sistema di potere che ha anche prodotto quella ‘poco elegante’ scelta di tanti Rettori che si sono fatti prorogare il mandato dai ‘propri’ Senati Accademici. Una scelta che e’ anche un’autodenuncia della natura oligarchica dell’attuale gestione degli Atenei, gestione che diventerebbe ancor piu’ devastante se dovesse essere realizzato quanto voluto dalla lobby accademico-confindustriale che ‘ispira’ il PD e il Ministero. Che la vera finalita’ dei progetti del PD e del Ministero sia quella di imporre per legge il commissariamento degli Atenei e dei docenti (nota 2) – tra i quali si accentua la gerarchizzazione introducendo gli organici di Ateneo separati per fascia (nota 3) – lo dimostra il fatto che gli unici importanti punti ‘prescrittivi’ dei DDL sono quello dei pieni poteri conferiti ai Rettori e ai loro Consigli e quello del connesso svuotamento dei compiti del Senato Accademico, mentre il resto lo si demanda alla famigerata autonomia degli Atenei, affidata a quegli stessi Organismi che hanno ovunque dimostrato di essere capaci solo di conservare al massimo l’assetto di potere preesistente. Ne’ il PD, ne’ il Ministero, infatti, prevedono la formazione di un Organo costituente di Ateneo (p.e., composto da rappresentanze paritetiche direttamente elette da ordinari, associati, ricercatori, tecnico-amministrativi e studenti). ‘Naturalmente’ il PD, come il Ministero, non prevede la costituzione di un nuovo e unico Organo nazionale di autogoverno, che rappresenti e coordini le Universita’ e difenda il Sistema nazionale degli Atenei dai poteri forti accademico-politici. Un Organo composto da rappresentati di tutte le componenti universitarie (docenti, tecnico-amministrativi, studenti), eletti in maniera diretta, non corporativa e non frammentata. D’altronde la TreeLLLe, a pag. 95 del suo citato quaderno, ‘dettava’: “E’ percio’ necessario, per la chiarezza dei ruoli, che l’autorita’ centrale abbia come interlocutore la CRUI come espressione autonoma e indipendente degli atenei”, ritenendo (a pag. 94). “incongrua la configurazione del Cun come ‘organo di rappresentanza delle istituzioni autonome universitarie'” Bisogna riconoscere che la CRUI effettivamente ha giocato e sta giocando un ruolo non secondario di “interlocutore” dei vari Ministri e dei vari Parlamenti per agevolarne l’opera di demolizione dell’Universita’ statale, democratica, di massa e di qualita’; ruolo svolto dai Rettori in piena autonomia e indipendenza dagli Atenei. Il modello aziendalistico (nota 4) dettato dalla lobby accademico-confindustriale italiana e’ peraltro perfettamente in linea con le ‘indicazioni’ date a livello europeo dai poteri forti economici. A questo proposito va sottolineata la perfetta sintonia di intenzioni e di contenuti tra la legge del Governo francese e le proposte elaborate in Italia dal Ministero e dal PD. Si tratta di un disegno che punta al definitivo smantellamento delle Universita’ statali quali istituzioni al servizio del bene comune; un disegno che e’ anche in aperto contrasto con la Costituzione italiana che garantisce invece la liberta’ di ricerca e di insegnamento. Nel progetto del PD ci sono alcuni punti interessanti (elezione diretta del SA, terza fascia, unica figura pre-ruolo, maggiori risorse) che diventano ‘secondarie’ rispetto al principale obiettivo del commissariamento degli Atenei e dei docenti. Il PD, nel rendere noto il suo DDL, si e’ augurato “che si apra un dibattito aperto e costruttivo nel mondo universitario, nel Parlamento e nel Paese. Osservazioni e critiche saranno quindi benvenute e gradite le proposte di modifica nella forma di emendamenti.” L’ANDU, inascoltata, da anni formula “osservazioni e critiche”, avanzando puntuali proposte alternative alle posizioni del PD (prima dei DS) sui nodi centrali della ‘governance’ e del reclutamento. Piu’ recentemente l’ANDU ha duramente criticato (v. documento “Governance. Controriforma PD”, nota 5) la “Proposta n. 5 (Governance universitaria piu’ responsabile, efficace ed efficiente)”. In particolare il PD nella sua “Proposta” prevedeva che “Il consiglio di amministrazione, presieduto dal rettore, delibera tutte le scelte gestionali dell’universita’” e che esso “e’ formato su proposta del rettore (senza meccanismi elettivi dei suoi componenti) approvata dal senato accademico.” == LE PROPOSTE DELL’ANDU Alle ipotesi antidemocratiche di organizzazione degli Atenei e contro il commissariamento dei docenti, l’ANDU contrappone un modello di organizzazione degli Atenei democratica, responsabile, efficace ed efficiente e un sistema di reclutamento e di promozione rispettoso dell’autonomia dei docenti, ma che impedisca le degenerazioni nepotistiche. GOVERNO DEL SISTEMA NAZIONALE E ORGANIZZAZIONE DEGLI ATENEI – Sistema nazionale Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale delle Universita’ direttamente eletto da tutte le componenti (docenti, tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa (elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza. Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli. – Organizzazione degli Atenei Premessa. La riforma proposta dall’ANDU si basa sulla previsione, per la prima volta nell’Universita’ italiana, di un gestione DEMOCRATICA degli Atenei, attraverso un Organismo i cui componenti siano TUTTI DIRETTAMENTE eletti da tutte le categorie e che abbia poteri effettivi, riducendo quelli del Rettore. Non e’ infatti vero che “il voto di massa (per eleggere il Rettore) peggiora l’Universita’”, come scrive in un improvvisato e disinformato intervento Mario Pirani su Repubblica dell’1 giugno 2009 (nota 6), ma e’ invece proprio l’assenza di un Organo collegiale di Ateneo, democratico e realmente responsabile, che impedisce una gestione rispettosa degli interessi generali dell’Universita’ e della Societa’. Proposta Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi e degli studenti. Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere sostituiti da un “Consiglio di Ateneo” i cui componenti dovrebbero essere tutti direttamente eletti, con una rappresentanza dei docenti non frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al suo interno un Presidente. Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di Corso di Studio. Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un “Esecutivo di Ateneo”), eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore. Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere interni all’Ateneo stesso. Le strutture portanti dell’Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti, rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero ‘incardinare’ i docenti, togliendo ai Consigli di Facolta’ la ‘gestione’ dei posti e assegnando loro compiti di coordinamento dei Corsi di Studio. La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere normati dalla legge. DOCENZA UNIVERSITARIA E CONCORSI Premessa. Riteniamo che con la riforma proposta dell’ANDU si porrebbe veramente fine al nepotismo e finalmente si lascerebbe ai docenti di qualsiasi livello la possibilita’ di svolgere piu’ liberamente, piu’ proficuamente e piu’ serenamente l’attivita’ di ricerca e di insegnamento. Sottolineiamo inoltre che non e’ vero (come alcuni continuano a sostenere) che per i concorsi universitari tutto e’ stato gia’ (inutilmente) provato e invitiamo a riflettere sul fatto che per i concorsi di ingresso nel ruolo della docenza (dal 1980 quello a ricercatore) MAI si sono ‘provati’ i concorsi veramente nazionali, TOTALMENTE sganciati dal ‘maestro’ che ha ‘allevato’ il suo allievo e che ritiene di avere il diritto-dovere di farlo entrare in ruolo e di fargli fare carriera. In questa direzione si potrebbe anche prevedere un graduatoria dei vincitori dei concorsi nazionali per il reclutamento, facendo scegliere ai vincitori stessi, seguono l’ordine della graduatoria, la sede tra quelle che hanno bandito i posti. Proposta. Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico, articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso (v. specificazioni sotto) nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita’ nazionale individuale (a numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l’ulteriore chiamata della Facolta’ dove il docente gia’ lavora e continuera’ a lavorare. Per il passaggio di fascia e’ indispensabile prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali. Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere interamente sorteggiate e composte da soli ordinari. Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un’unica figura definita da una legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita’, ferie, contributi pensionistici) e liberta’ di ricerca, con un numero di posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza. Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell’attuale giungla di figure precarie. Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore, prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta’ e l’accesso ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati. Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali. Specificazioni sul reclutamento. I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale, ‘concentrando’, con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari Atenei su fondi propri e/o ministeriali. La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, tutti appartenenti a sedi diverse, escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti e prevedendo non piu’ di un componente appartenente ad una stessa sede. Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di attivita’ didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato, assegni, borse, incarichi, ecc.
1 giugno 2009

3 Commenti

  1. Luca Schiaffino dice

    Bisognerebbe dire qualcosa anche al prof. Giavazzi, che quest’oggi sul Corriere ha accusato il PD di aver proposto una ope legis per promuovere i ricercatori a professori.

    Non sarebbe meglio che il Corriere dedicasse qualche altra pagina al gossip? Se l’alternativa è questa…

  2. ric. pre. dice

    Beh, però la lettera ANDU conteneva anche passaggi decisamente più critici con il PD 😉

    Comunque il metodo scelto da Modica è senz’altro lodevole. Sarebbe stato da 10 e lode se avesse sentito le associazioni e soprattutto la base del suo partito prima, e non dopo, la stesura del testo. Si sa bene che le consultazioni postume non cambieranno mai più del 5% della proposta, una preliminare avrebbe influenzato l’intera impostazione del progetto.

  3. dalla newsletter dell’ANDU:
    «Ringraziamo il PD e, in particolare, Luciano Modica per l’attenzione non rituale prestata alle opinioni e alle proposte dell’ANDU e auspichiamo che tutto questo possa contribuire ad attivare un reale e vasto confronto con e nel mondo universitario.
    Confronto che ci auguriamo coinvolga anche il Ministero, PRIMA della presentazione del DDL su ‘governance’ e reclutamento al Consiglio dei Ministri. A questo proposito va purtroppo constatato che alla richiesta al Ministro di un incontro sulla bozza ufficiale del DDL, avanzata da tutte le Organizzazioni della docenza universitaria, non e’ stata ancora data alcuna risposta.»

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