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Il Pd replica a Monti: «Scivola nella demagogia», di Simone Collini

Osservando le prime mosse del premier in vista del voto, però, risultano evidenti altri terreni che evocano le abitudini del predecessore. Il Presidente del Consiglio è intenzionato a giocarsi la partita di Palazzo Chigi puntando su un’offensiva mediatica che annebbia i confini tra la guida di un governo tecnico e la leadership di un’aggregazione politica che sarà presente con proprie liste nella contesa elettorale. Ieri Monti è stato ospite di Radio Anch’io, oggi tornerà a Unomattina, nei prossimi giorni si dedicherà ad altre trasmissioni radiotelevisive.

«Sta occupando tutti gli spazi ­ accusa Nichi Vendola ­ Non dice barzellette come Berlusconi, ma ha imparato benissimo cosa sia l’uso e l’abuso dei mass-media». Altro che «super partes», espressione che lo stesso Monti aveva messo in soffitta definendosi «extra partes» e rivendicando una missione oltre gli schieramenti e le bandiere politiche.

Quello del Quirinale, spiega, «non è mai stato» il suo «obiettivo», oggi, tra l’altro assai “meno probabile”. Il premier si colloca in una zona che va oltre formazioni politiche alquanto «vecchiotte», al di là di una distinzione tra destra e sinistra «che ha avuto un significato in passato e oggi lo ha molto meno». La differenza «fondamentale è tra chi vuole cambiare le cose», e chi nel Pdl ma anche nel Pd vorrebbe mantenere lo status quo.

«Vendola e Fassina vogliono conservare per nobili motivi e in buona fede un mondo del lavoro cristallizzato, iperprotetto rispetto ad altri paesi», attacca Monti, in diretta radio. Bersani lo esorta a dire da che parte sta? Il Professore non scioglie il rebus. «Io ­ afferma – sto per le riforme che rendano l’Italia più competitiva e creino più posti di lavoro». Anche sull’Europa ­ dove la «vecchia» distinzione tra destra e sinistra è tutt’altro che «superata» ­ l’europeista Monti risponde al leader Pd in modo evasivo.

«Dove mi siederò? Io sono conosciuto per ciò che ho fatto. Credo di avere un posto mio nell’opinione dei colleghi e dei leader». Ma à sulla riduzione della pressione fiscale che punta il premier. Monti tenta di scrollarsi di dosso l’handicap dei sacrifici impopolari che gli alienano le simpatie di molti italiani e promette di «ridurre la tassazione sul lavoro» nelle stesse ore in cui debuttano nuovi balzelli sulla scena: dalla Tares, alla Tobin, all’Ivie.
Tutto questo mentre annuncia «la luce alla fine del tunnel più vicina di prima». Tagliare di un punto la pressione fiscale nel 2013, quindi: «Ridurre la tassazione che grava su lavoro, sui lavoratori e sulle imprese” e abbattere “la spesa». «Gli italiani hanno bisogno di alleggerimenti nella situazione per le famiglie, soprattutto per quelle numerose, di un sistema sanitario che funzioni meglio e a costi minori, e di un sistema fiscale che consenta la redistribuzione del reddito dai più ricchi ai più poveri».

Il Professore promette equità e cerca di scrollarsi di dosso il vestito del tecnocrate e l’accusa di insensibilità sociale. Tenta di indossare un nuovo abito utile per invertire i sondaggi non entusiasmanti e farsi largo in campagna elettorale. E annuncia, così, meno tasse, più crescita e più occupazione. La «strana maggioranza» che lo ha sostenuto «ha permesso di superare una gravissima emergenza finanziaria e mettere a posto i conti pubblici», sottolinea. Ma adesso che «l’obiettivo è la crescita bisognerebbe coalizzare chi è disponibile per le riforme e non per la conservazione». Il disegno del Professore, in realtà, prefigura un nuovo bipolarismo che ­ come spiegano dalle parti del governo – «calamiti verso un centro moderno ed europeo l’elettorato deluso che si è identificato con Berlusconi».

Se i risultati elettorali non dovessero premiare subito questo approdo e dovessero imporre un rapporto – «non subalterno e paritario» – con il Pd, il seme (in ogni caso) «sarà stato gettato». Per raggiungere i suo porto Monti non può mettere la sordina all’appoggio esplicito del Vaticano. «Non so se sono stato benedetto ­ spiega – Ma per un impegno così difficile (quell’endorsement, ndr.) è importante come lo sono anche altri». E ancora, nei confronti di «alcuni esponenti del Pdl»: «Considero i valori etici fondamentalissimi. Detesto i partiti politici che li usano in modo goffo».

La commissione d’inchiesta ipotizzata dall’ex premier? «La trovo stravagante, ma ben venga…», sfida il Professore. Monti è in piena campagna elettorale. Al Senato la lista unica che farà capo a lui correrà sotto lo slogan «Con Monti per l’Italia». Per la Camera ancora incertezza sul «marchio», la decisione fino a ieri sera era congelata. «Oggi lo spread ha finalmente toccato i 287 punti» scrive il premier su twitter. Un modo per ricordare l’obiettivo raggiunto e per mettere le mani avanti di fronte alle critiche inevitabili sulle promesse elettorali illusorie come quelle del marinaio Berlusconi.

L’Unità 03.01.13

2 Commenti

  1. Antonino52 dice

    Monti si sta rivelando più presenzialista dello stesso Berlusconi. SE è uomo che confida nella bontà del suo impegno non ha bisogno di tutte queste apparizioni mediatiche e svesta gli abiti dello spadaccino. Prenda esempio dallo stile e dalla sobrietà di Bersani. Forse gli appare più redditizia la scuola di Berlusconi, lo avrà consigliato Casini, grande esperto e frequentatore.

  2. Stefania 52 dice

    tutta propaganda,così non si governa relmente e democraticamente nessun Paese

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