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"Quale Autonomia responsabile?", di Pippo Frisone

Tra le novità del decreto semplificazioni, varato dal governo Monti il 27 gennaio, ce ne sono alcune molto significative che riguardano la scuola.

Qui ci limiteremo a considerare l’art.54, quello che ha come titolo “Autonomia responsabile”. Sono 7 commi, uno più impegnativo dell’altro.

La prima impressione che si ricava da una lettura sommaria del testo è quella di ritrovarvi alcune istanze sindacali che da oltre un decennio cadevano nel vuoto, sovrastate dai tagli e dal contenimento della spesa per l’istruzione. La prima novità sugli organici del 2012/13 è che non ci saranno altri tagli. Gli organici rimarranno invariati e saranno quelli definiti nel 2011/12 : 724mila posti docenti e 233.100 Ata. Questo è il primo dato da cui bisogna partire.

Ma questa è una buona notizia solo a metà. Infatti se da un lato i posti non diminuiranno ulteriormente , dall’altro restano ahimè confermati i 130mila posti in meno (45mila Ata+85mila docenti) tagliati per effetto della Legge n.133/08.

Lo stesso art.54 prevede in prospettiva 10mila posti aggiuntivi, da destinare tramite sequenza contrattuale, all’autonomia, flessibilità, potenziamento dell’offerta formativa e interventi perequativi. E’ ipotizzabile che questi 10mila posti vadano a finire nel previsto organico di rete .

Alla singola scuola verrà assegnato, sempre secondo il suddetto decreto, un organico dell’autonomia, funzionale all’attività didattica,educativa,amministrativa,tecnica e ausiliaria, finalizzata allo esigenze di sviluppo delle eccellenze, di recupero, del sostegno ai disabili e di programmazione dei fabbisogni. Tale organico funzionale sarà triennale, con vincoli di stabilità di pari durata per tutto il personale .

Nell’intero art.57 non si fa cenno alcuno al tempo scuola né ai modelli didattici, garantendo cosi continuità alla cosiddetta riforma Gelmini ( maestro unico, superamento dei precedenti modelli di tempo pieno e prolungato, abolizione di tutte le compresenza in ogni ordine e grado di scuola, nuovi ordinamenti della secondaria…).

Sarà dunque impossibile almeno per ora recuperare anche solo in parte, con la novità dell’organico funzionale quanto è andato perso coi tagli degli ultimi anni. Anzi, il costante richiamo nella determinazione degli organici, all’art.64 della L.133/08 ne fa un punto di non ritorno.

Tuttavia, il superamento dei due tempi tra organico di diritto e organico di fatto rimane un passo avanti che fa ben sperare in prospettiva sulla stabilizzazione di circa 55mila precari, di cui almeno 30mila sul sostegno. A cosa dovrebbe servire la tanto auspicata autonomia responsabile? Naturalmente ad affrontare anche il problema delle supplenze! E non poteva essere diversamente. Del resto non si poteva chiedere di più ad un governo tecnico che ha nella sua mission , non dimentichiamolo, il pareggio di bilancio alla fine del 2013.

Ma noi ci auguriamo che nei passaggi istituzionali sulla determinazione degli organici, l’autonomia responsabile delle scuole non debba ridursi a risolvere soltanto lo spinoso problema delle supplenze.

E’ importante riuscire a discutere la recente proposta della conferenza delle regioni che riequilibra le dotazioni organiche tra le varie regioni, oltre che sulla popolazione scolastica ,sulla base di parametri più aderenti ai fabbisogni espressi da ciascun territorio, al tempo scuola richiesto dalle famiglie, al fenomeno dell’integrazione degli alunni diversamente abili e all’integrazione di quelli stranieri. Criteri che tuttavia si muovono all’interno dell’invarianza di spesa per l’istruzione.

Con l’art.54 non siamo ancora ad una vera e propria inversione di tendenza ma per la prima volta in questi ultimi anni registriamo interventi di un altro segno e di un certo interesse.

Non disgiunto dal problema degli organici rimane quello degli esuberi e come verranno sistemati gli oltre 10mila docenti.

Se per il governo tecnico la gran parte degli esuberi dovrà rimanere nelle dotazioni organiche, da riqualificare e riconvertire oppure zavorra da mettere in mobilità coatta ed espellere dalla scuola, lo sapremo abbastanza presto.

Una maggiore attenzione e una sana razionalizzazione da soli non bastano a risolvere i gravi problemi in cui versa la scuola. Come non ci potrà essere una vera autonomia responsabile senza risorse adeguate e senza investimenti .

Ben venga allora un’autonomia responsabile se ciò voglia dire meno vincoli, meno centralismo e nuovi spazi decisionali per le scuole mentre l’organico funzionale, adeguatamente arricchito, dovrà servire a garantire il regolare funzionamento dell’istituzione scolastica, continuità, stabilità e qualità all’azione educativa .

Un buon inizio senz’altro ma non ancora sufficiente a far cambiare rotta alla scuola pubblica.

da ScuolaOggi

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V.P.
Ospite
– SEGNALO – SCUOLA, IL NULLA DOPO LA TEMPESTA di Marina Boscaino – 30 gennaio 2012 A che punto è la scuola italiana? Sembra scampata a un naufragio dantesco, sopravvissuta alla fase più pericolosa e travagliata della storia del nostro Paese dal dopoguerra a oggi. Una fase caratterizzata non da gambizzazioni o omicidi dei nemici di classe, ma dalla sospensione di tratti fondamentali della democrazia. La scuola è stata bersaglio di invettive e di disinvestimento. La tempesta Berlusconi è passata; ma la successiva prolungata quiete soporifera non promette nulla di buono. Il senso di sollievo provato per lo scongiurato pericolo… Leggi il resto »
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