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Dichiarazioni di voto di Pierluigi Bersani sulla fiducia al governo Berlusconi

Signor Presidente del Consiglio, è le seconda volta in ventotto mesi che lei interviene alla Camera. La prima volta fu per l’insediamento, e concluse allora il suo discorso con uno squillante «viva il Parlamento». Da allora, qui, non l’abbiamo più sentita, ci ha mandato 36 voti di fiducia e 54 decreti. Abbiamo vissuto in questi due anni l’epoca gloriosa del ghe pensi mi, con risultati che sono sotto gli occhi.
Lei, allora, fece una promessa fondamentale in quel discorso, anche se – come ha ricordato – aveva chiaro che avevamo la crisi davanti. La promessa era: crescita. Pronunciò una ventina di volte la parola crescita. Vorrei informare che noi abbiamo avuto il calo più grande nella storia del dopoguerra, nella crisi, quasi doppio rispetto agli altri principali Paesi europei.

SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Ma non è vero!

PIER LUIGI BERSANI. Il fatto nuovo che vorrei farle considerare è che ci stiamo staccando – per la prima volta nella nostra storia recente – dal gruppo di testa dei Paesi europei.
Come si fa a prendere sul serio quello che è venuto a raccontarci oggi? Mi lasci dire, un discorso molto debole, pieno di promesse risapute, e non c’era un fatto nuovo del suo discorso. Promesse che non arrivano mai, promesse che marciano sulla Salerno-Reggio Calabria; ricordo che nel 2001 ci sarebbero voluti tre mesi per farla partire, poi ci disse che sarebbe partita nel 2006, impariamo adesso che parte nel 2013: ci tenga aggiornati!
Altre promesse: abbassiamo le tasse, il federalismo risolverà tutto, facciamo un bel piano per il sud – con tanto di banca – qualche minaccia alla magistratura e qualche risaputa rivendicazione di un ruolo internazionale. Chieda il Nobel per la pace! Credo che siamo a un passo da questa richiesta (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Al di là delle battute, qual è il punto di fondo? Il punto di fondo è che nelle sue parole non c’è comprensione della situazione di questo Paese. Non c’è l’Italia, quella vera. Gli italiani sono arrabbiati, sono scontenti, c’è sbandamento, incertezza, e tanti vivono un vero dramma. Attenzione, le tensioni sociali si acuiscono, e abbiamo un Governo che spesso accende i fuochi, invece di spegnerli. Il punto che sta sotto a tutto questo, signor Presidente, ve lo diciamo da due anni: non c’è abbastanza lavoro in questo Paese. Ci vuole più lavoro in questo Paese.

L’economia è troppo bassa in questo Paese. Come dobbiamo dirvelo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)? Non terrete a posto i conti con un’economia così bassa, come dobbiamo dirvelo?
I redditi e i risparmi si stanno assottigliando, non c’è dubbio. Il sud si allontana. Adesso andate a fare promesse, dopo che l’avete massacrato, e devo sentire qui che rimettono il credito d’imposta, che verrà adottato il prestito d’onore. Questo già c’era, ma l’avete tolto! Suvvia, orsù. Perché venite a dirci queste cose (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)?
Ascoltate le piccole imprese. Queste vi diranno che c’è meno lavoro, meno credito, molte chiacchiere e più burocrazia di prima. Questo è quanto vi diranno le piccole imprese.
Lasciamo stare gli altri discorsi. Avete, invece, nozione di come è messa, in queste settimane, la scuola italiana? Di come sono messe le università, in concreto? Avete nozione della situazione dei ricercatori e degli insegnanti? Ne avete nozione in concreto? Sapete quanti servizi salteranno dal prossimo gennaio per il drammatico taglio che avete imposto agli enti locali? Sapete che i costi delle mense sono già raddoppiati? Questo lo sapete o non lo sapete (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)?
Poi parlate di sicurezza. Sapete cosa stanno pensando gli operatori della sicurezza, quelli che vanno a fare le operazioni di cui poi voi vi vantate? Cosa stanno pensando? Dite di andare a prendere risorse dal Fondo per i sequestri ma questo vale il 10 per cento di quello che gli avete tagliato.
Signor Presidente del Consiglio, non raccontiamoci più delle cose simili ma guardiamo in faccia questo problema. Vi è un Paese reale, in carne e ossa, che non vuole più chiacchiere ma vuole qualcosa di concreto.
Allora, vogliamo varare una riforma fiscale? Noi abbiamo una proposta, vi va bene? Abbiamo una proposta per scaricare il peso fiscale dal lavoro, dalle imprese e dalle famiglie e per caricarlo su evasione e rendite. E poi basta con i condoni (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)! Vogliamo discuterne?
Vogliamo discutere di politica industriale, di politica per le tecnologie e la banda larga, di politiche per l’efficienza energetica, di politiche per un’edilizia in grado di far risparmiare energia? Abbiamo proposte e sono proposte che possono dare un po’ di lavoro. Vogliamo discutere del fatto di alleggerire un pochino gli enti locali consentendo loro di avere un po’ di cantieri e di lavoro e di reggere i servizi fondamentali?
Ci dite di non venire a parlare dei soldi. Non potete permettervi di venirci a dire qualcosa sulla questione dei conti pubblici perché li avete solo fatti «sballare», dal 1994 ad oggi, mentre noi li abbiamo sempre e solo corretti (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori). È offensivo che veniate a dirci questa cosa. È offensivo! Vi spieghiamo noi dove prendere i soldi, ve lo diciamo noi.

AMEDEO LABOCCETTA. Portaci Visco qui!

PIER LUIGI BERSANI. Si è detto «Governo del fare». Ma del fare che cosa? Abbia pazienza, signor Presidente del Consiglio, ma sono 10 anni che governate con la Lega, 7 anni negli ultimi 9. Insomma, volete farci il riassunto? E non in cinque punti di ribollita. Tre, due o un punto. Su cosa è migliorata l’Italia: ditemi almeno un punto. Il fisco? La burocrazia? Il lavoro? In cosa è migliorato questo Paese (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)? Andiamo al riassunto, andiamo al riassunto.
Se poi non succede mai niente di concreto non potrà sempre essere colpa del nemico. Una volta l’opposizione, poi i magistrati, i comunisti, i rom, la Corte costituzionale. Ma quanti anni volete governare perché sia colpa vostra? Volete governare per 80 anni? Quanto volete governare (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)?
Il Paese ha bisogno di fatti veri e non di propagande di miracoli. Mi spieghi il misterioso motivo per cui lei, signor Presidente del Consiglio, non va a Napoli o non lo cita neanche. Io ci vado domani. Vogliamo andare insieme a vedere dove è il miracolo dei rifiuti? Vogliamo andare insieme a L’Aquila per vedere a che punto si trova il programma di ricostruzione (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)? Adesso ci stiamo andando noi. Venga anche lei a farsi un giro.

L’onorevole Barbareschi, nel suo intervento bello e onesto, si chiedeva qual è il punto della vostra crisi politica. È la distanza tra le parole e i fatti. Questo è il punto. Signor Presidente, lei arrivò con un sogno, lanciò un sogno. Poi il sogno è diventato una favola, ma la favola si è dispersa in mille bolle di sapone, se lo lasci dire.
È questa la percezione che ha il Paese.
E, allora, lei fa dire ai suoi telegiornali che è l’uomo del fare e non del teatrino della politica. Guardi, lei è l’impresario di questo teatrino qui (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)!
La politica da quindici anni sta facendo il girotondo attorno a lei, alle sue questioni, e se lei, come si è visto questa estate, indica con il dito un malcapitato, quello lì va alla gogna per colpe che a lei sarebbero (e sono) mille e diecimila volte perdonate; questo non è accettabile (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
I deputati vanno e vengono, lo ribadisco, perché c’è un limite a tutto. I deputati vanno e vengono; noi viviamo ormai nei paradisi fiscali della politica, le carriere sono al portatore, le leggi sono al portatore (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Cara Lega, lasciamo stare, quando vi siete stancati di osannare i vostri Ministri, volete spiegarmi per quale diavolo di motivo avete votato tutte le leggi che hanno favorito la cricca (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia dei Valori e Misto-Alleanza per l’Italia)? Se le è fatte lei, la cricca, queste leggi! Me lo dite perché? Avanti, noi non ci arrendiamo.
Voi oggi mettete una fiducia per debolezza; per debolezza la mettete, perché nessuno vuole in mano il cerino..

PRESIDENTE. La prego di concludere.

PIER LUIGI BERSANI. Ho finito, signor Presidente. Nessuno vuole in mano il cerino acceso della crisi, questa è la fiducia del cerino, parliamoci chiaro. Questa qui è la fiducia del cerino. Non potrete promettere più stabilità e più governabilità a un Governo che non sia peggio del peggio che abbiamo visto fin qui, non è possibile.
Ci vuole un passaggio che ci porti a un nuovo confronto elettorale, con regole elettorali più civili e con progetti nuovi. Lo sentiamo anche noi, intendiamoci; anche noi abbiamo alle spalle qualche errore; anche noi dobbiamo caricarci di un progetto nuovo per il Paese, ma voi non potete traccheggiare, il Paese non può aspettare.
E non veniteci a dire che abbiamo paura delle elezioni: ve le siete rimesse in tasca voi le elezioni, non noi, attenzione (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)! Noi abbiamo da presentare un progetto al Paese. Oggi qui non si apre una pagina nuova; qui si comincia a chiudere una pagina vecchia. La pagina nuova la apriamo noi, noi la apriamo (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori – Applausi di deputati del gruppo Unione di Centro – Congratulazioni)!

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1 Commento

  1. Francesco dice

    Dal Blog di Giuseppe Civati

    I bersanieri e la vittoria-sconfitta di Silvio

    E mentre Calearo si astiene (minchia!), B ha ancora almeno 310 sostenitori tra i deputati. E ne ha ancora di più, perché i cosiddetti finiani si chiamano così perché stanno con il presidente della Camera solo ‘fino’ ad un certo punto. E il punto sono le elezioni anticipate, che metà di loro dichiaratamente non vogliono.

    In quell’aula, l’impressione è che siano in pochi a desiderarle, anche perché, per tanti motivi collegati alle bizzarrie del porcellum e alle dure leggi della politica, molti parlamentari temono legittimamente che, se si andasse a votare, non ritornerebbero a Roma. E vale a destra, “ma anche” a sinistra, come dimostra, al netto degli aspetti pecuniari, il grande movimento a ‘centrocampo’ degli ultimi giorni.

    Tutto come prima, tutto come sempre. L’eterno ritorno dell’uguale, un po’ come capita all’incredibile chioma che il premier porge alle telecamere. Passano gli anni ed è sempre la stessa. Con un B al limite della follia, alla guida di un battello non ebbro, no, di più, che però sa di avere ancora il coltello dalla parte del manico. Con un Bersani ritrovato, finalmente, che è piaciuto per l’incisività dei cenni a ciò che il Pd farebbe al posto dell’attuale governo, a cominciare dalla riforma fiscale, e dallo spostamento di risorse dalle rendite al lavoro.

    La verità, però, è una sola: che questo governo non ha fatto nulla, nemmeno quello che aveva promesso. E che forse ora si può iniziare ad attribuire le colpe a chi le ha, come in aula ha notato il segretario del Pd.

    L’importante, d’ora in avanti, è fare come Bersani ha fatto oggi in aula, che gli esponenti del Pd si trasformino in ‘bersanieri’, agili e scattanti sul famoso territorio. Alla carica, dimenticandosi le alchimie estive che ci hanno quasi avvelenato e senza preoccuparsi troppo di quello che succederà a Bocchino, alla Lega e ai centristi. Perché è molto probabile che non succeda nulla e che, come sempre, dai banchi della destra non venga niente di nuovo. Niente di buono.

    Un’ultima annotazione, rispetto alla vittoria di Silvio. Che è un po’ come quella di Pirro, con una sfumatura di senso che alle gesta dell’antico sovrano mancava: perché B vince, oggi, e però sembra aver definitivamente perso la bussola (proprio quella che il Pd cercava, la settimana scorsa). E le sue vittorie corrispondono sempre alle sconfitte della politica. E del Paese. Che ha perso altri sei mesi. E altri, certamente, ne perderà.

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