Giorno: 27 febbraio 2013

Elezioni, la squadra modenese del Pd è ora di ben 10 eletti

Pure la vignolese Laura Garavini è stata confermata alla Camera nella ripartizione Europa. Con la conferma, arrivata in mattinata, della elezione della vignolese Laura Garavini, la squadra modenese del Partito democratico in entrambi i rami del Parlamento è ora di ben 10 eletti. Sono Maria Cecilia Guerra e Stefano Vaccari al Senato della Repubblica e Carlo Galli, Matteo Richetti, Cécile Kyenge, Giuditta Pini, Edoardo Patriarca, Laura Garavini, Davide Baruffi e Manuela Ghizzoni alla Camera dei deputati. Pur in una situazione nazionale estremamente difficile, la squadra dei parlamentari modenesi, che non ha precedenti per dimensioni, è motivo di orgoglio per il Pd modenese. In mattinata, dal Vimininale, è arrivata anche l’ultima attesa conferma. Anche la vignolese Laura Garavini, classe 1966, è stata confermata dal voto degli italiani all’estero, ripartizione Europa, alla Camera dei deputati. Garavini, già capogruppo Pd nella Commissione Antimafia della Camera, ha raccolto nel suo collegio il maggiore numero di preferenze tra gli elettori del Partito democratico: ben 36mila. Con la conferma di Laura Garavini, il numero dei parlamentari modenesi del Partito democratico è …

"Basta «strane» maggioranze", di Claudio Sardo

No, il governissimo no. Se il Parlamento dovesse rispondere al voto di domenica e lunedì con la riproposizione della «strana» maggioranza, sarebbe un suicidio per il Paese e forse per le stesse istituzioni. Non c’è alcuna superbia, né disprezzo dei numeri in questa considerazione. Semplicemente l’alleanza tra Pd e Pdl verrebbe percepita come un patto difensivo e di potere, per di più precario e in contrasto con gli umori di fondo – la domanda di cambiamento, la sfiducia, la paura degli effetti sociali della crisi – che gli elettori hanno manifestato con forza. Se è vero che l’esito incerto delle elezioni ci ha drammaticamente spinto sulla via della Grecia, è ancora più vero che un governo di Grande coalizione oggi ci farebbe correre lungo quella strada verso un esito che purtroppo appare già segnato: la chiusura in un fortino dei partiti che hanno avuto esperienze di governo nazionale e la contrapposizione sempre più radicale delle forze anti-sistema, che verrebbero spinte a loro volta per inerzia in una dimensione sempre più anti-europea. Proprio la Grecia ha …

Bersani: no al governissimo. «Grillo dica cosa vuole fare», di Simone Collini

La delusione c’è e si percepisce tutta. Si sente dal tono della voce, si vede dall’espressione tirata di chi ha passato ore a fare i conti con dei dati che gli sono piombati addosso come una doccia gelata. Ma mentre Pier Luigi Bersani parla emerge anche la sua determinazione a non arrendersi, a giocare fino in fondo questa partita. Per rispetto nei confronti degli oltre otto milioni di italiani che hanno votato Pd e per il senso di responsabilità di chi sa che se non viene garantita la governabilità, questo Paese corre un grosso rischio. A metà pomeriggio il leader del Pd arriva alla Casa dell’Architettura di Roma per commentare il risultato elettorale, ma soprattutto per indicare quella che giudica l’unica possibile strada da seguire a questo punto: sfidare il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo a comportarsi come si richiede al partito più votato, che adesso è presente in Parlamento con 109 deputati e 54 senatori: «Fin qui hanno detto “tutti a casa”, ma ora ci sono anche loro, o vanno a casa anche …

"Il Lazio volta pagina, vince Zingaretti", di Alessandro Capponi

Alle sette e trenta della sera, con un spoglio delle schede fermo al trenta per cento dei seggi, lento che più non si potrebbe, Nicola Zingaretti arriva nel Tempio di Adriano, in piazza di Pietra, a due passi dal Pantheon, e parla da governatore del Lazio: la proporzione definitiva della vittoria arriverà in nottata, ma il risultato non è in discussione. È in giacca blu, camicia bianca, senza cravatta. Sorride, con quella faccia un po’ paffuta: «Mi ha appena chiamato Storace per congratularsi, lo ringrazio. Da oggi sarò il governatore di tutti». La dedica, scontata, è «per mia moglie e le due mie figlie». Poi si parla di politica: «In un quadro nazionale di incredibile frammentazione e partendo dal 29,8% della Camera, il risultato che si profila nel Lazio è straordinario, attorno al 39-40 per cento dei consensi. Significa che ci sono stati tanti voti disgiunti». Dallo staff parlano del «10% in più». Di sicuro, a oltre metà scrutinio, Zingaretti ha quasi 200 mila preferenze più dei partiti che arrivano al 41,8%. Su 4.968 sezioni …

"La sede vacante", di Ezio Mauro

So può prevalere nei numeri e nelle percentuali (cosa che certamente conta, e fa la differenza sui competitori) e tuttavia perdere le elezioni. È quel che è accaduto al Pd e alla sinistra italiana. Bisogna dire la verità. La coalizione guidata da Bersani dopo un lunedì di disillusioni e una notte di tormenti ha infine spuntato uno 0,4 per cento in più alla Camera, incassando un premio di maggioranza abnorme, che distorce il principio di rappresentanza, grazie al Porcellum voluto dalla destra. È davanti di un soffio anche al Senato, dove non c’è maggioranza possibile, e dove risiede dunque la nuova ingovernabilità del sistema politico e istituzionale italiano. Ma ha perso nel significato autentico del voto, nel suo risultato morale, nel segnale che hanno ricevuto gli elettori di sinistra e tutti i cittadini. Il Pd non era solo il vincitore annunciato di un’occasione unica e straordinaria: era l’alternativa in campo ai vent’anni di berlusconismo e soprattutto alla sua fase finale, con l’incapacità a governare coniugata con la crisi di credibilità e la perdita verticale di …