università | ricerca

Le proposte del Pd per l’Università. Questa sera alla Festa del Pd Modena. Presente l’On.Ghizzoni

Si ragiona sul presente e sul futuro dell’Università questa sera alla Festa del Partito democratico di Modena. Dalle ore 21 in Sala Rossa si confronteranno sul tema “L’alternativa c’è: le proposte del Pd per l’Università” la capogruppo del Pd nella Commissione Cultura della Camera Manuela Ghizzoni, Luciano Modica, Sottosegretario ombra del Pd all’Università, e Aldo Tomasi, Preside di Facoltà dell’Università di Medicina di Modena e Reggio Emilia.
Coordina l’incontro Carlo Maria Bertoni, responsabile del Forum provinciale Pd Università.
Alla luce dei recenti dati Ocse, che hanno bocciato gli atenei italiani evidenziandone l’alto tasso di abbandono (in Italia arriva alla laurea solo il 45% degli iscritti al primo anno, contro una media Ocse del 69%) e i bassi indici di spesa per studente (in media gli altri Paesi spendono 11.512 dollari per ogni studente, l’Italia ne investe solo 8.026), la riflessione di questa sera è importante per capire quale strada è necessario intraprendere per uscire da questa preoccupante situazione.

16 Commenti

  1. Ric Pre dice

    Allora, dal sito del PD

    http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/producer.aspx?t=/pd/governo_ombra/universita.htm

    apprendiamo che Luciano Modica è sottosegretario ombra del PD
    Dalla sua biografia

    http://www.lucianomodica.it/online/biografia.php

    apprendiamo (ma lo sapevamo già) che “È stato prima segretario generale e poi, dal 1998 al 2002, presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI)”, come già affermato in precedenza, in pratica il capo dei capi dell’Università italiana.
    Ora, è vero che in Italia regna la politica del non assumersi le responsabilità delle proprie azioni passate, del non rinunciare ad alcun incarico e del fare autocritica senza trarne le conseguenze, però alcune considerazioni le possiamo fare.

    1) lo stesso Modica, in un articolo pubblicato in un altro post, riconosce che il sistema universitario italiano, sul piano della formazione non funziona adeguatamente

    2) nella classifica mondiale delle università

    http://www.topuniversities.com/worlduniversityrankings/results/2007/overall_rankings/top_400_universities/

    la prima università italiana compare al 173° posto. Per fare qualche raffronto, le migliori università di Messico e Brasile sono più o meno allo stesso livello, la Corea ce ne piazza sopra un paio (la prima ben 122 posizioni sopra la migliore italiana), stati molto più piccoli del nostro (Olanda, Danimarca, Svezia, Austria, Nuova Zelanda, Israele, Svizzera, Belgio…) ce ne piazzano sopra parecchie (in alcuni casi pure una decina), Singapore sta messa meglio di noi, e con paesi europei come Francia, Germania ed Inghilterra meglio non provare nemmeno a fare un paragone.
    Pe fortuna le sottoclassifiche sulla produzione scientifica riportano solo i primi 50 posti, perciò non è possibile vedere dove finiscono gli atenei italiani.

    Che diciamo, una persona che è stata per 4 anni presidente della Conferenza dei Rettori ce l’avra qualche responsabilità?

  2. martina dice

    Negli Stati Uniti, che oramai sono un modello non solo per la destra, ma anche per la sinistra, la coerenza personale delle personalità politiche è una questione estremamente importante, sulla quale si sono decise centinaia di elezioni e di dimissioni. E una eventuale ipotetica scoperta sul ministro antifannulloni sarebbe cosa ben diversa dall’esame della Gelmini. L’esame a Reggio Calabria è un episodio grave, ma non direttamente legato alla presente attività della ministra. Inoltre non c’è nulla di formalmente scorretto od illegale.

  3. andrea dice

    x martina: è servito a qualcosa scoprire che la Gelmini ha fatto l’esame di abilitazione per avvocato a Reggio Calabria?
    Io credo che l’opposizione, almeno quella parlamentare, abbia un ruolo un pò diverso da quello dell’investigatore privato.

  4. martina dice

    A proposito di professori, ma qualcuno dell’opposizione ha controllato se il ministro antifannulloni, da prof, si è sempre comportato virtuosamente? E’ un controllo che in democrazia l’opposizione avrebbe il dovere di fare.

  5. Ric Pre dice

    Luca. Il linea di principio il problema dei concorsi può essere affrontato in due modi: (a) cercando di elaborare il regolamento del “concorso perfetto” (strada Mussi-Modica) e (b) cercando di rendere conveniente la selezione del migliore, cioè disincentivando la frode concorsuale o orientandola verso la scelta del migliore (strada Luca). Quest’ultima strada è in un certo senso quella percorsa dagli Stati Uniti (dove addirittura il concorso non esiste, il coordinatore del gruppo di ricerca assume chi vuole e però paga in prima persona, anche con il licenziamento, l’improduttività del proprio gruppo).

    Quale delle due strade è la migliore? La mia opinione, come ho avuto modo di scrivere nella frase che hai citato, è che la “strada Mussi-Modica” sia estremamente velleitaria: può, a voler essere davvero ottimisti, funzionare bene per un anno, giusto il tempo che i capibanda assimilino le nuove regole ed individuino le scorciatoie (che ci saranno sempre, dal momento che una commissione deve per forza avere dei membri e questi avranno sempre dei pupilli da portare avanti e delle “buone relazioni” da mantenere).

    La “strada Luca” è senz’altro promettente, ma deve essere elaborata calandosi nella realtà italiana. Ad esempio l’abolizione dei concorsi proposta dal Sen. Quagliarello, non può essere calata nella realtà italiana così com’è. Sarebbe un pò come quando, non riuscendo a ridurre la concentrazione di atrazina nell’acqua, si decide di alzare il limite di legge. In altre parole, la sola abolizione dei concorsi porterebbe ad abolire il reato, ma non a garantire la scelta delle persone più valide, a meno che non si approvino contestualmente altre riforme che prevedano penalizzazioni personali per i capi dei gruppi di ricerca improduttivi. Poiché in Italia non si può licenziare un docente universitario, l’unica soluzione sarebbe una riforma che preveda la possibilità di retrocedere gli ordinari improduttivi al rango di ricercatori. Il che implicherebbe una riforma dello stato giuridico dei docenti, ma molto diversa (quasi opposta) da quella proposta dai sindacati corporativi di categoria. Un pò utopistico, soprattutto con la destra al governo.
    La tua proposta del cambio di sede, non è originale, ma è molto opportuna nel contesto attuale. La conveninenza dellee frodi concorsuali non sarebbe eliminata del tutto, ma senz’altro sarebbe ridotta di un buon 90%. Il punto centrale sarebbe però il concorso nazionale: poiché i concorsi sono aperti a tutti, non puoi impedire ad una persona che lavora all’università di Firenze di partecipare ad un concorso pubblico per un posto a Firenze, si deve fare un unico concorso nazionale per tutti i posti di pari livello e settore disciplinare banditi dai vari atenei italiani e poi stabilire che chi già lavora a Firenze non può optare per Firenze, chi già lavora a Milano non può optare per Milano e via dicendo.
    Credo sia la strada migliore, più concreta e meno utopistica. Cerchiamo di pensare ad altre piccole riformine che la percorrano.

  6. Manuela Ghizzoni dice

    Non è una scusa preventiva ma oggi abbiamo avuto Commissione dalle 9 fino alle 19 poi riunione di gruppo fino alle 23.
    Scrivo da un pc della Camera che mi invitano a lasciare velocemente.
    Nei prossimi giorni non andrà meglio, l’iter del decreto Gelmini sulla scuola sta assorbendo tutte le nostre energie.
    Stanno arrivando su questo sito commenti molto interessanti, ma proprio non posso elaborare una replica se non nel fine settimana.

  7. Dimenticavo: magari non partecipiamo ai dibattiti delle feste di partito, ma qualche discussione la organizziamo anche noi. Posto 3 link:

    http://ricercatoriprecari.wordpress.com/2008/03/01/resoconto-dellincontro-con-il-sen-valditara/

    http://ricercatoriprecari.wordpress.com/2008/04/04/resoconto-ufficiale-incontro-ravvicinato-con-il-pd/

    http://ricercatoriprecari.wordpress.com/2008/03/11/incontri-ravvicinati-resoconto-sinistra-arcobaleno-e-prossimi-appuntamenti/#more-209

    Poi se con il PD c’è incomunicabilità… beh, un pò sarà il PD che non ha saputo conquistarsi la nostra fiducia, un pò saremo pure fessi noi.

  8. Visto che la discussione su università e precari si è spostata si questo post, reinvio alcune considerazione già scritte sul post 559.

    Sul tema della “governance” (ma non si potrebbe cercare di usare una parola italiana?) degli atenei, osserverei che un discussione sul tema sarebbe senz’altro interessante ed opportuna. Ad esempio credo che sarebbe importantissimo eliminare l’elezione di rettori, presidi, direttori di dipartimento e membri dei consigli di amministrazione da parte del personale universitario e ridurre i poteri dei consigli di facoltà. Questo perché tali elezioni creano un inaccettabile cortocircuito fra controllati e controllori e sono la causa principale sia dei dissesti finanziari degli atenei che dell’esplosione delle autopromozioni. E’ fin troppo ovvio che per i presidi ed i rettori è estremamente difficile fermare l’orgia di autopromozioni facendo una cosa utile per l’Italia, ma contraria agli interessi dei loro elettori. E’ come se si desse la possibilità di eleggersi il vigile urbano di quartiere: è fin troppo ovvio che tutti finirebbero per votare quello che non si mette a fare multe!
    In ogni caso non penso che tale dibattito sulla governance possa esserci proposto come soluzione allo scandalo delle autopromozioni. Magari sulla carta è pure giusto, ma noi vorremmo risposte e soluzioni immediate, non un rinvio a maxiriforme che chissà quando e come saranno fatte (e peraltro per i prossimi 5 anni saranno impossibili, con il centrodestra al governo). In quest’ottica sarebbe assai più sensato accogliere la nostra proposta delle piante organiche, che sarebbero facili da introdurre, non richiederebbero alcuna maxiriforma e potrebbero essere sostenute anche dalla maggioranza attuale. E se fatte con intelligenza non strozzerebbero ed ingesserebbero nulla, perché potrebbero essere introdotte con una certa flessibilità, per esempio limitandosi a stabilire un tetto massimo alle percentuali di associati e ordinari in ciascuna facoltà, lasciando comunque liberi gli atenei di muoversi come vogliono al di sotto di questa percentuale. Una riforma semplice, coraggiosa, intelligente e rivoluzionaria. Da portare avanti anche a costo di affrontare le fortissime resistenze che prevedibilmente saranno opposte da mafie e clan.

    Riguardo al regolamento Mussi-Modica, concordo in pieno con Ric Pre quando afferma che “a poco sarebbero valse le nuove regole concorsuali: certamente sarebbero state un piccolo passo in avanti, ma conosciamo troppo bene la mentalità dell’accademico italiano per non capire come sarebbe andata a finire: il referee anonimo sorteggiato si sarebbe sentito come quello che ha avuto in sorte il biglietto vincente della lotteria ed avrebbe cominciato a fare telefonate e dispensare favori. A buon rendere. Quindi la commissione locale avrebbe fatto il resto. Non è un fatto di regole, è un fatto di mentalità”. Credo che risultati assai migliori potrebbero essere raggiunti con una riforma tecnicamente semplice, eppure anch’essa di portata quasi rivoluzionaria. Ispirandosi a quanto avviene in alcuni paesi stranieri, decisamente più virtuosi del nostro, si potrebbe stabilire che non si può fare il dottorato nella stessa provincia in cui ci si è laureati, si diventa assegnisti in una terza provincia e ricercatori in una quarta. E poi non si diventa associati dove si è stati ricercatori e ordinari dove si è stati associati. E’ così in tutto il mondo, perché non farlo anche in Italia? Nessun candidato locale, meno spartizioni ed intrallazzi. Ovvio che resterebbero possibili scambi di favori tipo: “il mio vince da te, il tuo da me”. Però un buon 90-95% delle motivazioni alla base delle frodi concorsuali sarebbero cancellate.

  9. martina dice

    L’osservazione non era riferita a lei, naturalmente: mi sembra scontato che chi fa il deputato abbia molto da fare. Quelli che girano per dibattiti, congressi e rinfreschi sono i docenti non politici.

  10. Ric Pre dice

    Beh, io non dimenticherei che, oltre che rettore e sottoseegretario, Modica è stato per 4 anni il presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), in pratica il capo dei capi dell’Università. Il che significa che non solo è corresponsabile dello sfascio del sistema accademico, ma che è anche espressione del presente sistema di potere dell’università.
    In pratica non molto più credibile di McCain che si presenta come il nuovo.

  11. A Ric.Pre.: esattamente, in cosa consisterebbe l’incapacità di Modica? Di non essere riuscito a cambiare da solo in 20 mesi l’Università italiana? Di aver elaborato un regolamento, fortemente innovativo, che è stato osteggiato dentro e fuori l’Accademia? Di conoscere esattamente i meccanismi che bloccano l’Università ad una autoreferenzialità cieca?

    A Martina: sono le 21 di domenica sera e come molti (tra cui ricercatori precari, docenti e politici) sto lavorando. Sarò fissata, ma sono sempre diffidente delle generalizzazioni.
    Modena è sede universitaria e come tale è luogo di “lavoro” per molti ricercatori precari (anche modenesi) di cui naturalmente si è parlato ieri sera: io mi sono permessa di riferire dello scambio di battute che da qualche tempo intercorre su questo sito. Se fossero stati interessati al dibattito – e le ragioni di un legittimo disinteresse le ho ipotizzate io stessa nel precedente commento – avrebbero potuto raggiungere la Festa del PD anche in bicicletta, senza emissioni e senza spese…

  12. martina dice

    I precari di solito non partecipano a queste iniziative perché purtropo, rispetto ai docenti:

    1) devono lavorare
    2) non hano i soldi per gironzolare per l’Ialia

    Beati voi che potete permettervi di chiacchierae…

  13. Ric Pre dice

    No, il mio commento è un altro: perché nella politica italiana non c’e’ mai nessuno che dopo aver fatto autocritica si ritira a vita privata? Tutti si autocriticano, ma nessuno cede il passo a qualcuno piu’ capace di lui.

  14. Ieri sera si è svolto un dibattito ricco, con scambi di opinioni franchi, di valutazioni serrate, di autocritiche (comprese quelle di Modica), esercizio nel quale la sinistra eccelle, ma gli riesce ancora meglio – come sosteneva Amendola – “fare l’autocritica agli altri”.
    Si è parlato di come gli Atenei abbiano male interpretato l’autonomia e di come si possa arrivare ad una autonomia “responsabile” cioè valutata, si è riflettuto di reclutamento, di bilanci degli Atenei e di blocco del turnover dopo i tagli della manovra d’estate, di governance e di programmazione regionale. Il pubblico era prevalentemente di docenti strutturati e di amministrativi: assenti i precari. Tu starai ripetendo quanto hai già scritto in altri commenti: ovvio, VOI ci avete deluso, tradito, siete in combutta con la “casta dei docenti e della CRUI”, avete persino indicato come responsabile nazionale Modica, ex docente, ex rettore, ex sottosegretario.
    Da parte mia, provo a non ripetere le cose dette a fine luglio: credo che le responsabilità non siano mai di una persona sola, che le generalizzazioni (i docenti sono tutti irresponsabili, i politici tutti inetti e pericolosi…) siano semplificazioni che forse placano la rabbia ma non servono a comprendere i fenomeni e, infine, che mentre noi stiamo a fare interminabili, sebbene sommari, processi al passato la destra si prepara a cambiare readicalmente questo Paese a suon di Decreto. Mi pare quasi di sentirti: “non sono più disposto a sostenere un partito o qualcuno solo perchè gli altri sono peggio”. Legittima valutazione e non priva di fondamento, ma mentre tu continui la tua incessante e vibrante protesta contro Modica (a proposito, e perché non Mussi?) la Gelmini e Tremonti proseguono la loro opera di manomissione dell’Università pubblica.

  15. ric pre dice

    E Modica naturalmente ritiene di non essere corresponsabile di tutto questo?

I commenti sono chiusi.