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"La censura secondo Massimo Carlotto", di Sara Picardo

Intervista allo scrittore inserito dall’assessore Speranzon nella lista degli autori “sgraditi”. “La censura è una necessità di ogni regime quando ci sono delle debolezze. Vogliono dare una percezione di solidità all’esterno che non c’è”. “Scriverò agli assessori alla Cultura dei Comuni del Veneziano perché queste persone siano dichiarate sgradite e chiederò loro, dato anche che le biblioteche civiche sono inserite in un sistema provinciale, che le loro opere vengano ritirate dagli scaffali […] Chiederò di non promuovere la presentazione dei libri scritti da questi autori: ogni Comune potrà agire come crede, ma dovrà assumersene le responsabilità”.

Queste parole di censura non sono riprese da qualche discorso fatto durante il Ventennio fascista, ma sono state pronunciate dall’assessore alla cultura della provincia di Venezia Raffaele Speranzon, ex missino, oggi Pdl nei confronti di alcuni scrittori che nel 2004 firmarono un appello per la scarcerazione di Cesare Battisti.

La messa al bando è stata subito accolta e rigirata ai dirigenti scolastici e professori dall’assessore regionale all’istruzione e alla formazione Elena Donazzan, quota Pdl, famosa per il putiferio scatenato dalla sua proposta di equiparare i fascisti di Salò ai partigiani nella commemorazione per la liberazione d’Italia.

Anche COISP, un sindacato di polizia, ha applaudito la proposta, che per fortuna ha fatto rabbrividire più di una persona, ed è stata subito ribattezzata: l’indice dei libri. Nella lista di proscrizione si trovano tantissimi autori: Wu Ming, Valerio Evangelisti, Massimo Carlotto, Tiziano Scarpa, Nanni Balestrini, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Giorgio Agamben, Girolamo De Michele, Vauro, Lello Voce, Pino Cacucci, Christian Raimo, Sandrone Dazieri, Loredana Lipperini, Marco Philopat, Gianfranco Manfredi, Laura Grimaldi, Antonio Moresco, Carla Benedetti, Stefano Tassinari e altri.

Abbiamo intervistato Massimo Carlotto, uno degli autori “sgraditi” in Veneto, per sapere cosa è realmente successo, prima che i suoi libri spariscano dagli scaffalli.

Perché i tuoi libri sono stati censurati?

È stata un’iniziativa strumentale. Penso che la mozione presentata sia a livello provinciale che regionale non passerà. Gli assessori che l’hanno proposta in realtà non hanno nemmeno letto il nostro appello, che risale al 2004. Non è una questione che riguarda il caso Battisti e le nostre posizioni personali. Il tentativo vero è di eliminare il dissenso in Veneto, insieme ai libri degli autori scomodi, come è già successo per i testi di Saviano e Paolini, scomparsi dagli scaffali delle biblioteche. Questo lo fanno per raccogliere i voti dell’estrema destra e per ridurci al silenzio.

Quali sono le verità scomode che voi autori raccontate?

C’è una forte densità di presenza mafiosa nella regione sulla scia delle grandi opere che stanno divorando il territorio, e in molti vogliono cancellare ogni voce di dissenso. Per esempio vogliono costruire un autodromo a Verona che distruggerà l’urbanistica, fare nuovi centri commerciali, un’autostrada nelle Prealpi inutile e l’alta velocità tra Padova e Trieste che distruggerà una fetta importante di territorio. Noi scrittori ci siamo più volte opposti, denunciando questa logica folle di distruzione del territorio.

Come pensi si rifletterà questa politica sul futuro della cultura a livello nazionale?

La politica dei tagli sta massacrando la cultura sia a livello nazionale che locale e in pochi, soprattutto i politici, stanno facendo qualcosa. Se continuerà così non si potranno più narrare le trasformazioni di questo paese. L’Italia, finora, è stata raccontata sempre in modo complessivo, attraverso varie forme ed espressioni artistiche. Spezzettare questo racconto con i tagli e la relativa difficoltà di molti di arrivare ai mezzi d’espressione, sta segando in due la possibilità futura di descrivere questo Paese.

Ci sono però mezzi come internet che, anche se non possono accogliere tutte le arti, hanno dimostrato la loro capacità di raccogliere dissenso ed espressione artistica.

Sì, però se non possiedi l’accesso ai grandi media e alla televisione hai sempre molta difficoltà. Poi a marzo verrà votata una legge che, se passerà, di fatto metterà una censura anche a internet, permettendo di oscurare i siti che violano i diritti d’autore. Inoltre penso che internet tenga la gente a casa e questo non mi piace, bisogna imparare un uso più maturo di questo mezzo.

Perché a tuo avviso c’è stato il ricorso a una forma di censura così plateale nei vostri confronti?

La censura è una necessità strategica di ogni regime o autorità politica quando ci sono delle debolezze che minano le sue fondamenta ed è efficace quando si vuole mettere a tacere il dissenso e l’informazione. Vogliono dare una percezione di solidità all’esterno che non c’è e lo possono fare solo recidendo le voci che li raccontano in maniera non solo dissacrante ma precisa. In realtà, anche se la mozione non passerà, la censura è di fatto già partita: non ci chiamano più nelle biblioteche, finanziano meno i Festival di letteratura e il cinema fatica a uscire fuori. Stanno imponendo un cultura di massa che ci esclude. Basti pensare che i lettori “forti”, quelli che leggono un libro al mese, in Italia sono ridotti a 3milioni e 300 mila.

Questa intimidazione che hai subito ha influenzato la tua voglia di scrivere?

Mi ha dato una grande voglia di raccontare sempre di più il mio territorio, di controbattere e continuare a costruire un rapporto sempre più stretto con il periodo in cui vivo. Il Pdl è in grande difficoltà in Veneto, la Lega sta erodendo gran parte del suo elettorato e i politici sono a caccia di visibilità, il caso Battisti è un pretesto facile per suscitare consenso. Abbiamo raccolto la solidarietà di molti, dalla Fiom alle donne di Carta, ma quello che mi preoccupa di più è il disinteresse della maggior parte del mondo culturale per questo fatto gravissimo. Credo che la cosa non sia finita qua, ci proveranno di nuovo.

da Rassegna.it

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QUI il testo dell’interrogazione dell’On Ghizzoni sulla proposta di censurare opere letterarie da parte degli assessori veneti Speranzon e Donazzan