Giorno: 2 giugno 2013

"Il costo dei respingimenti", di Rachele Gonnelli

La strategia della «tolleranza zero» è costata, dal 2005 al 2012, un miliardo e 600 milioni. Per rimpatriare gli immigrati si è speso soprattutto in voli, scorte, costo dei Cie. Una politica disumana e dispendiosa. È il rapporto «Lunaria» sugli arrivi irregolari in Italia. Andava e veniva, Rasek. Quando lo ingaggiavano al pianobar, prendeva il battello da Tunisi, faceva una serata, una settimana, una stagione a Palermo, poi tornava, se invece non c’era lavoro restava a casa. Funzionava così tra Italia e Tunisia nei primi anni Settanta. Costi per lo Stato italiano, zero. È stato solo dopo, molto dopo, che Rasek ha dovuto operare una scelta per non finire bollato come «clandestino». Ha scelto di trapiantarsi armi e bagagli in Sicilia, abbandonando moglie e figlie, portandosi dietro solo il figlio maggiore. Un grande dolore. Il mare non è più un ponte, la via di casa, ma un fossato medievale, militarizzato. Non ci sono storie personali come questa nel rapporto «Costi disumani», sottotitolo «la spesa pubblica per il contrasto dell’immigrazione irregolare», presentato dall’associazione Lunaria in una …

"Un preambolo per il Pd", di Pier Luigi Bersani

È giusto leggere la partecipazione alle elezioni amministrative come la conferma di una grave disaffezione dei cittadini. È altrettanto giusto rimarcare che, in quel quadro, viene riconosciuto un primato al Partito democratico e ai suoi candidati (dire che si è perso anche quando si è vinto serve spesso per stare con un piede fuori dalle proprie responsabilità!). Il giorno seguente, il nostro risultato è scomparso. In un passaggio parlamentare relativo alla legge elettorale si è dato l’argomento ai giornali per titolare: il Pd si divide, il Pd sull’orlo della crisi, e così via.Già peraltro comincia a vedersi lo sport antico di tirare il sasso e nascondere la mano verso il governo che sosteniamo. Niente di nuovo sotto il sole: in una recente e dolorosa esperienza abbiamo visto come il venir meno a nostre decisioni collettive abbia cambiato il corso degli eventi nella politica del Paese. È tempo di riconoscere che tutto questo è il segno di un problema profondo e strutturale, che non può essere affrontato con richiami al buon cuore ma piuttosto con un …

In dieci anni sono fuggiti 316 mila giovani “cervelli”, di R. Mas.

«La fuga dei cervelli è una perdita secca per l’Italia, che si accolla il costo della loro formazione e poi si vede deprivare di fondamentali energie. Occorre trovare le condizioni perché restino qui. Non si tratta di mettere divieti. Un’esperienza all’estero è fisiologica. Quello che è patologico è restare fuori». Le parole sono del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e sono tratte da una intervista rilasciata al direttore del Tg5, Clemente Mimun, quattro giorni fa. Il dramma non è meramente umano, ma anche economico. L’Ocse calcola in 130 mila dollari il costo medio per la formazione base di un giovane. Confindustria ritiene che con università, dottorato, master, corsi di lingue eccetera, l’investimento per la formazione di un ricercatore si aggiri sugli 800 mila euro, e che solo negli ultimi anni – ha detto due giorni fa il presidente degli industriali Giorgio Squinzi «il nostro paese ha speso grosso modo 5 miliardi di euro e i nostri competitori increduli ringraziano del prezioso regalo». Secondo una indagine sul campo condotta dal programma «Giovani talenti» di Radio24, tra …

"Studio Cgil: 63 anni per recuperare i posti di lavoro perduti", di Marco Ventimiglia

Di numeri, purtroppo, questa interminabile crisi economica ne sforna in serie. Quello fornito ieri dalla Cgil, però, fotografa la recessione da una prospettiva inedita. E non è quel che si dice un bel vedere. Infatti, nell’Ufficio economico di Corso Italia non si sono limitati ad effettuare una rilevazione classica e già di per sé drammatica, ovvero quanti anni saranno necessari, ben 13, per ritornare al livello del Pil nel 2007. Nello studio intitolato «La ripresa dell’anno dopo – Serve un Piano del Lavoro per la crescita e l’occupazione » c’è, appunto, un altro dato, allo stesso tempo sorprendente e terribile: nel nostro Paese saranno necessari addirittura 63 anni per recuperare il terreno perso in questi cinque anni in termini di occupazione. Non solo, sarà praticamente impossibile ritornare allo stesso livello pre-crisi per quanto riguarda i salari reali. VARIE IPOTESI Un’indagine, quella della Cgil, dove vengono simulate alcune ipotesi di ripresa, nell’ambito delle attuali tendenze e senza che si prevedano modifiche significative di politica economica, sia nazionale che europea. Il tutto per dimostrare la necessità di …

"Qualche idea per usare il tesoretto", di Mario Deaglio

Proviamo a fare un esercizio di ottimismo, non fosse altro che per reagire alla malinconia delle statistiche congiunturali. Ammettiamo che, nel lunghissimo tunnel che sta percorrendo, l’economia italiana andando avanti scopra, l’una dopo l’altra, diverse monete; che queste monete tutte assieme costituiscano un tesoretto; che, usato oculatamente, questo tesoretto possa sensibilmente accelerare l’uscita dal tunnel. Non si tratta di un’ipotesi assurda, dopo che l’Europa ci ha tolto di dosso il macigno della procedura per deficit eccessivo. È vero che Barroso ha gelato la nostra soddisfazione avvertendo che l’Italia «ha ancora un gran lavoro da fare», ma comunque siamo stati promossi e la prima moneta del tesoretto è proprio conseguenza della promozione, della minore rigidità del tetto alla spesa che ne può derivare, dalla possibilità di effettuare qualche investimento non permesso dal regime precedente. La seconda moneta, del valore di qualche miliardo di euro l’anno, potrebbe risultare da un uso più intenso dei fondi di ricerca e dei fondi regionali europei, la terza potrebbe rendersi disponibile in autunno, dopo le elezioni tedesche, e consisterebbe in un …

"Napolitano: basta perdere tempo", di Umberto Rosso

Stop ai veti incrociati sulla riforma elettorale alla quale sta lavorando il governo di larghe intese. È questo il senso del monito di Giorgio Napolitano che ieri, nel video messaggio per la festa della Repubblica, è tornato a mettere in guardia i partiti sui rischi «per la stabilità politica e istituzionale ». Allo stesso tempo il premier Enrico Letta sostiene che bisognerà trovare nuove regole per eleggere il Colle. Intanto Beppe Grillo va di nuovo all’attacco: farò i conti con Rodotà e Gabanelli, dice. Avviso ai litiganti: «Io vigilerò sull’inconcludenza». Giorgio Napolitano torna a mettere in guardia sui rischi «per la stabilità politica e istituzionale», e nel video messaggio per la Festa della Repubblica intima lo stop alla guerra dei veti incrociati che ha rivisto all’opera sulla riforma elettorale pure nel governo delle larghe intese. Invece, non c’è tempo da perdere in manovre e sgambetti di fronte all’emergenza disoccupazione. In sintonia con il capo del governo Enrico Letta che, dal Festival dell’economia di Trento, annuncia che la priorità è «il taglio delle tasse sul lavoro» …

"Due testimoni alle prese con i mali dell'Italia", di Eugenio Scalfari

La cosiddetta narrazione serve a guardare il passato e a raccontarlo con gli occhi di oggi ricavandone un’esperienza da utilizzare per agire sul presente e costruire il futuro. Narrare il passato è dunque un elemento indispensabile per dare un senso alla vita. Chi rinuncia a raccontare vive schiacciato sul presente e il senso, cioè il significato e la nobiltà della propria esistenza, fugge via. Nei tempi oscuri che stiamo attraversando sono molti quelli che hanno rinunciato alla narrazione oppure che l’hanno trasformata in una favola senza alcun riscontro con la realtà. Le narrazioni sono ovviamente soggettive poiché ciascuno di noi guarda il passato con i propri occhi, ma il riscontro con i fatti avvenuti è doveroso; poi ci sarà il confronto sulle differenze. Le favole, invece, sono lo strumento preferito dei demagoghi e servono solo per accalappiare gli allocchi. Le narrazioni più interessanti in queste giornate di notevole intensità politica ed economica le hanno fatte due persone, titolari delle due istituzioni più stimate dalla pubblica opinione: il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nelle sue …