attualità, partito democratico, politica italiana

Bersani: "Berlusconi tolga paese e se stesso da imbarazzo. Faccia un passo indietro"

Respinta al mittente la proposta lanciata oggi dal premier tramite una lettera Corriere della Sera per una collaborazione tra il governo e l’opposizione per fare le riforme economiche. Silvio Berlusconi dopo quasi 3 anni di muro contro muro aveva scritto al Corriere della Sera per proporre a Bersani un piano bipartisan per la crescita. Per il segretario del Pd, così come per il resto dell’opposizione, il patto per la crescita arriva fuori tempo massimo. È il leader del Partito Democratico a chiarire le ragioni del no: “Per rivolgersi credibilmente all’opposizione Berlusconi dovrebbe potersi rivolgere credibilmente al Paese e alla comunità internazionale: così non è. Noi nel ruolo che abbiamo siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità ma lui deve fare un passo indietro e togliere dall’imbarazzo se stesso e togliere dall’imbarazzo e dalla paralisi il Paese”.
Di fronte a queste argomentazioni, il premier non ha trovato di meglio che definire ‘insolente’ la risposta di Bersani: “La reazione di Berlusconi è la triste risposta di una persona che sta cercando tutti gli appigli per rimanere incollato alla sua poltrona – ha commentato Maurizio Migliavacca coordinatore della segreteria nazionale del Pd – e la mano che ha scritto la lettera al Corriere è diversa dalla sua. La vera faccia del premier è questo ringhio rabbioso che non vuole prendere atto del suo fallimento, anche a costo di farne pagare il prezzo agli italiani”.

Per Enrico Letta, il vicesegretario del PD, “la proposta arriva a tempo scaduto e dimostra semmai la disperazione di chi cerca un diversivo. Su quei temi ci confronteremo o con un altro premier di centrodestra, o con Berlusconi in campagna elettorale”. Se confronto Berlusconi-Bersani ci deve essere, secondo l’esponente Pd, questo deve comunque avvenire “in televisione, oggi, subito, sui temi centrali della vita politica del Paese. Questo sarebbe un modo per non buttare la palla in calcio d’angolo e per andare dagli italiani e affrontare le questioni reali”. Letta aggiunge di non credere che il problema sia l’articolo 41, ma il fatto che sulle liberalizzazioni questo governo di centrodestra ha fatto ampi passi indietro. Quanto alla patrimoniale, Letta, come Berlusconi, ritiene che non si tratti dello strumento per rilanciare l’economia.
Per Stefano Fassina, responsabile Economia e lavoro del Partito democratico “quella del presidente del Consiglio è pura propaganda e anche di pessima qualità, perché ormai il personaggio ha perso ogni credibilità”. Intervistato da Affaritaliani.it, Fassina ricorda che quella del premier è una proposta che i democratici hanno avanzato al capo dell’esecutivo “all’inizio della legislatura e Berlusconi e il suo governo si sono guardati bene da corrispondervi”.
Poi in un comunicato va giù duro: “Il nostro presidente del consiglio ritiene che gli italiani siano stupidi. Oggi, come fosse appena arrivato a Palazzo Chigi, propone a Bersani un piano bipartisan per la crescita, dopo aver governato a colpi di decreti e voti di fiducia e aver respinto, senza neanche discutere, le proposte presentate dal Pd dal giugno 2008. Berlusconi denuncia il nostro drammatico debito pubblico, ma dimentica di dire che durante i suoi dieci anni di governo è sempre aumentato, anche quando la crisi economica non c’era, e che è sempre stato il centrosinistra a ridurlo. Dimentica di dire che ha già tentato di vendere il patrimonio pubblico con le cartolarizzazioni del 2004 finite con i riacquisti da parte dell’inps e lauti profitti per gli advisor ed intermediari bancari. Dimentica di dire che gli incentivi alle imprese per la ricerca e gli investimenti introdotti da Bersani nel 2006 il suo governo li ha svuotati. Dimentica anche di dire che, tra aumenti di imposte e tariffe per i servizi pubblici, il 2010 è stato anno record per pressione su lavoro ed imprese. Infine, dimentica di dire che il federalismo del suo compare bossi, raddoppia la patrimoniale su artigiani, commercianti e piccole imprese attraverso il mascheramento dell’imposta municipale. Il presidente Berlusconi non riesce più neanche a fare propaganda. L’unica azione utile che può fare per l’Italia è dimettersi”.

Certo fa sorridere che il presidente del Consiglio si rivolga a Pier Luigi Bersani definendolo ‘sensibile’ al tema delle liberalizzazioni. Ed ironica è la reazione di Oriano Giovanelli, responsabile Forum P.A. del Pd: “Dal campione del monopolio ci saremmo aspettati un maggior rispetto per il capo dell’opposizione che è il vero padre delle liberalizzazioni e delle riforme a favore della concorrenza in Italia. E crediamo sia tra i pochi a poter garantire al paese, anche per il futuro, quelle riforme per i cittadini e per le imprese che questo governo non è stato capace di fare in sette degli ultimi dieci anni.”

Berlusconi attui la nostra mozione. Comunque prima di scrivere il premier poteva vedere gli atti depositati in parlamento. “C’è qualcuno in questo Paese che può rifiutare un piano per la crescita? No. Ma c’è qualcuno che può pensare di affidarne l’attuazione a Silvio Berlusconi sperando che invece di occuparsi dei fatti suoi si possa impegnare per l’Italia come ha dimostrato di non sapere o di non potere o di non voler fare in questi due anni di governo? Noi no!” Così Michele Ventura, vicepresidente vicario dei deputati PD e membro della Commissione bilancio della Camera commenta la lettera-offerta del presidente del consiglio.
“Abbiamo approvato a larga maggioranza alla Camera, lo scorso dicembre, la mozione del PD sul fisco – ricorda Ventura – Ma prima e dopo quella data tutte le istituzioni sono state piegate e bloccate dal Ruby-gate. Berlusconi fa la sua solita propaganda evocando per titoli temi importanti (dall’aiuto alle aziende e ai giovani) che non ha mai voluto affrontare. E ora col Federalismo, come fanno notare i media imprenditoriali, le tasse diminuiscono per chi ha seconde case e aumentano per chi investe e crea lavoro. Non s’inventi revisioni di articoli della Costituzione, gli strumenti per far crescere il Paese ci sono, ma questo governo non è stato capace”.
Parole simili dal capogruppo del Pd in commissione Trasporti e Telecomunicazioni alla Camera, Michele Meta: “Il Presidente Berlusconi, che propone oggi un patto bipartisan per la crescita dell’economia italiana, potrebbe dare un’occhiata alle decine di proposte depositate in Parlamento in questa legislatura dal Pd e snobbate senza alcuna considerazione di merito dai suoi colonnelli. Una delle conseguenze devastanti dell’anomalia berlusconiana – spiega Meta – è proprio l’aver stravolto le sedi di rappresentanza istituzionale come il Parlamento. Non basta, quindi, svegliarsi oggi e proporre un accordo di merito su riforme che fino ad ora sono state chiuse nel cassetto perché l’unica strategia della maggioranza era quella di vivere alla giornata assecondando i sondaggisti”.
“La drammatica crisi istituzionale e l’emergenza democratica, richiamata ieri da Massimo D’Alema, impone scelte chiare – aggiunge Meta – per ricostruire un nuovo patto istituzionale e politico che vada oltre Berlusconi, verso la nascita di un bipolarismo al servizio dei cittadini. Si tratta di un obiettivo necessario per l’Italia. La via d’uscita non può che essere il voto dove, come suggerito da Goffredo Bettini nelle scorse settimane, si dovranno confrontare – spiega il membro della direzione nazionale del Pd – una grande alleanza di forze politiche responsabili, interessate al futuro dei giovani e dell’Italia, con quella reazionaria e conservatrice guidata da Berlusconi e mossa da interessi particolarissimi che hanno in tutti questi anni frenato l’innovazione e i talenti del Paese. In questo scenario – conclude Meta – il Pd ha l’occasione preziosa di riattivare la voglia di partecipazione del nostro popolo, e dei delusi dalla destra, mettendo in campo proposte credibili che parlino prima di tutto al Paese”.

I commenti dei lettori del Corriere della Sera sul sito del quotidiano sono oltre 500 e non sono affatto benevoli. C’è chi gli suggerisce di cominciare “dall’evasione fiscale – come Nirvana59 – tanto per verificare la buona fede di Mr. B. sul “bene del Paese”. Poi le liberalizzazioni”.
Chi gli ricorda lo scudo fiscale, chi chiede perché non ha mai fatto el riforme con la mega maggioranza che aveva e chi gli da del tu spiegandogli che quelli che “chiami comunisti, fascisti e cattolici per informazione, rappresentano oltre 6 italiani su 10. Magari sarebbe ora di prendere atto che, come diceva Berlusconi all’epoca di Prodi, questo Parlamento non rappresenta più il paese. Il tifo da stadio, poi, l’avete inventato voi. È il marketing politico del PDL, non certo degli altri. Questo non è tifo, è difendersi da tentazioni masochistiche. Si faccia da parte per il bene del paese. L’Italia è ferma da troppo. Non andava avanti neanche con una maggioranza di 100 parlamentari. Questa è la tela del ragno disperato, non una proposta”.
E c’è chi come grecorob si rivolge al segretario del PD: “Considero Berlusconi inaffidabile,inidoneo a chiedere sacrifici ed un pericolo per la nostra democrazia e per le future generazioni.Non con lui bisogna trattare!Si metta da parte e se ne potra’ riparlare. Attento Bersani,un dialetto della mia terra d’origine dice che ” quando il Diavolo ti accarezza,vuole l’anima…”.

Ma.Lau

www.partitodemocratico.it