Giorno: 3 giugno 2013

Mozione Pd concernente iniziative volte al contrasto di ogni forma di violenza nei confronti delle donne

La Camera, premesso che: la comunità internazionale già si è mossa da tempo in relazione al tema della violenza sulle donne con la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna del 1979, la dichiarazione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sull’eliminazione della violenza contro le donne del 1993, la risoluzione del 20 dicembre 1993 sull’eliminazione della violenza nei confronti delle donne, la risoluzione del 19 febbraio 2004 sull’eliminazione della violenza domestica nei confronti delle donne, la risoluzione del 20 dicembre 2004 sulle misure da adottare per eliminare i delitti d’onore commessi contro le donne e la risoluzione del 2 febbraio 1998 sulle misure in materia di prevenzione dei reati e di giustizia penale per eliminare la violenza contro le donne;     fra le iniziative più importanti, si segnalano anche la piattaforma per l’azione approvata dalla IV conferenza mondiale sulla donna dell’ONU a Pechino nel 1995, la conferenza mondiale di Stoccolma contro lo sfruttamento sessuale dei minori del 1996, la risoluzione dell’Assemblea mondiale della sanità «Prevenzione della violenza: una priorità della sanità pubblica» del 1996, nella …

"Non rinunciare ai collegi uninominali", di Roberta Agostini e Valeria Valente

Che l’attuale legge elettorale debba essere superata non vi è dubbio. Il premio di maggioranza (nazionale alla Camera, diversi premi regionali al Senato), assegnato alla coalizione o al partito che raggiunge il miglior risultato senza nemmeno prevedere una soglia minima, si è rivelato incapace in questi anni di garantire stabilità di governo, ha falsato il meccanismo della rappresentanza democratica e potrebbe produrre paradossali risultati di “sovrarappresentanza” pure in presenza di risultati assai modesti. Il meccanismo delle «liste bloccate» costituisce ormai un fattore insostenibile di distanza tra elettori e classi dirigenti, tra istituzioni e popolo, tra cittadini e politica. Il fatto di non essere riusciti a cambiare la legge nei mesi scorsi pesa su tutte le forze politiche, anche se le responsabilità sono diverse. Il discorso del Presidente della Repubblica è stato esplicito, la Corte Costituzionale si pronuncerà nei prossimi mesi, la nascita del nuovo governo è stata legata all’obiettivo di mettere mano alle riforme istituzionali e alla nuova legge elettorale. A questo compito deve lavorare il nuovo Parlamento. Tra i punti più delicati da affrontare …

"Anche tra i giovanissimi cresce il numero di chi si informa. Però aumenta l’astensione", di Carlo Buttaroni*

L’interesse e l’attenzione nei confronti della politica è progressivamente cresciuto ma il numero di quanti si recano ai seggi per votare è contestualmente diminuito. Anche se si discute di politica più di quanto si facesse in passato, in realtà si pratica meno, e l’attività si limita a questioni che riguardano, direttamente o indirettamente, i momenti elettorali. La formazione del consenso è affidata alla rappresentazione della tv, perché la politica fa audience. Quando è «moderna», si affida ai pensieri (pensierini) dei leader postati sui social network, visto che anche i cinguettii permettono di contabilizzare gli ascolti. Il consenso solo marginalmente, e in misura sempre minore, si alimenta direttamente alle fonti primarie d’informazione politica, cioè i partiti. I leader politici (grandi o piccoli, nazionali o locali) impegnano la grande maggioranza del tempo in tre attività: leggere le agenzie di stampa, emanare comunicati, parlare al loro interno. Si stima che queste tre funzioni assorbano, mediamente, più del 95% dei tempi della politica. Solo una parte residuale delle attività è destinata alla relazione con gli elettori e alla funzione …

"Carrozza: Fondi in arrivo per la scuola ma tempi incerti", da La Tecnica della Scuola

Serviranno a combattere la dispersione scolastica e favorire la mobilità sociale. Tra le misure immediate rimane quella di aprire gli istituti il pomeriggio. Per un quadro più dettagliato sui progetti del nuovo responsabile del Miur bisognerà attendere il 6 giugno, quando di fronte alle commissioni Cultura di Camera e Senato presenterà le linee programmatiche del suo dicastero. Le buone intenzioni del ministro Carrozza cominciano a scontrarsi con la dura realtà. Composta da un Governo particolare, decisamente a corto di fondi e tutto proteso a far quadrare i conti. “Stiamo lavorando per reperire fondi per l’istruzione e la ricerca, ma i tempi per un provvedimento specifico sono ancora incerti”, ha detto il ministro dell’Istruzione a margine della consegna della Costituzione ai diciottenni a Buti (Pisa). Per poi aggiungere una frase, stavolta indicativa sul programma del nuovo responsabile del Miur. “Faremo squadra con gli altri ministri – ha sottolineato Carrozza – per reperire fondi per le misure sull’occupazione, ma anche per sfruttare quelli sulla coesione per combattere la dispersione scolastica e favorire la mobilità sociale, oltre a …

"Le pericolose idee grilline sulla televisione pubblica", di Vittorio Emiliani

Grillo credeva di poter continuare per un pezzo a urlare i propri anatemi contro tutti coloro che non gli dicono supinamente di sì. E invece comincia a prendere porte in faccia, a incassare, in pochi mesi, sconfitte brucianti. Inizia a constatare che amministrare non è come chiacchierare e che in Parlamento non si vive di slogan e di frasi fatte, ma bisogna studiare le carte, impadronirsi di norme e regolamenti, approfondire i “precedenti” (e sono interi dossier) nazionali ed europei, decidere rapidamente senza il conforto suo e di Casaleggio. Fare politica è una cultura. Non un giochino. Comincia forse a capire che schifare i talk-show televisivi esaltando lo straordinario ruolo salvifico della rete non è forse un’idea geniale perché significa non comparire mai, nel bene e nel male, di fronte a milioni di spettatori/elettori lasciando ai partiti tradizionali tutta la scena. Allora manda un po’ dei suoi a lezione di comunicazione televisiva dall’altro socio fondatore Roberto Casaleggio per poi vararli in qualche arena. Non solo. Ma aspira a presiedere la commissione bicamerale di Vigilanza sulla …

"Il Paese fluido che ha smarrito la fede", di Ilvo Diamanti

È finita una lunga stagione politica, durata quasi settant’anni. Segnata da sentimenti di appartenenza e ostilità partigiana. E da grande stabilità elettorale. Quell’epoca pare alla fine, come l’Italia della continuità. Dal 1948 al 2008 ha presentato una mappa del voto coerente e con poche novità. Perché gli italiani, in fondo, votavano allo stesso modo, da un’elezione all’altra. NEL corso della prima Repubblica, divisi fra comunisti e anticomunisti (i democristiani e i loro alleati). Nella Seconda Repubblica, opposti fra Sinistra e Berlusconiani. O, ancora, fra anticomunisti e antiberlusconiani. L’anticomunismo, anche senza il comunismo, è rimasto, infatti, il principale elemento di continuità della nostra storia politica ed elettorale. Tanto che la geografia del voto nella Seconda Repubblica si è riprodotta attorno all’Italia Rossa, riassunta nelle regioni del Centro. Da sempre zone di forza della Sinistra. Il PCI, prima. L’Ulivo e, soprattutto, il PD in seguito e di recente. Fattore di radicamento. Ma anche un limite. Quasi una “riserva indiana”. Anche negli ultimi vent’anni, nonostante il crollo della Prima Repubblica, il muro che separa gli elettori, in Italia, …