Giorno: 3 gennaio 2013

"Damiano: errori nelle riforme Fornero, le cambieremo", di Enrico Marro

Mandare in pensione con le vecchie regole tutti gli esodati, anche se fossero altri 260 mila oltre i 130 mila già tutelati. Ripristinare da subito l’indicizzazione ai prezzi delle pensioni superiori a tre volte il minimo. Garantire le attuali durate dell’indennità di mobilità (massimo 48 mesi) finché il Paese non sarà uscito dalla crisi. Cancellare l’articolo 8 della legge Sacconi che consente agli accordi aziendali di derogare alle norme anche in materia di licenziamento. Queste le intenzioni di Cesare Damiano, Pd, ex Fiom-Cgil ma della minoranza riformista, che da ministro del Lavoro del governo Prodi smontò nel 2007 la riforma delle pensioni Maroni, sostituendo lo “scalone” con le più morbide “quote”. Ora ha vinto le primarie a Torino e punta a tornare tra i protagonisti della prossima legislatura. Ma, pur censurando l’operato dell’attuale ministro Elsa Fornero, di cui è stato compagno di banco all’Istituto tecnico commerciale Luigi Einaudi di Torino, assicura: «Se torniamo al governo non butteremo le riforme Fornero nel cestino, ma le correggeremo perché contengono errori fondamentali». Quali? «L’abolizione delle pensioni d’anzianità e …

"Usa: per i poveri, andare all’università è una rovina", di Francesco Sylos Labini

Siamo costretti a tornare sull’argomento delle tasse universitarie per riprendere l’articolo del New York Times: “For Poor, Leap to College often Ends in a Hard Fall”. Da diverso tempo in Italia si moltiplicano le dichiarazioni di chi vuole aumentare le tasse universitarie alla cifra di 7mila o 10mila euro l’anno da un valore medio di circa 1400 euro/anno. Per supportare questa tesi si parte da una ipotetica “verità incontrovertibile”: in Italia i poveri pagano l’università ai ricchi, e l’unico modo per porre fine a tale “macroscopica e odiosa ingiustizia” è liberalizzare le tasse universitarie e introdurre prestiti d’onore proprio per permettere agli studenti di pagarle. Abbiamo già discusso la questione diverse volte, spiegando come non sia affatto vero che i poveri pagano l’università ai ricchi. Vogliamo dire di più: liberalizzare le tasse e introdurre prestiti d’onore non aiuta i meno abbienti, li penalizza. A questo proposito segnaliamo un lungo articolo del New York Times, secondo il quale negli Stati Uniti l’università non aiuta i meno abbienti né aumenta la mobilità sociale. Al contrario, tasse elevate …

Il Pd replica a Monti: «Scivola nella demagogia», di Simone Collini

Osservando le prime mosse del premier in vista del voto, però, risultano evidenti altri terreni che evocano le abitudini del predecessore. Il Presidente del Consiglio è intenzionato a giocarsi la partita di Palazzo Chigi puntando su un’offensiva mediatica che annebbia i confini tra la guida di un governo tecnico e la leadership di un’aggregazione politica che sarà presente con proprie liste nella contesa elettorale. Ieri Monti è stato ospite di Radio Anch’io, oggi tornerà a Unomattina, nei prossimi giorni si dedicherà ad altre trasmissioni radiotelevisive. «Sta occupando tutti gli spazi ­ accusa Nichi Vendola ­ Non dice barzellette come Berlusconi, ma ha imparato benissimo cosa sia l’uso e l’abuso dei mass-media». Altro che «super partes», espressione che lo stesso Monti aveva messo in soffitta definendosi «extra partes» e rivendicando una missione oltre gli schieramenti e le bandiere politiche. Quello del Quirinale, spiega, «non è mai stato» il suo «obiettivo», oggi, tra l’altro assai “meno probabile”. Il premier si colloca in una zona che va oltre formazioni politiche alquanto «vecchiotte», al di là di una distinzione …

"Il grande deserto dei diritti", di Stefano Rodotà

Si può avere una agenda politica che ricacci sullo sfondo, o ignori del tutto, i diritti fondamentali? Dare una risposta a questa domanda richiede memoria del passato e considerazione dei programmi per il futuro. Ma bilanci e previsioni, in questo momento, mostrano un’Italia che ha perduto il filo dei diritti e, qui come altrove, è caduta prigioniera di una profonda regressione culturale e politica. Le conferme di una valutazione così pessimistica possono essere cercate nel disastro della cosiddetta Seconda Repubblica e nelle ambiguità dell’Agenda per eccellenza, quella che porta il nome di Mario Monti. Solo uno sguardo realistico può consentire una riflessione che prepari una nuova stagione dei diritti. Vent’anni di Seconda Repubblica assomigliano a un vero deserto dei diritti (eccezion fatta per la legge sulla privacy, peraltro pesantemente maltrattata negli ultimi anni, e alla recentissima legge sui diritti dei figli nati fuori del matrimonio). Abbiamo assistito ad una serie di attentati alle libertà, testimoniati da leggi sciagurate come quelle sulla procreazione assistita, sull’immigrazione, sul proibizionismo in materia di droghe, e dal rifiuto di innovazioni …